Messico, 2 ottobre 1968: notte di Tlatelolco, morte del movimento studentesco

I fatti della notte di Tlatelolco sono ancora coperti, 40 dopo, da una nebbia densa e fredda che nasconde l’identità di una moltitudine di attori secondari, che a dispetto di ciò, ebbero un ruolo importante in questa tragedia. Gli attori principali che presero le decisioni e che ebbero responsabilità diretta per gli accadimenti che portarono al massacro: il presidente della repubblica Gustavo Diaz Ordaz, il segretario del governatorato Luis Echeverria Alvarez, il capo di stato maggiore presidenziale Luis Gutierrez Oropeza, il comandante dell’operazione militare a Tlatelolco generale Jose Hernandez Toledo, e il comandante del Battaglione Olimpia colonnello Ernesto Gutierrez Gomes Tagle, tra gli altri, insieme a quelli che si dedicarono a creare confusione come strategia di disinformazione nei giorni che seguirono al massacro, sono rimasti fuori dalla portata della legge e della giustizia.

Tuttavia, il sangue dei giovani e le lacrime degli adulti sono ancora freschi e pieni di dolore.

Le massicce marce di più di 700 mila o 800 mila studenti, lavoratori, donne di case e impiegati che impiegarono più di tre o quattro ore ad arrivare a Zocalo, dopo essere partiti dal Museo di Antropologia, sono ancora presenti e fresche nella memoria di quanti parteciparono attivamente e di quanti fecero ala al corteo per vederli passare e dare il loro sostegno.

Di sicuro il Consiglio Nazionale di Sciopero non fu disciolto fino al 4 dicembre, in una assemblea a Zacatenco. Tuttavia, è anche certo che dopo la notte del 2 ottobre e il massacro di Tlatelolco, con centinaia di studenti e spettatori morti, migliaia di prigionieri in prigioni o campi militari o vittime di persecuzione da parte dello stato e delle sue forze di repressione, il movimento studentesco cessò di esistere. Al di là di intenzioni di protesta isolate, durante la Cerimonia Inaugurale della XIX Olimpiade – rapidamente e brutalmente represse – il movimento in pratica scomparve.

Sugli avvenimenti della notte del 2 ottobre ci sono due versioni apparentemente contraddittorie, ed esse dipendono principalmente dal luogo nel quale gli osservatori si trovavano, dal momento in cui scrivevano i loro resoconti, e dalla loro interpretazione personale in circostanze di pericolo estremo.

Ci fu una assemblea pubblica, che doveva iniziare alle 17, in Piazza delle Tre Culture, alla quale prese parte una grande quantità di gente: padri di famiglia con figli piccoli, studenti, lavoratori, operai. Gli oratori esigevano con toni vibranti che la repressione violenta esercitata dalle varie forze di polizia avesse termine, quando all’improvviso si udirono raffiche di mitragliatrice senza che si potesse dire da dove esattamente partivano.

La gente iniziò a correre nel panico per mettersi in salvo, il che produsse molti feriti.

Durante questi momenti di caos, franchi tiratori posti negli edifici della Unità Abitativa di Tlateloclo iniziarono a sparare contro le unità dell’esercito che si trovavano lì. L’ora, le 18. La battaglia si generalizzava, con raffiche di mitragliatrice interrotte da lunghi intervalli di silenzio, e dopo il silenzio, ancora le raffiche.

La maggior parte degli spari contro l’esercito partirono dall’edificio 16 Settembre: l’esercito rispose usando due carri armati che spararono con i cannoni contro l’edificio. Ciò produsse immediatamente un incendio e un numero sconosciuto di vittime, che devono essere state molte.

Subito si fecero molte chiamate telefoniche alla Croce Rossa e alla Croce Verde perché soccorressero le vittime e le trasportassero in cliniche e ospedali per ricevere assistenza medica. Le ambulanze fecero una quantità enorme di viaggi con i feriti per tutta la notte.

In quei momenti si vedevano molti feriti, ma nessun morto. Comincia a circolare la voce che ci sono due soldati morti.

Sebbene la battaglia si sviluppava in tutta l’unità abitativa, si potevano vedere solo due camion bruciati alle 19:30.

Molti curiosi che si trovavano sul posto ricevettero ferite di arma da fuoco.

Come abbiamo detto, ci sono varie versioni degli avvenimenti e di come ebbe inizio la sparatoria. Alle 19:40 circolavano due di esse.

La prima diceva che 3 elicotteri volavano sul sito, quando all’improvviso uno di essi lasciò cadere una luce verde, probabilmente un segnale perché l’esercito iniziasse l’attacco.

La seconda diceva che una pattuglia della polizia passava di fronte all’edificio 16 Settembre, quando fu attaccata con armi da fuoco, e ci sono testimoni che assicurano che membri della polizia motorizzata iniziarono a sparare contro gli abitanti dell’edificio. Subito dopo arrivò l’esercito con i suoi carri armati, aprendo il fuoco con i suoi cannoni, e provocando un incendio che si estese rapidamente.

Gli oratori fecero uno sforzo disperato per controllare questa situazione tanto violenta, chiedendo agli astanti che non facessero nulla che provocasse una reazione di esercito o polizia.

Un elicottero si abbassò di molto sulla Piazza delle Tre Culture, dove si svolgeva la manifestazione, e lasciò cadere una luce verde. Subito iniziò la sparatoria, e l’esercito dette inizio alle sue operazioni.

Alle 19:15, quando la violenza era al massimo, la sparatoria si estende alla via Manuel Gonzalez, al nord della via Sol, e in questo perimetro vi è la totalità dell’unità abitativa di Tlatelolco.

Gruppi di granatieri sono visti mentre inseguono, sparano e uccidono studenti con i loro fucili.

Alle 19:15 una Volkswagen bianca circola ad alta velocità per la via Manuel Gonzalez, si ferma per un momento alla Glorieta Peralvillo, spara varie volte ai soldati e scappa.

Alle 19:45 nella via Prolungamento di San Juan de Letran, e Sol, circa 100 studenti tengono una riunione, l’oratore parla attraverso un megafono perché rimangano uniti, senza temere la morte.

Arriva una camionetta bianca e si ferma, tutti i ragazzi si disperdono verso sud.

Tra le vie Zarco e Nonoalco si vede un autobus della linea San Rafael-Aviacion distrutto. Nelle vie di Guerrero e Nonoalco ce n’è un altro distrutto della linea Guerrero-San Lazaro in fiamme. A Lerdo e Nonoalco c’è un autobus della linea Peralvillo -Tlanepantla a pezzi.

Alle 20 si vedono scene strazianti di padri di famiglia che cercano i propri figli nei dintorni.

Dall’edificio di Relazione Estere si può vedere una signora che prende in braccio una bambina di tre anni, fa qualche passo e sviene.

Alle 20:19 l’esercito entra in massa in Piazza delle Tre Culture con vari autoblindo leggeri e un gran numero d soldati. Nello stesso momento, approssimativamente 100 studenti vengono condotti a San Juan de Letran in 18 mezzi di traporto militari come prigionieri.

Per più di 30 anni il Governo Federale ha negato l’esistenza di detenuti e desaparecidos nel Campo Militare Numero Uno, tuttavia documenti ufficiali della Procura Generale della Repubblica e della scomparsa Direzione Federale di Sicurezza sulla repressione del 2 ottobre 1968, localizzati negli archivi della nazione, smentiscono le versioni circolate per più di tre decenni.

Dopo che l’esercito entrò in Piazza delle Tre Culture, si poteva vedere un gran numero di morti. Alcuni dei quali erano ammucchiati gli uni sugli altri.

Alle 20:45 scoppia un incendio nell’edificio Chihuahua sul quale concentra il fuoco l’esercito perché pensano che qui ci siano membri del Consiglio Nazionale di Sciopero.

Qualcuno dice che si sono 17 morti nell’atrio della Chiesa di Santiago.

L’esercito ha catturato e tiene prigionieri 400 studenti nella parte posteriore dell’edificio di Relazioni Estere

Arrivano altri rinforzi dell’esercito, i granatieri e altre forze di polizia dell’unità Nonoalco. Nella Piazza delle Tre Culture un’ambulanza militare trasporta due ragazze. Non si sa se sono ferite gravemente.

Tra le vie San Juan de Letran e Tacuba si può vedere un tram incendiato. Tra le vie San Juan de Letran e 16 Settembre un camion della nettezza urbana è dato alle fiamme.

Un testimone ricorda l’arrivo della Brigata Olimpia, della quale facevano parte agenti speciali, molti dei quali così giovani che potevano facilmente essere confusi con gli studenti, e che si distinguevano solo per un guanto bianco alla mano sinistra. Questi soldati entrarono in tutti gli appartamenti degli edifici in cerca di studenti, armi o testimoni delle atrocità.

E’ una situazione dantesca con molti padri, madri, fratelli e altri familiari che cercano i propri cari. Vanno da un luogo all’altro facendo domande e cercando di incontrare i propri familiari. Si spaventano quando sanno che alcuni degli edifici sono stati mitragliati dall’esercito, o che i granatieri sparavano agli studenti alle spalle.

Secondo l’altra versione dell’inizio del massacro si era prossimi al termine della dimostrazione quando si videro passare dei giovani che all’apparenza sembravano studenti. Si dirigevano all’edificio Chihuahua, verso il balcone usato dagli oratori. Questo gruppo era parte della Brigata Olimpia, una unità speciale della polizia di cui facevano parte soldati, polizia giudiziaria e altri.

Entrarono nell’edificio e giunsero al balcone dove erano i dirigenti del movimento studentesco, cercarono di arrestarli e questi fecero resistenza, così i membri della Brigata Olimpia cominciarono a sparare quando videro una luce verde lanciata da un elicottero che era sceso di quota. La sparatoria che partì dall’edificio Chihuahua si diffuse da tutti i lati.

Nella parte posteriore della Chiesa di Tlatelolco c’erano più di mille studenti fermati dall’esercito. In un montacarichi dell’edificio Chihuahua c’erano circa 60 studenti in mutande con la faccia verso la parete e le mani alla nuca.

Verso la mezzanotte si possono vedere circa milleduecento persone detenute nella parte est della Chiesa di Tlatelolco. Tra loro, studenti, padri e madri di famiglia, operai, impiegati e persino bambini. Ovunque scene strazianti. Si sentono grida disperate di angoscia, e si vedono le figure nell’oscurità di chi che cerca, spesso invano, i familiari dispersi.

Vari franchi tiratori che attaccarono le forze dell’esercito dagli edifici di Tlatelolco morirono o furono gravemente feriti. Almeno due furono indentificati come membri dell’esercito.

Come sempre in America Latina, quando c’è un disastro politico o qualche tragedia sociale, si può esse certi che la CIA è molto vicina, nascosta in qualche buco o, nel caso del Messico, negli uffici delle più alte autorità della nazione.

Secondo documenti recentemente declassificati dal governo degli Stati Uniti, ottenuti ed esaminati da Kate Doyle dell’Archivio della Sicurezza Nazionale, la CIA iniziò nel 1956 un programma per reclutare alti funzionari del governo messicano ed ebbe in Gustavo Diaz Ordaz e Luis Echeverria Alvarez due agenti di alto valore. Nel suo libro su Winston Scott, Our Man in Mexico (“Il nostro uomo in Messico”), Jefferson Morley analizza anche questi documenti e molti altri.
Diaz Ordaz, Echeverria e Fernando Gutierrez Barrios furono reclutati da Winston Scott, che fu il residente CIA in Messico tra il 1956 e il 1969, come parte del programma “Litempo”, che ebbe un successo così grande da venir considerato un modello per altre residenze della CIA.

Tuttavia, il programma finì per assorbire il suo creatore, come annota Morley, perché i rapporti sul movimento studentesco del 1968 riflettono solo il punto di vista che il governo di Diaz Ordaz volle presentare, cioè secondo vari rapporti (la CIA trasmise almeno 15 versioni diverse e contraddittorie sui fatti di Tlatelolco) il governo del Messico stava lottando contro la minaccia comunista proveniente dall’estero.

Fonti vicine alla presidenza di Diaz Ordaz accettarono senza riserva sul finire del 1968, che nessuno aveva la minima idea di come risolvere i problemi con il movimento studentesco, senza porre in pericolo l’inizio dei Giochi Olimpici e che Diaz Ordaz chiamava Scott al telefono con tanta frequenza, nei momenti più difficili del conflitto, per chiedere consiglio e aiuto che il capo della stazione della CIA se ne tornò negli Stati Uniti per interrompere la comunicazione con lui.

Il codice Litempo è composto dal prefisso Li che identifica le operazioni in Messico e Tempo, che identifica il programma di relazioni tra la CIA e “alti funzionari selezionati” del Messico.

Díaz Ordaz era Litempo 2, Echeverría era Litempo 8 e Gutiérrez Barrios Litempo 4.

Litempo 1 era Emilio Bolaños, un cugino di Diaz Ordaz, che fu probabilmente il tramite per cui entrarono in contatto con il Presidente, quando era segretario del governatorato.

Il documento dice che la CIA-Messico informò il governo USA che il governo messicano sosteneva che il movimento studentesco era diretto da comunisti e che aveva influenze straniere [dall’ambasciata sovietica] ma che i rapporti erano quanto meno esagerazioni.

Come molti messicani, i funzionari dell’ambasciata degli Stati Uniti di Città del Messico, non erano pronti per la forza che il movimento studentesco acquisì e per la violenza scatenata dal governo di Diaz Ordaz come risposta. I rapporti che uscivano dall’ambasciata erano spessi confusi, durante la crisi, forse perché i funzionari della CIA avevano relazioni molto più strette con i politici messicani che i membri delle altre agenzie, ed erano più disposti a credere alla loro propaganda politica. Da una parte, l’ambasciata aveva molta fiducia nell’egemonia del regime. Per altro verso, i funzionari degli Stati Uniti non pensarono mai che gli studenti fossero capaci di lanciare una sfida così seria al governo.

In risposta alle agitazioni studentesche del maggio parigino, Washington chiese all’ambasciata che preparasse una analisi del corpo studentesco messicano, ma non previdero l’uragano che si avvicinava. Il 14 giugno, circa cinque settimane prima del primo scontro tra studenti e forze di sicurezza, l’ambasciata affermò con piena sicurezza che era impossibile che in Messico accadesse qualcosa di paragonabile a quello che era accaduto in Francia.

E’ anche interessante notare che una scatola che si trova nella galleria due dell’Archivio Generale della Nazione, depositata nel fondo Governatorato, contiene telegrammi inviati al presidente della nazione nei giorni che seguirono il 2 ottobre 1968 da politici, imprenditori e capi di organizzazioni vicine al regime in tutto il paese.

In mezzo a centinaia di documenti se ne trova uno con data Buenos Aires, 23 ottobre 1968; il messaggio è breve: “Vi preghiamo di comunicare il nostro appoggio al governo del Messico”. Questo messaggio è diretto a Luis Echeverria ed è firmato da Jorge Luis Borges, Manuel Peyrou e Adolfo Bioy Casares. Anni dopo, Borges confermò senza dare adito a dubbi la sua vocazione e le sue affinità fasciste quando accettò onori per la sua opera letteraria resi da membri della giunta militare pinochettista in Cile.

La scatola dei telegrammi era preceduta da un’altra che contiene gli accordi tra Diaz Ordaz e Echeverria durante il mese di ottobre 1968, tuttavia se ne è trovato uno che non ha niente a che vedere con tutto ciò. Questa comunicazione ufficiale fu inviata da Winston Scott, capo della residenza della CIA nel Messico il 19 luglio 1965 con un invito a Fernando Gutierrez Barrios a selezionare due agenti dell’Agenzia Federale di Sicurezza per partire il “15 settembre”, e viaggiare negli USA per “ricevere addestramento per quattro mesi”.

 

Messico, 2 ottobre 1968: notte di Tlatelolco, morte del movimento studentesco was last modified: novembre 8th, 2014 by Radio Rock Revolution

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