I Ragazzi Del ’77 – Una storia condivisa su Facebook

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I Ragazzi Del ’77 – Una storia condivisa su Facebook

© 2011 – Pag. 536 – foto e illustrazioni in B&N e a colori
Euro 45,00
ISBN 978 88 8000 892 7

Da un album fotografico sul ‘77 a Bologna, pubblicato quasi per caso su Facebook da Enrico Scuro(oggi webmaster e operatore nel settore della comunicazione, nel 1977 studente al Dams, attivista del movimento e fotografo), è nato un fenomeno che ha coinvolto e appassionato oltre un migliaio di persone. Una comunità che sembrava dispersa nel tempo, si è ritrovata nella piazza virtuale del social network, ricreando quella speciale dimensione umana che era la piazza reale degli anni Settanta: le case come porti di mare, la vita quotidiana come evento collettivo, il modo di vestire, amare, sentire, parlare.
E poi la politica, la novità del linguaggio di Radio Alice, i viaggi in India, le feste giovanili, i concerti rock, il teatro in piazza.
Con più di 1200 foto, corredate da migliaia di commenti, riflessioni, ricordi, questo libro ricostruisce in oltre 500 pagine la singolare esperienza condivisa su Facebook e racconta un’epopea del passato con gli occhi del presente ma dal punto di vista dei protagonisti.

 

 

 

 

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Intervista a Maurizio Marinelli e a Oderso Rubini sulle forme della creatività e della progettualità negli anni dei RAGAZZI DEL ’77 di Giorgia Delfini di AeliaMedia”

 

 

 

 

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Bologna, settembre 1977, i giorni del convegno sulla repressione, piazza VIII agosto, Dario Fo sul palco, giovani e meno giovani seduti, una successione di volti che si amalgama fino alla Montagnola. Da quella foto di Enrico Scuro è nato I ragazzi del ’77. Una storia condivisa su Facebook, libro di 500 pagine con centinaia di foto e parole collettive, ideato da Scuro in collaborazione con Marzia Bisognin e Paolo Ricci, e che ha trovato un editore-produttore in Baskerville – Sonic Press (Maurizio Marinelli e Oderso Rubini).

Cos’è successo? Scuro dal 5 febbraio 2011 ha messo su Facebook quella e altre foto del tempo, e con effetto virale centinaia di persone si sono messe a cercarsi. A cercare se stessi e altri nelle foto, riconoscersi e tornare in contatto. Basta poi l’appello “aprite i cassetti” e arrivano migliaia di foto, da condividere: manifestazioni, spettacoli, assemblee, ma anche momenti di intimità, gli appartamenti da studenti fuorisede (eternamente uguali…). E con le foto i commenti, le battute, i “chi l’ha visto?”. E dalla rete si è passati a vedersi di persona (l’11 marzo, ovviamente) per una cena: 160 persone, «più quelli passati prima e dopo – spiega Scuro – tutti con la sensazione di esserci lasciati solo la sera prima in piazza Verdi». Da lì al libro la strada non è facile: «pochi ci credono, ma gli editori hanno detto subito sì e han preso il lavoro a scatola chiusa». A dicembre è pronto.

Martedì alla Libreria.coop Ambasciatori è stato presentato ufficialmente, con una platea gremita e sul palco 8 relatori: l’ideatore e i suoi collaboratori, gli editori, lo storico Luca Alessandrini, il giornalista Michele Smargiassi, lo scrittore Pino Cacucci.

Operazione nostalgia? No, o non solo, e poi anche se fosse? Cacucci ricorda che «la nostalgia è un sentimento, e noi davamo spazio ai sentimenti. Poi quando dico nostalgia penso a persone con cui sono stato bene, e non a piangermi addosso. Questo libro dice l’intensità di quei giorni, che quell’attimo non è stato poi così fuggente, e che ci siamo divertiti tanto, con ironia».

In effetti Scuro sottolinea due cose: una culturale-editoriale, cioè che voleva fare un libro-facebook («ho mischiato tutto: libro e internet, foto reportage e da cassetto, parole e immagini, dialoghi nati in rete»), l’altra, che lo avvicina al discorso di Cacucci, più umana: «volevo una grande storia d’amore di una generazione per i suoi ideali». «È romanticismo? È una vergogna essere romantici?», gli fa eco lo scrittore. Certamente no, ma le storie d’amore sono un problema, per la freddezza dello storico: Alessandrini lo sa, ma parla di «un libro di storia e per la storia, imprescindibile per chi studia questo periodo. Poi è una grande costruzione di soggettività, in una forma narrativa libera. Quelle persone parlano di sé oggi, è la generazione di mezzo: oggi si parla di giovani, di anziani, quasi mai di quelli in mezzo».

Le voci del libro dicono la sconfitta di quella stagione e la persistenza di quel momento negli anni a venire, la conflittualità del movimento e della memoria. Ma Alessandrini ci tiene a far notare un cambiamento: «nel ’77 uscì Bologna marzo 1977… fatti nostri…, autori molti compagni e compagne, con scritti sui giorni del marzo che contestavano le versioni ufficiali. Quel “fatti nostri” era una chiusura,I ragazzi del ’77 è invece un’apertura a disposizione di tutti».

D’altronde è qualcosa che nasce in rete. Anche se Smargiassi fa notare che «Facebook è un flusso di frammenti che si perdono, mentre qui è il contrario: è un flusso che risale la corrente e si trasforma in deposito», e parla del libro come di uno “scrapbook”: «una raccolta di cose dotate di senso ma senza pretesa di organicità. Un collage leggibile in tante direzioni, non solo un album di foto, non solo una narrazione a parole, nato da un atto di autoriconoscimento, dalla foto di piazza VIII agosto. C’era bisogno di scavare in quell’immagine. Il libro è un panorama di una generazione a più dimensioni, e completa le foto pubbliche, note, del setaccio della storia che ha fatto passare solo alcune cose. Questa del libro è un’altra storia possibile».

 

La novità che ci presenta il caso di Scuro non sono le immagini, alcune già note e visibili sul web, quanto la pratica entro la quale vengono inscritte: con la possibilità di riconoscersi, taggare e  commentare, la foto diviene vera e propria superficie di inscrizione del ricordo. Attraverso il tag i soggetti si costruiscono come testimoni dell’evento e nell’affermare “Io c’ero” rivendicano un diritto a narrare, trovando nella foto un piano di autenticazione della propria storia.

Accanto alla costruzione della figura del testimone dell’evento, attraverso il tag, si assiste tuttavia a un altro fenomeno: l’appropriazione di questa memoria da parte di chi non c’era. Ci sono infatti diversi ragazzi ventenni che si sono taggati nelle foto quasi a rivendicare l’eredità ideale di quel movimento.

A questi fenomeni si legano le passioni descritte dai soggetti: ‘passioni del passato’ (la nostalgia) ma anche ‘passioni del futuro’ (la speranza). Come sappiamo la memoria è selezione di eventi che, pur riguardando il passato, sono significativi per l’immagine che la comunità ha di se stessa nel presente e per l’idea che ha del proprio futuro: commenti come “c’ero quel giorno e domenica sarò alla manifestazione contro Berlusconi” o “eravamo una folla composta quel giorno, ora siamo una mina pronta ad esplodere”, indicano la percezione di una continuità tra l’agire di allora e quello di oggi.

 

A. Hajek, Facebook e l'”album di famiglia” del Bologna ’77. La ricostruzione di
una storia collettiva attraverso fotografia e social network, in «Bollettino ‘900»,
2013, n. 1-2, <http://www3.unibo.it/boll900/numeri/2013-i/Hajek.html>

 

 

Un “grazie di cuore” a Enrico Scuro che mi ha gentilmente concesso il permesso di pubblicare qui sul mio blog le sue foto.

 

Qui il link al suo profilo Facebook

 

 

Visita l’archivio fotografico “ I Ragazzi del ‘77” vol. 1, “ I Ragazzi del ‘77” vol. 2, “ I Ragazzi del ‘77” Appendice

 

I Ragazzi Del ’77 – Una storia condivisa su Facebook was last modified: novembre 28th, 2014 by glianni70.it

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2 Comments

  1. nel 1977 ero stundente a Bologna. Ero a via irnerio quanto hanno uciso Lorusso. Che tempi !!!!

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