L`infame e suo fratello – Storia di Patrizio e Roberto Peci

L`infame e suo fratello - Storia di Patrizio e Roberto PeciL`infame e suo fratello – Storia di Patrizio e Roberto Peci

Patrizio Peci è il primo grande pentito delle Brigate Rosse, le sue dichiarazioni raccolte dal Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa agli inizi del 1980 sono decisive per individuare covi e militanti, ma anche per fare luce su un decennio di terrorismo di sinistra. Ma la risposta delle Brigate Rosse non si fa attendere il 10 giugno del 1981 le BR sequestrano il fratello di Patrizio: Roberto Peci, condannandolo a morte per tradimento. Una vendetta senza precedenti nella storia del terrorismo, filmata dai carcerieri in tutte le sue fasi, fino all’atto estremo: l’uccisione dell’ostaggio, dopo 54 giorni di prigionia. Una pagina terribile di anni terribili, la storia di due fratelli del loro impegno politico, della scelta del terrorismo, degli omicidi e poi del pentimento.

 

Dopo sette anni che uno uccide, che ferisce e si accorge che quello che sta facendo non è una cosa giusta indubbiamente è un trauma immenso. Per cui quando mi hanno arrestato ho pensato che la cosa più sensata che potessi fare in quel momento era di evitare altri morti, e in quel caso ho dovuto far arrestare dei miei compagni.
(Patrizio Peci , intervistato da Sergio Zavoli nella trasmissione La notte della Repubblica 1990)

Anni Sessanta: San Benedetto del Tronto

San Benedetto del Tronto, Marche, è qui che sono cresciuti Roberto e Patrizio Peci e le loro due sorelle. I Peci sono originari di Ripatransone un paesino sulle colline a pochi chilometri dalla costa. Il padre, carpentiere edile, nel 1962 si trasferisce a San Benedetto del Tronto per lavorare nei cantieri edili che stanno trasformando il paese  di pescatori in una rinomata località turistica. Patrizo ha nove anni, è nato nel 1953, Ida otto, Roberto sei ed Eleonora la più piccola della famiglia soltanto due.

Il 23 dicembre 1970 il peschereccio Rodi affonda nel mar Adriatico, i marinai sono tutti di San Benedetto del Tronto, quando l’armatore rifiuta di pagare le spese per il recupero delle salme a San Benedetto scoppia la rivolta. I pescatori bloccano la ferrovia e il porto, Patrizio Peci ha solo diciassette anni, ma è tra i manifestanti. Alla fine la sommossa ottiene il suo scopo, i corpi vengono recuperarti, ma la lotta e la vittoria dei pescatori cambia per sempre la vita di Patrizio Peci.

Affascinato dalle Brigate Rosse, Patrizio Peci insieme a quattro amici fonda i PAIL (Proletari Armati in Lotta), una delle mille sigle di quegli anni, il gruppo si dedica più che altro a bruciare le macchine e a pestare gli avversari di destra. Ma l’attivismo di Patrizio Peci non passa inosservato. Nell’autunno 1974 Patrizio ha vent’anni e si trasferisce a Milano dove conosce Mario Moretti, anche lui marchigiano di Porto San Giorgio, che dopo l’arresto di Renato Curcio e Alberto Franceschini nel settembre del ’74 è divenuto il capo effettivo delle Brigate Rosse. Moretti offre a Patrizio Peci l’opportunità di entrare nelle Br e di organizzare una colonna nelle Marche.

Dirà Patrizio Peci: Inconsciamente accomunavo le prime operazioni delle Brigate Rosse agli scontri di piazza, solo che le BR mi sembravano più efficienti , più precise funzionali alla rivoluzione. l’unica alternativa a sinistra del PCI erano Autonomia e le Brigate Rosse. Pensavamo che autonomia fosse destinata a morire o imbracciare le armi per cui era meglio entrare direttamente nelle BR
(dal libro  Io,l’infame di Patrizio Peci e Giordano Bruno Guerri).

San Benedetto 1975 è l’anno del matrimonio della sorella Ida ed è è l’ultima volta che la famiglia Peci si ritrova unita . Roberto ha dicianovve anni ed è tornato dal Belgio dove era emigrato per trovare lavoro, Patrizio è tornato da Milano, fa il cameriere in un ristorante, ma non ha abbandonato la sua attività clandestina nelle BR.

Ancona 14 ottobre 1976, un commando delle BR assalta una sede della Confapi, l’associazione delle piccole imprese, all’azione partecipano i due fratelli Peci.

Peci riesce a procurarsi tramite un ex partigiano delle vechie armi della Seconda Guerra Mondiale , la polizia arriva a casa Peci il 31 dicembre 1976. Roberto Peci si spaventa abbandona la politica si mette a fare l’antennista e si sposa con Antonietta. S

Torino 1977 Patrizio diventa un militante a tutti gli effetti delle BR, si sposta a Torino dove l’organizzazione gli da un alloggio,luce, gas, vestiti, uno stipendio 200 mila lire al mese e anche un mese di ferie all’anno.

Il 1977 è un anno terribile a Torino ( vedi la puntata Anni Spietati) dove le BR in quell’anno uccidono tra gli altri Carlo Casalegno, vicedirettore de La Stampa, Fulvio Croce, Presidente dell’Ordine degli avvocati, incaricato di procurare una difesa d’ufficio ai brigatisti del nucleo storico sotto processo proprio a Torino, gli agenti di polizia Ciotta, Berardi e Cortellessa, molte di queste azioni vengono decise ed eseguite con la partecipazione di Patrizio Peci.

Il 16 marzo 1978 le BR rapiscono e pi uccidono il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, anche se non ha avuto nessun ruolo nella vicenda Patrizio Peci è tra i venti brigatisti più ricercati d’Italia, viene catturato il 18 febbraio del 1980 a Torino dai carabinieri del Generale Dalla Chiesa insieme a Rocco Micaletto.Viene rinchiuso nel carcere di Cuneo Peci prende una decisione che cambierà la storia del terrorismo in Italia.

Tra i primi magistrati a interrogare Peci è Gian Carlo Caselli:
Peci ha avuto un’importanza ancora più grande dal punto di vista politico perché è stata la dimostrazione pubblica che personaggi della sua importanza non ci credevano di più nella pratica e nella teoria della lotta armata, nel brigatismo. Consideravano questa esperienza fallita. Il primo verbale inizia con la frase ? collaboro perché non ci credo più, collaboro per fermare questa fabbrica di morte, collaboro anche perché il Generale Dalla Chiesa mi ha detto che è in cantiere una legge per aiutare chi si pente a ricostruire una vita.

Patrizio rivela tutto nomi, piani, come si sono svolti i fatti, chi ha partecipato, dove sono nascosti i militanti. I risultati non tardano ad arrivare Il 28 maggio 1980 i Carabinieri del Generale Dalla Chiesa arrivano a Genova non lontano dal luogo dove un anno prima è stato ucciso il sindacalista Guido Rossa , bussano a un appartamento in Via Fracchia 12 , i brigatisti rispondono sparando è una carneficina: un agente gravemente ferito e quattro brigatisti morti, due di loro Lorenzo Betassa e Piero Pianciarelli erano grandi amici di Patrizio Peci.

L’esempio di Peci fa scuola la Digos arresta a Torino Roberto Sandalo di Prima Linea anche lui nel giro di pochi giorni si pente e confessa nome e azione. Peci tra gli esponenti di Prima Linea indica anche Marco Donat Cattin, figlio del presidente della Democrazia Cristiana esecutore materiale dell’assassinio del giudice Alessandrini. Lo scandalo arriva in parlamento. Il 4 aprile del 1980 viene arrestato Mario Moretti, forse il massimo esponente delle Brigate Rosse e principale responsabile del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro, con l’arresto di Moretti l’organizzazione delle Brigate Rosse esplode in tre tronconi:1)Brigate Rosse Partito Comunista Combattente; 2) la colonna Walter Alasia a Milano; 3) Brigate Rosse ? Partito della Guerriglia – Fronte delle Carceri che associa a colonna napoletana e parte di quella romana a dirigerla è Giovanni Senzani.

Senzani è laureato in Legge a Bologna e lavora come consulente del Ministero di Grazia e Giustizia tra glia anni ’60 e ’70 come consulente, si avvicina ai gruppi della lotta armata agli inizi degli anni ’70. Nel 1976 è nelle Brigate Rosse, arrestato nel ’79 viene scarcerato per mancanza d’indizi e da allora entra in clandestinità. Divenuto capo del partito guerriglia teorizza l’alleanza tra il partito armato e il proletariato delinquenziale nel segno di un escalation senza limiti della violenza. Sotto la sua guida le BR cominciano a collaborare con la criminalità organizzata a cominciare dalla camorra napoletana.

 La vendetta

La vendetta contro un pentito, è il prezzo da pagare secondo Senzani per fermare le confessioni degli arrestati e la strategia del pentimento, a raccontarlo è uno dei brigatisti che prende parte al sequestro di Roberto Peci Roberto Buzzati, divenuto poi collaboratore di giustizia, tra i principali artefici della ricostruzione in sede giudiziaria dell’episodio.

Nel maggio 1981 Senzani ci disse che avremmo dovuto sequestrare Roberto Peci, all’inizio rimasi perplesso, mi sembrava una sorta di rappresaglia nei confronti di Patrizio, una sterile vendetta lontana dall’etica del rivoluzionario comunista. Ma Senzani ci disse che le cose non stavano come sembrava che l’organizzazione attraverso fonti assolutamente certe aveva scoperto che il vero traditore era Roberto, alla fine fummo tutti convinti della verità delle sue parole. Siamo in pochi a gestire la campagna Peci: Ennio di Rocco, Stefano Petrella, Natalia Ligas e io naturalmente. Il nostro capo è il professore, Giovanni Senzani, il nostro unico obiettivo era di dimostrare agli italiani che il pentimento di Patrizio Peci era un invenzione dello stato, una perfida strategia per scoraggiare i militanti e distruggere l’immagine delle Brigate Rosse.
(dal Memoriale di Roberto Buzzati)

La sorella Ida ricorda che circolavano voci di vendette trasversali, ma Patrizio rassicurava che non si trattava di mafia che non se la prendevano con i familiari.

Roberto ha 25 anni si è sposato, è in attesa del primo figlio, e ha cominciato a lavorare, vive sotto casa della madre in un garage adibito ad abitazione in attesa di una sistemazione migliore.

Domenica 7 giugno 1981 Roberto è allo stadio a seguire la sua squadra del cuore che festeggia l’entrata in serie b, ma qualcosa va storto, prendono fuoco i festoni della curva, un incendio due ragazze perdono la vita. Roberto si salva per miracolo. Tre giorni dopo mercoledì 10 giugno 1981 il fratello Patrizio è in aula per il primo grande processo contro i suoi compagni, lo stesso giorno un bambino di sei anni Alfredino Rampi cade in un pozzo artesiano. Roberto viene chiamato per un intervento in Via Boito e viene rapito.

Il sequestro

Per la prima volta viene filmato tutto il processo proletario a cui viene sottoposto l’ostaggio.

Il giorno dopo l’12 giugno 1981 a Torino al maxiprocesso contro le Brigate Rosse la brigatista Maria Teresa Roppoli ex fidanzata di Patrizia legge un comunicato, afferma che Roberto Peci subirà un processo proletario, l’accusa essere uno sbirro e una spia. Il giorno dopo 13 giugno le Br diffondono il primo comunicato sul sequestro Peci a decidere della sorte del prigioniero saranno i compagni soto processo a Torino, i brigatisti detenuti, i disoccupati organizzati, i comitati di fabbrica di Napoli , Roma Arese, Milano, Pomigliano d’Arco.

Il 19 giugno viene colpito anche l’avvocato di Patrizio Peci, Antonio De Vita nel suo studio a viale Mazzini a Roma in ascensore, ma l’attentato fallisce, l’avvocato reagisce e ferisce una brigatista Natalia Ligas, figura di primo piano nelle Brigate Rosse di Senzani. Sabato 20 giugno 1981 le Brigate Rosse Fronte delle Carceri fanno ritrovare un altro comunicato con allegate delle pagine scritte dallo stesso Roberto in cui si  definisce un traditore e chiede al fratello Patrizio di ammettere che il suo pentimento è stato solo uno scambio, soldi e libertà in cambio d’informazioni. L’accusa che Senzani muove a Roberto è quella di aver tradito il fratello indicando ai carabinieri dove e quando arrestarlo. Roberto dice che è stato arrestato il 13 dicembre 1979 , mentre i carabinieri di Dalla Chiesa hanno sempre detto che Patrizio Peci fu arrestato il 19 febbraio 1980 due mesi dopo.

E’ vero che c?è stato un doppio arresto’ O questa confessione è stata estorta a Roberto dai suoi carcerieri.

Questo è quello che dice Roberto ai suoi carcerieri nell’agghiacciante filmato prodotto dai carcerieri:

Verso le 12 (Patrizio) si dichiarò disposto a parlare. Arrivò Dalla Chiesa gli disse che se diceva tutto sarebbe uscito in pochi mesi, con dei soldi e un lavoro all’estero. Patrizio disse tutto quel giorno. Finito l’interrogatorio Dalla Chiesa gli disse: ‘Adesso torna a fare quello che facevi prima. Cerca d’incontrare più gente possibile noi ti pedineremo’ allora Patrizio gli disse: ? E se devo fare qualche azione’? Gli rispose Dalla Chiesa ‘Falla e non ti preoccupare’. E’ molto più importante quello che stiamo facendo. Ti faremo sapere noi quando ti dovremo arrestare ufficialmente.

Secondo Caselli è tutto falso, una versione estorta a Roberto Peci in una condizione di prigionia, è il tentativo disperato di ‘sopravvivere a sé stessi inventando delle favole’. Anche lo stesso Patrizio Peci smentisce ufficialmente  la storia del doppio arresto.

Nei giorni del sequestro Peci i brigatisti hanno in mano l’assessore Ciro Cirillo, Renzo Sandrucci e il 5 luglioa Mestre vine trovato il cadavere di Giuseppe Taliercio, dirigente del Petrolchimico di Marghera ucciso dopo 46 giorni di prigionia.

A questo punto la sorella di Roberto Ida decide di coinvolgere giornali e televisioni per la salvezza di Roberto. Le istiuzioni fanno muro, i mass media non pubblicano i comunicati dei Brigatisti, il 10 luglio 1981 con il comunicato n. 5 i brigatisti annunciano la condanna a morte di Roberto Peci. I terroristi lasciano aperto uno spiraglio, sulla condanna a morte dovranno pronunciarsi i compagni nelle carceri.

Roberto Peci scrive a Bettino Craxi, segretario del Partito Socialista Italiano, a Giorgio Benvenuto segretario della Uil, a Marco Boato , alla giornalista Rossana Rossanda chiede aiuto e attenzione al suo caso, chiede la pubblicazione dei verbali dei suoi interrogatori, chiede di non essere abbandonato a una sicura esecuzione. Le parole più toccanti sono per la moglie in attesa del primo figlio.

Tra le poche eccezioni nel muro di silenzio Radio Radicale accetta di trasmettere le registrazioni degli interrogatori di Roberto. E’ uno dei dilemmi degli anni di piombo pubblicare o no i documenti dei brigatisti, il caso Peci presenta comunque una novità assoluta: una videocassetta.

Il 16 luglio 1981 a Roma, le BR fanno ritrovare la videocassetta con il processo a Peci, sarà lo stesso ostaggio a chidere la messa in onda della videocassetta ma la Rai non lo trasmetterà . Nel 1981 presidente della Rai è Sergio Zavoli che nel 2007 in un articolo apparso su Il Resto del Carlino Zavoli scrive che la videocassetta non fu trasmessa per non offrire alle BR un formidabile mezzo per intimorire quei giovani che volevano abbandonare la lotta armata. In quel momento storico mandare in onda il filmato avrebbe significato diventare complici della strategia mediatica con cui le Brigate Rosse avevano ottentuto qualche risultato.

Ida Peci e la moglie di Roberto vanno a Roma e vengono ricevute da Bettino Craxi. Il partito Socialista è durissimo contro la politica adottata dalla Rai definendola ipocrita, chiedono poi di incontrare il Presidente del Consiglio Spadolini , ma non vengono ricevute.

Dal memoriale di Roberto Buzzatti:

Quando si è in guerra si uccide e questo per quanto drammatico ha un senso, quello a cui non riuscivo a dare un senso era trasformare l’agonia di un uomo sia pure un nemico in uno spettacolo. Quando chiesi a Senzani il motivo di tutto ciò mi rispose che la società dello spettacolo vive di queste cose, gli dissi che Roberto Peci più che un grande infame, mi sembrava un poveraccio invischiato in un gioco più grande di lui. Si forse è vero ma nel gioco ci siamo anche noi e dobbiamno seguire le regole ci piaccia o no.

Il 31 luglio arriva dal carcere la smentita ufficiale di Patrizio Peci sulla versione del doppio arresto che Roberto ha chiesto di confermare. Quattro cartelle dattiloscritte e firmate in cui nega di essere stato arrestato due volte e nega di aver collaborato con i carabinieri come infiltrato all’interno delle Brigate Rosse, al fratello scrive di capire il suo stato d?animo e di dire la verità.

L’esecuzione
Roma 3 agosto 1981, con una telefonata le Brigate Rosse fanno ritrovare a Roma il cadavere di Roberto Peci in una casupola diroccata, dal momento del sequestro sono passatti 54 giorni. In un escalation dell’orrore l’ostaggio è stato anche fotografato mentre i suoi assassini gli sparano 11 colpi.

Undici proiettili. Il plotone di esecuzione delle Brigate Rosse ha assassinato Peci all’alba, a ridosso di un muro scalcinato della periferia romana, tra montagnole di rifiuti e fiori celesti di cicoria. Poi, il solito telefonista telefona all’Ansa e a due quotidiani e ha dettato con burocratica precisione l’annuncio di morte: La sentenza è stata eseguita. Il corpo si trova a Roma , sull’Appia nei pressi dell’Ippodromo delle Capannelle sulla destra si trova via di Casal Rotondo, percorrete la strada per qualche centinaio di metri , prendete la stradina sterrata in discesa e arriverete a un gruppo di casette diroccate. In una di queste troverete il corpo di Roberto Peci-

La volante del commissariato di Centocelle che per prima, quando mancavano una decina di minuti alle sette, è arrivata in via Casal Rotondo ha trovato il cadavere lì dove i terroristi avevano indicato con scrupolosa precisione. Il corpo riverso, pieno di sangue, sei bossoli calibro 7,65, un drappo rosso con la stella a cinque punte e gli slogan, probabilmente lo stesso che aveva fatto da sfondo alle foto date alla stampa dell’ostaggio. Un cartello di cartone bianco scritto con lo spray rosso e appoggiato al muro. Un sacchettino di plastica abbandonato per terra con dentro i pochi effetti personali della vittima: la patente, l’orologio, gli spicci. Addosso Roberto Peci aveva solo la fede infilata nell’anulare pieno di sangue.

Per terra , il testo di una Risoluzione strategica in cui le BR affermano che la campagna Peci non è il punto d’arrivo dell’offensiva contro la contraddizione dei traditori> e concludono che l’annientamento è l’unico rapporto possibile che intercorre tra proletariato marginale e traditori.

Il corpo di Roberto Peci viene riconosciuto dal padre Antonio, arrivato da San Benedetto. Il padre, Antonio, scoppia in lacrime gridando: assassini ‘hanno ammazzato un operaio. ?. un povero ragazzo.

Il 3 gennaio 1982 la polizia arresta Ennio di Rocco e Roberto Petrella, sei giorni dopo è la volta di Senzani insieme a Roberto Buzzati che diventerà un collaboratore di giustizia . Ennio di Rocco è stato ucciso nel carcere di Trani da detenuti brigatisti che lo hanno condannato. Senzani e Petrella all’ergastolo sono tutti fuori. Patrizio Peci vive in una località segreta insieme alla moglie hano auto un figlio che si chiama Roberto.

L`infame e suo fratello – Storia di Patrizio e Roberto Peci was last modified: dicembre 15th, 2014 by glianni70.it

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