Psicologia delle folle – l’insegnamento di Le Bon

Psicologia delle folle – l’insegnamento di Le BonPsicologia delle folle – l’insegnamento di Le Bon

La psicologia delle folle” fu pubblicato per la prima volta nel 1895 da Gustave Le Bon, ed ebbe particolari riconoscimenti da alcuni importanti sociologi e psicologi del tempo, tra cui Sigmund Freud che vi dedicò un intero capitolo di un suo saggio del 1921. Dato che il corso del primo ‘900 è stato dominato dal particolare ascendente sulle masse di alcuni grandi oratori e visto che dopo la seconda guerra mondiale la società democratica liberale si è fortemente legata all’opinione pubblica, risulta essenziale comprendere la volubilità delle masse ed analizzare l’attività psichica dell’inconscio all’interno delle folle.

Innanzitutto Le Bon illustra come una folla si definisce “psicologica”, non è un insieme casuale di persone, ma un’assemblea di individui presenti in un determinato luogo per un obiettivo comune: una dozzina di persone che si reca alla messa, così come centinaia di individui sotto il palco di un oratore o migliaia di persone che assistono ad una partita di calcio. Queste sono le folle organizzate, cioè quelle che si aspettano qualcosa da ciò per cui si sono mosse, sia essa la celebrazione eucaristica, un discorso od una partita di football.
Le Bon insiste molto nella sua opera a mostrare come l’individuo inserito in una folla organizzata perde la personalità cosciente, i sentimenti e le idee si orientano lungo una sola direzione, formando così una sorta di anima collettiva. L’anima della folla è formata da un substrato inconscio che accomuna tutti gli individui di una stessa razza o cultura, ma nell’anima collettiva le attitudini intellettuali (le loro individualità) si annullano. L’eterogeneo si dissolve nell’omogeneo e i caratteri inconsci predominano. In questo modo ogni individuo, anche i più colti, all’interno del gruppo reagiscono per istinto. L’individuo in massa acquista, per il solo fatto del numero, un sentimento di potenza invincibile. Ciò gli permette di cedere a istinti che, se fosse rimasto solo, avrebbe necessariamente tenuto a freno. Inoltre essendo la folla “anonima” scompare anche il senso di responsabilità (pensate ai ragazzi e al “branco”, quando succedono certe tragiche vicende, spesso sentiamo dire “sembravano bravi ragazzi”, ovviamente inteso come presi singolarmente).

Le Bon sottolinea che in una folla predomina la mediocrità, non l’intelletto. Infatti dice « Nelle folle, l’imbecille, l’ignorante e l’invidioso sono liberati dal sentimento della loro nullità e impotenza, che è sostituita dalla nozione di una forza brutale, passeggera, ma immensa. […] Per il solo fatto di far parte di una folla, l’uomo discende di parecchi gradi la scala della civiltà. Isolato, sarebbe forse un individuo colto, nella folla è un istintivo, per conseguenza un barbaro.» L’assenza dell’aspetto cosciente priva le folle di capacità critica, spingendole ad accettare giudizi imposti e mai contestati. Infatti all’interno di un folto gruppo di persone, se un individuo colto o attento può maturare nel suo conscio un atteggiamento critico nei confronti dell’evento cui sta assistendo, baderà bene a tenerselo per se e a reprimerlo, poiché la maggioranza dei presenti non si muove controcorrente come suggerirebbe la sua logica. Così ad esempio ad una probabile obiezione verso l’oratore di un comizio, l’individuo tace, tutti tacciono, e non essendo stato obiettato nulla all’oratore, ciò che ha detto acquisisce maggior peso di verità. Un altro esempio è l’assegnazione di un rigore da parte di un arbitro. In taluna fazione di tifosi, se la massa si esprime negativamente, l’individuo che ha accolto positivamente l’intervento dell’arbitro tace, e reprime dentro di se quella critica dando maggior valore al giudizio della folla di cui fa parte. Approfondendo questo capitolo si giunge al segreto per dominare le masse che molti lettori di Le Bon seppero sfruttare: la suggestionabilità delle folle.

I comportamenti di cui sopra sono facilmente spiegabili con il comportamento della suggestionabilità, quando appunto qualcuno o qualcosa evoca un’immagine o una sensazione che pervade ognuno dei presenti e le convince ad agire o a pensare di conseguenza. L’esempio calzante è la sensazione del panico. Quando in un luogo affollato si vedono persone fuggire urlando, l’istinto ci spinge ad agire di conseguenza senza preoccuparsi di sapere cosa stia succedendo e si corre impauriti seguendo la direzione della massa. È un comportamento non molto diverso da quello di un gregge di pecore: il gregge viene attaccato da un lupo, per suggestionabilità il panico si trasmette per contagio alla parte opposta del gregge e tutte le pecore fuggono anche se non tutte sono a conoscenza di ciò che sta avvenendo. È questo un retaggio della nostra evoluzione, essendo l’uomo un essere che ha sempre vissuto in gruppo. Le idee e i sentimenti possiedono all’interno delle folle un forte potere contagioso e ciò fa sì che tali opinioni si radichino maggiormente. Oggi infatti, sappiamo che quando si attiva la sfera emotiva del cervello, quella razionale tende a spegnersi.

Sempre grazie alla suggestionabilità, qualcuno può evocare delle immagini e convincere i presenti delle sue argomentazioni. Un esempio eclatante Le Bon lo rileva in un avvenimento accaduto nella sua epoca: la fregata Belle-Poule perlustrava il mare per ritrovare la corvetta Berceau da cui un violento uragano l’aveva separata. Si era in piena luce e in pieno sole. A un tratto la vedetta segnala una imbarcazione disattrezzata. L’equipaggio dirige i suoi sguardi verso il punto indicato, e tutti, ufficiali e marinai, scorgono nettamente una zattera carica di uomini, sulle quali si agitano segnali che invocano aiuto. L’ammiraglio Desfossé fece armare una imbarcazione per correre in aiuto dei naufraghi. Avvicinandosi, marinai e ufficiali vedevano «masse di uomini agitarsi, tendere le mani e udivano il sordo e confuso brusio di un gran numero di voci.» Giunti vicino al preteso battello, si trovarono in faccia a qualche ramo d’albero coperto di foglie, strappato alla costa vicina. Dinanzi a una così tangibile evidenza, l’allucinazione svanì.

Questo esempio svela assai chiaramente il meccanismo dell’allucinazione collettiva, come noi lo abbiamo spiegato. Da una parte una folla in in stato d’attesa; dall’altra la suggestione operata dalla vedetta che segnala un bastimento disattrezzato, suggestione accettata per contagio, da tutti i presenti, ufficiali e marinai. Potremo spiegare in questo modo anche altri avvenimenti, come visioni mistico religiose, una su tutte la “danza del Sole” a Fatima nel 1913 o apparizioni UFO celate dietro semplici giochi di luci o fenomeni atmosferici quali i fulmini globulari.

All’interno di un gruppo la volontà personale si annulla, le persone tendono a ricercare d’istinto l’autorità di un capo, di un trascinatore (Le Bon indica tra l’altro che le popolazioni latine sono maggiormente inclini alla ricerca di un’autorità superiore rispetto alle popolazioni anglosassoni). E la teoria per cui è sempre più considerata una bugia rassicurante piuttosto che una verità scomoda, nella folla assume un valore ancora più estremo: esse accettano oppure respingono in blocco le opinioni o le idee che vengono proposte, considerandole verità assolute oppure errori imperdonabili. «Le folle non hanno mai avuto sete di verità. Dinanzi alle evidenze che a loro dispiacciono, si voltano da un’altra parte, preferendo deificare l’errore, se questo le seduce. Chi sa illuderle, può facilmente diventare loro padrone, chi tenta di disilluderle è sempre loro vittima.»
I fattori che un leader deve usare per essere in grado di esercitare un’azione di suggestione immediata sono soprattutto le parole e le immagini. Il potere di una parola non dipende tanto dal suo significato quanto dall’immagine che essa suscita, e i termini dal significato più confuso sono quelle che hanno maggior potere. Inoltre la loro valenza dipende anche dal modo in cui vengono dette, dal tono della voce e dall’atteggiamento del predicatore. La folla antepone l’istintività al giudizio, all’educazione e alla timidezza, pertanto il “capopopolo” deve presentarsi ad essa con un linguaggio adeguato alla recettività del destinatario. Pertanto è fondamentale che segua alcuni principi comunicativi. La semplicità del lessico e della sintassi poiché la folla si presenta per istinto, restia al ragionamento, rifiutando l’esercizio attivo del pensiero; l’affermazione, che senza alcun dubbio è un mezzo sicuro per far penetrare un’idea nelle folle, deve essere laconica, concisa, categorica, pregnante di significato, sprovvista di prove e di dimostrazioni, tanto maggiore è la sua autorevolezza; ripetere un’affermazione, per penetrare nelle zone più profonde dell’inconscio la renderà un dogma, una verità inviolabile. Tale principio è lo stesso che viene sfruttato dall’arte della pubblicità. Una volta che tale affermazione è stata ripetuta a sufficienza subentra il meccanismo del contagio.

Hitler mentre prova un discorso di fronte allo specchio

Hitler mentre prova un discorso di fronte allo specchio

Hanno ben constatato la veridicità di questo testo grandi conquistatori di folle che lo hanno letto: Lenin e Stalin lessero quest’opera; Hitler si rifece allo stile comunicativo qui sopra consigliato per il suo Mein Kampf; Teddy Roosevelt disse che sulla sua scrivania erano presenti soltanto due libri: la Bibbia e la Psicologia delle Folle; Benito Mussolini disse «Ho letto tutta l’opera di Le Bone non so quante volte abbia riletto la sua “Psicologia delle folle”, è un opera capitale alla quale ancora oggi spesso ritorno»

Il testo di Gustave Le Bon è un cardine nella storia sia della psicologia, che dell’evoluzione del pensiero politico. Infatti se il primo è scontato, il secondo è la conseguenza dell’analisi che evidenzia l’inadeguatezza delle masse popolari alle scelte politiche, siano esse formate da contadini che da uomini illustri. Secondo l’autore infatti, trattando temi di natura generale le decisioni prese da un gruppo di idioti non sarebbero di molto inferiori a quelle di un gruppo di intellettuali. Distingue però le assemblee parlamentari, poiché i testi di legge sono letti e quindi logicamente criticati anche individualmente dai deputati, e dietro le loro scelte ci sono anche interessi che le condizionano. Il succo comunque è il grado di influenzabilità e manipolazione della massa che mette in discussione tutta la logica liberale su cui si basa la democrazia, ragion per cui all’interno del movimento di massa più grande dell’epoca, il Socialismo, nascono delle correnti critiche del ruolo della popolazione all’interno di un sistema politico, dando vita a movimenti quali il Fascismo italiano.
Se la capacità critica della moltitudine venne messa in dubbio oltre un secolo fa, provate oggi ad immaginare, con i mezzi di comunicazione esistenti, quanto un gruppo di potere può influenzare la volontà popolare che è totalmente ignara ed inconsapevole di qualsiasi nozione basilare di psicologia.

Alberto Fossadri

Psicologia delle folle – l’insegnamento di Le Bon was last modified: febbraio 13th, 2015 by glianni70.it

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