Maurizio Costanzo

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• Roma 28 agosto 1938. Giornalista. «Io gliel’avevo detto: “A Giampa’” gli avevo detto “io ti dò ‘sto consiglio: bordeggia…”» (appena nominato direttore di Canale 5 al posto di Giampaolo Sodano).
Vita Figlio di Iole e Ugo, impiegato al ministero dei Trasporti: «Dopo la guerra lo promossero a direttore della mensa del ministero. Allora mamma fu costretta ad andare a fare la spesa a chilometri di distanza da casa, dove non ci conoscevano. I negozianti delle nostre parti – via Livorno, piazza Bologna – speravano nelle commesse della mensa e a noi erano pronti a farci mangiare gratis». Figlio unico, bambino complicato, martirizzava la madre, stava in ansia, s’annoiava, passava le giornate incollato ai vetri della finestra. Grasso già a nove anni, a suo dire per una cura ricostituente di Nestrovit che gli fece male. Si diplomò ma non andò all’università. Il nonno aveva affittato una camera a Vittorio Veltroni, padre di Walter e allora dirigente Rai, che lo portò a fare un giro per gli studi televisivi appena messi in piedi (sarà stato perciò il 1954 o il 1955). «Fin dai nove anni pensavo di fare il giornalista, e mi scrivevo un giornale da solo. Leggevo ad alta voce intere commedie di Goldoni, cosa che esasperava i miei genitori, e poi mi chiudevo in camera e ascoltavo alla radio Corrado e Mario Carotenuto». • «Passavo ore con in mano un portasapone rovesciato, come se fosse un microfono. Oppure con un mio amico, Lucio, giocavo con le lattine, io ero per Bartali, lui per Coppi, e alla fine della tappa scrivevo la radiocronaca».
• «Mio zio mi faceva leggere le terze pagine del Corriere della Sera. C’erano firme illustri, Vittorio G. Rossi, Enrico Emanuelli, Virgilio Lilli, ma soprattutto Indro Montanelli. Io mi appassionai a Montanelli; a 14 anni gli scrissi una lettera. Come avrei potuto scrivere a un calciatore: “Io vorrei conoscerla”. Lui mi telefonò. A me prese un colpo. “Sono Indro Montanelli”. Credevo di morire. Mi disse: “Vieni dopodomani in via della Mercede, nella redazione romana del Corriere della Sera”. Io dissi: “Senz’altro”. E marinai la scuola. Mi disse: “Io capisco che tu hai questa voglia di fare il giornalista. Se proprio vuoi farlo, comincia a farlo il prima possibile”. Cominciai quasi subito a collaborare a un’agenzia di stampa che si chiamava Italmondo, agenzia fatta da un intelligente e strano tipografo del Giornale d’Italia, Francesco Casadio, un fanatico dell’esperanto. Poi cominciai a scrivere qualche articolo per La Giustizia, il quotidiano di Giuseppe Saragat. Avevo 17 anni, facevo il liceo al Giulio Cesare, il mio professore di italiano si chiamava Umberto Massi e scriveva per il Popolo. Ogni tanto mi chiamava e diceva: “È uscito niente di tuo? Il mio articolo è uscito, guarda”. Finito il liceo andai come volontario nel mese di agosto al Paese Sera di Roma. Arrivai presentato da Felice Chilanti, che era un inviato storico di Paese Sera. Il direttore era Dario Beni. Per anni mi chiamò il “volontario di agosto”. Mi mandarono allo sport, capo servizio era Marcello Sabatini, vice caposervizio era Antonio Ghirelli. Ghirelli mi disse: “Tu che sport conosci?”. Dissi: ciclismo. “Va bene, farai l’inviato al Giro del Belgio”. Mi mise in mano le agenzie e disse: “Ecco, scrivi il resoconto della prima tappa”. Firmai “Maurice Constance”».
• Luciano Rispoli: «Anni Sessanta, ero capo del settore Riviste e varietà della radio. Conoscevo Costanzo che allora scriveva testi brillanti su periodici. Lo chiamai e gli proposi un programma, come autore. Nacque così Canzoni e nuvole, lo conduceva Nunzio Filogamo» (a Paolo Bracalini) [Grn 1/3/2009].
• «Alla fine degli anni Sessanta, mentre lavoravo alla radio, scrivevo una commedia per il Sistina, collaboravo a un sacco di giornali, avevo già il diritto di darmi un po’ di arie per il testo di Se telefonando cantato da Mina, e nonostante questo mi feci prendere da Afeltra al Giorno come redattore ordinario, per la Cronaca e gli Spettacoli. Solo perché sentivo il bisogno del giornale, delle notizie. Ci ritornai con lo stesso spirito con cui si va a passare una settimana alle terme per ritemprarsi».
• «Grazie a Brunello Vandano, capo dell’ufficio romano di Grazia, entrai alla Mondadori. Diventai quasi subito capo dell’ufficio romano di Grazia. Era un giornale molto importante, vendeva quasi 500 mila copie. Lavoravo tantissimo, facevo decine di interviste, cronaca e spettacolo, la mia cultura televisiva nasce dall’aver frequentato la tv in bianco e nero di allora, dal Musichiere a Telematch, Mario Riva, Enzo Tortora, Enza Sampò. Feci gli esami da professionista insieme a Furio Colombo».
• Alla fine degli anni Settanta cominciò la collaborazione con la Rizzoli: prima diresse La Domenica del Corriere (1978), poi fondò L’Occhio, “quotidiano popolare” con scarse vendite. Guai seri quando promosse una campagna a favore della pena di morte: il magistrato Giovanni D’Urso ordinò il sequestro di tutte le copie. Il giornale fallì nel 1981.
• Nello stesso periodo successo in televisione, dove aveva debuttato nel 1976 con un talk-show di seconda serata chiamato Bontà loro.
• «Mi feci crescere di nuovo i baffi. Pensai: vanno di moda le facce che lanciano messaggi e su ‘sta faccia mia mettiamoci qualcosa».
• Programma semplicissimo, in cui Costanzo metteva a frutto l’esperienza di un giornalismo colloquiale fatta in radio nel programma Buon pomeriggio (con Dina Luce e Pasquale Chessa). In Bontà loro si limitava a far sedere in un salotto tre personaggi più o meno famosi e a chiacchierare con loro del più e del meno. Il successo fu enorme. «Ettore Bernabei era convinto che a quell’ora gli italiani andassero a dormire. Non era vero. Alla prima puntata facemmo quasi 5 milioni e mezzo d’ascolto, alla seconda 13». I primi ospiti furono «il regista Anton Giulio Majano, un bidello e una ex Miss Italia che era stata espulsa dal concorso perché era stata fotografata con le tette di fuori. Quaranta minuti di domande sulla carriera e sulla vita. Alla seconda puntata venne Francesca Bertini, la diva del cinema muto». Il primo politico fu Tina Anselmi, ministro del Lavoro: «Le chiesi perché non si fosse sposata e mi beccai una quindicina di interpellanze parlamentari. Nel secondo ciclo di trasmissioni venne Giulio Andreotti, presidente del Consiglio. Poi i comunisti Giorgio Amendola e Giancarlo Pajetta».
• «Dopo le prime puntate qualcuno mi disse: bello il tuo talk-show, migliore di quello che va in onda in Inghilterra. Io non sapevo nemmeno che cosa fosse un talk-show: avevo inventato un genere che non avevo mai visto, ma che esisteva già in altri Paesi. E lo avevo persino migliorato…».
• A Bontà loro seguirono Acquario e Grand’Italia. La formula non era cambiata.
• Nominato direttore del primo telegiornale italiano non Rai – Contatto della rizzoliana Pin (Prima rete indipendente) –, scrisse il suo unico articolo per il Corriere della Sera, una lunga intervista a Licio Gelli, di cui nessuno, sul momento, colse il significato nascosto. Ma, poco dopo, il suo nome fu trovato nella lista degli iscritti alla Loggia P2 (vedi Licio Gelli), tessera 1819, data di iscrizione 26 gennaio 1978, e la carriera di grande giornalista e uomo di spettacolo sembrò stroncata per sempre. Era il 1981. Costanzo smentì di essere stato iscritto («m’hanno messo lì dentro a mia insaputa»), poi, a Giampaolo Pansa che lo doveva intervistare per la mondadoriana Uomo tv, disse prima della messa in onda: «Butta via tutte le domande che hai preparato. Adesso confesso». E, di fronte allo stupito giornalista, che aveva buttato davvero via tutte le sue domande, parlò a lungo della propria disavventura, dandosi più del cretino e asciugandosi di continuo il sudore che gli colava giù per la faccia con dei fazzolettini di carta. Dirà anni dopo Enrico Deaglio: «Non ci sono pentiti nel mondo della politica. Nella P2 ce ne fu uno solo, Maurizio Costanzo» [Wrd 8/2011]. La Uomo tv venne poi assorbita da Italia uno. La cassetta-confessione di Costanzo non è mai più stata ritrovata. Dopo un breve periodo di tormenti, in cui l’unico a farlo lavorare fu Niki Grauso sulla sua Videolina (cosa che Costanzo non ha mai dimenticato), eccolo tornare finalmente in video: il 14 settembre 1982, sulla Rete 4 che Berlusconi aveva appena comprato da Rusconi, andò in onda la prima puntata del Maurizio Costanzo Show. «Durante la trasmissione Paolo Villaggio s’innamorò di Eva Robin’s, Paola Borboni confessò d’essersi concessa al presidente dell’Argentina per salvare la compagnia teatrale di Armando Falconi. Era sul palco anche il giovane parricida Marco Caruso».
• Il Maurizio Costanzo Show, prima dal Sistina e poi dal Parioli («fu Garinei a suggerirmi di trasferire la trasmissione in teatro, io peraltro l’ho sempre vissuta come un evento teatrale, con personaggi che si scontrano o si amano, eccetera»), è andato avanti per 22 anni, mandando in onda più di 3600 puntate e ospitando più di 25 mila persone. Sospeso nel 2004, è tornato nel 2007 (con cadenza bisettimanale). Il 9 dicembre 2009 è andata in onda l’ultima puntata, a 27 anni dal debutto e dopo una sfilata di 32.800 ospiti complessivi. Dire che è stata la più grande rappresentazione del popolo italiano nel suo farsi è ancora poco. Non si contano i personaggi scoperti e lanciati: Sgarbi, Riondino, Iacchetti, Vergassola, Giobbe Covatta (di cui celebra il matrimonio nel 2003), Nick Novecento, Gioele Dix, Stefano Zecchi, lo stesso Luciano De Crescenzo, che aveva appena scritto il suo Bellavista e che Costanzo fece venire subito sul palco a raccontare le sue storie.
• Luciana Littizzetto: «La sera tornavi a casa e dicevi: vediamo chi c’è da Costanzo (…) Andare da lui per me era un’emozione enorme (…) In quegli anni si diceva: quando ti chiamano al Costanzo, è fatta» (a Giuseppe Di Piazza) [Ogg 9/10/2013].
• Tra gli ospiti che hanno fatto la passerella (durante il primo periodo), Wanda Osiris e Carlo Dapporto, secondo Costanzo indimenticabili.
• Particolarmente celebri le puntate con la formula uno contro tutti: l’ospite era solo sul palco e rispondeva a giornalisti e opinionisti seduti nelle prime file. Tra i protagonisti si ricordano: Carmelo Bene, Aldo Busi, Pietro Taricone.
• Il 14 maggio 1993 un’autobomba esplose in via Fauro a Roma, a pochi passi dal teatro Parioli, proprio nel momento in cui passava l’auto di Costanzo. Nessun ferito. Il conduttore era stato buon amico di Giovanni Falcone (ucciso l’anno prima) e aveva condotto molti speciali sulla mafia, anche in collegamento con Michele Santoro. In particolare il giudice Francesco Di Maggio, dal palco del Maurizio Costanzo Show, aveva denunciato le collusioni tra mafia e politica. L’attentato si collocava all’interno di una precisa strategia di tensione, insieme alle esplosioni a Milano e Firenze dello stesso anno. Il pentito Gaspare Spatuzza arrivò ad ipotizzare che tra i possibili mandanti ci potesse essere Silvio Berlusconi: «Una balla colossale cui non ho mai creduto» (a Vittorio Zincone) [Set 3/2010].
• Tra gli ultimi programmi condotti a Mediaset, Buona Domenica e il talk show del programma Tutte le mattine (molto diverso dal Maurizio Costanzo Show), che dal 2006 cambia collocazione e diventa Buon pomeriggio (fino al 2007). Per il Biscione ha ricoperto diverse cariche prestigiose, tra cui: direttore di Canale 5 (1997-1999) e presidente di Mediatrade (1999-2002).
• «Credo di essere il primo fra quelli che hanno fatto la televisione generalista a tentare l’avventura satellitare», dichiarava nel 2007 prima di debuttare sulla piattaforma Sky con Stella (Sky Vivo, fino al 2009), ogni giorno dal lunedì al venerdì a mezzogiorno per due ore in diretta. Antonio Dipollina: «È la riproposizione dei talk in diretta già praticati da Costanzo a Mediaset, sul digitale terrestre e in chiaro. Sulla questione del satellite lui costruisce gag, si è fatto mettere una porta con un oblò da cui ogni tanto s’affaccia sostenendo di aver visto volare nello spazio Pippo Baudo (nessuna traccia, invece, di Emilio Fede o di Retequattro). Poi si è dotato di una tastierina di quelle coi rumori strani: se schiacci un tasto si sente il mare, oppure la voce di Alberto Sordi che si mangia il maccherone. La novità sono le webcam fisse su quattro famiglie sparse per la penisola che mostrano se stesse, con una qualche intenzione di interattività reale».
• Negli ultimi tempi i rapporti con Mediaset sono stati difficili. Si aveva l’impressione che l’azienda volesse liberarsi in qualche modo di uno dei suoi conduttori storici (quasi un fondatore) e non sapesse bene come fare. C’era anche il problema di non perdere, in questa ridefinizione dei rapporti, la De Filippi. Costanzo aveva reagito alle malegrazie dei suoi datori di lavoro con una rabbia eccessiva. La risposta a Barbara Berlusconi, che alle Invasioni barbariche di Daria Bignardi aveva criticato Buona Domenica (che poi Costanzo perse), fu fuori misura («deve avere problemi in famiglia»). Il contratto con Cologno Monzese si risolse nel 2009, la scadenza risaliva all’anno prima. «Abbiamo fatto un altro anno ancora, poi come nei matrimoni e negli amori si cambia (…) In Mediaset ho passato una vita e avuto ogni incarico (…) Ora finisce. Capita» (a Gabriele Romagnoli) [Vty 16/12/2009].
• Già di passaggio in Rai nel 2009 con Palco e retropalco, nel 2010 si trasferisce definitivamente a Viale Mazzini con Bontà sua, titolo che rievocava la storica trasmissione di 25 anni prima. «Siccome stavolta la trasmissione è incentrata su un solo personaggio invece che tre, allora la bontà dev’essere solo sua» [Marianna Aprile, N20 11/3/2010]. Collocata nel primo pomeriggio, chiude nel febbraio 2011, dopo aver recuperato il nome storico di Bontà loro. La moglie: «Aveva voglia di tornare in Rai [ma] è [stato] insensato metterlo contro Centovetrine» [Marco Molendini] [Mes 26/11/2010].
• Altri programmi in Rai: durante i Mondiali di calcio del 2010 commenta le partite in coppia con Giampiero Galeazzi a Notti Mondiali (Rai 2, conduce Paola Ferrari). Nel 2011 Maurizio Costanzo Talk (Rai 2), Italia mia e Di che talento sei? (entrambe su Rai 1). L’anno successivo su Rai Storia con la prima stagione di Italia in 4D. Dal 2012 in onda su Rai 1 con S’è fatta notte (con Enrico Vaime).
• Direttore editoriale nel 2012 di Vero TV (Guido Veneziani Editore), «un canale popolare che si occuperà di all entertainment, tutte le sfumature dell’intrattenimento» (l’editore a Marco A. Capisani) [Iog 7/6/2012]. La formula iniziale, con il ritorno in video di conduttori storici (Marco Columbro, Corrado Tedeschi, Laura Freddi, Marisa Laurito) cambia nel settembre 2013 quando il palinsesto si compone di sole telenovelas. Nello stesso mese ritorna in radio (Rtl 102.5) con Pierluigi Diaco ne Il radiocostanzo show.
• «Il mio primo film come sceneggiatore si chiamava Il tesoro di San Pietro ed era interpretato niente meno che da Walter Pidgeon e da Klaus Kinski. Da lì, cito alla rinfusa: Il giovane normale con Lino Capolicchio, diretto da Dino Risi, tratto dall’omonimo libro di Umberto Simonetta. In quell’occasione ebbi l’onore di conoscere e collaborare con Ruggero Maccari, un grande e indimenticabile sceneggiatore. Con lui, anni dopo, scrissi Ritratto di provincia in rosso diretto da Marco Leto e interpretato da Ugo Tognazzi. Con lui collaborai ancora per Una giornata particolare dove ebbi una seconda grande fortuna: dialogare con Ettore Scola. Citando sempre alla rinfusa, ricordo una lunga collaborazione con Pupi Avati. Prima Bordella, poi La casa dalle finestre che ridono, una serie televisiva in quattro puntate, Jazz band, e, insieme a Pupi, il soggetto di Le strelle nel fosso». In ultimo, da sceneggiatore: al cinema con Voce del verbo amore (2007, regia di Andrea Manni) e a teatro con Parlami di me, musical ispirato alla vita di Christian De Sica (regia del figlio Brando), e Portamitanterose.it (entrambi 2008).
• Unica esperienza da regista con Melodrammore. E vissero felici e contenti (1978, con Enrico Montesano, Claudio Villa, Nilla Pizzi e Jenny Tamburi).
• Professore di Teoria e tecnica del linguaggio radiotelevisivo presso l’Università La Sapienza (1995-2009) e di Sociologia della comunicazione all’Università telematica Niccolò Cusano (2011-2013), nel 2009 lo Iulm di Milano gli ha conferito la laurea honoris causa in Scienze della comunicazione.
• È sposato dal 28 agosto 1995 (giorno del suo compleanno) con Maria De Filippi. Insieme, hanno adottato Gabriele (sui rapporti, d’affari e d’amore, con Maria De Filippi, vedi).
• Ha avuto quattro mogli, se si considerano quelle effettivamente sposate. Cinque, se si conta anche Simona Izzo, con cui ha convissuto. In tutto, ricapitolando: Lori Sammartino, Flaminia Morandi (da cui ha avuto i figli Camilla e Saverio), Marta Flavi (l’unica da cui s’è separato malamente), Simona Izzo (che era troppo gelosa) e Maria De Filippi.
• Marta Flavi: «Ringrazio Maurizio Costanzo di avermi sposato. E di avermi lasciato». Costanzo: «l’unica donna che dopo il divorzio non ho più avuto voglia di salutare» [Ornella Ferrario, N20 7/5/2004].
• «L’amicizia tra gli ex è davvero merce rara. Ma è possibile quando una storia si è conclusa senza rabbia né inutile sete di vendetta» (a Laura Delli Colli) [Pan 22/1/2009].
• Tre figli: «Con Saverio, non ho mai avuto problemi. Con Camilla, ammetto che in passato, come spesso accade tra figlie femmine e padri, qualche incomprensione c’è stata, un rapporto antipatizzante, alti e bassi. Ora, però, abbiamo recuperato. Con Gabriele, che vive con noi da sei anni, vivo una paternità più riflettuta, bella, tenera» (a Emilia Costantini) [Cds 21/8/2008].
• Maria De Filippi: «[come padre] è molto più buono di me, quando io dico dei no, lo devo chiamare prima che mio figlio lo intercetti, lui direbbe di sì a tutto» (a Azzurra Della Penna) [Chi 29/7/2009].
• Quattro nipoti. «Ho un temperamento ansioso e oggi, fra figli e nipoti, ho sette motivi di ansia. Per la precisione sette sfumature di ansia» (a Beatrice Carru) [Ogg 30/8/2013].
• Ha scritto molti libri e, da ultimo, Preferisco i cani (e un gatto) (Mondadori 2011). Nel 2004 l’autobiografia Chi mi credo d’essere (ibidem, best seller da centomila copie). Altre sue biografie: Umberto Piancatelli Chi c’è dietro ai baffi (Nuova Eri 1994), Riccardo Bocca Maurizio Costanzo Shock (Kaos Edizioni 1996. Molto ostile: Costanzo ha fatto in modo che nessuno ne parlasse e che sparisse al più presto dalla circolazione).
• Nel settembre 2007 è nominato direttore artistico del Teatro Brancaccio di Roma, carica già tenuta a luglio dello stesso anno per sei giorni, che aveva abbandonato dopo un’aspra polemica col predecessore Gigi Proietti («È chiaro che io non mi metto a lavorare sotto la direzione artistica di Costanzo, me faccio frate, prima!» [Mes 18/7/2007]). Emilia Costantini: «Alessandro Longobardi, rappresentante legale della proprietà del Brancaccio, non avendo raggiunto un accordo soddisfacente, sotto il profilo economico, con il Comune di Roma, per il rinnovo del contratto d’affitto della sala, offre la direzione artistica a Costanzo che, a sua volta sostenuto da una cordata di imprenditori romani, accetta l’incarico. Insorge Proietti, che si sente “sfrattato” dal suo palcoscenico. Insorgono i suoi fans che, dal vivo (presidiando il Brancaccio con vari sit in) e perfino sul web (sul loro sito scrivono “siamo indignati, disgustati”), scendono sul piede di guerra, annunciando vari generi di ritorsioni, compreso lo stop degli abbonamenti per la prossima stagione. Anche il sindaco Veltroni si dichiara “sconcertato: in una notte tutto è stato liquidato, senza una telefonata a Gigi o a noi”. Costanzo si difende come può, dichiarando “non ho avvertito Proietti, perché non ho fatto in tempo”. Il “caso” viene ribattezzato “quer pasticciaccio di via Merulana”, con buona pace di Gadda. Scendono in campo anche alcuni politici, finché l’anfitrione del Parioli, diventato bersaglio della rivolta mediatica, fa un passo indietro, rinunciando all’incarico: “Voglio dimostrare – dice tra l’altro – che non sono uno scippatore di incarichi altrui”. Per tutta risposta, Proietti rilancia: “È un problema d’affitto? Non c’è problema, lo pago io, con i miei risparmiucci. Proporrò a Longobardi di accollarmi io la spesa e gli farò la proposta di un affitto congruo, compatibile con le mie possibilità economiche”. Ma l’offerta cade nel vuoto». Mantiene l’incarico fino al giugno del 2010, quando si dimette in polemica con i tagli del ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
• Dal 2008 al 2009 direttore artistico della Fondazione Teatro di Latina (subentrato a Luca Barbareschi).
• «Con i soldi della televisione, che per me è un lavoro, pago il teatro, che è la mia passione» (a Luca Telese) [Fat 22/6/2011].
• «La leggenda narra che Maurizio Costanzo viva nel suo ufficio. “Arrivo alle otto e mezzo del mattino ed esco alle dieci di sera, è la mia prima casa. Che devo fare? Se non mi annoio”. Un catering prepara apposta un menu che viene servito nel suo ufficio al conduttore dal suo cameriere Paolo» [Valerio Palmieri, Chi 23/3/2011].
• Su sua proposta, nel 1990 fu abolito l’obbligo per le aspiranti Miss Italia di comunicare le misure al momento dell’iscrizione.
Frasi «Tu sai fare i mocassini? Ma ti devi specializzare al punto tale da esser capace di fare non i mocassini, che forse è già troppo, ma addirittura le suole dei mocassini, in modo che quando hanno bisogno delle suole possono venire solo da te. Per esempio, Alba Parietti, è tanto bella, tanto brava e leggo che vuole fare un talk – show. Ma ‘ndo vai?, dico io».
• «Condurre un talk – show vuol dire fare tanti mestieri insieme. Bisogna essere un po’ uomini di spettacolo, percepire la platea e le sue tensioni, avere il ritmo. Bisogna essere padroni di casa, ravvivare la conversazione che langue, incoraggiare l’ospite timido, ridurre a miti consigli il presuntuoso. Bisogna essere giornalisti, cioè saper fare le domande e avere la curiosità tipica dei giornalisti per i personaggi, per i casi».
Critica «Cinema, teatro, televisione, radio, giornali. Ha fatto tutto. Ha cominciato che era un ragazzino. Uno stakanovista? Lui preferisce dipingersi come un bulimico totale. Un consumatore folle di articoli, trasmissioni, cibi, mogli. È stato forse questo darsi senza condizioni al lavoro che lo ha fatto arrivare indenne dov’è ora, sempre sulla cresta dell’onda nonostante scandali (P2), fallimenti (L’Occhio), attentati mafiosi ed equilibrismi apparentemente impossibili (consigliere di D’Alema e dirigente berlusconiano)» (Claudio Sabelli Fioretti).
• «Costanzo sostiene di essere un seguace di Ennio Flaiano; a me fa l’effetto opposto. Ogni volta che leggo una pagina di Flaiano sulle allucinazioni di cui siamo vittima mi appare la figura di Costanzo. Uno dei due sbaglia, per prudenza alzo la mano» (Aldo Grasso) [Cds 14/11/2008].
• Su Bruno Vespa, per anni suo rivale televisivo con Porta a porta: «nella politica era e resta imbattibile, pronto ad affrontare in tempo reale l’attualità. Ma io ho fatto un talk per 25 anni e so che, quando un forma funziona, è fatale adagiarsi. Bruno un tempo giocava col contrasto. Miss Italia e il segretario di partito… ecco, invece del confronto autoreferenziale politico potrebbe rigiocare quella carta» (a Paolo Conti) [Cds 21/9/2013].
Politica Di sinistra (Ds, ora Pd?). «Io la sinistra l’ho sempre portata sul palco: da D’Alema a Rutelli» [a Zincone, cit.]. «Quando i D’Alema, i Veltroni, i Rutelli si servivano di Maurizio Costanzo per “andare verso il popolo”, tutti zitti, Berlusconi non c’entrava» (Aldo Grasso) [Cds 18/8/2013]. Sul Cavaliere: «Quando decise di scendere in politica, convocò alcuni di noi ad Arcore. Alla fine gli dissi: “Non penso di votarti, ma sarò corretto nei tuoi confronti, se tu lo sarai nei miei”. Così è stato» (a Michela Auriti) [Ogg 15/9/2010]. «Nei circoli di Forza Italia dicevano a Berlusconi che le nostre teste, la mia e quella di Chicco [Enrico Mentana – ndr], dovevano rotolare» (a Mattia Feltri) [Sta 12/2/2009].
• «Vive malissimo la scheda bianca» (Maria De Filippi).
• Nel 2013 ha sostenuto pubblicamente Ignazio Marino nella corsa a sindaco di Roma.
Tifo «Ho cambiato quattro mogli ma sono sempre rimasto romanista. Il tifo è per la vita».
• È anche fondatore e azionista del quotidiano Il Romanista.
Vizi Molto ansioso, molto fumatore (marca Merit), molto pigro: il sabato e la domenica è capace di starsene ore e ore stravaccato in poltrona, a guardare film in cassetta.
• Porta abiti sempre dello stesso colore perché è daltonico (Ornella Ferrario). Veste Battistoni, camicie Albertelli. Nonostante le insistenze iniziali di Berlusconi non si è piegato alla cravatta («Non ho collo, come faccio?»).
• Adora i cani, come la moglie che per i sessant’anni gli ha regalato un bassotto nero a pelo raso (di nome Cassio).
• Sul mangiare, le diete ecc.: «Sono come Marcello Marchesi che s’alzava da tavola e diceva: “Come mi sono divertito!”. Però più che un buongustaio sono un tremendo goloso. Nel 1972, alla Carbonara, feci fuori un plateau intero di 24 bignè. Giuseppe Bertolucci ne parla ancora adesso. Una volta ero arrivato a settanta chili, per me una misura fuori dal mondo. Però, non è servito. Un grasso si muove da grasso pure quando diventa magro, un grasso è grasso nell’anima». «Io sto sempre a dieta. Se uno mangia un piatto di spaghetti vicino a me ingrasso io».
• «Da giovane che sport praticava? “Nessuno. Si vede”» (a Vincenzo Pricolo) [Grn 31/5/2010].
• «Le critiche le patisco. È vero».
• Russa. Lui e Maria dormono in stanze separate.
• Amante degli orologi.
• Non vuole intorno gente vestita di viola (vecchio topos della rivista: Wanda Osiris rimandava a casa gli spettatori con qualche capo viola).
• «In molti momenti della mia vita per tenere a bada la malinconia e non cadere in depressione ho cercato il frastornamento, ho preso un impegno dopo l’altro. Io sono un produttore di malinconie, le posso esportare nello Zaire. Quando avevo sei o sette anni io stavo ore davanti a una finestra, a un vetro, e dicevo: “Mi annoio”. Credo di aver passato i restanti cinquant’anni a combattere questa noia per non cadere nel buco nero della depressione. E sono anche convinto che i chili in più che ho preso intorno ai dieci anni derivino da questa malinconia. E anche questo è stato determinante, perché io ho sempre cercato di essere “qualcosa” anche a prescindere dai chili in più» (a Massimo Fini nel 1996).
• «Con gli uomini mi annoio».
• «Sono bugiardo con le donne. Fino a quando ho incontrato Maria ho sicuramente vissuto nella menzogna. Ho attraversato l’infedeltà e ho consumato tutte le bugie a disposizione».
• «Sono possessivo in tutto, non solo nell’amore».
• «Poveretti quelli che hanno scoperto tardi la donna e il whisky. Ne conosco tanti, mi fanno tenerezza: per loro la vita è un inferno» [Pan 3/12/2009].
• Nel 2004 al San Raffaele di Milano gli applicano un bypass cardiaco. Nell’ottobre 2013 è di nuovo ricoverato nell’ospedale milanese per quelli che i medici hanno definito «semplici controlli».
• «Se va bene a me, buona camicia a tutti» (da uno spot tv di una marca di camicie, in onda tra gli anni Ottanta e Novanta).

Catalogo dei viventi 2015 (in preparazione)
scheda aggiornata al 12 dicembre 2013

Maurizio Costanzo was last modified: marzo 3rd, 2015 by glianni70.it

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