Segreti, Segreti (1984) di Giuseppe Bertolucci

segreti, segretiSegreti, Segreti (1984) di Giuseppe Bertolucci

Segreti, Segreti (1985) G. Bertolucci, [XviD – Ita Ac3 5.1]

Giuseppe Bertolucci ha una qualità peculiare; saper scrivere fiabe cinematografiche rendendole naturali e vive , non sovraccariche di estetismi particolari (in questo si differenzia un poco dal fratello Bernardo) e dialoghi particolarmente artificiosi. Assieme a Bernardo Bertolucci sono i due registi italiani che meglio riescono a mettere a nudo ed evidenziare sogni, noia, vizi, utopie della classe borghese, ancor di più di Antonioni e poco meno di Bergman.. I due fratelli nella borghesia ci sono cresciuti, ci convivono e non raccontano mai il vero per il falso; non enfatizzano dialoghi o sequenze. Sono due uomini di sinistra, ma non si sono mai schierati con toni intellettuali verso le persone. Riconoscono il loro essere borghesi con pregi e difetti , senza ipocrisia, cosa che non riesce ad altri “intellettuali”. Mi piace la coerenza che li animano. E grazie alla coerenza i loro film sbocciano nel clima giusto, senza alcuna sbavatura e senza alcuna recitazione forzata.

Parlare di terrorismo è difficile e lo è stato soprattutto in quegli anni. La difficoltà era (ed è..) quella di non entrare in un vortice dove ci sono molti aspetti ed intrecci che, se non hai fonti o genio artistico, non ti aiutano a scrivere un’opera degna di nota. Succede difatti che molti film sono caduti in questa trappola. La meglio gioventù è film perfetto fino a quando si mantiene nel conflitto psicologico dei personaggi e della generazione di quegli anni, ma poi va in tilt quando deve condensare un tempo narrativo/storico dilungato (forse) per scelte stilistiche. Novecento (non a caso di Bernardo Bertolucci) viaggia su binari opposti, come la capacità tecnica e narrativa di Sorrentino che ha reso capolavoro un film difficilissimo su Giulio Andreotti, Il Divo, uomo che nel bene e nel male rappresenta la storia della nostra democrazia non partecipativa. Entrato nel dettaglio, soffermatosi nei lati oscuri, pensierosi, solitari del senatore a vita e colorando con toni grotteschi la sceneggiatura, ci lascia tutto lo spazio per riflettere sull’uomo e sull’Italia.

E la capacità stilistica di Sorrentino è stata quella di non aver operato con scelte ridondanti (ricordiamoci che sono i decenni della D.C, della prima repubblica, ma anche del boom economico, le stragi di stato, il caso Moro, ecc …)

Segreti, Segreti, è un film del 1984, scritto quindi dopo la fine degli anni ’70. E’ un film che il regista elabora nella fase calante del periodo e in un contesto storico per il cinema italiano sguaiato. Quale scelta migliore sarebbe stata quella di cimentarsi sul delitto Moro, per esempio, o su il movimento studentesco ? Quale miglior film sarebbe stato se non quello di cercar di condensare nella pellicola gli inciuci tra chiesa e stato o parlando di Andreotti, Spadolini, Cossiga e Craxi ? No, Bertolucci osserva le anime, la crescita, lo sviluppo e la morte di una classe; Bertolucci segue l’abbandono a se stessi di una generazione. Si accorge, che nei set cinematografici, fioriscono attori e attrici molto spesso investiti in parti che non li animano assolutamente. E in Segreti Segreti, sette personaggi prendono identità come due classi sociali a loro volta opposte: quella borghese e proletaria.

La prima sequenza ci narra che qualcosa sta per accadere: un piroscafo sta per attraccare ad un porticciolo di Venezia ed il volto ansioso di Pietro, il killer che dovrà sparare, segue l’arrivo del magistrato Andrea Sordi e lo pedinerà tra i vicoletti a labirinto. Con lui altri due complici. L’organizzazione è predisposta in modo tale che Pietro deve compiere il gesto crudo mentre gli altri loro coprono.

Il Killer non spara nel punto esatto, non colpisce il prescelto. I numerosi colpi gettano preoccupazione agli altri due addetti in quell’istante alla sorveglianza a pochi metri dalla piazza. Sentendo gli spari corrono verso la piazza notando che Pietro si è sparato su una gamba, colto probabilmente da uno stato forte di tensione. L’azione deve essere portata a buon fine e Laura uccide il collega ed il magistrato. Altri film avrebbero dato una razionalizzazione della realtà: chi sono i tre ? da quale matrice politica provengono? perché lo hanno fatto?. Bertolucci no. Sceglie la strada laterale, strutturando la storia a puzzle o destrutturandola. Segreti Segreti non analizza il percorso ma analizza gli effetti e non le grandi cause sociali. Dei terroristi non sappiamo più nulla, se non quando vedremo alla fine Laura essere arrestata e dirà solo i cognomi, perché i nomi non li conosce, indicando i quartieri dove risiedono: Monte Mario, Monte Verde, Gregorio VII e Pomezia, il luogo di aggregazione. Ma non li conosce ed il magistrato (Mariangela Melato) capisce che non sta raccontando balle in quel misto di disperazione e cinismo a pochi attimi dalla morte della madre, sconvolta per l’insurrezione nella notte prima della polizia ed incapace di credere nei segreti interiori della figlia, oramai spogliatasi dall’animo borghese. Marta si getta dalla finestra invasa dalla disperazione.

Laura è una ragazza che parla con le espressioni, le gestualità a tratti maschili e con poca femminilità. Ma gli sguardi a volte non nascondono nulla, i segreti solitamente li porta dentro se come gli altri personaggi che conosciamo durante il film. È chiusa, non nutre particolari affetti verso gli uomini, lo conferma all’ossessiva governate Gina (Alida Valli). Ed il segreto lo svela senza dichiararlo a voce, ma solamente dopo aver sottoposto la governante ad osservare attentamente il suo sguardo “per capire se realmente è sempre uguale”, come dice la donna, “o cambiata” , come afferma lei. Difatti l’indomani la signora, donna educatrice dai principi morali sani, lascerà la casa dopo 42 anni di servizio.

In questo mondo borghese fa parte la madre di Laura (Lea Massari), una donna attratta apparentemente dalla vita mondana, affascinante e ben vestita, narcisista bisognosa di continui riconoscimenti. Fa parte anche Renata (una bravissima Stefania Sandrelli), anch’essa in cerca di conferme, al punto tale di tagliarsi i polsi e finire in ospedale. Proprio Laura, di cui ha invidia, le confesserà che il gesto è lo stesso trucco compiuto dalle mogli abbandonate o i bambini per riconquistare la fiducia dei fidanzati e genitori. Renata è una ragazza viziata, sciocca, indecisa, annoiata, il cui motto è quello di giocare con la vita.

In occasioni rare si pone anche domande esistenziali, come quando prima di addormentarsi in ospedale chiede a Marta “ la differenza tra il tentato suicidio invece del suicidio fallito”, a cui l’affascinante signora risponde che“ siamo così stupidi, così stupidi, così presuntuosi, che l’idea di fallimento ci da noia sempre”.

Al senso di vuoto che ci comunica la classe borghese, si antepone quella proletaria, rappresentata dal Pietro, il ragazzo morto e dai compaesani irpini. In questa circostanza Bertolucci coglie appieno l’alienazione delle persone verso la televisione, il loro desideri inappagati e i sogni davanti il piccolo schermo. La morte di Pietro non è accolta con dolore da Maria (Rossana Podestà) la matrigna, una donna bisognosa di attrarre ripetutamente. Al contrario è sofferta dalla sorellastra Rosa (Giulia Boschi) un’eroina romantica che prova nei suoi limiti di scoprire la verità. Sarà lei che suonerà la porta di uno tra i mille appartamenti nel quartiere Corviale a Roma. Sarà lei che proverà a scovare Laura dopo aver avuto un colloquio e le prime tracce dal magistrato. E sarà più forte moralmente di Laura quando si troveranno nello stesso vagone per Napoli. In questa circostanza la giovane opterà per misconoscere l’assassina, risponderà alle domande dopo che le due osservano la foto caduta a terra di Pietro ritratto durante la prima comunione. Rosa inganna con la fantasia e pone domande senza avere risposta. Osserva che la maschera di Laura si scompone e, incapace di reggere il confronto, scende dal vagone.

Giuseppe Bertolucci ci rappresenta attraverso una costruzione eccezionale le fobie ed il senso di colpa di una generazione, quella dei terroristi, per buona parte proveniente dalle classi abbienti della società. Ma anche l’incredulità, il raziocinio e il bigottismo morale che la stessa classe è incapacitata a sciogliere. Rimangono scorie radioattive sulla pelle. Ma sopratutto l’incapacità di comunicare e la paura dell’altro che sconvolge la stabilità.

  • GENERE: Drammatico
  • ANNO: 1984
  • REGIA: Giuseppe Bertolucci
  • SCENEGGIATURA: Giuseppe Bertolucci, Vincenzo Cerami
  • ATTORI: Lina Sastri, Rossana Podestà, Giulia Boschi, Alida Valli, Stefania Sandrelli, Lea Massari, Mariangela Melato, Lorella Morlotti, Massimo Ghini, Antonio Petrocelli, Sandra Ceccarelli, Nicoletta Braschi, Federico Pacifici, Fabrizio Varesco, Nicola Di Pinto, Arnaldo Momo, Claudio Spadaro, Francesca Archibugi, Pino Calabrese, Daniele Costantini, Laura Perugini
  • FOTOGRAFIA: Renato Tafuri
  • MONTAGGIO: Nino Baragli
  • MUSICHE: Nicola Piovani
  • PRODUZIONE: GIANNI MINERVINI PER A.M.A. FILM, ISTITUTO LUCE, ITAL NOLEGGIO CINEMATOGRAFICO
  • DISTRIBUZIONE: ISTITUTO LUCE, ITALNOLEGGIO CINEMATOGRAFICO (1985) – MONDADORI VIDEO, VIDEO CLUB LUCE, GRUPPO EDITORIALE BRAMANTE
  • PAESE: Italia
  • DURATA: 93 Min
  • FORMATO: EASTMANCOLOR

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Segreti, Segreti (1984) di Giuseppe Bertolucci was last modified: dicembre 6th, 2014 by glianni70.it

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