La richiesta di aiuto ai servizi segreti israeliani per salvare Aldo Moro prima ancora che venisse rapito dalle BR

La richiesta di aiuto ai servizi segreti israeliani per salvare Aldo Moro, prima ancora che venisse rapito dalle BR La richiesta di aiuto ai servizi segreti israeliani per salvare Aldo Moro prima ancora che venisse rapito dalle BR

Partii dal porto della Spezia il 6 marzo 1978, a bordo del mercantile Jumbo Emme. Sulla carta era una missione molto semplice: avrei dovuto ricevere da un nostro uomo a Beirut dei passaporti che avrei poi dovuto consegnare ad Alessandria d’Egitto. Dovevo poi aiutare alcune persone a fuggire dal Libano in fiamme, nascondendole a bordo della nave. Ma c’era un livello più delicato e più segreto in quella missione. Dovevo infatti consegnare un plico a un nostro uomo a Beirut. In quella busta c’era l’ordine di contattare i terroristi islamici per aprire un canale con le BR, con l’obiettivo di favorire la liberazione di Aldo Moro.

Questo è un estratto della testimonianza resa dall’agente G.71 VO 155 M al giornalista Stefano Vaccara di America Oggi. L’uomo trasportava una richiesta nei confronti del Mossad, i servizi segreti israeliani, perchè si adoperassero per la liberazione di Aldo Moro rapito dalla brigate rosse. G.71 parte il 6 marzo 1978 ma Aldo Moro viene rapito il 16 marzo, dieci giorni dopo!

Antonino Arconte, nome in codice G.71 VO 155 M, faceva parte di una struttura militare riservatissima: la “Gladio delle centurie“. Gladio fu istituito negli anni ’50 con lo scopo di neutralizzare un eventuale offensiva dei comunisti in caso di guerra civile.

G.71 VO 155 M dove G sta per “gladiatore”, M sta per “Marina Militare italiana” e VO sta per “volontario”.

Il plico che contiene l’ordine di aprire un canale per la liberazione di Moro è autenticato dal notaio Pietro Ingozzi d’Oristano ed è firmato del Capitano di Vascello della Marina della X Divisione “Stay Behind”. Il documento è datato 2 marzo 1978 e fu consegnato a Beirut il 13 marzo dello stesso anno. Moro sarà rapito il 16 di marzo, due settimane dopo la data d’emissione e ben diciotto giorni prima della “cartolina di mobilitazione” che giunse ad Arconte il 26 febbraio 1978. G71 doveva consegnare il documento a Beirut all’agente G-219, identificabile nel colonnello Ferraro, suicidatosi in circostanze dubbie nel 1995, dipendente dal capocentro G-216, il colonnello Stefano Giovannone, indicato dallo stesso Moro in una delle sue lettere come tramite con i movimenti di liberazione del Medio Oriente, affinché questi intervenissero sulle BR ai fini della sua liberazione. Una perizia scientifica effettuata sul documento ha affermato che carta, inchiostri e caratteri di stampa, erano quelli normalmente in uso al Ministero della Difesa, Marina Militare, Ufficio X°, negli anni ’70. Cioè che il campione è compatibile con l’epoca dei documenti di raffronto. Giova ricordare che cinque anni fa, all’uscita del documento, ci furono delle interrogazioni parlamentari. 

 

Lo stesso Giulio Andreotti chiese espressamente al governo Berlusconi, allora in carica, di far subito luce sulla vicenda, perché se quel documento fosse risultato un falso chi lo spacciava per vero avrebbe dovuto essere perseguito. Cosa che non è mai accaduta. Arconte dice: “Ho deciso di parlare, di raccontare chi sono veramente e cosa ho fatto per il mio Paese e per la democrazia, perché mi sento in pericolo. Molti, troppi, di noi sono morti. Chi in missione, chi in strani incidenti e chi è stato perfino “suicidato”. La verità è che ci vogliono cancellare, vogliono cancellare la nostra storia e fare in modo che di noi non resti più la memoria”.

 

Vale la pena, a questo punto, rileggere anche questa intervista:

IL GENERALE INZERILLI, CAPO DELLA STRUTTURA DAL ’74 ALL’86
«G-71 NON APPARTENEVA ALLA “MIA” GLADIO»

Non rilascio dichiarazioni. È la reazione sia dell’ex presidente Cossiga che dell’ex capo del Sismi, l’ammiraglio Fulvio Martini (la cui firma, tuttavia, risulta in calce a uno dei documenti di Antonino Arconte). «Ho presentato un’interrogazione al ministro della Difesa perché si chiarisca pienamente la vicenda», dice invece Giulio Andreotti.

Non si tira indietro, il generale Paolo Inzerilli, responsabile di Gladio dal 1974 all’86, e ai massimi vertici dei nostri Servizi segreti fino al 1991: «Dai documenti pubblicati dal vostro giornale», dice, «deduco che Arconte non ha fatto parte di Gladio. Il ministero della Difesa non emette documenti come quello in carta da bollo. E sul libretto personale di un militare non si usa la dicitura “destinato a…”. Poi Arconte dice di aver consegnato il documento a Mario Ferraro del Sismi. Ma Ferraro nel ’78 non era a Beirut. Ci andò nel 1986. Infine, è verosimile che un ordine del genere viaggi per nave?».
  • Riconosce la sigla G-71 VO 155M?
«No. Gli appartenenti a Gladio avevano due tipi di sigla: una numerica, che iniziava con “00”, e una alfanumerica, che iniziava con “SA” o “SM”, cioè stella alpina o marina. La sigla G non esisteva».
  • Non era codice Gladio. Ma lei stesso ha parlato di altre strutture occulte…
«Sì, quando mi interrogò il magistrato Salvini di Milano. Fu lui a identificare i Nuclei di difesa dello Stato, che io chiamo la Gladio nera».
  • L’aereo Argo 16, caduto nel 1973 a Mestre, era di Gladio?
«Era del 31° stormo di Ciampino. Non di Gladio. I quattro ufficiali a bordo erano dell’Aeronautica. L’aereo era prestato ai Servizi segreti. Tra le attività dei Servizi c’erano anche quelle di Gladio».
  • Arconte dice di aver conosciuto Vincenzo Licausi, l’agente ucciso in Soma-lia nel 1993. Apparteneva a Gladio?
«Licausi era con me al Sismi. Era uno specialista in trasmissioni. E ha fatto anche addestramento ai gladiatori».
  • Ma non era il capo del Centro Scorpione di Gladio a Trapani?
«Sì. So che era a Trapani dall’87 al ’90».
  • Gladio ha mai operato all’estero?
«Non è mai uscita dai confini».
  • Arconte esibisce un ordine, firmato da Martini, che lo manda in missione in Tunisia. In effetti l’ammiraglio nel suo libro parla di quell’operazione…
«È stata svolta dai Servizi, non da Gladio. La politica ha talvolta usato qualcun altro. Si tratta, diciamo così, di politica estera parallela affidata, in quel caso, ai Servizi segreti».
Famiglia Cristiana ha raggiunto un ex militare, Daniele Concu, che ha fatto parte dal 1950 al ’55 del Comsubin, gli incursori della Marina. Dice: «Il documento su Moro mi sembra autentico. Ho anch’io atti con quel tipo di carta filigranata, intestati “ministero della Difesa – Marina”. Alcuni hanno la marca da bollo. E riconosco il timbro della Marina militare».
  • Lei apparteneva a Gladio?
«No, ero nei servizi speciali antisommergibile. Siamo andati in Algeria, in Grecia, facevamo certi giri, chiamiamole esercitazioni. Eravamo in Guerra fredda, no?».
  • Lei sapeva di suoi commilitoni appartenenti a Gladio?
«Accidenti se lo sapevo. Se ne parlava fra di noi. Ma certo non posso provarlo».
La richiesta di aiuto ai servizi segreti israeliani per salvare Aldo Moro prima ancora che venisse rapito dalle BR was last modified: gennaio 7th, 2015 by glianni70.it

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