La scrittura creativa – William Burroughs

 La scrittura creativa - William Burroughs

La scrittura creativa – William Burroughs

Autore: William Burroughs
Titolo originale: “Ten years and a million dollars, The last potlach, A word to the wise guy, Kerouac, Heart Beat, Beauty and the bestseller, Les Voleurs, First draft
Lingua: Italiano
Genere: Saggio
Edizione di riferimento: SugarCo, 1994
Traduzione: Giulio Saponaro
Introduzione e cura: Gérard-Georges Lemaire
Dimensione complessiva dei file: 1 MB
Formato del file: epub, mobi, odt, pdf

Contenuto dell’opera 

Gli otto «saggi» raccolti in questo volume appartengono alla parte non narrativa dell’opera di William Burroughs. Per quanto permanga largamente misconosciuta, nondimeno questa ricerca condotta in margine alle proprie opere narrative è essenziale. D’altronde non ne è separata. Al contrario, essa ne costituisce la risonanza e il prolungamento. Disseminata in diversi periodi, essa ha l’aspetto di un’escrescenza concertata. Fedele alla strategia di scrittura che aveva deciso dopo “Il pasto nudo”, Burroughs considera questi scritti sparsi una sorta di libro fantasma, come un’opera deflagrata in uno spazio in espansione indefinita.

In effetti, per quanto Burroughs abbia tenuto a qualificare questi testi «saggi» e per quanto essi rappresentino il versante critico e implicitamente teorico della sua avventura nella letteratura contemporanea, essi restano indissociabili dall’altro versante che assume veste narrativa. La relazione che s’instaura fra i due tipi di scrittura non è soltanto di complementarità, servendo l’una a rendere più fruibile e accessibile l’altra, ma anche e soprattutto una relazione d’ininterrotta interferenza, di reciproca corruzione e contaminazione. Essendo la frontiera fra i due generi incessantemente trasgredita, «narrativa» e «saggistica» si macchiano d’impurità: in quel che si annuncia su di un piano specificamente riflessivo si opera ben presto una metamorfosi volta a creare un’altra temporalità, quella del romanzo. Allo stesso modo, romanzi e racconti includono il metodo stesso con cui sono concepiti e costruiti. In questo movimento giubilatorio che trasforma le tecniche di scrittura nei loro effetti (la fondazione di un immaginario), e che inversamente riconduce la narrativa ai suoi presupposti, la distanza che separa questi due tipi di funzionamento è pressoché nulla.

Ma ancora di più: Burroughs non ha fatto che scrivere lo stesso libro. Anarchico e mostruoso, composto di frammenti eterogenei, esso si è elaborato secondo un processo ludico in cui il discontinuo si dispone in un meccanismo in continuum. Come un interminabile rompicapo che può essere montato e smontato senza che la sua coerenza interna venga messa in questione. “Ragazzi selvaggi” e “Porto dei santi” non erano originariamente se non la stessa opera, nondimeno avrebbero potuto divenire la matrice di una configurazione di racconti più o meno autonomi.

I «saggi» non fanno eccezione a questa regola. A seconda delle circostanze, il loro autore li ha utilizzati come testi di conferenze o come microromanzi. Più volte frammentati, dislocati, riportati in altri testi, reintegrati o abbreviati, essi non hanno luogo né senso se non in questa mobilità assoluta. L’ordine in cui appaiono qui non ha nulla di definitivo. Essi colgono un momento nel pensiero di Burroughs — un momento di fissazione istantanea in cui una forma s’impone più di un’altra, un dispositivo narrativo ha il sopravvento su tutti gli altri. Questo non significa che siano delle eterne noterelle, intercambiabili e trasformabili, manipolabili a piacere; bensì che la loro esistenza è sempre correlativa a quella delle diverse stratificazioni della sua opera e dell’insieme del work in progress. 

Le condizioni nelle quali gran parte di essi sono stati concepiti non sono affatto indifferenti: redatti per dei periodici o per delle riviste, il più delle volte scritti per la rubrica che William Burroughs ha tenuto dall’agosto 1975 all’ottobre 1977 sotto la voce “The Time of the Assassins” nel mensile americano di rock and roll «Crawdaddy», spesso rielaborati in occasione di conferenze, di letture pubbliche e di comunicazioni per dei convegni internazionali, o ancora accresciuti per i corsi di creative writing (scrittura creativa) al City College di New York City, o, in tempi più recenti, alla «Jack Kerouac School of Disembodied Poetry» del Naropa Institute di Boulder, nel Colorado, essi testimoniano della volontà dell’autore de “Il pasto nudo” d’instaurare un rapporto fra il tempo della scrittura e quello dell’attualità. Burroughs non è mai veramente stato giornalista, professore o conferenziere. Ma ha ricoperto tutti questi ruoli per mettere in evidenza l’intrinseca funzione della lingua scritta nella nostra civiltà.

Tutti i testi raccolti in questo volume hanno in comune il fatto di vertere in maniera specifica sulla posizione dello scrittore nell’epoca della tecnologia avanzata e in grado di impiegare la scrittura secondo i diversi media che essa adotta. Per quanto arbitraria possa risultare questa scelta, essa nondimeno costituisce un compendio dell’arte di scrivere secondo William Burroughs.

[dalla “Introduzione” di Gérard-Georges Lemaire]

Download formato [Epub Mobi Odt Pdf – Ita]

La scrittura creativa – William Burroughs was last modified: luglio 13th, 2017 by glianni70.it

Post correlati

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Un commento

  1. Pingback:William Seward Burroughs • Radio Rock Revolution Anni 70

Rispondi