Le migrazioni in Italia – Scenario attuale e prospettive

Le migrazioni in Italia

Scenario attuale e prospettive

Ricerca affidata al Centro Studi e Ricerche Idos

Le migrazioni in Italia Scenario attuale e prospettive

Riflessioni sulle migrazioni in occasione del 60° anniversario OIM

La mobilità umana è parte integrante del mondo globalizzato. Attraverso la migrazione i popoli condividono e si scambiano talenti, conoscenze e competenze. Ma, al tempo stesso, le migrazioni di ieri e di oggi restano un tema politicamente sensibile e la disinformazione e le percezioni errate possono innescare un circolo vizioso che condiziona la politica dei governi. L’Organizzazione Internazionale Migrazioni (OIM), come altre realtà della società civile italiana, da sempre è impegnata a dare un’immagine delle migrazioni che risponda alla realtà per evitare strumentalizzazioni che rischiano di alimentare paure e atteggiamenti xenofobi da parte della popolazione autoctona. Rischi che aggravano ulteriormente la condizione dei migranti troppo spesso vulnerabili agli abusi e allo sfruttamento sul posto di lavoro e la crisi attuale non ha fatto altro che peggiorare questa condizione.

La pubblicazione “Le migrazioni in Italia. Scenario attuale e prospettive ” presentata ieri dall’OIM ed elaborata dal Centro Studi e Ricerche Idos, rappresenta un ulteriore contributo in questo senso e invita a riflettere sul significato dell’emigrazione italiana nel mondo e dell’emigrazione straniera in Italia.

L’Italia, tra gli Stati membri dell’Unione Europea, è il caso più significativo di passaggio da paese di emigrazione a paese di immigrazione. Dall’Unità d’Italia (1861) le migrazioni degli italiani all’estero rappresentavano un fattore di primaria importanza nell’evoluzione socio-economica del paese ed è solo a partire dal 1970 che si è cominciato a intuire il progressivo delinearsi di un’inversione di tendenza che ha portato, oggi, ad inserire l’Italia tra i più grandi paesi d’immigrazione dell’UE, subito dopo la Germania.

“O emigranti o briganti”, recitava la celebre espressione del meridionalista Francesco Saverio Nitti, riferendosi al 1860 quando il ritardo economico e l’arretratezza del Sud, costringevano gli italiani a emigrare in Argentina, Brasile, Stati Uniti e Francia, per cercare miglior vita. Su una popolazione di più di 22 milioni di persone, gli italiani all’estero erano 230.000, circa l’1% della popolazione, mentre gli immigrati in Italia contavano meno di 90.000 persone. Oggi, su una popolazione residente di più di 60 milioni di persone, gli stranieri sono 4,5 milioni (7,5% della popolazione), mentre gli italiani all’estero sono 4,1 milioni ( 6,8% della popolazione).

Mentre il periodo compreso tra le due guerre mondiali fu la fase dell’emigrazione controllata e le migrazioni internazionali ristagnarono per le restrizioni legislative introdotte dai paesi di destinazione e per la scarsa predisposizione del regime fascista all’accoglienza, dopo la seconda Guerra mondiale, riprese un’intensa emigrazione degli italiani verso l’estero tanto che l’Italia stipulò numerosi accordi bilaterali per la tutela dei lavoratori, soprattutto in Europa.

A partire dalla metà degli anni ’70 i ritorni superarono gli espatri, segnando la fine della grande epopea migratoria del paese che, a seguito del miracolo economico, si era trasformato in una delle più grandi potenze industriali del mondo. Gli immigrati provenivano dall’Europa, soprattutto dell’Est, e dalle Americhe. A cavallo del ventennio seguente, afflussi consistenti iniziarono anche dall’Africa e dall’Asia, mentre piccolissime percentuali dall’Oceania.

Oggi, secondo i dati Istat, la comunità rumena è la più numerosa, seguita da quella albanese, marocchina, cinese e ucraina. Nell’insieme, queste cinque comunità coprono più della metà della presenza immigrata in Italia, mentre il 21,6% proviene dall’Africa, il 16,8% dall’Asia, 8,1% dalle Americhe. Le proiezioni statistiche prevedono un aumento consistente della presenza immigrata, dai 4,5 milioni del 2011 a 12,4 milioni nel 2050 e a 14,1 milioni nel 2065, per cui l’incidenza sulla popolazione totale cambierà dal 8% del 2011, al 16% nel 2050, per arrivare al 20% nel 2065.

In un’Italia alle prese con un elevato e crescente ritmo d’invecchiamento, gli immigrati rappresentano un fattore di parziale riequilibrio demografico, sia per l’aumento delle nascite (circa 80.000 all’anno), sia per la partecipazione attiva al mercato del lavoro che copre quasi un decimo degli occupati (oltre 2 milioni) e contribuisce alla creazione di circa l’11% del PIL. Diversi studi, tra i quali quello della Banca d’Italia del luglio 2009, hanno posto in evidenza la funzione complementare dei lavoratori immigrati, senza i quali il Belpaese, nei settori che non attraggono più gli italiani come agricoltura, edilizia, industria e lavoro domestico, si troverebbe in serie difficoltà.

Tuttavia, la percezione dell’opinione pubblica italiana sull’immigrazione è spesso distorta tanto che l’OIM ha definito le migrazioni “Una delle questioni più fraintese dei nostri tempi”. Ad esempio, metà della popolazione italiana pensa che gli stranieri costino più di quanto producano e non hanno nei loro confronti un atteggiamento positivo ritenendoli spesso pericolosi. Al contrario, il Dossier Statistico Immigrazione 2011 della Caritas e della Fondazione Migrantes, ha evidenziato che gli immigrati versano alle casse pubbliche più di quanto percepiscono in termini di prestazioni e servizi sociali. Il rapporto tra spesa pubblica per gli immigrati (10,5 miliardi di euro) e tasse e contributi da loro pagati (12 milioni di euro) va dunque a vantaggio del sistema Italia. Nonostante l’evidenza dei dati, il 48% degli italiani continua a pensare che in Italia ci siano troppi immigrati e il binomio immigrato-criminale è ancora diffuso. Per fortuna, però, questa tendenza sta cambiando e una ricerca del Transatlantic Trends – Immigration mostra che la percentuale di italiani che vede l’immigrazione come un’opportunità di arricchimento culturale è cresciuta dal 49% del 2010 al 58% del 2011.

Per il Direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM, José Angel Oropeza “I lavoratori immigrati hanno dato e danno molto all’Italia, e il loro contributo è cresciuto negli anni, ma hanno ricevuto e ricevono poco e quanto la società italiana offre loro, almeno dal punto di vista economico, è diminuito negli anni”.

L’ILO è impegnata a sostenere gli Stati membri affinché realizzino pienamente un approccio alla migrazione fondato sui diritti che vada a beneficio di tutti. Far sì che la migrazione sia una strada verso il lavoro dignitoso costituirà un indicatore chiave dei progressi compiuti per la costruzione di economie e società fondate sulla giustizia sociale. Nel 2004, la Conferenza internazionale del lavoro dell’ILO ha dedicato una discussione generale al tema dei lavoratori migranti e ha adottato, con consenso generale, una risoluzione a favore di un approccio equo nei confronti dei lavoratori migranti invitando l’ILO ad adottare un piano d’azione. L’elemento centrale del piano d’azione è stato l’elaborazione di un Quadro multilaterale sulle migrazioni per lavoro basato sui diritti che rappresenta una risposta alle numerose richieste di consigli pratici e permette a tutte le parti coinvolte di usufruire quanto più possibile dei benefici derivanti dalla migrazione per lavoro.

Tratto da http://www.lavorodignitoso.org

 

Le migrazioni in Italia – Scenario attuale e prospettive was last modified: settembre 22nd, 2015 by glianni70.it

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