Greenwich Village Story di Jack O’Connel (1963)

Greenwich Village Story di Jack O’Connel (1963)

Greenwich Village Story di Jack O’Connel (1963)

Greenwich Village Story di Jack O’Connel (1963)

Brian, an award-winning writer who is working to complete his first novel, lives in Greenwich Village with Genie, a ballet dancer waiting for a break. Despite financial difficulties, they are happy members of the bohemian community, sharing in the hope that they will find themselves through honest self-expression. Genie hopes that they will marry; when she becomes pregnant she tries to persuade Brian without revealing her condition. He tells her that he will marry her if his novel is accepted; instead the book is greeted as immature and pretentious. Anne, a wealthy admirer, persuades Brian to join her for a weekend at her father’s estate. Genie, afraid that she is losing him, visits an illegal abortionist. Brian returns home filled with remorse, but it is too late: Genie dies as a result of the operation and Brian is left heartbroken.

Greenwich Village Story by Jack O’Connell shows the Village in the early sixties, teeming crowds in Washington Square Park, impromptu hootenany sessions, beatnik poets reciting by candlelight in coffee houses. Scenes are picturesque and germane to Jack O’Connell’s tale of young love and desire for a place in the arts in Gotham. The film was invited to the Berlin, Venice and Locarno Film Festivals. 

 

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E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche

E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche (And the Hippos Were Boiled in Their Tanks) William S. Burroughs, Jack Kerouac

E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche

William S. Burroughs – Jack Kerouac

E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche

 

Autore: William S. Burroughs – Jack Kerouac
Titolo: E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche
Titolo originale: And the Hippos Were Boiled in Their Tanks
Lingua: Italiano
Genere: Romanzo
Edizione: Adelphi 2011
Traduzione: Andrew Tanzi
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Formato del file: Epub Mobi Azw3

Contenuto


13 agosto 1944: il giovane Lucien Carr, per difendersi dalle avances dell’amico David Kammerer, lo ammazza e ne getta il corpo nelle acque dello Hudson. Due altri suoi amici, William Burroughs e Jack Kerouac, vengono arrestati per non aver denunciato l’omicidio. Forse anche per elaborare a modo loro l’accaduto, i due scrittori ne tracciano in seguito un resoconto a quattro mani iperrealistico e visionario, dissepolto solo in anni recenti. Raccontando a capitoli alternati, Burroughs e Kerouac assumono il punto di vista di due personaggi-narratori: Burroughs quello di Will Dennison, barista originario del Nevada, sempre preceduto dalla sua «ombra di un metro e novanta», Kerouac quello del marinaio Mike Ryko, «un finlandese diciannovenne dai capelli rossi». Attraverso il loro sguardo e intorno ai protagonisti del tragico fatto di cronaca vediamo così delinearsi una folta compagnia anarco-utopista e sgangherata, euforica e malinconica, che trascorre giorni e notti bevendo e fumando in pub luminescenti, leggendo Faulkner e sognando di raggiungere Parigi. Sullo sfondo, una New York caotica, atterrita e aggressiva, una metropoli di fine guerra in cui il caos visivo è tutt’uno con quello acustico, con le radio che trasmettono le note della Prima Sinfonia di Brahms o il reportage concitato di un giornalista su un circo in fiamme dove «gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche». In questo unico, anomalo dettato contrappuntistico il lettore può trovare miracolosamente armonizzati gli stili e le lingue di due protagonisti primari della beat generation: il realismo «on the road» con andamento jazz di Kerouac (specie nei dialoghi) e le accensioni lisergiche di Burroughs, preannuncio del suo sperimentalismo allucinato.

Leggerlo adesso, a distanza di decenni, sapendo che i suoi due visionari e ancora sgangherati autori sarebbero diventati leggenda, è come salire su una macchina del tempo. Un viaggio in un mondo scomparso, in una Manhattan allucinata che non c’è più, regno esclusivo di vagabondi, puttane, invertiti e assassini per caso. 
Tommaso Pincio, il Venerdì di Repubblica

William S. Burroughs
(1914 – 1997)

Legato alla beat generation, ma molto lontano, per sua ammissione, dalla realtà dei beatniks o hippies, fu un autore di avanguardia che influenzò la cultura popolare e la letteratura. Molti suoi lavori partono da esperienze personali legate all’uso di droghe e alla dipendenza da oppiacei. 
Ribelle alla famiglia e all’educazione alto-borghese (frequentò Harvard e studiò medicina a Vienna), nel secondo dopoguerra si diede alla droga e vagabondò in tutto il mondo, vivendo tra emarginati e sbandati (esperienze descritte in “La scimmia sulla schiena”, 1953). Dopo una cura disintossicante cominciò a scrivere romanzi: “Pasto nudo” (1959), “La morbida macchina” (1961), “Nova Express” (1964), “Il biglietto che esplose” (1967). In questi romanzi, il radicale sperimentalismo di Burroughs e la sua allucinata visione – politica e fantascientifica – di un universo abbandonato da Dio, conteso da gruppi di potere che si servono della parola per manipolare la psiche, preda di incontrollate tecnologie, hanno avuto un’influenza profonda sull’immaginazione americana, non soltanto narrativa. I suoi libri successivi, “Ragazzi selvaggi “(1971), “Porto dei Santi” (1974) e “Città della notte rossa” (1981) sembrano prodotti dalla stessa matrice fantastica che caratterizza la tetralogia precedente.
In Italia questi e altri suoi titoli sono pubblicati presso SugarCo e Adelphi. 

Jack Kerouac
(1922- 1969)

Interrotti gli studi universitari, vagabondò per gli Stati Uniti esercitando disparati mestieri – marinaio, frenatore ferroviario, guardia forestale – sulle tracce degli scrittori che amava: J. London, E. Hemingway, Th. Wolfe. Intorno al 1950, conosciuti W.S. Burroughs e A. Ginsberg, praticò con loro, a New York e a San Francisco, quello che divenne il modello di vita della «beat generation»: il nomadismo, il rifiuto dell’opulenza americana, la ricerca di nuove dimensioni visionarie nella droga. Queste esperienze sono descritte nel romanzo “Sulla strada” (1957), che divenne, per la generazione di Kerouac, una sorta di manifesto, e che resta forse la sua opera più riuscita sia per la novità stilistica (il tentativo di creare una prosa «spontanea», sul modello della libera improvvisazione del jazz) sia per i suggestivi legami col ricorrente mito americano del viaggio. I suoi libri successivi hanno un carattere fortemente autobiografico. “I sotterranei” (1958), allucinata cronaca poetica della vita dei beat di San Francisco, e “I vagabondi del Dharma” (1958), documento dell’interesse di Kerouac per le filosofie orientali, ripeterono il successo di “Sulla strada”. Nel 1961, stanco di essere una figura pubblica, si isolò, seguendo un altro suo modello letterario, il Thoreau di Walden, in una capanna non lontana dalla costa della California, dove compose uno dei suoi romanzi più intensi, dominato da un forte senso musicale della lingua: “Big Sur” (1962), bilancio di una sconfitta che si riscatta nella novità della scrittura.La stessa libera gioia del ritmo, la stessa sottigliezza nel captare il suono dell’americano parlato in moduli jazzistici si ritrovano nella sua opera poetica, in particolare nei “Mexico City blues” (1959) mentre nell’ultimo voluminoso romanzo di memoria, “Vanità di Duluoz” (1968), queste qualità sembrano cedere il passo a una certa stanchezza. 

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Jack Kerouac

Jack Kerouac

 

Jack Kerouac

 

Jean-Louis Lebris de Kerouac, noto come Jack Kerouac (Lowell, 12 marzo 1922 – St. Petersburg, 21 ottobre 1969), è stato un poeta e scrittore statunitense.
Considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori americani del proprio secolo, nonché “papa dei beatnik”, il suo stile ritmato e immediato, chiamato dallo stesso Kerouac “prosa spontanea”, ha ispirato numerosi artisti e scrittori, come il cantautore americano Bob Dylan. Le opere più conosciute sono I sotterranei, Sulla strada, considerata il manifesto beat generation, I vagabondi del Dharma e Big Sur che narrano dei suoi viaggi attraverso gli Stati Uniti.
Jack Kerouac passò la maggior parte della sua vita diviso tra i grandi spazi dell’America settentrionale e centrale e l’appartamento della madre a Lowell in Massachusetts. Questo paradosso è emblematico; rispetto ai cambiamenti rapidi della sua epoca, provò grandi difficoltà nel trovare il suo posto al mondo, e ciò lo portò a rifiutare i valori tradizionali degli anni cinquanta, oltre che a contribuire alla nascita del movimento dei beatnik. I suoi scritti, di fatto, riflettono questa volontà di liberarsi dalle soffocanti convenzioni sociali del tempo e dare un senso alla sua esistenza, un senso da lui cercato nelle droghe (come la marijuana e la benzedrina), nell’alcol e nella religione, oltre che nei suoi frenetici viaggi.
Un poeta Jazz, come si definì, Kerouac esalta i benefici dell’amore (la passione carnale è per lui la porta del Paradiso) e proclama l’inutilità del militarismo. Jack Kerouac e i suoi scritti sono considerati precursori dello stile di vita della gioventù degli anni sessanta, quello della Beat Generation, che scosse la società americana nelle sue certezze ed ispirò direttamente i movimenti pacifisti e quelli del Maggio 1968.

Biografia

 

I primi anni

Jean-Louis Kerouac (soprannominato Ti Jean) nacque da genitori franco-canadesi nella città industriale di Lowell, Massachusetts. Suo padre, Leo Keroack (1889-1946) (modificò il suo nome in “Kerouac” al suo arrivo negli Stati Uniti), era imparentato con Conrad Kirouac, scrittore e botanico, mentre la madre, Gabrielle-Ange Lévesque (1895-1972), chiamata “Mémère” dallo scrittore, era cugina del primo ministro del Québec dal 1976 al 1985, René Lévesque. I suoi genitori si sposarono nel mese di Ottobre 1915. La sua infanzia, come egli stesso scrisse[1], fu serena malgrado la morte prematura del fratello maggiore Gerard, avvenuta nel 1926, quando egli aveva soltanto quattro anni, lo avesse colpito fortemente.
« Ho avuto una bellissima fanciullezza, mio padre era un tipografo a Lowell, Mass., trascorsa correndo giorno e notte per i campi e lungo le banchine del fiume »
Nel 1928 inizia a frequentare la scuola parrocchiale di St. Louis de France, dove l’insegnamento è in lingua francese e permeato di religiosità cattolica. Attraverso l’attività di suo padre, Kerouac viene introdotto alle attività culturali della città. Assiste a diversi film al cinema locale e diventa amico di un dipendente di suo padre, Armand Gautier, che gli insegna la disciplina del braccio di ferro, in cui eccellerà per tutta la vita, e acquisisce familiarità con la macchina da scrivere. Infatti, Kerouac scriveva rapidamente, spesso completando interi capitoli in una sola seduta; il manoscritto di On the Road, scritto su un unico rotolo di carta, dimostra questa capacità.
Nel 1932, in seguito al trasferimento nella zona di Pawtucketville, viene iscritto alla Barlett Junior High School. Il giovane Kerouac ha difficoltà a comunicare in inglese e gli ci vogliono diversi anni per diventare perfettamente bilingue; qui conosce Sebastian “Sammy” Sampas, con cui stringerà una profonda amicizia. Durante questo periodo perde il suo soprannome di “Ti Jean” per il nome più americano di “Jack”; tuttavia, in famiglia, Kerouac parla ancora francese. Jack dispone di una grande memoria, ma è anche molto bravo negli sport, il baseball e la corsa sopra tutti. Il suo insegnante di inglese lo definisce “brillante” e a 11 anni Kerouac scrive il suo primo romanzo, The cop on the beat. Gli affari del padre, però, vanno male ed egli inizierà a bere e a darsi al gioco d’azzardo. Così, a 14 anni, dopo il matrimonio della sorella (che litiga con la madre per la sua scelta di lasciare il nucleo familiare tanto presto), si ritrova solo a casa.
Le esperienze dell’infanzia e della prima adolescenza, insieme ai giochi che intratteneva con gli amici, saranno al centro di una successiva opera, il “Dottor Sax”: la figura del Dottor Sax fu modellata da Kerouac su quella dell’Ombra, protagonista di un programma radiofonico settimanale. Nel 1939 si diploma alla “Lowell High School” e in questo anno intreccia una relazione amorosa, che non oltrepassa i confini di una casta infatuazione, con Mary Carney: questa relazione amorosa verrà rievocata in “Maggie Cassidy”.
Gli incontri e le prime esperienze
Tra il 1939 e il 1940 frequentò la Horace Mann Preparatory School a New York: l’anno propedeutico trascorso alla “Horace Mann” sancisce il punto più alto delle versatili potenzialità di Kerouac, sia in campo letterario che sportivo. Ebbe la possibilità di visitare la città e di frequentare locali di artisti, nei quali conosce alcune delle persone più importanti della sua vita, come Henri Cru e Frankie Edith Parker, sua prima moglie. Nel 1940 si immatricolò alla Columbia University grazie a una borsa di studio ottenuta per meriti atletici. Un infortunio a una gamba lo esenta dagli allenamenti: il tempo così guadagnato lo trascorre visitando i locali jazz, i musei, i cinema, i teatri, e tutte le seduzioni che la vita di Times Square e di Harlem sono in grado di offrire. Abbandonato il football continuò la sua autoformazione: oltre a Saroyan ed Hemingway compaiono, tra le letture di Kerouac, Dos Passos, Joyce, Dostoevskij e, soprattutto, Thomas Wolfe. In seguito all’entrata in guerra degli Stati Uniti, Kerouac si arruola nella marina e nel 1942 si imbarca come sguattero su una nave mercantile con destinazione la Groenlandia. Tornato a New York riprende a frequentare la Columbia e soprattutto gli ambienti del Greenwich Village, frequentato da artisti, ribelli e bohémien, dove conduce la vita degli hipsters e dei beat, intrecciando una relazione amorosa con “Edie” Parker. Convocato a Newport per l’arruolamento, Jack entra in conflitto con le regole e la disciplina richieste nell’esercito, che gli fanno guadagnare una visita psichiatrica il cui responso è schizofrenia.
La Beat Generation
Il 1944 è l’anno cruciale nel quale incontrò Lucien Carr, che gli farà conoscere William Burroughs e Allen Ginsberg, con i quali darà vita al nucleo originario della beat generation. Una mattina Lucien Carr uccide un suo amante e Kerouac viene arrestato come testimone. Il padre si rifiuta di pagare la cauzione e la famiglia di Edith si offre di coprire queste spese, a patto che Jack sposi la ragazza. Continua la conoscenza di artisti o aspiranti tali che lo iniziano alla droga, benzedrina in primo luogo. Ma l’incontro più importante per la sua vita lo ebbe nel 1946, quando conobbe Neal Cassady, un giovane che aveva fatto l’esperienza del riformatorio e aveva interessi letterari, che divenne per Kerouac il simbolo della vera emarginazione e fonte di ispirazione letteraria.

Sulla strada

Deciso a raggiungere il nuovo amico a Denver, Jack intraprende il primo viaggio attraverso il Nord America, viaggio che costituì la prima parte di Sulla strada. A Denver rintraccia tutti i suoi amici, eccetto Neal, impegnato a corteggiare la bella Carolyn Robison. Intanto, dopo nuove amicizie nell’area newyorkese, tra cui quella con John Clellon Holmes, che nel suo romanzo “Go!” farà propria l’espressione “beat generation”, Jack Kerouac esordisce come scrittore nel 1946-48 con il romanzo La città e la metropoli (“The Town and the City”), che sarebbe stato pubblicato solo nel 1950 e che ricalcava lo stile dello scrittore americano Thomas Wolfe. Fu un immediato successo, ma pochi credevano nella sua effettiva permanenza nella sfera della letteratura statunitense.
Ritornato a New York in seguito ad un nuovo viaggio verso ovest, Jack conosce Joan Haverty, che sposerà nel 1950. Tra gennaio e aprile del 1951 lesse il manoscritto Junkie di Burroughs e Go! di Holmes; in aprile completò Sulla strada in sole tre settimane; in ottobre elaborò il suo metodo di scrittura che definiva “prosa spontanea” e cominciò a riscrivere Sulla strada e il romanzo sperimentale Visioni di Cody.
« Stan parlava e parlava; Dean gli aveva dato la carica la sera prima e adesso non voleva saperne di fermarsi »
(On the road)
Sulla strada (On The Road) tratta del suo incontro con Neal Cassady e di quella che lui stesso definì la mia vita sulla strada alla maniera degli hobo. Questo romanzo, pubblicato solo nel 1957, fu classicamente definito il manifesto della beat generation, ovvero quel movimento culturale americano che gravitava attorno ad autori come Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, Gary Snyder, Michael McClure, Charles Olson e ovviamente Jack Kerouac, che influenzò profondamente la società del tempo.
Intanto il secondo matrimonio già cola a picco a causa delle continue relazioni sessuali di Jack. La moglie, rimasta incinta, nonostante il parere contrario del marito, porta avanti la gravidanza. Il 16 febbraio 1952 ad Albany nasce la figlia Janet Michelle Kerouac, che avrà vita difficile e morirà, nel 1996, a quarantaquattro anni per abuso di sostanze stupefacenti.
Raggiunto Burroughs a Città del Messico, dove passa il Natale, Kerouac ritorna a San Francisco dove incontra Alene Lee, tipico esemplare del mondo underground, del mondo dei “sotterranei”. Da questa esperienza amorosa nasce il romanzo “I sotterranei” scritto in sole settantadue ore. Il romanzo, basato sulla scrittura spontanea, spinge Kerouac ad enunciare le caratteristiche della sola, possibile letteratura del futuro. Per riprendersi dalla rottura dell’ennesima relazione, Kerouac inizia a studiare il Buddhismo. A San Francisco, invece, inizia a scrivere un’opera poetica che diventerà “San Francisco Blues”: in ottanta “chorus” Jack descrive la variegata umanità di San Francisco.
Nel 1955 a Città del Messico intreccia una nuova relazione con Esperanza Villanueva, vedova del fornitore di Burroughs, eroinomane e prostituta, che sarà la protagonista del romanzo “Tristessa”. Continua a scrivere poesie e influenzato sia dal be-bop che dal buddhismo scrive “Mexico City Blues”, la sua opera poetica più conosciuta: ricordi di infanzia si mescolano alle esperienze di viaggio e di droga; il mito dell’Oriente si affianca alla commemorazione di Charlie Parker; nichilistiche pulsioni suicide si alternano a rassicuranti visioni religiose.
Il 1955 è l’anno di grazia per il movimento della beat generation. Il 7 ottobre, in una ex officina ribattezzata Six Gallery, Kerouac assiste alla storica serata di lettura di poesia: protagonista indiscusso della serata è Allen Ginsberg che legge, per la prima volta, il suo capolavoro poetico, “Urlo”. Nello stesso anno Kerouac, conosciuto il poeta Gary Snyder, vive una piacevole esperienza di eremitaggio: Snyder, infatti, lo invita alla scalata del picco del Matterhorn della Sierra Nevada. L’escursione lo entusiasma così tanto che decide di farne lo spunto principale per una nuova opera, i “Vagabondi del Dharma”. Inoltre Snyder lo inizia alla poesia giapponese degli haiku: nel 2003 uscirà “Il libro degli haiku”.
All’inizio del 1956 Jack aveva fatto richiesta per entrare nel corpo delle guardie forestali delle Cascades e dunque giunge a proposito la richiesta di presentarsi per l’addestramento presso il Picco della Desolazione. L’immensa solitudine di questo luogo non gli dà la serenità sperata, anzi lo atterrisce, portandolo alla decisione di ritornare in città a San Francisco, dove riprende a vivere la sua solita vita. Tiene comunque un diario che gli servirà da elaborazione per la prima parte di “Angeli della Desolazione”. Quindi si trasferisce a casa di Neal e da qui a Città del Messico dove è di nuovo preso in un vortice di droga e sesso. Il capolavoro poetico di Ginsberg ha acceso l’attenzione della stampa sul movimento della beat generation: tornato a New York insieme ad Allen, Jack scopre di essere diventato famoso. La fama tanto attesa è finalmente arrivata.
Jack si dirige da New York a Tangeri, dove vive Burroughs, tentando di trovare una nuova tranquillità. Qui aiuta l’amico nella stesura del romanzo “Pasto nudo”. Raggiunto da Allen e dall’amante di questi, Peter Orlovsky, Jack decide di andare a Parigi dove incontra Gregory Corso e spende tutti i suoi guadagni nell’alcool. Ritornato a New York si trasferisce nuovamente a San Francisco. Nel 1957 Sulla strada fu pubblicato dalla Viking Press di New York; il romanzo fu un successo. Sulla strada è la testimonianza beat per eccellenza. Lo stile è quello del grande romanzo americano: ricche descrizioni, visioni di paesaggi desolati e senso di libertà del viaggio. Elementi che per molti critici ricordavano Mark Twain e che contribuirono a mitizzare Kerouac nei suoi personaggi.
Tuttavia Sulla Strada inizia a “purificarsi” dalle regole grammaticali e sintattiche tradizionali, dando, a tratti, il via a quella che sarà la prosa spontanea. Nonostante il successo del romanzo Jack stentava a ritrovare la felicità perduta: la sua sete di rivincita non poteva placarsi così facilmente. Inoltre Kerouac era consapevole che non tutti i critici sarebbero stati altrettanto favorevoli. Infatti il breve idillio creatosi con la stampa si ruppe definitivamente allorquando Kerouac iniziò a pubblicare tutti i suoi lavori: eccetto i “Vagabondi del Dharma”, il resto delle opere di Kerouac conobbe un coro di stroncature. In questa situazione difficile il ricorso all’alcool diventava sempre più sistematico.
In aiuto di Kerouac arrivò Ferlinghetti che gli offrì l’uso di un suo capanno a Big Sur. Kerouac arriva dall’amico in gran segreto per evitare i clamori con cui la celebrità lo tortura. Ma ben presto se ne pente e va al Vesuvio, noto ristorante, dove fa bisboccia per due giorni di fila, lasciando Ferlinghetti allibito. Arrivato a Big Sur, Kerouac sprofonda nella desolazione più assoluta: ascoltando i suoni del mare scrive il lungo poema “Mare. Suoni dell’Oceano Pacifico a Big Sur”. Nel tentativo di non ripetere l’esperienza disastrosa del Picco della Desolazione ritorna a San Francisco dove incontra, nuovamente, Neal e Carolyn. Insieme ad un gruppo di amici Kerouac trascorre giornate di baldoria a Big Sur, dove l’ultima notte ha una visione della croce di Cristo e un tracollo nervoso. Dopo la tragica esperienza, dalla quale sarebbe nato “Big Sur”, lo scrittore ritorna a casa della madre a New York, dove si abbandona sempre più agli alcolici.

Gli ultimi anni e la fine

« Ce n’è ancora, di strada »
(Big Sur)
Da New York Kerouac e la madre si trasferiscono vicino ad Orlando. Il clima familiare, ormai, non è più sereno: la madre, abbandonatasi anch’essa agli eccessi alcolici, non fa altro che criticare Jack, rinfacciandogli tutto quello che ha fatto, e paragonandolo al fratello Gerard. In questo clima Kerouac scrive “Visioni di Gerard”, la definitiva mitizzazione del fratello, considerato alla stregua di un martire cristiano. Dopo aver completato “Angeli di Desolazione” a Città del Messico e dopo aver perso conoscenza dopo due settimane di ubriachezza, Jack decide di tornare a Lowell, dove incontra Stella Sampas, sorella di un suo amico di infanzia, che decide di prendersi cura di Jack, diventando la sua terza moglie.
La vita di Kerouac sprofonda sempre più. La Grove Press paga le spese di una trasferta in Francia, sperando che in questo modo l’autore trovi nuovi stimoli narrativi. Nulla va come previsto: Jack vagabonda per Parigi cercando conforto nelle prostitute e nelle immancabili bottiglie. Da questa nuova, tragica esperienza, nascerà “Satori a Parigi”. Ritornato a New York, Jack e la madre si trasferiscono nuovamente. Gabrielle viene colpita da un ictus che le paralizza il lato sinistro del corpo a causa del frequente abuso di alcolici a cui si è abbandonata.
La casa editrice Mondadori lo invita in Italia per fare pubblicità alla collana della “Medusa”. Il 27 settembre 1966 sbarca in Italia in preda alle sue ossessioni da ubriaco e viene intervistato da Fernanda Pivano che, però, non riconosce più l’autore che aveva dato voce ad un’intera generazione. In seguito tiene una serie di conferenze in alcune città italiane, facendosi accompagnare dal cantautore Gian Pieretti, terminate a Napoli dove Jack, ubriaco, difende l’intervento americano nel Vietnam e viene subissato dai fischi.
Nel 1967 Kerouac incomincia a scrivere l’ennesimo romanzo, “Vanità di Duluoz”, incentrato sul periodo fra Lowell e la Columbia. Il romanzo esce nel febbraio del 1968. Ma una nuova tragedia incombe su Kerouac: il 4 febbraio il suo amico Neal Cassidy fu trovato morto assiderato nei binari di una ferrovia fuori San Miguel de Allende (Messico): aveva preso barbiturici per calmare i sintomi dell’astinenza da anfetamine. Per tirarlo fuori dalla depressione i cognati Nick e Tracy lo portano in Europa, tra Lisbona, Madrid, Stoccarda e Ginevra: l’esperienza è disastrosa in quanto Kerouac non fa altro che ubriacarsi.
Trasferitisi nuovamente in Florida, a St.Petersburg, Kerouac continua la sua discesa verso l’oblio: è sempre più frequente vederlo partecipare alle classiche risse da bar in cui si è alzato troppo il gomito. La mattina del 20 ottobre 1969 si sveglia alle quattro del mattino in seguito all’ennesima sbornia. Verso mezzogiorno ha forti dolori addominali e vomita sangue: il fegato ha ceduto. Portato in ospedale e sottoposto a ventisei trasfusioni, muore alle cinque e mezzo del mattino del 21 ottobre, a quarantasette anni.
La città di San Francisco ha deciso d’intitolare allo scrittore una piccola strada (Jack Kerouac Alley) che da Chinatown porta a Colombus Street.
« Come è strano essere lontani da casa quando la distanza è un intero continente e non sai neanche più dove sia la casa tua e la casa che ti resta è quella che hai in testa »
(da una lettera scritta a Neal Cassady)

Le opere e lo stile

« La mia opera forma un unico grosso libro come quella di Proust, soltanto che i miei ricordi sono scritti di volta in volta. A causa delle obiezioni dei miei primi editori non ho potuto servirmi degli stessi nomi di persona in ogni libro. […] non sono che capitoli dell’intera opera ch’io chiamo La Leggenda di Duluoz […] veduta attraverso gli occhi del povero Ti Jean (io), altrimenti noto come Jack Duluoz […] »
(Jack Kerouac, 1962)
Questa frase pubblicata da Kerouac all’inizio del romanzo “Big Sur” testimonia che l’opera di Kerouac è essenzialmente autobiografica. Il successo di romanzi quali “Sulla Strada” o i “Vagabondi del Dharma” spesso, infatti, fa dimenticare al lettore che Kerouac considerava i propri libri quali frammenti di un’unica leggendaria vita, la “Leggenda di Duluoz”, l’ennesimo tentativo, da parte degli scrittori americani, di cimentarsi con il “grande romanzo americano”.
Già fin dal suo primo romanzo, “Orfeo Emerso”, rimasto inedito fino al 2003, scritto a soli ventitré anni, vengono presentati i temi centrali dell’intera opera kerouackiana: gli amori, i conflitti di un gruppo di amici, la ricerca della verità attraverso l’arte in tutte le sue forme. Con il suo romanzo più famoso, “Sulla strada”, il tema del viaggio, quale metafora della libertà, entra a far parte della narrativa di Kerouac. Si tratta di un tema non estraneo alla letteratura americana: già Jack London, uno degli autori che più ha influenzato Kerouac, scrisse un romanzo “on the road”. Il viaggio si collega alla fuga, al tentativo di isolarsi e di scoprire la verità nella solitudine: è questo il periodo religioso di Kerouac, testimoniato dai “Vagabondi del Dharma”, dalle sue opere poetiche quali, oltre al già citato “Mexico City Blues”, “La scrittura dell’eternità dorata”, e da “Angeli di desolazione”. Tuttavia si tratta di una fuga inutile, testimoniata dall’immensa tristezza di romanzi come “Big Sur” e “Satori a Parigi”. Una fuga che non ha via di uscita se non la morte dell’autore. Ma forse il tema che più di ogni altro è centrale nell’opera kerouackiana è quello dell’oscillazione tra la città e la metropoli, tra una vita tranquilla, in un ambiente sereno e familiare, e una vita vissuta tra esperienze non sempre glorificanti. Dopo aver scelto per molti anni la city, Kerouac deciderà di tornare sui propri passi, di tornare nella town, nella sua città, nella sua cara Lowell, alla ricerca di un tempo perduto: questa ricerca, testimoniata dal tentativo di rivivere le immagini della felice infanzia, attraverso la scrittura di nuovi romanzi, risulta, però, vana e si conclude con una nuova sconfitta per Kerouac. Attraverso le opere di Kerouac è possibile seguire il suo percorso biografico ed intellettuale.
Dal punto di vista stilistico l’opera di Kerouac rappresenta un’importante novità nel panorama della letteratura internazionale. Egli lascia, infatti, un nuovo stile, del tutto innovativo: la prosa spontanea. Questo stile, senza regole apparenti, segue dei principi fondamentali dettati dallo stesso Kerouac e che prevedono libertà mentale da cui far scaturire poi quella lessicale come dirà in The Essentials of Spontaneous Prose: “Prima soddisfa te stesso, e poi al lettore non mancherà lo choc telepatico e la corrispondenza significante perché nella tua e nella sua mente operano le stesse leggi psicologiche”.
Per il contenuto delle sue storie e il suo modo di scrivere, peraltro fortemente apprezzato da Henry Miller, Kerouac rimarrà il padre dei beatniks fino verso gli anni ottanta, periodo nel quale si decide di cominciare a contestualizzare l’autore in una logica più ampia delle letteratura americana e di analizzare senza preconcetti la sua proposta stilistica.
Oggi si ritiene che il suo contributo letterario, oltre che sociale, sia assai più profondo e qualitativo rispetto ai giudizi che inizialmente l’avevano emarginato in una guglia della controcultura americana.

Bibliografia

Un mondo battuto dal vento. I diari di Jack Kerouac 1947-1954

 

Romanzi

The Sea is My Brother, (1942), Penguin, 2010 
Orfeo emerso (Orpheus Emerged, 1944-1945; pubblicato nel 2002)
E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche (And the Hippos Were Boiled in Their Tanks, 1945; pubblicato nel 2008), scritto con William S. Burroughs
La città e la metropoli (The Town and the City, 1949; pubblicato nel 1950)
Sulla strada (On the Road, 1951; pubblicato nel 1957)
La nuit est ma femme (1951; inedito), scritto in francese
Il dottor Sax (Doctor Sax, 1951-1952; pubblicato nel 1959)
Visioni di Cody (Visions of Cody, 1951-1952; pubblicato nel 1960)
Pic (1951-1952; pubblicato nel 1971)
Il libro dei sogni (Book of Dreams, 1951-1960; pubblicato nel 1960)
Sur le chemin (1952; inedito), scritto in francese
Maggie Cassidy (1953; pubblicato nel 1959)
I sotterranei (The Subterraneans, 1953; pubblicato nel 1958)
Tristessa (1955-1956; pubblicato nel 1960)
Visioni di Gerard (Visions of Gerard, 1956; pubblicato nel 1963)
I vagabondi del Dharma (The Dharma Bums, 1958)
Big Sur (1962)
Angeli di desolazione (Desolation Angels, 1965)
Satori a Parigi (Satori in Paris, 1965; pubblicato nel 1966)
Vanità di Duluoz (Vanity of Duluoz, 1968)

Raccolte di racconti

Diario di uno scrittore affamato (Atop an Underwood: Early Stories and Other Writings, 1936-1943; pubblicato nel 1999)
Bella bionda e altre storie (Good Blonde & Others, 1955; pubblicato nel 1993)
Viaggiatore solitario (Lonesome Traveler, 1960)

Poemi

Mexico City Blues (1955; pubblicato nel 1959)
Vecchio Angelo Mezzanotte (Old Angel Midnight, 1956; pubblicato nel 1973)

Raccolte di poesie

La scrittura dell’eternità dorata (The Scripture of the Golden Eternity, 1956; pubblicato nel 1960)
Scattered Poems (1945-1968; pubblicato nel 1971)
Il libro degli schizzi (Book of Sketches, 1952-1957; pubblicato nel 2006)
Trip Trap: Haiku on the Road from SF to NY (1959; pubblicato nel 1973) – composto con Albert Saijo e Lew Welch
Heaven & Other Poems (1957-1962; pubblicato nel 1977)
San Francisco Blues (1954; pubblicato nel 1991)
Pomes All Sizes (1960; pubblicato nel 1992)
Book of Blues (1954-1961; pubblicato nel 1961)
Il libro degli Haiku (Book of Haikus; pubblicato nel 2003)

Saggi

Il libro del risveglio. Vita del Buddha (Wake Up: A Life of the Buddha, 1955; pubblicato nel 2008)
Some of the Dharma (1955; pubblicato nel 1997)

Drammaturgie

Beat Generation (1957; messa per la prima volta in scena nel 2005)

Non ti preoccupare della morte, quando ci arrivi, perché non lascia impronte. Siamo una generazione beat”.

Pare quasi bizzarro, oggi, che un uomo di umili origini franco-canadesi e lontana discendenza cherokee – nato in un periodo dove il peso delle ideologie schiacciava e plasmava il mondo in maniera incancellabile – abbia marchiato a fuoco intere generazioni di giovani (e meno) con frasi come quelle sopra.

Meno bizzarro pensarlo se quell’uomo all’anagrafe recitava Kerouac Jack, nato a Lowell; Massachusetts. Nel New England, una regione tanto elegante quanto fotografata d’autunno all’arrossire delle foglie d’acero. E niente più. Ecco che una personalità affamata e destinata alla leggenda postuma, come quella di Kerouac, non poteva che liberarsi violentemente delle convenzioni, delle gabbie e delle (apparentemente) innocue e soffocanti costrizioni sociali di un luogo idilliaco come Lowell. Figlio meticcio della terra (autoproclamata) della Libertà.

Viaggiando. Spesso fuggendo. Anche da se stesso, per ritrovare sé. Conoscendo, esplorando, provando e sbagliando tutto e il contrario di tutto. Tracciando così una rotta frenetica, ondivaga, diseguale, spiazzante e per certi aspetti fuori da ogni logica: una vita mai vista né sentita, fino ad allora. Una cesura.

Una biografia sensazionale, impressa in maniera schizofrenica su un rotolo di carta sporco e liso. Quel rotolo diverrà – qualche anno dopo – uno dei volumi più sconvolgenti e culturalmente squassanti in un secolo di enormi contraddizioni, il ’900: On the Road.

Forza veritiera e senza l’ombra del compromesso di cronache di vita (sulla strada). Esperienze, intrise di linguaggio diretto, tra il farneticante e la poesia libera. Inchiostro, che pareva fuoriuscire direttamente dalla pelle per tatuare in fronte a tutto il mondo conformista e bigotto – negli anni di Marilyn e dell’invenzione della TV – una dimostrazione di vita vissuta.

Correndo: non importa dove, ma andando. Senza limite alcuno, se non quello della carreggiata lasciata alle spalle: attraversando miglia e paesaggi divenuti in seguito luoghi di culto.

Consegnando alla leggenda non un semplice luogo, ma un’intera strada sconosciuta: la Route 66. Da allora assorta a sinonimo di libertà, di fuga, di ambizione, di indipendenza e sogni. Kerouac: un uomo cicatrizzato da turbamenti interiori, equilibrista delle emozioni in libertà, schiavo del sesso, alcolista convinto. In due parole: se stesso. Sempre. Tanto dissoluto e disorientante nelle poche occasioni in cui i grandi media si interessarono a lui, quanto sublime e inarrivabile in molte sue opere (mis)conosciute.

In definitiva, un uomo al confino per il mainstream. Audace in tutto: tacciato di oscenità, comunismo, tossicodipendenza. Ghettizzato. Ma riscoperto, segnando più epoche, diventando un’icona in penombra del nostro mondo. Sconvolgendo e facendo sussultare l’anima di intere generazioni, divenute adulte dormendo col suo nome sul comodino o sottobraccio. Non accontentandosi, così, della realtà percepita al di fuori delle mura.

Di Kerouac – oggi – ci rimane una significativa, originalissima e voluminosa opera omnia: sospesa fra poesie, jazz assordante, benzedrina, automobili scassate, donne affascinanti, amicizie sconvolgenti, agende caotiche, tabacco, improvvisazione, miseria, valigie di cartone, strade (s)perdute e immensi, assolati, suggestivi e spaventosi spazi.

Raccontati da un vagabondo, un profugo della vita. Non curante dell’intorno, sfiorando il mondo e accendendolo a contatto con sé: rendendolo illuminato e sbalorditivo come candelotti esplosivi nella notte. Allora, come oggi.

Adesso considera un po’ questi qua davanti, Sal. Hanno preoccupazioni, contano i chilometri, pensano a dove devono dormire stanotte, quanti soldi per la benzina, il tempo, come ci arriveranno… e in tutti i casi ci arriveranno lo stesso, capisci. Però hanno bisogno di preoccuparsi e d’ingannare il tempo con necessità fasulle o d’altro genere, le loro anime puramente ansiose e piagnucolose non saranno in pace finché non riusciranno ad agganciarsi a qualche preoccupazione affermata e provata e una volta che l’avranno trovata assumeranno un’espressione facciale che le si adatti e l’accompagni, il che, come vedi, è solo infelicità, e per tutto il tempo questa aleggia intorno a loro ed essi lo sanno. E anche questo li preoccupa senza fine”.

[Dean Moriarty; On the Road]

Jack Kerouac was last modified: Luglio 16th, 2017 by glianni70.it

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William Seward Burroughs

William Seward Burroughs

William Seward BurroughsWilliam Seward Burroughs

« Parole, colori, luci, suoni, pietra, legno, bronzo appartengono all’artista vivente. Appartengono a chiunque sappia usarli. Saccheggiate il Louvre! »
(William Seward Burroughs)

William Seward Burroughs II, più comunemente noto come William S. Burroughs, (St. Louis, 5 febbraio 1914 – Lawrence, 2 agosto 1997), è stato uno scrittore e saggista statunitense, vicino al movimento della beat generation.
La maggior parte dei lavori di Burroughs sono semi-autobiografici e ispirati alle sue esperienze legate all’uso di droghe e alla dipendenza da oppiacei, una condizione che marcò gli ultimi cinquanta anni della sua vita.
Legato alla beat generation, ma molto lontano, per sua ammissione (“Io i fiori ai poliziotti li lancerei, ma con tutto il vaso e la terra.” W.S.B) dalla realtà dei beatniks o hippies, fu un autore di avanguardia che influenzò la cultura popolare e la letteratura.
Nel 1984 fu eletto all’Accademia e Istituto Americano delle Arti e delle Lettere.
Burroughs viene spesso citato come scrittore di Fantascienza vicino ad autori come J. G. Ballard.
Non la più tipica Fantascienza di astronavi e mostri, ma un ramo minore che usa come ambiente evolutivo del romanzo non lo spazio esterno all’uomo, ma lo spazio interno: gli esseri umani che, agli occhi “drogati” e visionari di Burroughs, diventano mutanti, le città che si trasformano in paesaggi metafisici, la percezione di forze occulte, tutti elementi che fanno risultare non del tutto erronea questa collocazione dello stile di William Burroughs.
“Pecora nera” di una ricca famiglia, molto nota nel mondo per la produzione di calcolatrici meccaniche (il nonno di Burroughs inventò la prima addizionatrice scrivente), si laureò all’Università Harvard.
Dopo la laurea, i suoi genitori decisero di sostenerlo economicamente, nella speranza che prima o poi trasformasse quell’imponente carriera scolastica in un impegno professionale di prestigio, e anche perché la lontananza di quel figlio omosessuale evitava molti possibili imbarazzi per il nome dei Burroughs.
Burroughs, liberatosi da regole e imposizioni, dedicò tutto il resto della sua esistenza alle più svariate sperimentazioni; tuttavia in rare righe sparse per tutta la sua opera, trapela il dolore per l’affetto mancato di una famiglia che per prima lo riteneva scomodo.
Nel 1944-45 fece la sua prima sperimentazione con delle fialette di morfina, dopo qualche mese divenne tossicodipendente e cominciò a comprare morfina ed eroina con ricette mediche (all’epoca queste droghe erano vendute legalmente in farmacia), o al mercato nero.
A volte per mantenersi con la droga fece lo spacciatore.
Perso il sostegno familiare, William Burroughs lavorò prima come barista, poi come operaio, finché giunse a New York dove si improvvisò reporter e giornalista e finì con lo stringere rapporti con la criminalità.
Nel 1943 conobbe Allen Ginsberg, noto poeta della beat generation, con il quale ebbe anche una lunga relazione, Neal Cassady e Jack Kerouac, i quali ammirandone la genialità, lo elessero quale padre spirituale.
« drogato omosessuale pecora nera di buona famiglia »
(William Seward Burroughs)
Nonostante la sua omosessualità, si sposò due volte, la prima in Croazia con Ilse Kappler, una ragazza ebrea, al solo fine di farle ottenere il visto per gli Stati Uniti, la seconda volta con un’amica, Joan Vollmer, con la quale condivideva la passione per le droghe.
Con Joan decise di allontanarsi da New York per fermarsi a Città del Messico dove scrisse il suo primo romanzo Junky (La scimmia sulla schiena).
La parentesi messicana si concluse, però, in tragedia: nel tentativo di replicare l’impresa di Guglielmo Tell, armeggiando una pistola invece di arco e freccia, sparò e uccise la moglie; il figlio da lei avuto venne, così, affidato ai genitori dello stesso Burroughs, mentre lui s’imbarcò in un viaggio che lo condusse a percorrere in lungo e in largo l’America Latina, fino a raggiungere l’Africa e fermarsi a Tangeri, in Marocco.

« La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili »
(William Seward Burroughs)

A Tangeri fu raggiunto da Kerouac e Ginsberg, che lo ritrovarono sommerso di fogli e frammenti di carta, sui quali lo scrittore annotava pensieri sconnessi e deliranti.
Kerouac lo convinse a riordinare, con l’aiuto di Ginsberg, questi scritti e venne alla luce Naked Lunch (Pasto nudo), pubblicato solo nel 1958, che lo rese una celebrità.
Dopo un periodo a Tangeri, si spostò in Europa, a Parigi, dove iniziò la convivenza e la relazione con Brion Gysin, scrittore e pittore, e seguitò nella ricerca e nella realizzazione di altri esperimenti di cut-up, dai quali presero origine i testi The Soft Machine, The Ticket That Exploded, Nova Express.
La sua opera letteraria si concluse nel 1994 con My education: a book of dream, che precede di tre anni la sua morte, avvenuta alla veneranda età di 83 anni, smentendo così quanti avevano affermato da giovane che la sua vita “dissoluta” lo avrebbe condotto a una rapida fine.
“Mai economicamente abbandonato dalla famiglia, che lo mantenne per quasi tutta la vita, ebbe sempre rapporti “cordiali” sia con la madre, Laura Lee, che con il padre Mortimer e il fratello maggiore Mortimer II.
Non ha mai lavorato davvero, uno dei suoi impieghi che durò più a lungo, vale a dire sei mesi, fu lo “sterminatore” cioè il disinfestatore.
La famiglia conosceva la sua tossicodipendenza e l’ha sempre, a malincuore, tollerata.
Attorno ai venticinque anni si amputò con una cesoia da giardino l’ultima falange del mignolo sinistro.
Una delusione amorosa.
A Parigi Burroughs ebbe una relazione con Ian Sommerville.
La sua famiglia ebbe dei dissesti: le azioni della Burroughs finirono presto nelle tasche del socio del nonno.
Laura e Mortimer avevano una piccola rendita e un negozio di oggetti da regalo.
Famiglia, al massimo si può dire, benestante.
Iniziò a scrivere La scimmia sulla schiena (Junkie), firmato poi con lo pseudonimo “William Lee”, nei primi anni Cinquanta in Messico.
Mandò i capitoli del libro per posta a Ginsberg, il quale lo fece pubblicare da una casa editrice dello zio di Carl Salomon cui aveva dedicato The Howl (L’Urlo), dopo averlo conosciuto durante un ricovero in un ospedale psichiatrico.”
Così Jack Kerouac parla dell’amico William Burroughs (Old Bull Lee), nel suo capolavoro Sulla strada:
“Ci vorrebbe una notte intera per raccontare di Old Bull Lee; per adesso diciamo solo che faceva l’insegnante, e a buon diritto, si può dire, perché passava tutto il tempo a imparare; e le cose che imparava erano quelle che considerava e chiamava “i fatti della vita”; le imparava non solo per necessità, ma per scelta. Aveva trascinato quel suo corpo lungo e sottile in giro per tutti gli Stati Uniti, e in gran parte dell’Europa e del Nord-Africa, ai suoi tempi, solo per vedere cosa succedeva; negli anni Trenta aveva sposato una contessa russa in esilio solo per strapparla ai nazisti. […] Faceva tutte queste cose solo per sperimentarle. Ora si dedicava allo studio della tossicodipendenza. […] Passava lunghe ore coi libri di Shakespeare in grembo; il “Bardo Immortale”, lo chiamava. A New Orleans aveva cominciato a passare lunghe ore in compagnia dei codici Maya, e anche quando parlava con gli amici teneva il libro aperto in grembo. Una volta avevo detto: “Cosa ci succederà quando moriremo?”, e lui aveva risposto: “Quando si muore si muore, ecco tutto”. […] Bull aveva un debole sentimentale per l’America dei vecchi tempi, specialmente degli anni Dieci, quando […] il Paese era selvaggio, rissoso e libero, libertà di ogni genere in abbondanza per tutti. La cosa che odiava di più era la burocrazia di Washington; subito dopo venivano i progressisti; poi i poliziotti. Passava il tempo a parlare e a insegnare agli altri. Jane sedeva ai suoi piedi; io anche; e anche Dean (Neal Cassady, ndr); e in passato anche Carlo Marx (Allen Ginsberg, ndr). Avevamo tutti imparato da lui.”

Ha partecipato come attore ai film Chappaqua di Conrad Rooks (1966), Decoder di Klaus Maeck (1984) e Drugstore Cowboy di Gus Van Sant (1989); in quest’ultimo film interpreta un prete ex tossicodipendente .
Ha partecipato al videoclip Last Night on Earth degli U2: nella scena finale si vede Burroughs che chiude gli occhi.
Una curiosità: il videoclip è stato girato pochi giorni prima che Burroughs venisse colto dall’attacco cardiaco che lo uccise.
Il nome del gruppo rock psichedelico “Thin White Rope” fu ispirato da una metafora usata dallo scrittore per definire il liquido seminale maschile.
L’interesse di William S. Burroughs per la Magia (in particolare per la Magia del caos) lo indurrà nel 1993 all’iniziazione presso l’organizzazione IOT (Illuminati di Thanateros), fondata nel 1978 da Ray Sherwin e Peter J. Carroll.
Il romanzo è stato portato sullo schermo nel 1991 da David Cronenberg nel film Il pasto nudo.

 Bibliografia

Romanzi
And the Hippos Were Boiled in Their Tanks, scritto con Jack Kerouac (1945)
La scimmia sulla schiena (1953)
Checca (1951-1953)
Pasto nudo (1959)
La macchina morbida (1961)
Il biglietto che esplose (1962)
Dead Fingers Talk (1963)
Nova Express (1964)
The Last Words of Dutch Schultz (1970)
The Wild Boys (1971)
Porto dei santi (1973)
Le città della notte rossa (1981)
The Place of Dead Roads (1983)
The Western Lands (1987)
My Education: A Book of Dreams (1995)

Racconti
Valentine’s Day Reading (1965)
Time (1965)
APO-33 (1966)
The Dead Star (1969)
Ali’s Smile (1971)
Mayfair Academy Series More or Less (1973)
White Subway (1973)
Exterminator! (1973)
The Book of Breething (1974)
Snack… (1975)
Cobble Stone Gardens (1976)
Blade Runner (a movie) (1979)
Dr. Benway (1979)
Die Alten Filme (1979)
Streets of Chance (1981)
Early Routines (1981)
Sinki’s Sauna (1982)
Ruski (1984)
The Four Horsemen of the Apocalypse (1984)
The Cat Inside (1986)
The Whole Tamale (1987-1988)
Interzone (1987)
Tornado Alley (1989)
Ghost of Chance (1991)
Seven Deadly Sins (1992)
Paper Cloud; Thick Pages (1992)

Saggi
Roosevelt After Inauguration and Other Atrocities (1965)
The Job: Interviews with William S. Burroughs (1969)
Jack Kerouac (1970)
The Electronic Revolution (1971)
The Retreat Diaries (1976)
Ali’s Smile: Naked Scientology (1978)
The Adding Machine: Collected Essays (1985)
La scrittura creativa (1994)

Varie
Letter From A Master Addict To Dangerous Drugs, British Journal of Addiction, Vol. 53, No. 2, August 3rd, 1956 (1956)
Letters to Allen Ginsberg (1953-1957)
The Burroughs File (1984)
Uncommon Quotes Vol. 1 (1989)
Selected Letters (1993)
Burroughs Live: The Collected Interviews of William S. Burroughs (1960–1997)
The Letters of William S. Burroughs (1945-1959)
Word Virus: The William Burroughs Reader (1998)

William Seward Burroughs was last modified: Luglio 14th, 2017 by glianni70.it

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