Sismi e caso Omar un’operazione da non fare

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Il maresciallo Mancini era davvero il numero due del Sismi? Se così era, non è concepibile che il numero due non informasse il suo capo diretto dell’attività svolta. Ma c’è da chiedersi se il ruolo di Mancini non fosse, in effetti, più complesso. Pare assai strano, infatti, che nei servizi segreti militari – che sono organizzati secondo una rigida gerarchia militare – si saltino almeno sei gradi tra il numero uno e il numero due. Comunque il numero due dei servizi opera a livello direttivo a Forte Braschi e non dovrebbe certamente essere impiegato in compiti esecutivi cioè in operazioni sul campo.

E poi c’è da chiedersi: quali operazioni del tipo arresto/sequestro il Sismi può compiere in base alla legge costitutiva dei servizi stessi, la legge 801/77? Nessuna, perché i suoi compiti riguardano solo la pura “intelligence” e cioè la raccolta-analisi-valutazione di informazioni, mentre nessuna operazione fisica deve essere compiuta. Infatti tali operazioni, sempre per la legge 801/77, devono essere affidate dai servizi alle “teste di cuoio” dei carabinieri o della guardia di finanza o della polizia.

Il maresciallo Mancini ha operato insieme ad altri agenti e quindi doveva esserci un coordinamento a livello superiore a quello delle operazioni di Mancini stesso. Ma se Mancini era il numero due del Sismi (a proposito, il Copaco si è mai occupato di questa anomalia gerarchica nei servizi? Si è mai chiesto in base a che cosa potesse essere giustificata?), il coordinamento delle operazioni non poteva essere effettuato che al primo livello, quindi a livello della Direzione del Sismi stesso. C’è da domandarsi tra l’altro quale livello di segretezza sia stato attribuito all’operazione dall’Ucsi, l'”Ufficio centrale di sicurezza” alle dipendenze della Ans, l’Autorità nazionale di sicurezza. L’Ucsi esiste non in base ad una legge ma ad una circolare della Presidenza del Consiglio – la Pcm/Ans/1/R del 1987 (che in pratica è la fotocopia della pubblicazione dello Stato maggiore difesa SMD1/R). Tale ufficio però non è nemmeno contemplato dalla legge 801/77 e rispetto alla sua esistenza (un centinaio di persone in Italia e un migliaio di corrispondenti all’estero) il Copaco, nella relazione al Parlamento del 6 aprile 1995, ha espresso il parere che (pag. 37 della relazione) l’Ucsi «Opera con assoluta discrezionalità, e presso l’Ucsi sono conservati 308mila fascicoli relativi a persone e 2.500 relativi ad imprese».

L’Ucsi, sempre in regime di assoluta discrezionalità, concede o nega i nullaosta di sicurezza, i Nos, certificati che condizionano, tra l’altro, anche la sfera politica. Osserviamo per inciso che l’Ucsi ha concesso i Nos anche a persone come il brigatista Marco Mezzasalma. L’Ucsi opera in effetti come un terzo servizio segreto. Si legge nella relazione (pag. 40): «Chi potrà negare che l’attività dell’Ucsi sia almeno in teoria attività idonea per l’informazione e la sicurezza e che perciò essa violi l’art. 10 della legge 801/77». L’Ucsi si colloca «non soltanto in una condizione al di là della legge, ma in contrasto con la legge».

A proposito delle schedature sopra citate, come si legge su La Stampa (11 settembre ’96), l’on. Frattini, già capo del Copaco, «denuncia l’ufficio Ucsi: 100mila schedature segrete». Mi domando, dunque, in quale rapporto con l’Ucsi si ponga l’operazione del maresciallo Mancini e in particolare quale copertura di segretezza gli sia stata assegnata dall’Ucsi. Oppure si trattava addirittura di una operazione “clandestina”? In questo caso, si tratta di vedere se rientrava nell’ambito delle operazioni “tipo Gladio” le quali erano rette appunto da “comitati di pianificazione clandestina”.

Le operazioni del tipo Gladio sono state svolte non solo in Italia ma anche all’estero. La Gladio dipendeva dalla settima divisione del Sismi di cui è stato a capo tra l’altro il generale Paolo Inzerilli che è stato anche a capo dell’Ucsi. Le operazioni di tipo clandestino riguardano anche operazioni armate in Italia e all’estero. Un esempio di queste operazioni si è avuto ad esempio nel caso Dozier (il generale Usa rapito) a cui parteciparono gli “operatori speciali dei servizi di informazione, gli Ossi” che appunto operavano armati e cioè non con funzioni semplicemente informative. Alla liberazione di Dozier partecipò, con gli Ossi, un addestratore di Gladio, il maresciallo Vincenzo Li Causi – che è stato anche direttore del Centro Scorpione di Gladio, a Trapani e, in seguito, inviato all’estero in Somalia dove, si disse, trovò morte per una pallottola vagante (ma in seguito venne insignito di medaglia d’oro alla memoria).

All’estero operava una componente di Gladio che tra l’altro addestrava i guerriglieri di fazioni vicine alla nostra politica estera (anche questi operatori erano armati). Notissima è l’operazione per la deposizione del presidente Bourghiba della Tunisia di cui parla anche l’ammiraglio Fulvio Martini nel suo libro “Nome in codice Ulisse”. Di nuovo anche qui si tratta di operazioni clandestine. Più in dettaglio, sull’attività della componente di Gladio all’estero (una componente di Gladio ancor oggi non resa ufficialmente nota in Parlamento) parla l’on. Beppe Pisanu in una intervista sul Corriere della Sera del 2 aprile 1997 dal titolo «Con Gladio (la Gladio all’estero, ndr) questa crisi non ci avrebbe trovato impreparati». A proposito: quando si vorrà far conoscere al Parlamento l’esistenza della Gladio all’estero?

Quanto sopra per affermare che i nostri servizi, che dovrebbero svolgere solo attività di intelligence, in pratica hanno svolto (e svolgono?) attività anche esecutive. Ma nessuno sembra preoccuparsene. Si è fatto cenno agli Ossi. Qualcuno li ha anche chiamati “la sezione K” dei servizi, sostenendo che la K si riferisce a “killer”. Si legge in proposito su l’Avvenire del 27 ottobre 1991: «Tutti i misteri della sezione K: i suoi componenti confermano l’appartenenza a Gladio». A Gladio apparteneva pure la “Falange armata”, 16 ufficiali della settima divisione del Sismi, quella di Gladio, arruolati tra il ’79 e l’81 dal generale Pietro Musumeci. Si legge in proposito sempre su l’Avvenire (12 novembre 1994): «La falange armata minaccia Scalfaro».

Quanto agli Ossi sono stati considerati dalla seconda Corte d’Assise di Roma (sentenza del 21 dicembre 1996) come «eversivi dell’ordine costituzionale». La Corte ha anche ordinato la declassifica immediata dei documenti segretissimi (questa segretezza era stata ordinata dall’Ucsi) che ne copriva illegalmente l’operato.

Titola Il giorno (28 marzo 1997) «Gladio: c’erano 007 fuorilegge». Le operazioni del tipo di quelle effettuate dal maresciallo Mancini sono operazioni del tipo Cia, operazioni che riguardano la cosiddetta guerra non ortodossa, codificata tra l’altro in un manuale del Sid (Servizio informazioni forze armate) intitolato “La guerra non ortodossa” (la parata e la risposta) del 1971 ispirato al Field Manual 131 degli Usa (quello che venne trovato in una borsa della figlia di Gelli a Fiumicino). Come si è detto, le operazioni clandestine un tempo erano affidate alla settima divisione Gladio. E la possibilità di effettuare simili operazioni deriva dal piano che si chiama “Demagnetize” del 1952, firmato dalla Cia e dal Sifar che stabiliva che i governi nazionali non dovevano essere messi a conoscenza di determinate operazioni svolte dal servizio. Sarà stato così anche nel caso Abu Omar?

Ci sono comunque altre tre questioni a cui non possiamo non accennare. La prima di queste riguarda i rapporti dei nostri servizi con gli apparati Usa. Secondo il sen. Cossiga (il Corriere della Sera 1 giugno ’93) «solo gli Usa controllavano il Sismi». Afferma Cossiga: «Se dicessi che da Presidente del Consiglio riuscivo a controllare il Sismi affermerei qualcosa di falso». A controllare i servizi «erano gli americani ma questi preferivano sempre trattare con i militari». E’ così anche ora?

Seconda questione: presso il servizio è sempre esistita una “Divisione sicurezza interna” che è stata retta anche da quel colonnello Mario Ferraro che fu trovato morto nel bagno impiccato ad una maniglia. La divisione aveva sede a viale del Policlinico 131 e successivamente in via Calabria. La “Divisione sicurezza” aveva il compito di segnalare ogni comportamento anomalo alla direzione generale. Come ha operato nel caso Mancini?

Terza questione: dopo l’ennesima deviazione dei servizi non può non porsi una domanda: come vengono arruolati gli agenti? Una risposta ce l’ha data qualche tempo fa in una intervista al Corriere della Sera (8 agosto ’93) il generale Paolo Inzerilli. Così titolava il quotidiano: «I nostri 007 li sceglieva un pediatra» e aggiunge «le assunzioni ci vennero scippate e date in mano ai medici. Un gruppo di tigellini condiziona il Sismi. Per cambiare bisognerebbe cacciarli via».

Non sappiamo se ciò sia mai avvenuto. Però sappiamo che ci troviamo di nuovo di fronte a deviazioni dei servizi e che attorno ai servizi si annoda un groviglio di gravi problemi da risolvere. Una cosa è sicura: è inaccettabile essere l’unico paese al mondo che ammette che esistano “servizi deviati” senza che nessuno si chieda nemmeno da chi siano composti.

Sismi e caso Omar un’operazione da non fare was last modified: gennaio 28th, 2015 by glianni70.it

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