La rivolta del carcere delle Murate

La rivolta del carcere delle MurateLa rivolta del carcere delle Murate

Nel carcere delle Murate di Firenze si vivono giorni di tensione: la riforma carceraria è stata molte volte promessa nel tentativo di mantenere il controllo del complesso, ma i detenuti sono stanchi dell’attesa ed è ormai chiaro a tutti che ciò che chiedono non può trovare alcun appoggio nelle autorità carcerarie.

Così il 24 Febbraio la rabbia esplode e in breve travolge tutte le zone del penitenziario; un gruppo di detenuti sale sul tetto in segno di protesta ma la repressione non tarda ad arrivare, brutale e folle: un agente di custodia spara una raffica di mitra, uccidendo il ventenne Giancarlo Del Padrone e ferendo altri quattro carcerati.

Ma l’episodio non intimidisce i detenuti, anzi è come benzina gettata sul fuoco della loro rabbia, che li spinge a rimanere sul tetto in numero sempre crescente.

Nel frattempo l’eco della rivolta è giunta all’esterno del complesso e molte persone si radunano sotto il carcere per assediarlo; si intonano cori di solidarietà e gli stracci insanguinati di Giancarlo e i feriti vengono gettati dal tetto per farne degli striscioni.

Lotta Continua dà indicazione di rompere l’assedio delle Murate ma nemmeno i suoi militanti vi si attengono, confermando la rottura dei rapporti di collaborazione tra l’avanguardia carceraria e la Commissione carceri di LC, una rottura che era nell’aria già dal Luglio dell’anno precedente.

Particolare è la composizione sociale fra i detenuti fiorentini: un proletariato che quotidianamente vive di espedienti e per cui il carcere rappresenta, prima o poi, una tappa quasi obbligata.

Non sono “batterie” organizzate, bensì piccoli artigiani della rapina che hanno fatto propria la convinzione di doversi riprendere autonomamente i propri bisogni.

La nottata di assedio si conclude con duri scontri tra polizia e manifestanti e con l’intero quartiere di Santa Croce invaso dal fumo dei lacrimogeni e dai rastrellamenti degli agenti.

Ma il problema delle condizioni di vita nel carcere non può più essere circoscritto alle celle delle Murate: la questione è stata posta e la notizia è destinata ad avere un forte impatto ideologico anche sull’esterno.

La rivolta del carcere delle Murate

 

Negli anni tra il 1973 e il 1980 fu attivo a Firenze il “Collettivo Víctor Jara”, così chiamato dal grande cantautore e folklorista chileno ucciso dai militari durante il golpe di Pinochet. Ne facevano parte David Riondino, sua sorella Chiara, Guido Tamburini ed altri musicisti. Scrissero una canzone  ricordare il tragico evento.

Firenze, vecchio carcere delle Murate. Sera del 24 febbraio 2014.

Firenze, vecchio carcere delle Murate. Sera del 24 febbraio 2014.

E non si respira più
E non ci si vede più
Ma nella fuga, compagno
Nella paura, compagno
Come nella lotta, compagno
Resterò sempre a fianco a te.

E, ventiquattro febbraio
E, settantaquattro febbraio
Sparano i poliziotti
Sparano alle Murate
Muore Giancarlo del Padrone

E non si respira più
E non ci si vede più
Si fan le barricate
Tutti lanciamo sassi
Contro gli scudi del potere

E il tetto delle Murate
E’ pieno di carcerati
Cantiam “Bandiera Rossa”
Scoppiano i candelotti
Comincia ormai la caccia al rosso

E non se ne può più
E il fiato ti va via
Carican i celerini
Ma rimaniamo ai nostri posti

Moschetti e manganelli
Scoppiano i candelotti
Ora siam senza armi
Ma canterà presto il fucile

Giustizia sarà fatta
Fuori, e nelle prigioni
Contro padroni e questori
Suonerà la giusta carica
Della giustizia proletaria

E non si respira più
E non ci si vede più
Non scoraggiarti compagno
Lotta e resisti compagno
E costruisci la tua vittoria

E, ventiquattro febbraio
E, settantaquattro febbraio
Ma nella fuga, compagno
Nella paura, compagno
Come nella lotta, compagno
Resterò sempre a fianco a te.

Poesia di Horst Fantazzini.

Forse da qualche parte…

FORSE DA QUALCHE PARTE……
(ricordando Del Padrone, ragazzo di vent’anni fucilato alle Murate)

Ragazzo,
senti il rumore del tuono?
forse da qualche parte un uomo sta lottando.
Lotta per te, per me, per tutti,
ma pochi sanno dirgli grazie……
Ragazzo,
senti lo stillicidio della pioggia?
forse da qualche parte
una vita si sta spegnendo
e questa pioggia è l’eco di un lontano dolore….
Ragazzo,
senti il peso di questo improvviso silenzio?
forse da qualche parte un uomo è stato vinto,
fucili di venduti fratelli
gli hanno impedito di gridare “Libertà!”.
Ragazzo,
il dolore di uno
dovrebbe essere il dolore di tutti
e non è giusto che
mentre tu piangi
altri ridono
e mentre tu ridi
altrove altri si disperano.
Ragazzo,
al prossimo tuono
non spaventarti,
alla prossima pioggia
non chiudere la tua finestra,
al prossimo silenzio
mettiti a gridare con rabbia!

Perugia marzo 1974

Forse da qualche parte e Generazioni a confronto fanno parte dell’appendice di poesie di “Ormai è fatta!” e sono dedicate al figlio maggiore di Horst.

C’è anche questa canzone di Gianni Siviero dedicata all’assassinio di Giancarlo Del Padrone

del-carcere

Noi non sapremo mai
quale sia stata la sua orazione
mentre a un passo dal cielo
gli hanno sparato come a un piccione
forse non ha potuto
gridare boia a chi l’ammazzava
mentre la vita rossa colava
giù per le tegole nella grondaia.

Mentre stridon le rondini
sopra Firenze la tua agonia
un prete falso dentro una chiesa
affida i morti a un’Ave Maria
dietro le mura spesse
delle Murate si piange ancora
per quei vent’anni di vita spenti
da un tiro a segno durato un’ora.

Un uomo è sempre un uomo
non lo giustifica una divisa
se ha una coscienza in corpo
sa quel che deve o non deve fare
e non venirci a dire
che tu obbedivi che è colpa d’altri
sapevi bene a cosa miravi
mentre puntavi il mitra e sparavi.

Attento poliziotto
tu che hai sparato e sparerai ancora
il pianto a lungo andare
diventa piombo ed è la tua ora
e non sarai il solo
a pagare il conto nel gran finale
sarà al tuo fianco chi ti comanda
sia un presidente o un generale

La rivolta del carcere delle Murate was last modified: febbraio 24th, 2015 by glianni70.it

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