Noi amiamo gli anni 70

anni 70

Se c’è un decennio cui un po’ tutti noi – compresi i poco più che trentenni che in quegli anni ancora non erano nati – siamo in qualche modo legati, è quello degli anni ’70, quando in televisione andavano I Jefferson e Happy Days, le radio libere passavano i Doors e Pink Floyd, e l’autostop era ancora il modo più cool per girare il mondo.

Gli anni ’70 sono simbolo libertà, massima trasgressione e lotta politica. Cosa resta oggi di quel periodo tanto intenso segnato non solo dalla creatività dei giovani di tutto il mondo ma anche da eventi drammatici come la Guerra in Vietnam e in Italia gli Anni di Piombo? In un certo senso sembra che dagli anni ’70 non siamo mai usciti: il cinema ripesca da quell’epoca i telefilm e li porta sul grande schermo così come farà, da maggio, Tim Burton con il film Dark Shadows.

Anche il mondo delle arti visive, anche se buona parte dell’arte concettuale pare ormai lontana da noi, certifica come insostituibili gli anni in cui William Eggleston immortalava con il suo obiettivo la solitudine di una qualsiasi periferia americana e Andy Warhol rileggeva in chiave Pop Art tanto le più famose Celebs, quanto la società del più spinto consumismo.

Assoluta icona e specchio di quegli anni, Andy Warhol è oggi più che mai uno tra gli artisti più ricercati e apprezzati. I suoi quadri sono disseminati nelle migliori collezioni di tutto il mondo che, realizzate nei decenni di metà Novecento, ora compaiono sul mercato. Come quella di Gunter Sachs, imprenditore e fotografo tedesco che ebbe come moglie Brigitte Bardot e che poteva vantare di avere conosciuto Warhol a Saint-Tropez. O come quella di Liz Taylor, messa in vendita qualche mese fa da Christie’s New York, in cui era presente anche uno dei tanti ritratti che l’artista di Pittsburgh ha fatto dell’ultima diva di Hollywood.

Nostalgia di un passato che non ci sembra poi così lontano, che ci sembra di poter toccare con un dito. Un periodo controverso fatto di guerre e di proteste, di lotte e di rivendicazioni, ma anche capace di una spinta culturale che ha generato film come Arancia Meccanica e Ultimo tango a Parigi, canzoni come Imagine e Rimmel, artisti come Warhol e Eggleston; un periodo che soprattutto concedeva ancora spazio al sogno e alla poesia: come per il funambolo Philippe Petit che nel 1974, prima di essere arrestato dalla polizia, passeggiò per 15 minuti a 417 metri d’altezza su un filo tirato di nascosto tra i tetti delle Twin Towers di New York. –

Se c’è un decennio cui un po’ tutti noi – compresi i poco più che trentenni che in quegli anni ancora non erano nati – siamo in qualche modo legati, è quello degli anni ’70, quando in televisione andavano I Jefferson e Happy Days, le radio libere passavano i Doors e Pink Floyd, e l’autostop era ancora il modo più cool per girare il mondo.

Gli anni ’70 sono simbolo libertà, massima trasgressione e lotta politica. Cosa resta oggi di quel periodo tanto intenso segnato non solo dalla creatività dei giovani di tutto il mondo ma anche da eventi drammatici come la Guerra in Vietnam e in Italia gli Anni di Piombo? In un certo senso sembra che dagli anni ’70 non siamo mai usciti: il cinema ripesca da quell’epoca i telefilm e li porta sul grande schermo così come farà, da maggio, Tim Burton con il film Dark Shadows.

Anche il mondo delle arti visive, anche se buona parte dell’arte concettuale pare ormai lontana da noi, certifica come insostituibili gli anni in cui William Eggleston immortalava con il suo obiettivo la solitudine di una qualsiasi periferia americana e Andy Warhol rileggeva in chiave Pop Art tanto le più famose Celebs, quanto la società del più spinto consumismo.

Assoluta icona e specchio di quegli anni, Andy Warhol è oggi più che mai uno tra gli artisti più ricercati e apprezzati. I suoi quadri sono disseminati nelle migliori collezioni di tutto il mondo che, realizzate nei decenni di metà Novecento, ora compaiono sul mercato. Come quella di Gunter Sachs, imprenditore e fotografo tedesco che ebbe come moglie Brigitte Bardot e che poteva vantare di avere conosciuto Warhol a Saint-Tropez. O come quella di Liz Taylor, messa in vendita qualche mese fa da Christie’s New York, in cui era presente anche uno dei tanti ritratti che l’artista di Pittsburgh ha fatto dell’ultima diva di Hollywood.

Nostalgia di un passato che non ci sembra poi così lontano, che ci sembra di poter toccare con un dito. Un periodo controverso fatto di guerre e di proteste, di lotte e di rivendicazioni, ma anche capace di una spinta culturale che ha generato film come Arancia Meccanica e Ultimo tango a Parigi, canzoni come Imagine e Rimmel, artisti come Warhol e Eggleston; un periodo che soprattutto concedeva ancora spazio al sogno e alla poesia: come per il funambolo Philippe Petit che nel 1974, prima di essere arrestato dalla polizia, passeggiò per 15 minuti a 417 metri d’altezza su un filo tirato di nascosto tra i tetti delle Twin Towers di New York. – See more at: http://www.vogue.it/people-are-talking-about/l-ossessione-del-giorno/2012/03/anni-70#ad-image176184

Se c’è un decennio cui un po’ tutti noi – compresi i poco più che trentenni che in quegli anni ancora non erano nati – siamo in qualche modo legati, è quello degli anni ’70, quando in televisione andavano I Jefferson e Happy Days, le radio libere passavano i Doors e Pink Floyd, e l’autostop era ancora il modo più cool per girare il mondo.

Gli anni ’70 sono simbolo libertà, massima trasgressione e lotta politica. Cosa resta oggi di quel periodo tanto intenso segnato non solo dalla creatività dei giovani di tutto il mondo ma anche da eventi drammatici come la Guerra in Vietnam e in Italia gli Anni di Piombo? In un certo senso sembra che dagli anni ’70 non siamo mai usciti: il cinema ripesca da quell’epoca i telefilm e li porta sul grande schermo così come farà, da maggio, Tim Burton con il film Dark Shadows.

Anche il mondo delle arti visive, anche se buona parte dell’arte concettuale pare ormai lontana da noi, certifica come insostituibili gli anni in cui William Eggleston immortalava con il suo obiettivo la solitudine di una qualsiasi periferia americana e Andy Warhol rileggeva in chiave Pop Art tanto le più famose Celebs, quanto la società del più spinto consumismo.

Assoluta icona e specchio di quegli anni, Andy Warhol è oggi più che mai uno tra gli artisti più ricercati e apprezzati. I suoi quadri sono disseminati nelle migliori collezioni di tutto il mondo che, realizzate nei decenni di metà Novecento, ora compaiono sul mercato. Come quella di Gunter Sachs, imprenditore e fotografo tedesco che ebbe come moglie Brigitte Bardot e che poteva vantare di avere conosciuto Warhol a Saint-Tropez. O come quella di Liz Taylor, messa in vendita qualche mese fa da Christie’s New York, in cui era presente anche uno dei tanti ritratti che l’artista di Pittsburgh ha fatto dell’ultima diva di Hollywood.

Nostalgia di un passato che non ci sembra poi così lontano, che ci sembra di poter toccare con un dito. Un periodo controverso fatto di guerre e di proteste, di lotte e di rivendicazioni, ma anche capace di una spinta culturale che ha generato film come Arancia Meccanica e Ultimo tango a Parigi, canzoni come Imagine e Rimmel, artisti come Warhol e Eggleston; un periodo che soprattutto concedeva ancora spazio al sogno e alla poesia: come per il funambolo Philippe Petit che nel 1974, prima di essere arrestato dalla polizia, passeggiò per 15 minuti a 417 metri d’altezza su un filo tirato di nascosto tra i tetti delle Twin Towers di New York. – See more at: http://www.vogue.it/people-are-talking-about/l-ossessione-del-giorno/2012/03/anni-70#ad-image176184

Se c’è un decennio cui un po’ tutti noi – compresi i poco più che trentenni che in quegli anni ancora non erano nati – siamo in qualche modo legati, è quello degli anni ’70, quando in televisione andavano I Jefferson e Happy Days, le radio libere passavano i Doors e Pink Floyd, e l’autostop era ancora il modo più cool per girare il mondo.

Gli anni ’70 sono simbolo libertà, massima trasgressione e lotta politica. Cosa resta oggi di quel periodo tanto intenso segnato non solo dalla creatività dei giovani di tutto il mondo ma anche da eventi drammatici come la Guerra in Vietnam e in Italia gli Anni di Piombo? In un certo senso sembra che dagli anni ’70 non siamo mai usciti: il cinema ripesca da quell’epoca i telefilm e li porta sul grande schermo così come farà, da maggio, Tim Burton con il film Dark Shadows.

Anche il mondo delle arti visive, anche se buona parte dell’arte concettuale pare ormai lontana da noi, certifica come insostituibili gli anni in cui William Eggleston immortalava con il suo obiettivo la solitudine di una qualsiasi periferia americana e Andy Warhol rileggeva in chiave Pop Art tanto le più famose Celebs, quanto la società del più spinto consumismo.

Assoluta icona e specchio di quegli anni, Andy Warhol è oggi più che mai uno tra gli artisti più ricercati e apprezzati. I suoi quadri sono disseminati nelle migliori collezioni di tutto il mondo che, realizzate nei decenni di metà Novecento, ora compaiono sul mercato. Come quella di Gunter Sachs, imprenditore e fotografo tedesco che ebbe come moglie Brigitte Bardot e che poteva vantare di avere conosciuto Warhol a Saint-Tropez. O come quella di Liz Taylor, messa in vendita qualche mese fa da Christie’s New York, in cui era presente anche uno dei tanti ritratti che l’artista di Pittsburgh ha fatto dell’ultima diva di Hollywood.

Nostalgia di un passato che non ci sembra poi così lontano, che ci sembra di poter toccare con un dito. Un periodo controverso fatto di guerre e di proteste, di lotte e di rivendicazioni, ma anche capace di una spinta culturale che ha generato film come Arancia Meccanica e Ultimo tango a Parigi, canzoni come Imagine e Rimmel, artisti come Warhol e Eggleston; un periodo che soprattutto concedeva ancora spazio al sogno e alla poesia: come per il funambolo Philippe Petit che nel 1974, prima di essere arrestato dalla polizia, passeggiò per 15 minuti a 417 metri d’altezza su un filo tirato di nascosto tra i tetti delle Twin Towers di New York. – See more at:

Noi amiamo gli anni 70 was last modified: novembre 8th, 2014 by Radio Rock Revolution

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