Lidia Ravera e Marco Lombardo Radici – Porci con le ali (1976) Pdf Epub Mobi

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Autori:Lidia Ravera – Marco Lombardo Radice
Lingua: italiano
Genere: Romanzo
Dimensione del file: 2,95 MB
Formato del file: Pdf Epub Mobi
Prima Edizione: Savelli 1976
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Il romanzo racconta gli anni settanta e due ragazzi della sinistra studentesca, Rocco e Antonia: la scoperta della vita, il sapore della ribellione, il racconto delle loro emozioni in presa diretta. L’iniziazione al sesso, la ricerca dell’amore, il dolore, la solitudine, la fantasia, la lotta politica: tutto si intreccia nelle loro riflessioni, tessute con naturalezza e la forza della sincerità. Sulla quinta di una stagione disordinata e vivace, i protagonisti vivono la contraddizione di chi sente di avere ali per volare ma non riesce a sganciarsi dalla realtà. Un libro che racconta la fame di vita e le molteplici passioni di una generazione che ha strizzato l’occhio al Sessantotto.
Il libro inizia con una filastrocca che cita in maniera ossessiva, in termini volgare, i genitali maschili e femminili. “Un incipit così -scrive Ravera nell’introduzione- non promette niente di serio. Non un classico dell’erotico, ne’ un testo sperimentale. Ma neppure un ponderato saggio sulla liberazione sessuale, ciò che avrebbe dovuto essere, nelle intenzioni mie e di Marco Lombardo Radice, mio coautore”.

 

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Prima edizione – Rocco e Antonia, Porci con le ali.  Diario sessuopolitico  di due adolescenti, con un dialogo a posteriori di Giame Pintor e Annalisa Usai, Savelli, Roma, 1976

La copertina della prima edizione è semplice, senza sovraccoperta né bandelle, molto carica di scritte. Si può notare una netta divisione tra due settori: nella parte superiore è posizionato il testo; nella parte inferiore l’immagine. L’area destinata ad accogliere gli elementi testuali è divisa in due colonne: a bandiera sinistra una finestra di testo riporta il nome della collana e dell’editore, mentre in una colonna separata sono riportate le informazioni relative all’autore, titolo del libro, sottotitolo e l’indicazione di un elemento paratestuale. Tutte le scritte hanno dimensioni differenti, sono tutti bastoni tranne il nome della collana che è graziato. Molto leggibile. Carattere della famiglia bastoni privi di grazie e filetti. Caratteri ad aste verticali. Il messaggio del sottotitolo dichiara la formula diaristica e invita il pubblico ad entrare nell’ambito privato di due adolescenti.
Analizzando l’elemento grafico, risalta il carattere politico del messaggio che l’editore vuole mandare al pubblico: si riconosce un esplicito riferimento alle manifestazioni del ’68, al movimento rivoluzionario filo-comunista e all’esigenza di libertà sessuale.
Il disegno, che richiama la tecnica della striscia di fumetti, rispecchia sia nella forma che nel contenuto la modalità di espressione in cui meglio si riconosce la giovane generazione di quel periodo. L’immagine è suddivisa in 9 riquadri contenenti ognuno un disegno. La scelta non è casuale. Si può riconoscere il concetto che ha guidato la scelta e la disposizione delle figure: il riquadro centrale rappresenta un maiale con ali, immagine che si rifà ovviamente al titolo ma che si collega anche alle figure che lo circondano.
Se la parola porci può avere una connotazione politica – si riferisce ad una etichetta data ai membri del movimento della sinistra studentesca – il con le ali richiama un’idea di fantasticheria che può essere letta sia come specchio di un’utopia politica sia come un sogno a occhi aperti nel viaggio all’interno della scoperta della sessualità e dell’autoerotismo. Infatti, ai quattro angoli troviamo immagini di chiaro rimando politico: manifestazione comunista, pugno alzato, diritto alla studio, libertà culturale e rivoluzione politica, mentre i riquadri che formano la croce centrale rimandano principalmente a tematiche di libertà sessuale attraverso immagini di nudo di donne stampate su giornali o riviste. Il contenuto del libro, una narrazione personale a tratti fortemente intima e carnale sullo sfondo di un mondo invaso dalla politica, ritrova una particolare coerenza nella copertina: essa è molto informativa perché carica di messaggi da interpretare, con un forte valore di sintesi della materia del libro. Risultano chiari sia l’ambiente sia il tono e la temperatura del libro che il lettore si appresta a leggere: il messaggio si rivolge principalmente ad un pubblico ben individuato: coloro che hanno effettivamente vissuto quel tipo d’esperienze.

Prima edizione – Rocco e Antonia, Porci con le ali.  Diario sessuopolitico  di due adolescenti, con un dialogo a posteriori di Giame Pintor e Annalisa U
sai, Savelli, Roma, 1976

Gli uomini naturalmente, sono dei porci. E le istituzioni umane naturalmente dei porcili. Se i porci avessero le ali, secondo il detto inglese, potrebbe accadere “qualsiasi cosa”. Bene,forse i porci hanno delle misteriose ali invisibili, e forse noi non le vediamo perché abbiamo paura che questo “qualsiasi cosa” possa accadere. In tal caso siamo dei porci con le ali o invisibili o rudimentali. Alcuni hanno ali semplicemente invisibili e possono farle apparire in qualsiasi momento. Ad altri le ali rudimentali non permetteranno mai ascesa e volo, neppure in sogno(D.Cooper – La morte della famiglia)
Ne’ romanzo, ne’ saggio, ne’ libello di propaganda liberatoria, Porci con le ali è una riflessione sulla coppia, sulla sessualità, sull’omosessualità, dal punto di vista di due adolescenti, Rocco e Antonia, romani, piccolo-borghesi, extraparlamentari.
Paura, curiosità, amore, solitudine e fantasia si intrecciano sullo sfondo disordinato, vivace, qua e là un po’ alienato della sinistra studentesca. Ai pensieri di Rocco dà voce un uomo, a quelli di Antonia una donna: ne risulta una discontinuità non casuale, una proposta continua di differenze sia nello stile che nei contenuti che è, forse, il pregio maggiore del libro

 

Il testo della quarta di copertina riprende lo stile e la tipologia di messaggio che troviamo in copertina: sono flash emozionali. Si esplicita che Antonia e Rocco sono due personaggi fittizi che esprimono il modo di pensare un po’ di tutti. Il libro è forte, dissacrante, entra come un coltello nel tessuto sociale.
C’è un parere di un intellettuale, David Cooper (al quale si può far risalire la paternità della formula che dà il titolo al libro) e la sua citazione è tratta da un’opera il cui titolo rimanda appunto ai movimenti del ’68, La morte della famiglia. Nel libro di Cooper, uno dei pionieri dell’anti-psichiatria, l’autore attacca tutte quelle istituzioni destinate a perpetuare una condizione da cui non si esce se non con la pazzia o la rivolta: le strutture alienanti della famiglia vengono riprodotte dappertutto: ufficio, scuola, università, chiesa, partito, esercito, ospedale, mirando a produrre la “normalità” e le basi del conformismo: «Quel che possiamo fare di meglio per la liberazione degli altri è quello che faremo in più per liberare noi stessi».

 

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Nella seconda edizione la copertina cambia completamente e, pur riferendosi ai medesimi temi, li presenta con maggior distacco. Rocco e Antonia hanno subìto una istituzionalizzazione. Sono passati nove anni e il libro viene proposto al pubblico in modo differente. Se gli elementi messi in luce nell’allestimento della prima edizione erano l’immediatezza, la forma dirompente del linguaggio e una volontà di rottura con la tradizione (elementi che riecheggiano nella copertina edita da Savelli), ciò su cui è focalizzata l’edizione Rizzoli è la presentazione del testo come un documento che guarda al passato con uno sguardo distaccato e adulto: si può dire che non si tratti più di un diario fresco di stampa, ma di un documento con un valore storico e sociologico. Le tinte cromatiche usate per la copertina sono le stesse ma è raffigurata una sola grande immagine che si può leggere come una sintesi dell’intera architettura in cui si componeva la precedente tavola di Echaurren. Il messaggio di natura sessuale risulta più maturo, andando così a coinvolgere una fascia più ampia di possibili lettori e adeguandosi in tal modo al target culturale della collana Biblioteca Universale Rizzoli.
D’altra parte, l’immagine di copertina – sempre opera di Echaurren –, si può altresì leggere come uno sviluppo della modalità espositiva del messaggio che, pur rivolgendosi agli stessi soggetti che avevano preso parte attiva in quell’epoca, ne segue la crescita, cercando di porsi sul loro nuovo e più maturo paradigma intellettuale. La donna è una donna matura, in posa. I libri sono impilati e l’unico richiamo politico è in una copia del Manifesto che si intravede (nella prima edizione erano disegnati pugno alzato, falce e martello). Rocco e Antonia – figure in cui i lettori sono portati a immedesimarsi –, si sono sposati e lavorano. Il risultato grafico risulta meno destabilizzante, più ordinato e più adatto a essere inserito nella libreria di casa.
La copertina è elegante e, nonostante sia piuttosto piena, è leggibile e immediata. I caratteri sono graziati. Gli pseudonimi degli autori sono in caratteri della famiglia egypt, poco spessi e ad aste verticali. Le informazioni sono distribuite su tutto lo spazio disponibile e in modo uniforme con giustificazione centrale. Nel titolo il carattere usato è molto spesso, carico di nero. Si perde la proporzionalità tra assi verticali ed aste orizzontali, carattere molto contrastato. Il titolo è in caratteri graziati, senza raccordi ed è racchiuso tra due linee orizzontali rosse che lo mettono in evidenza.

Riletto a distanza di otto anni, questo libro ci si presenta come un importante documento di quanto, poi, è stato chiamato riflusso. Il faticoso emergere delle fantasie erotiche, dell’amore, del gioco, dentro un mondo sociale totalmente dominato dal politico.
I protagonisti della vicenda, Rocco e Antonia, sono di sinistra, come di sinistra sono i loro amici, i genitori, tutte le persone del loro ambiente. Nell’intero libro non si incontra nessuno che non sia un militante di sinistra. Di questo ambiente saturo di politica e di ideologia, i due ragazzi non ne possono più. Sono stati presi da una crisi di rigetto. Vanno alle manifestazioni perché sono abituati a farlo, per dovere, come un tempo la gente andava a messa. Però non hanno più ideali, non credono più in niente, provano solo noia. I loro genitori parlano di politica, dissertano, analizzano. Loro non ascoltano, la loro mente è assorbita da un unico tema, osceno, impudico, in un ambiente tanto politicizzato: il sesso. Sono ossessionati dal sesso. Non pensano ad altro. Francesco Alberoni

 

Mentre nella prima edizione la quarta di copertina presenta l’opera come «una riflessione sulla coppia, sulla sessualità, sull’omosessualità dal punto di vista di due adolescenti […] sullo sfondo disordinato vivace, qua e là un po’ alienato della sinistra studentesca», le parole di Francesco Alberoni riportate nell’edizione Rizzoli denunciano una diversa chiave di lettura. La sua interpretazione è più critica e distaccata. Alberoni rilegge la storia di sesso e amore tra i due ragazzi esclusivamente come una fuga nei confronti di un ambiente «saturo di politica e ideologia», un clima soffocante che i protagonisti sentono totalmente estraneo. Il disagio di un’intera generazione di giovani nei confronti degli avvenimenti, che il panorama politico e sociale di quegli anni propone quotidianamente, sfocia in una tensione erotica: «I loro genitori parlano di politica, dissertano, analizzano. Loro non ascoltano, la loro mente è assorbita da un unico tema, osceno, impudico, in un ambiente tanto politicizzato: il sesso. Sono ossessionati dal sesso. Non pensano ad altro».
La scelta di affidare l’introduzione e la quarta a un grande nome come Francesco Alberoni è una scelta precisa e voluta; in dieci anni in Italia sono cambiate molte cose e il testo è ora riletto con gli occhi della disillusione e di una sensualità perduta. Questa edizione allarga il bacino di utenza del libro e idealmente ne fa un testo destinato a tutta la nazione: il messaggio lanciato dalla copertina comunica al lettore che attraverso questo diario si può assaporare tutta l’atmosfera di un periodo storico ormai lontano che, anche se superato, può essere ora riletto con sufficiente distacco.

 

La terza edizione di Porci con le ali esce il 6 ottobre 1993 come allegato al quotidiano l’Unità. È riscontrabile un’ulteriore trasformazione del testo che, dalla Biblioteca Universale Rizzoli, viene restituito ai lettori della sinistra più politicizzata. L’edizione risulta molto curata, con una bella copertina monocromatica rossa, essenziale e ordinata. L’immagine riportata è un disegno astratto che richiama nella parte superiore il rosso collegabile alle bandiere delle manifestazioni di piazza della sinistra, mentre nella parte inferiore dell’immagine vi è una trasfigurazione di un particolare intimo, riconoscibile anche nelle illustrazioni di Echaurren. Anche la scelta del carattere segue una linea di eleganza ed essenzialità sia nella scelta del font che nella disposizione sulla pagina. I caratteri sono della famiglia bastoni, molto sottili. Sono presenti poche informazioni strettamente indispensabili. Scompare il sottotitolo – non è più necessario specificare di cosa tratti il libro perché il pubblico è più consapevole –, mentre compaiono in copertina i nomi propri degli autori. Ancora una volta seguendo l’evoluzione della grafica della copertina, si può riconoscere una crescita della generazione cui è destinata. La veste grafica diviene più ricercata; il valore storico dell’opera si misura sull’inalterabilità del testo cui si contrappone la continua trasformazione dei contenuti che gli si possono applicare attraverso le diverse copertine. In particolare questo allestimento trasmette orgoglio, un forte senso di appartenenza politica e la ricerca di un rapporto di identificazione tra libro e lettore.

 

Questo libro uscì nel 1976, quando espansione economica crescente e rivoluzione calante riempivano la vita di una piccola borghesia semierudita, tanto confusa quanto sicura di sè e del proprio avvenire. Ma non è la storia di una generazione: è uno sguardo sugli adolescenti di un ceto politicamente “di sinistra”. Tenera e boccalona, la storia narrata in questo libro è una delle più ironiche, significative e malinconiche di quegli anni. Ottavino Cecchi
Con quattro interventi di Francesca Archibugi, di Maria Carpi e Massimo Accinnio, di Giovanni Lombardo Radice e di Luigi Manconi

 

La quarta di copertina contiene un parere autorevole estratto dalla prefazione. Il testo è ancorato nella parte superiore della gabbia. Il linguaggio utilizzato è molto tecnico, lucido e si rivolge ad un pubblico più erudito. Il libro torna a trasmettere un forte messaggio d’ideologia politica come nella prima edizione ma lo fa in modo più elegante e consapevole. La prefazione di Ottavio Cecchi, intellettuale militante del Partito Comunista Italiano, cronista dell’Unità, redattore della «terza pagina» e responsabile del supplemento letterario di Rinascita «Il contemporaneo», fa di questa edizione la più matura e intellettualmente impegnata. Il testo della quarta rilegge l’opera da un altro punto di vista specialistico: la storia di sesso tra Antonia e Rocco non viene nemmeno menzionata, così come scompare il riferimento agli pseudonimi. Il testo proposto è una fredda analisi politico-sociologica, ma anche economica, di un periodo. La presenza di ben quattro interventi critici ad accompagnare l’opera è sintomatica della nuova luce che si intende portare sul testo. Al piede della quarta di copertina compaiono le biografie degli autori.

 

La quarta edizione esce per Mondadori nel 1996 nella collana economica «I Miti» di grande tiratura che propone ad un pubblico di massa un prodotto a basso costo e di qualità editoriale non sempre ineccepibile. La copertina è molto disordinata, un mix mal riuscito delle edizioni precedenti. Le due immagini riportate hanno perduto il fascino del fumetto riscontrabile nelle prime due edizioni, sconfinando nella banalità patinata e plastificata dell’edizione economica a basso coefficiente estetico.
La tipologia del tratto del disegno e i colori richiamano la grafica dei cartoons. La copertina risulta fredda, è scomparso ogni riferimento figurativo alla politica, mentre sono presenti numerose scritte che saturano lo spazio espositivo di informazioni pubblicitarie. Sintomatico lo strillo riportato in cima alla pagina: «La restituzione di un pezzo di passato a chi non lo conosce e a chi non c’era, ma anche un documento restituito a chi c’era». La disposizione del testo sulla copertina è disarmonica, con continui cambi di dimensione e colore del carattere. La famiglia del carattere è fantasia. I terminali delle aste sono inclinati. L’origine del carattere è americana.

“C’era un’aria molto bella fra noi amici, una gran sicurezza e molto amore, il sole e il casino, pinne, vestiti, sacchi a pelo, slip, notti lunghe, bottiglie di vino e la voglia di stare insieme, abbracciarsi, amarsi in tutti i momenti, di pomeriggio con un caldo boia, di mattina appena svegliati, di notte e di giorno.”
“Credo che la prima cosa a cui ciascuno pensa quando gli si nomina “porci con le ali” sia il se stesso di allora, com’era, cosa faceva.”(Sandro Veronesi)

Sulla quarta di copertina appare una citazione virgolettata (presumibilmente una dichiarazione dell’autrice, seppure anche qui non sia indicata la provenienza del testo), e una di Sandro Veronesi, volta a osannare il potere evocativo del romanzo. Anche qui il titolo è brutalmente separato in tre diverse righe intervallate dalle due citazioni, si propone un altro dei disegni della prima edizione, questa volta un seno femminile «palpato» da una mano altrettanto femminile, con tanto di unghia lunga laccata.
(Retrospettiva editoriale del fenomeno Porci con le ali – A cura di Dora Di Marco, Nicolò Cavallaro, Cosetta Vallerini, Vittoria Melloni e Tommaso Gragnato)
Questo saggio è precedente alla quinta edizione, della Bompiani, in libreria dal maggio 2013

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Quando uscì questo romanzo era il 1976, e suscitò subito un grande interesse..
Innanzitutto per la copertina, che saltava subito agli occhi, dalla quale emergevano dei nudi e un porcellino con le ali, richiamo del titolo e del contenuto, ma anche cortei con bandiere rosse e un pugno alzato.
Il secondo motivo erano gli autori, la coppia Ravera-Lombardo Radice, che si nascondeva dietro i due autori-protagonisti, Rocco e Antonia. Entrambi appartenevano alla generazione del ’68: Lidia Ravera si occupava per la rivista Muzak di inchieste sui giovani studenti medi e la libertà sessuale, Marco Lombardo Radice fece studi neurologici sull’età evolutiva e collaborava con diversi professori (suoi coetanei) del liceo scientifico sperimentale Gramsci, il famoso «Ventiduesimo», centro della lotta studentesca romana del ’77. Suscitava comunque una certa perplessità che avessero scritto un romanzo calandosi nei panni di due adolescenti.
Il terzo motivo risultava dalla lettura: non solo per la curiosa caratteristica che la scrittura era portata avanti a due mani, ma soprattutto perché raccontava con assoluta spudoratezza come gli adolescenti, nel caso della vicenda i sedicenni, vivevano il sesso. Con il linguaggio, le fantasie, i sogni di cui mai i genitori/adulti sarebbero venuti a conoscenza.
Il romanzo venne certamente letto – di nascosto – dai coetanei dei due protagonisti, ma ben di più venne aperto dagli adulti, coloro che quelle vicende le avevano già vissute o – più frequentemente – solo immaginate, e che scoprivano essere appannaggio anche (ahimè) dei loro figli. E che comunque, certamente, mai avrebbero osato mettere per scritto.
Ma cos’ha, entrando nel merito, Porci con le ali di così scandaloso?
La vicenda è nota: due sedicenni di un liceo romano, sono alle prese con le normali situazioni che si vengono a creare in un momento storico-sociale di grande cambiamento per l’Italia.
I due protagonisti sono circondati da coetanei e adulti che come loro sono di sinistra. Ma mentre i giovani vivono tiepidamente quest’appartenenza, gli adulti (ex-sessantottini) vorrebbero fossero ancora vivi la lotta, il coinvolgimento a 360 gradi dell’ideologia nella vita.
Rocco e Antonia si sentono loro malgrado stretti in una morsa che non capiscono in pieno: i movimenti studenteschi hanno perso gran parte della loro violenza sessantottina e post-sessantottina, ma nelle scuole superiori sono ancora molto vivi, anche se visti ormai con una certa indifferenza dalla maggior parte degli studenti. E’ più importante l’occasione di aggregazione, il sentirsi uniti e poter far gruppo; e il sesso è molto, molto più interessante.
Questo va di pari passo con la crescita personale a tutto tondo: ci sono le riunioni studentesche ma anche i tentativi di dialogo con i genitori, c’è la morte del compagno di lotta ma ci sono anche i dispetti tra compagni di liceo, ci sono le esperienze omosessuali ma anche la difficoltà dei rapporti familiari.
Non è certo la storia vera e generalizzabile di due sedicenni negli anni ’70, ma molti sedicenni di quegli anni certamente ci si sono riconosciuti.

In Italia non abbiamo avuto i grandi raduni sul genere di Wight o Woodstock, i giovani italiani li hanno vissuti di riflesso e nei ricordi degli adulti (sesso libero,droga e alcool a fiumi,raccontavano), e non era ancora molto diffusa l’abitudine di viaggiare zaino in spalla in gruppo o in solitario, come già avveniva per i ragazzi stranieri che si vedevano arrivare nelle nostre città. E, comunque, certamente i nostri adolescenti ne erano esclusi: all’esperienza supplivano con i sogni, le fantasie, e tutto il desiderio di sperimentare quello di cui leggevano nei libri o vedevano nei film o ascoltavano nelle canzoni.
Ecco quindi che il sesso diventa un bisogno fisiologico da espletare quotidianamente: mancando la possibilità di avere il partner a portata di mano, ci si rivolge a se stessi e alle fantasie: con fatica, cercando di inventarsi situazioni che possano aiutare, facendo ricorso a ricordi più o meno inventati,
a giornalini…..Ma il rito deve comunque essere svolto.
Poi ci sono le situazioni reali, a volte talmente illogiche e al limite del grottesco, da farci pensare che si tratti ancora di fantasie.
Le prime righe sono del tutto inattese, colpiscono come un fulmine e ci rimangono negli occhi.
Il linguaggio è spudorato, aggressivo, provocatorio, estremamente esplicito e colorito. Ma quasi mai realmente espresso, realmente “detto” dai protagonisti. E’ solo pensato, sognato, immaginato, magari scritto, per dare più peso alla necessità di una liberazione intima e in un certo senso strettamente personale, che raramente si manifesta in pubblico: al massimo viene suggerita e rivendicata da pochi gesti superficiali, da occhiate, da mezze frasi lasciate cadere qua e là.
E’ vero, le scene di sesso sono molto forti: è stato detto che raramente si è letto qualcosa di simile. Non credo sia vero, questo: il tabù del sesso esplicitamente descritto è caduto, anzi direi che la “letteratura” del sesso è inflazionata. Il punto è un altro: non è così frequente che a “parlarne” siano adolescenti, in prima persona, sebbene per bocca di due adulti, anche se è ben vero che il testo scritto oggi viaggia in rete, e al romanzo si sono sostituiti i social network, dove il linguaggio non ha limiti ne’ frontiere.
Quello che colpisce nel romanzo è la costruzione narrativa, che intreccia episodi quotidiani di scuola alle fantasie erotiche, gli incontri fuggitivi e quasi mai appaganti alle esperienze nel “gruppo” politicamente attivo ma in realtà poco sentito.
Non è raro che scappi una involontaria risata a leggere certe descrizioni, molto esplicite ma raccontate con un tono di involontaria ironia che non può non farci riconoscere l’ingenuità che si nasconde dietro il voler essere adulti a tutti i costi e questo attraverso il sesso a tutti i costi.
È il lato maschile, com’è giusto, ad essere il più candido. Basti un passo per tutti: “Dico dov’è il bagno. Dice vieni ti accompagno. Arriviamo al bagno, entro, mi volto per chiudere la porta, be’ era entrata anche lei. Mi mette le braccia attorno al collo e mi dà un bacio sulla bocca. Di quelli con la bocca straperta, che c’entra anche il naso e il mento. Poi mi carezza la faccia e dice come sei bello liscio. Io mi congelo, perché va bene che son donne ma potrebbero studiarsi un po’ di psicanalisi e allora lo saprebbero che se uno a sedici anni ci ha solo un po’ di baffetti morbidi morbidi e basta – dico basta – gli vengono dei complessi orribili.”
La cotè femminile è molto più spregiudicata: “ È sceso e sento i suoi passi dietro sul selciato. Tra me e lui due palmi d’aria. Non mi spavento solo perché l’ho voluto io: è come levarsi i denti da soli, con il cordino e il portone. Sanguina e non sai come andrà a finire, ma sempre meglio che andare dal dentista.
Non so che direzione prendere, ma bisogna sbloccare la situazione: se mi fermo e si ferma anche lui, vuoi dire che mi segue proprio: Mi segue proprio. Coraggio: «Scusi, ma ho l’impressione che lei mi stia seguendo»; ogni tanto la mia voce sembra registrata in un tinello del ventennio (démodé).
Mi guarda e non risponde. Mi sorpassa. Tira dritto. Addio avventura. Eh, no caro: troppo comodo.
Ti trovi di fronte a un’adolescente sessualmente aggressiva, alta un metro e sessantacinque, con un culetto che sembra burro e le migliori intenzioni di perdere il primo giorno di scuola: approfittane.” Il che fa pensare ad un seguito tutt’altro che puritano, ma che invece si rivela costituito da due varianti solo immaginate e fantasiose (ovviamente eroticamente parlando) l’una più incredibile dell’altra.
In tutto ciò, gli adulti non ci sono, o fanno solo fugaci apparizioni, per lo più poco incisive e poco positive. Ed è corretto, questo: nella realtà nessun genitore (tranne qualche eccezione che confermerebbe la regola) si sarebbe accorto di nulla. Gli adulti ci sono poco per il semplice motivo che non hanno parte nella storia, non hanno un ruolo in questo genere di esperienze quasi iniziatiche che vanno vissute rigorosamente tra simili.
E i due protagonisti crescono: nell’arco dell’anno scolastico li vediamo tentare approcci più intimamente consapevoli, passare dall’attrazione che necessita di un’immediata soddisfazione alla simpatia, all’amicizia, all’affetto. Al riconoscersi simili seppur diversi, alla consapevolezza di cosa –oltre al sesso- sia importante nell’altro, che fa notare l’assenza e la presenza, il tradimento per rabbia e la confessione via lettera. Molto adolescenziale anche questa, che nell’epilogo non chiude ma lascia aperta la storia, che ci scopriamo desiderare che continui.
Porci con le ali non è alta letteratura, non è certo un romanzo che passerà alla storia come capolavoro. Ed è un libro trasversale, politically correct : se venne dibattuto ampiamente (ma anche molto criticato) nei circoli di sinistra, venne letto anche da chi di sinistra non era, perché è specchio di un’epoca, di parte di una generazione. Chi lo lesse nel 1976 e aveva 16 anni forse ci si riconoscerà, o vi riconoscerà compagni di scuola e amici. E certamente ora, a più di cinquant’anni, lo rileggerà con altri occhi e altro cuore. Bisognerebbe far sempre così con i libri, anche con i meno pregevoli: riletti ad anni di distanza ci dicono altre cose e ci danno altre emozioni.
“Non so ancora se Porci con le ali è una cosa importante e valida o una boiata mostruosa […]. Per il momento so soltanto che: piace molto ai giornalisti borghesi e ai cinquantenni; non piace – tendenzialmente – ai militanti, soprattutto adulti […]. La finalità principale del libro è presto detta: contribuire alla discussione, la riflessione critica, la ricerca concreta e la maturazione politica di uno strato di giovani […]. Si è tentato dunque soltanto, utilizzando quel potere editoriale, culturale e linguistico che i Rocco e le Antonie non hanno e noi sì, di dar voce e corpo a esperienze, problemi e riflessioni di quei giovani… di offrire un materiale comune di discussione e ricerca su temi oggi centrali in larghi strati giovanili.” (Lombardo Radici)
“Leggere un romanzo non recente che hai scritto in tempi non recenti, quando cioè eri un’altra persona, è una prova dei nervi e dell’equilibrio, del tasso di autostima, della modestia e dell’ambizione. […] Se il romanzo che rileggi, oltretutto, ti ha sbalzata fuori, ventenne, dall’oscurità piena di promesse della giovinezza, facendoti «santa» per un giorno, come capita nella società dello spettacolo, ed «ex santa» per tutto il resto della tua vita, l’affare si complica […]. Vien quasi voglia di lasciar perdere. Invece no, a 25 anni dalla prima edizione, era il luglio 1976, ancora ti chiedono, ormai soltanto a te, con le benedizioni degli eredi del tuo antico compagno, di pubblicare Porci con le ali.”(Lidia Ravera)

 

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Lidia Ravera è nata a Torino il 6 febbraio 1951. Famosa per il romanzo Porci con le ali scritto insieme a Marco Lombardo Radice (Savelli, 1976, collana “ Il pane e le rose”, gli autori si firmarono con i nomi dei due protagonisti, Rocco e Antonia), best seller e simbolo dei giovani anni Settanta (nel 1978 Paolo Pietrangeli ne trasse un film), ha scritto poi altri romanzi, che non hanno però ripetuto il successo del primo. È autrice anche di numerose sceneggiature cinematografiche e televisive tra cui Oggetti smarriti, Amori in corso, Dopo la tempesta, Il segreto di Arianna.
«Era il 1974. Era una ragazzina torinese piuttosto scapestrata, colta e intraprendente. Aveva 23 anni. Io la assunsi ad Abc e la mandai a fare cose orrende nei confessionali di tutta Italia, oppure a sedurre autonomi per conquistare documenti e scoop. Era una brava giornalista ma Abc chiuse e diventò una scrittrice» (Claudio Sabelli Fioretti).
«Polemista appuntita, da sempre a sinistra (fa parte della commissione codice etico del Pd)» (Manuela Grassi), collabora con Cosmopolitan, L’espresso, Io donna. Ultimi libri: Le seduzioni dell’inverno (Nottetempo 2008, suo 21° romanzo, nella cinquina finale dello Strega) e il racconto Il dio zitto (Nottetempo 2008).
Marco Lombardo Radice era figlio del matematico Lucio Lombardo Radice e nipote del pedagogista Giuseppe. Sua madre era la virologa Adele Maria Jemolo, a sua volta figlia dello storico Arturo Carlo e della scrittrice Adele Morghen Jemolo. Studiò nel liceo classico romano Terenzio Mamiani, partecipando alla contestazione studentesca nel 1968. Aderì a Lotta Continua.Laureatosi in neuropsichiatria infantile all’Università di Roma La Sapienza, fu chiamato giovanissimo a dirigere il il reparto del suddetto Istituto di Via dei Sabelli, quello riservato agli adolescenti. Qui, anche in conflitto con i propri colleghi, compì una vera rivoluzione, aprendo le porte del reparto, organizzando uscite dei giovani pazienti e richiedendo il coinvolgimento pieno di tutti gli operatori, infermieri compresi. Tutto ciò, in ossequio alla propria tesi che, in età giovanile, i conflitti, spesso legati a difficili situazioni sociali, possono essere risolti positivamente. Marco Lombardo Radice lasciò in seguito l’Italia per esercitare all’estero la professione di medico, «per dimostrare la sua lontananza dal fracasso», a quanto dice Lidia Ravera.Dopo la sua prematura scomparsa per infarto nel luglio del 1989, alcuni suoi articoli e saggi in cui descriveva il senso profondo del suo lavoro di medico, già pubblicati dalla stampa periodica della sinistra extraparlamentare (Lotta continua e Ombre rosse), furono raccolti dalla casa editrice Linea d’ombra Edizioni, con il titolo “Una concretissima utopia”. Il libro ha ispirato il film di Francesca Archibugi Il grande cocomero. Dal film è assente il carattere politico delle convinzioni che sostenevano la sua attività.

 

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Il libro fu scritto quasi per gioco da Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera, due giovani intellettuali di sinistra che dopo averlo redatto, ne fecero circolare qualche copia presso i propri amici. Nessuno dei due però immaginava che di lì a poco il “diario”, che l’editore Savelli, inaugurando la collana Il pane e le rose, volle pubblicare (sia pure con una tiratura di soli 6000 esemplari, fatta alla vigilia della chiusura estiva della tipografia) e vendere al prezzo contenuto di 2200 lire, sarebbe divenuto un vero e proprio caso letterario, apprezzato in modo quasi plebiscitario dai giovani dell’epoca e salutato con entusiasmo dai critici.

 

 

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