Tempo fuori sesto Guy Debord contro la Modernità – Il Covile Anno XII n°697

Tempo fuori sesto Guy Debord contro la ModernitàTempo fuori sesto contro la Modernità

di Raffaele Alberto Ventura

Nell’eredità del c’è qualcosa di paradossale. Da una parte, i concetti elaborati tra il 1952 e il 1968 in seno all’Internazionale Lettrista e poi Situazionista sono pervenuti a una posizione egemonica, costituendosi come ideologica del sistema del culturale: parte integrante del cosiddetto «nuovo spirito del ». Ma d’altra parte proprio nel , e proprio con La Società dello Spettacolo, dava corpo a una riflessione tragica sulla modernità che oggi nutre varie forme di pensiero più o meno reazionario – dalla Nouvelle Droite di Alain de Benoist a certe frange dell’anarco-primitivismo. Per semplicità, diremmo che vi sono due modi di «recuperare» il , l’integrato e l’apocalittico. Si potrebbe allora credere che le contraddizioni del post- rispecchino le contraddizioni del , e magari le trasformazioni del pensiero di . In verità, come mostreremo, non c’è alcuna contraddizione, e ben poche trasformazioni. Apocalittico e integrato sono le due facce di una medesima medaglia.

Ma queste due facce vanno innanzitutto descritte. Da una parte, dunque, il incarnò la dimensione libertaria, borghese, studentesca e artistica del , che nella storiografia popolare ha oramai del tutto oscurato la dimensione operaia e sindacale. «Il più grande generale di Francia», con la sua epica da vecchio romanzo di Emile Zola, non regge il confronto con The Dreamers. Vuoi mettere Etienne Lantier con Eva Green? Così il può oggi essere riassunto nello slogan coniato dai situazionisti di Strasburgo, che poi andrebbe benissimo anche per riassumere la società capitalista: «Vivere senza tempi morti e godere senza limiti». I baby boomers avevano stabilito che la nicciana «morale dei padroni» non andava sconfitta, bensì adottata. L’idea era semplice ma geniale: se gli schiavi avessero preso a desiderare quello che desiderano i padroni, si sarebbero ribellati per ottenerlo. Si trattava insomma di mettere il carro davanti ai buoi, credendo o fingendo di credere che i buoi avrebbero seguito.

In questo senso il situazionismo può essere considerato il corrispettivo francese del movimento in America. Scavando dietro un Marx di forma e di facciata si ritrovano le medesime fonti d’ispirazione: Freud e Nietzsche, usati per erodere l’autorità dei partiti comunisti occidentali e stilare un elenco di desiderata che il nuovo avrebbe dovuto soddisfare. In America chiamarono il Freud sciamanico di Wilhelm Reich e il Nietzsche satanico di Aleister Crowley. E in Francia Georges Bataille aveva operato la sintesi dei tre «maestri del sospetto» Karl, Sigmund e Friedrich per forgiare un culto mistico della distruzione: altrettanto satanico, a ben vedere.

In questo contesto si muove il primo Guy Debord. Debord che urla in favore di Sade (dal titolo del suo film del 1952) vent’anni dopo che Bataille aveva sdoganato il divin marchese come icona rivoluzionaria. Debord che lancia assieme agli altri lettristi la rivista Potlatch nel 1954, gratuitamente donata ai suoi lettori, recuperando presso Bataille la concezione del potlatch come dono onorifico. Debord che critica le attività produttive — «Ne travaillez jamais!» — esaltando le attività improduttive, l’ozio e il tempo libero, proprio come Bataille opponeva creazione e distruzione, accumulazione e spreco, nella Parte Maledetta (1949). Debord che partecipa all’avventura avanguardista della rivista Internationale Situationniste, dal 1958 al1969, in nome del diritto universale per ogni uomo di condurre una vita da artista.

Termini e concetti che sono oggi moneta corrente nei dibattiti sulla coda lunga e sulla proprietà intellettuale. Dibattiti interessanti senza dubbio, che tuttavia si svolgono in un iperuranio in cui sembrano non esistere né forze produttive né rapporti di produzione. Una dimensione meravigliosa nel quale la sarebbe capace di produrre ricchezza per il solo magico effetto dell’attrito dei suoi scambi culturali.

Il testo completo è disponibile anche in e-book

 

Tempo fuori sesto Guy Debord contro la Modernità – Il Covile Anno XII n°697 was last modified: febbraio 5th, 2015 by glianni70.it

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