Storia documentata e illustrata del Movimento Mondo Beat

Mondo Beat

Mondo Beat
Storia documentata e illustrata del Movimento Mondo Beat e della nascita della
Contestazione
dedicata a chi la continua

Il sistema intralcia la distribuzione di “Mondo Beat” e il Movimento lo affronta: nasce la Contestazione.

Negli anni ’60 tre movimenti di coscienza, animati dai principi della nonviolenza e dell’ecologia, s’impegnarono per l’affermazione dei diritti civili e condizionarono il potere costituito là dove essi si manifestarono.

1 – Il Free Speech Movement dell’Università di Berkeley, California, che si caratterizzò per forme di “protesta” contro l’autoritarismo nel sistema d’insegnamento negli USA e contro la guerra nel Vietnam. Influenzò profondamente la gioventù americana e di conseguenza quelle delle società più avanzate nel mondo.

2 – Il Movimento Provo, olandese, che si caratterizzò per forme di “provocazione”. Esplose il giorno in cui la principessa ereditaria Beatrice sposò il tedesco Claus von Amsberg, che aveva militato nella Gioventù hitleriana. Fece traballare il trono in Olanda e sensibilizzò la gioventù europea ai temi del pacifismo e dell’ecologia.

3 – Il Movimento Mondo Beat, che si caratterizzò per la “contestazione”, che è “azione nonviolenta di massa per l’affermazione dei diritti civili e per la salvaguardia dell’ambiente nell’era nucleare”.
Il Movimento Mondo Beat era stato di poco più giovane del Free Speech Movement e del Provo Movement e in vario modo aveva preso orientamento da essi. Sarebbe stato quello che avrebbe percorso più in fondo la strada comune, fino ad arrivare ai cantieri del Villaggio Globale, che stava sorgendo, e partecipare al suo sviluppo. I modelli della “protesta” e della “provocazione” avevano fin lì attivato le categorie dei giovani e degli intellettuali, i modelli della “contestazione” avrebbero attivato le masse.
La Contestazione in Italia si sarebbe manifestata a tali livelli di massa che il potere, per scioccare la massa e arginarla, avrebbe fatto ricorso alle bombe sui treni, nelle stazioni ferroviarie, nelle piazze gremite di gente, nelle banche.
la Contestazione avrebbe messo in crisi il Vaticano, quando tanti giovani preti avrebbero affermato a viva voce il loro diritto al matrimonio e quando, nel crescendo dei movimenti femministi, una femminista sarebbe entrata in San Pietro con il cartello “L’utero è mio e me lo gestisco io!”.
La Contestazione avrebbe fatto fuggire dall’Eliseo l’inquinatore nucleare Charles de Gaulle, che per tornare precariamente al potere si sarebbe compromesso coi sovietici e avrebbe fatto uscire la Francia dalla NATO.
Dopo l’Italia e la Francia, l’azione nonviolenta di massa per l’affermazione dei diritti civili e per la salvaguardia dell’ambiente, cioè la Contestazione, si sarebbe manifestata in diverse aree del mondo, in questo momento (2013) si manifesta nelle società islamiche, ed é evidente come le sue motivazioni facciano ormai parte della coscienza universale comune.

I fondatori del Movimento e della Rivista “Mondo Beat”

(Corriere della Sera – 13.10.1966)
Vittorio Di Russo aveva partecipato al Movimento Provo ad Amsterdam
Mondo Beat. Vittorio Di Russo deportato da Amsterdam a Milano

Preso in una retata di provos ad Amsterdam e deportato a Milano, sbarcò all’aeroporto di Linate, il 12 ottobre 1966, Vittorio Di Russo.
Suonò allora una sorta di allarme e l’immagine di Vittorio Di Russo rimbalzò da quotidiano a quotidiano e fu vista da milioni di persone.
Io, che mi trovavo a Milano, corsi il giorno dopo il suo arrivo a cercarlo, e me lo vidi venire incontro, a Piazza del Duomo, circondato da quella ventina di capelloni che si aggiravano allora per il centro, che lui aveva già catalizzati tutti.
Vittorio Di Russo era pazzo. Ma non la sorta di povero pazzo che vive in conflitto con demoni che lo agitano. Egli viveva in simbiosi con i demoni che lo abitavano, se ne compiaceva, all’occorrenza li metteva al suo servizio: un personaggio storico. La sua condizione e la mia ci legavano l’un l’altro con un rapporto di fratellanza, instaurato a Stoccolma anni prima che ci rincontrassimo a Milano. Quando ci rincontrammo a Milano, ci dicemmo di sì col capo, e due giorni dopo fondammo Mondo Beat.
Intanto, in quei due giorni, Vittorio Di Russo allacciò raccordi con Giuseppe Pinelli e gli anarchici, con Pietro Stoppani e i radicali, con Carlo Masi e gli universitari, e creò un movimento di coscienza con i ragazzi scappati di casa e con gli eccentrici e i fannulloni che frequentavano Piazza del Duomo e i sottopassaggi della metropolitana di Piazza Cordusio.
E dopo la fondazione di Mondo Beat egli continuò a correre senza soste, con la fiaccola dell’incendio che aveva portato da Amsterdam.
A un certo punto io mi resi conto che Vittorio aveva perso il controllo di sè e presto avrebbe consumato tutte le sue energie nell’incendio che andava propagando, e cercai di frenarlo, ma egli se ne risentì, perché quello era il suo karma, e allora io me ne stetti in silenzio al suo fianco, mentre egli si sacrificava fino in fondo, e quando il 19 novembre del 1966 egli cadde nelle segrete della Questura di Milano, raccolsi io la fiaccola dell’incendio e la feci correre col mio passo, fino al 12 giugno del 1967, quando arse la stessa Tendopoli di Mondo Beat, “Nuova Barbonia”, la Fenice della Contestazione.

(AGI – Il Giorno)
Vittorio Di Russo,1 dei 3 fondatori di Mondo Beat, l'incendiario
Mondo Beat. Vittorio Di Russo

Vittorio Di Russo, nato a Scauri di Minturno (Lazio) il 12 agosto 1936.
Da giovanissimo si era arruolato nella marina militare, poi era espatriato clandestinamente in Francia dove per lunghi mesi aveva fatto survival su impervie montagne, infine aveva ottenuto un regolare passaporto e aveva viaggiato e vissuto in diverse parti d’Europa.
Si esprimeva con un linguaggio scarno e lineare. Oltre all’italiano parlava bene il francese e il tedesco. Di professione era scultore.
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C’è stata tendenza, da parte di quanti si sono interessati alla storia di Mondo Beat e ne hanno scritto, a sottovalutare la figura di Umberto Tiboni.
Vero è che Umberto Tiboni non era granché pazzo, ma piuttosto intellettuale, perché più affascinato dalla pazzia altrui che preso dalla propria, ma ignorarne la figura è lacuna grave, perché Mondo Beat non sarebbe esistito senza di lui.
Per sorreggere Mondo Beat nei momenti iniziali della crescita, Umberto Tiboni mise a fondo perduto i pochi soldi che aveva, come pure facemmo Gunilla Unger e Melchiorre Gerbino. Per dedicarsi interamente a Mondo Beat, dove non percepiva soldi, lasciò l’impiego. Fece la galera a causa di Mondo Beat. Né ci furono decisioni, che segnarono il percorso del Movimento, cui egli non prese parte risolutiva.
Ma soprattutto Umberto Tiboni fu colui che si assunse l’incarico di cercare una sede adeguata per Mondo Beat e localizzò e gestì quella che sarebbe diventata la celeberrima Cava, senza la quale il Movimento non si sarebbe connotato dei tratti underground con cui si caratterizzò. L’”Underground Mondo Beat”, con tutti i rischi che comportava, avrebbe dato carisma a quelli che lo facevano. Essi avrebbero scritto ogni giorno una pagina di storia e ogni giorno lo avrebbero potuto costatare sfogliando i giornali. L’”Underground Mondo Beat” avrebbe esercitato un richiamo irresistibile sui giovani italiani, che si sarebbe fatto sentire fin nelle più lontane periferie.
Il fatto che Umberto Tiboni sia stato più riservato di Vittorio Di Russo e di Melchiorre Gerbino, diciamo pure meno esibizionista, non significa che egli sia stato meno determinante nella storia di Mondo Beat.

(AGI – Il Giorno)
Umberto Tiboni,1 dei 3 fondatori di Mondo Beat, il diplomatico
Mondo Beat. Umberto Tiboni

Umberto Tiboni, nato a Sesto San Giovanni (Lombardia) il 19 febbraio 1941.
Umberto Tiboni vestiva casual come Burroughs e Kerouac, ma lui non lo sapeva, come non lo sapevano quelli. Sapere come vestire è stato sempre un problema di provinciali italiani, che a quei tempi vestivano capi carnaby street su cui spillavano bottoni con scritte di protesta, commercializzati dalla Casa editrice Feltrinelli.
Ai tempi di Mondo Beat Umberto Tiboni non aveva ancora intrapreso viaggi e non parlava altre lingue che l’italiano.
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Per confondere la memoria di Mondo Beat, su di me, che sono stato a Mondo Beat il leader delle manifestazioni pubbliche e il direttore della Rivista, sono state scritte tutta sorta di meschinità (che sono fuggito con la cassa!) e per ridicolizzarmi è stato girato un film (“Il Profeta” – con Vittorio Gassmann – regia di Dino Risi) e scritto un libro (“I viaggi di Mel” – di Marco Philopat – edizioni Shake). Dietro tutto ciò le vecchiette della Santa Sede, che hanno pure tentato in tutti i modi di vedermi morto e dimenticato.

(Agenzia Franco Sapi)
Melchiorre 'Paolo' Gerbino,1 dei 3 fondatori di Mondo Beat, l'ideologo
Mondo Beat. Melchiorre Paolo Gerbino

Melchiorre Gerbino, nato a Calatafimi (Sicilia) il 30 agosto 1939.
La prima ragazza svedese con la quale feci all’amore, mentre lo facevamo mi chiamò col nome di un altro: “Paolo”. Io allora, nel 1961, ero esistenzialista e mi tenni il “Paolo”. Con questo nome mi conobbe Vittorio Di Russo nell’underground della Città Vecchia di Stoccolma. Quando Vittorio mi rincontrò a Milano, la prima cosa che disse fu “Paolo” e così mi sarei chiamato a Mondo Beat.
Ai tempi di Mondo Beat oltre all’italiano parlavo bene il francese e lo svedese, discretamente l’inglese e lo spagnolo. A scuola avevo studiato 8 anni il latino e 5 il greco classico, ma svogliatamente, perché odiavo il sistema d’insegnamento della scuola italiana e la contestavo. Ciò mi costò 10 elettroshock, quando avevo 16 anni. Non appena mi ripresi, rincarai la dose. In terza liceo mi presentavo in classe senza libri scolastici ma con quotidiani; avevo interdetto la professoressa di lettere dall’interrogarmi perché mi irritavano le sue domande per lo stile con cui me le poneva; davo del “tu” al preside che mi dava del “tu”… Avendo capito che il mio intento era di farmi espellere da tutte le scuole della Repubblica, il preside non lo fece e così, a un certo punto, abbandonai io stesso gli studi: con grande rammarico del preside, del corpo docente e degli studenti, che si sentirono orfani della mia presenza e a più riprese mandarono messi perché io tornassi!… e comunque un poco di latino e di greco mi rimase.
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Gunilla Unger e io c’eravamo conosciuti, tre anni prima della fondazione di Mondo Beat, nell’underground della Città Vecchia di Stoccolma, il giorno che lei compiva 18 anni; io ne avevo allora 23 e vivevo a Stoccolma da 2.
Nei primi anni ’60 l’underground nella Città Vecchia di Stoccolma si articolava in sotterranei medievali, gestiti da ragazzi svedesi che avevano accesso legale a qualche piccolo scantinato e da lì avevano aperto varchi abusivi verso scantinati più ampi, granai e ripostigli ch’erano rimasti murati per secoli, che si trovavano a poche decine di metri dal Palazzo Reale, come il “Frid och Fröjd” e il “Bobadilla”, dove Gunilla Unger e io ci conoscemmo e frequentammo. In questi scantinati si ballava jazz, spesso dal vivo, quando jazzisti afroamericani, che in quel tempo solo in Svezia non incontravano ostilità razziali se si intrattenevano con una donna bianca, venivano a suonarci per il piacere che procurava loro l’acustica e il giro internazionale di quei sotterranei. Il giro non era di massa, ma di giovani viaggiatori, e tra di loro i primi che intraprendevano giri del mondo, e le ragazze svedesi che lo frequentavano parlavano fluentemente almeno tre lingue. Per entrare in questa sorta di locali si pagava pochissimo, e se si voleva bere una cocacola bisognava uscire e andarsela a cercare in qualche automatico. Vi si allacciavano amicizie e si apriva la mente ad altre culture. Vi si amoreggiava. Poteva succedere, anche se non a tutti, di trovarsi due ragazze, sedute, una su una gamba e l’altra sull’altra, e sbaciucchiarle, un pò l’una un pò l’altra, mentre ci s’intratteneva a parlare con l’amico australiano ch’era arrivato in Svezia con l’autostop. Così fu l’underground di Gunilla Unger e il mio…
Mondo Beat, per l’”imprinting provo” che Vittorio Di Russo gli diede, fu subito tenuto sotto pressione da servizi segreti, carabinieri e polizia, che tendevano retate ai ragazzi beat e alle ragazze che frequentavano Piazza del Duomo e i sottopassaggi della metropolitana di Piazza Cordusio: quelli che incappavano nelle retate, se non erano residenti a Milano venivano diffidati per 5 anni dal soggiornarvi e avviati con un “foglio di via obbligatorio” ai loro luoghi di residenza, pena un mese di carcere se non avessero ottemperato all’ingiunzione. Ciò creava nel gruppo uno stato di tensione, di cui ci si liberava in feste notturne a casa di gente che disponeva di grandi spazi. In una di queste feste, la prima, io mi trovai Gunilla Unger seduta su una gamba e Carmen Russo sull’altra, mentre m’intrattenevo a parlare non ricordo più con chi di che cosa. Avvenne allora che a un certo punto tutti i ragazzi e le ragazze si spogliarono, eccentricamente, e parteciparono a una sorta di cerimonia di amore di gruppo, che non fu né ostentata né volgare, ma in qualche modo ieratica, alla quale Carmen Russo, Gunilla Unger e io assistemmo con compostezza.
Certo è che se Gunilla Unger, ch’era mia moglie, si fosse ingelosita di Carmen Russo e si fosse alzata stizzita dalla mia gamba, io non starei a scrivere ora la storia di Mondo Beat, perché il Movimento si caratterizzò proprio per lo spontaneismo sessuale che caratterizza le rivoluzioni vere.
In un’epoca in cui in Italia imperversava il gallismo, a Mondo Beat non ci sarebbe stato nessuno che “aveva una donna”. Né ci sarebbe stato alcuno che “non aveva una donna”, perché se lo stesso Giacomo Leopardi fosse passato da Mondo Beat, con Silvia ci avrebbe fatto all’amore pure lui, invece d’infastidirla con tediose poesie.
Né a Mondo Beat si ricorda un solo episodio di gelosia, ma sempre storie belle tra giovani, e ciò sa di incredibile, se si pensa all’intreccio delle situazioni umane e al fatto che mai a nessuno fu chiesto di identificarsi, né di dire da dove venisse, né dove stesse andando.
Certo è che senza Gunilla Unger, che fu il riferimento delle prime ragazze che aderirono a Mondo Beat, e le ragazze di Mondo Beat sarebbero state numerosissime, il Movimento non si sarebbe caratterizzato con quello stile scandinavo che tanto fascino esercitò sulla gioventù italiana. Né i ragazzi e le ragazze di Mondo Beat senza questa fratellanza sessuale che li accomunava sarebbero stati capaci d’inscenare manifestazioni pubbliche per l’abolizione delle diffide e dei fogli di via obbligatori, manifestazioni che paralizzavano per ore il cuore di Milano, durante le quali si poteva finire in una lettiga con due costole rotte dalla polizia.
Gunilla Unger non fu tra i fondatori del Movimento Mondo Beat, perché la sera del 15 ottobre 1966 non era alla Crota Piemunteisa di Via Pontaccio 4, con Vittorio Di Russo, Umberto Tiboni e Melchiorre Gerbino, ma la sua personalità a Mondo Beat fu così fondante che gioco forza vi sia annoverata.

(Il Giorno)
Gunilla Unger, il riferimento intellettuale delle ragazze del Movimento
Mondo Beat. Gunilla Unger

Gunilla Unger, nata a Solna (Stocolma) il 10 marzo 1945.
Nell’aprile del 1965, quando nostro figlio Nino aveva 4 mesi, Gunilla Unger e io ci sposammo col rito civile al municipio di Stoccolma. Lo facemmo perché avevamo deciso di venire in Italia dove allora il Vaticano, con la sua creatura politica Democrazia Cristiana al potere, aveva dettato legge che vietava di dormire nella stessa camera di albergo a coppie di non sposati.
Gunilla Unger aveva conseguito la maturità classica svedese e conosceva perciò il latino, di cui io stesso le avevo impartito lezioni. Ai tempi di Mondo Beat parlava lo svedese, l’inglese, il tedesco, il francese e l’italiano.

La Fondazione di Mondo Beat a Milano

La sera del 15 ottobre 1966 c’incontrammo in sei alla Crota Piemunteisa di Via Pontaccio, a pochi passi dall’Accademia di Brera, una taverna di come ce n’erano in quegli anni a Milano, con entrata ampia quanto la larghezza del locale e due gradini alti da montare per accedere a una sorta di soppalco che la rendeva teatrale: vino rosso dell’Oltrepò Pavese e uova sode per accompagnarlo.
Ci sedemmo a un tavolo io, Vittorio Di Russo e gli altri quattro ch’erano venuti con lui. Quando Vittorio e io cominciammo a parlare di movimento anarchico e di giovani che con le loro manifestazioni avrebbero scosso Milano, cose che non si erano mai verificate nella storia d’Italia, tre, dei quattro che erano venuti con Vittorio, in vario modo si allontanarono e io, che non li avevo mai visti prima, non li avrei più rivisti dopo: rimase Umberto Tiboni.
Umberto Tiboni aveva 25 anni, era perito industriale, impiegato in una società. Aveva un debole per i balordi, ragazzi e ragazze scappati di casa, e ne ospitava una quantità nel suo appartamento di Cinisello Balsamo.
Mentre Vittorio e io alla Crota Piemunteisa profetavamo, Umberto se ne stava attento ad ascoltare e, a richiesta, interveniva, con sentenze dettate dal buon senso che avvaloravano le nostre visioni. Sempre così sarebbe stato Umberto Tiboni a Mondo Beat: non avrebbe mai detto di no a nessuna delle iniziative più inverosimili, ma sempre le avrebbe rielaborato formalmente, in termini di buon senso…
A un certo punto si discusse del nome e delle strutture da dare al Movimento. Trovare il nome fu laborioso. Il termine “provo”, che avremmo voluto adottare, non si poteva usare perché già se lo era attribuito un gruppo di studenti liceali che orbitava intorno alla sezione anarchica “Sacco e Vanzetti”. Il termine “beatnik”, che a me suonava fuoriluogo, fortunatamente non si poteva usare perché con esso trafficava Fernanda Pivano, una traduttrice di scrittori americani. Vittorio insisteva per il termine “beat”, che a me non entusiasmava. Ma Vittorio era irremovibile! A un certo punto mi venne di buttargli quel “mondo” davanti, e la formula piacque a tutti e tre: il Movimento si sarebbe chiamato “Mondo Beat”.
Riflettemmo poi sulle strutture da dare al Movimento e pensammo di dotarlo di una sede e di una rivista. In attesa di potere avere una sede nostra, ci saremmo arrangiati dagli anarchici della Sacco e Vanzetti e convenimmo di chiamare la rivista “Mondo Beat” come il Movimento.
Infine ci assegnammo l’un l’altro le funzioni, e fu presto fatto: Vittorio Di Russo sarebbe stato a capo del Movimento nelle manifestazioni pubbliche e avrebbe tenuto i contatti tra Mondo Beat e gli altri gruppi extraparlamentari; Melchiorre Gerbino sarebbe stato l’ideologo del Movimento e il direttore della Rivista; Umberto Tiboni l’amministratore e il tesoriere.
Quando ci alzammo dal tavolo, io avevo la certezza che qualcosa di eccezionale sarebbe successo perché, se due anarchici s’incontrano, normalmente si lasciano perplessi: se tre anarchici si lasciano convinti di quello che hanno stabilito e devono intraprendere, è che deve succedere qualcosa di storico.

Fonte: http://www.melchiorre-mel-gerbino.com/MondoBeat/Mondo_Beat.htm

Storia documentata e illustrata del Movimento Mondo Beat was last modified: novembre 14th, 2014 by glianni70.it

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