La loggia massonica P2

loggia p2La loggia massonica P2

La loggia massonica Propaganda Due, più nota come P2, già appartenente al Grande Oriente d’Italia, è stata una loggia “coperta”, cioè segreta, nata per reclutare nuovi adepti alla causa massonica con evidenti fini di sovversione dell’assetto socio-politico-istituzionale italiano.

Questa circostanza, insieme alla caratteristica di riunire in segreto circa mille personalità di primo piano, principalmente della politica e dell’Amministrazione dello Stato italiano, suscitò uno dei più gravi scandali della storia recente della Repubblica Italiana.
La complessità e la vastità delle implicazioni del “caso P2” furono tali che ne scaturirono leggi speciali, emanate allo scopo di arginare le associazioni segrete, nel rispetto dell’articolo 18 della Costituzione. Durissimo il giudizio di Sandro Pertini:
« Nessuno può negare che la P2 sia un’associazione a delinquere »
(Sandro Pertini, Presidente della Repubblica, 1981)

Origini

 

La loggia Propaganda, come si chiamava in origine, fu istituita nel 1877 dal Gran maestro Giuseppe Mazzoni, ma fu Adriano Lemmi
(Gran maestro dal 1885 al 1895) a darle prestigio, riunendo al suo interno deputati, senatori e banchieri del Regno d’Italia che, in ragione dei loro incarichi, erano costretti a lasciare le loro logge territoriali e stabilirsi a Roma.

Nel 1893 scoppiò lo scandalo della Banca Romana che mise alla luce gravi irregolarità amministrative commesse da numerosi banchieri italiani, molti dei quali legati alla loggia Propaganda. In seguito allo scandalo, questa venne ridimensionata e marginalizzata.

Dopo la prima guerra mondiale, la massoneria italiana sostenne il fascismo – pur disapprovando lo squadrismo – almeno fino al febbraio 1923, quando il Gran Consiglio del Fascismo dichiarò l’ incompatibilità tra fascismo e massoneria. Due anni dopo le leggi fasciste abolirono le libertà di stampa e di associazione, costringendo il Gran maestro della loggia Propaganda, Domizio Torrigiani, a firmare il decreto di scioglimento.

La Liberazione sancì la rinascita della loggia Propaganda, che prese il nome “Propaganda 2” per ragioni di numerazione delle logge italiane imposte dal Grande Oriente d’Italia e venne riorganizzata sotto l’influenza della massoneria americana.

La relazione della Commissione parlamentare sulla P2, firmata da Tina Anselmi, mette in luce la persona che mise in stretto legame la massoneria italiana e americana: il reverendo Frank Gigliotti, già agente della sezione italiana dell’OSS, in seguito agente CIA e responsabile, tra gli altri, della riorganizzazione della mafia in Italia.

La P2 e Licio Gelli

 

Nel 1969 fu chiesto all’allora sconosciuto Licio Gelli (che era entrato nella massoneria solo nel 1965) di «operare per la unificazione delle varie comunità massoniche, secondo l’indirizzo ecumenico proprio della gran maestranza di Gamberini, che operava sia per la riunificazione con la comunione di Piazza del Gesù, sia per far cadere le preclusioni esistenti con il mondo cattolico» (dal testo della commissione Anselmi) e, un anno dopo, Lino Salvini (succeduto da poco a Giordano Gamberini come Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia) gli delegò la gestione della Loggia P2, conferendogli altresì la facoltà di iniziare nuovi iscritti, funzione che tradizionalmente fino ad allora era prerogativa solo del Gran Maestro e dei Maestri Venerabili o di chi aveva in passato ricoperto tali cariche. Durante l’ultimo periodo alla guida del GOI, Gamberini fece entrare nell’ordine numerosi militari che gli erano stati segnalati da Gelli.

Gelli, un piccolo imprenditore toscano che in passato si era schierato sia col fascismo (tanto da andare a combattere come volontario nella guerra civile spagnola e da essere poi agente di collegamento con i nazisti durante l’occupazione della Jugoslavia), sia con l’antifascismo (in particolare organizzò la fuga dei partigiani dal carcere delle Ville Sbertoli in collaborazione col partigiano Silvano Fedi). Gelli godeva inoltre di profonde aderenze presso la “corte” del generale argentino Juan Domingo Perón: una famosa fotografia lo ritrae alla Casa Rosada insieme al presidente ed a Giulio Andreotti.

Per ragioni mai del tutto chiarite, la carriera di Licio Gelli all’interno della loggia P2 fu rapidissima. Una volta preso il potere al vertice della Loggia, la trasformò in un punto di raccolta di imprenditori e funzionari statali di ogni livello (fra quelli alti), con una particolare predilezione per gli ambienti militari.

Nel 1970 Licio Gelli e la P2 presero parte al Golpe Borghese, come descritto nel dossier del SID consegnato incompleto da Andreotti nel 1974 alla magistratura romana e reso pubblico nella versione integrale solo nel 1991; le parti cancellate (omesse perché, a detta di Andreotti, avrebbero causato un terremoto politico per via dei nomi implicati) includevano il nome di Giovanni Torrisi, successivamente
Capo di Stato Maggiore della Difesa tra il 1980 e il 1981, e i nomi e la compartecipazione della P2 e di Licio Gelli, che si sarebbe dovuto occupare nientemeno che del rapimento dell’allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

Il 19 giugno 1971 Salvini pose di fatto Gelli a capo della loggia P2, inizialmente con la carica di “segretario organizzativo”. Sempre nel 1971, Salvini decise la fondazione di un’altra loggia coperta, la loggia P1, che doveva essere più elitaria e selettiva della loggia P2 e limitata a persone che fossero impiegate nella gestione dello stato, in cui Gelli dopo poco tempo ricoprì il ruolo di Primo Sorvegliante.

Nel 1973, come nei progetti del precedente Gran maestro Gamberini, si riunificarono le due famiglie massoniche di “Piazza Giustiniani” e quella di “Piazza del Gesù” (quest’ultima nata da una scissione negli anni sessanta avvenuta nella Serenissima Gran Loggia d’Italia),
guidata da Francesco Bellantonio, ex funzionario dell’ENI e parente di Michele Sindona.

Come conseguenza di questa riunificazione (che ebbe vita breve, solo 2 anni) la loggia Giustizia e Libertà – loggia “coperta” e quindi anch’essa segreta facente parte del gruppo massonico di “Piazza del Gesù”, che contava tra i suoi iscritti politici di tutti gli schieramenti, militari, banchieri (per un breve periodo ne avevano fatto parte personaggi legati al Piano Solo, come il generale Giovanni De Lorenzo e il senatore Cesare Merzagora e risultava iscritto anche Enrico Cuccia) – vide molti dei suoi iscritti passare alla P2.

La commissione parlamentare scoprì, nelle sue indagini e tramite le dichiarazioni rese da diversi massoni, che negli anni vi furono diversi tentativi di ridurre il potere di Gelli all’interno della massoneria, tutti senza esito.

Nel dicembre 1974, al culmine della strategia della tensione, diversi magistrati iniziarono ad occuparsi del “gruppo di Gelli”. I Maestri
Venerabili riuniti nella Gran Loggia di Napoli decretarono lo scioglimento della Loggia P2, ma la decisione rimase quasi senza conseguenze. In base ai documenti esaminati dalla commissione Anselmi, in quel periodo il gran Maestro Salvini confidò ad un confratello di essere stato informato da Gelli sull’eventualità di possibili soluzioni politiche di tipo autoritario.

In conseguenza della votazione dell’anno precedente si ebbero forti contrasti tra Gelli e Salvini e il primo, in occasione di un’assemblea tenutasi nel marzo 1975, produsse prove (secondo alcune ricostruzioni giornalistiche falsi creati appositamente) su presunti reati finanziari compiuti dal gran maestro, ritirando successivamente le accuse; a seguito di questi fatti, con la mediazione di Gamberini il 12 maggio 1975 venne ricostituita una Loggia P2, ufficialmente non “coperta” e con poche decine di affiliati noti che però non
risultavano tra gli iscritti del GOI, con Gelli come Maestro Venerabile, e che venne sciolta, su richiesta dello stesso, poco più di un anno dopo, il 26 luglio 1976, anche per la pressione dei media di sinistra e della magistratura (e grazie ad informazioni fatte filtrare dal gruppo dei “massoni democratici” che si opponeva a Gelli all’interno del GOI). Sempre in quel periodo, divennero sempre più frequenti campagne stampa e indagini che accusavano la loggia e la massoneria di essere legate ad avvenimenti criminali, quali i sequestri di
persona, e di avere rapporti con ambienti di estrema destra legati all’eversione nera.

Ufficialmente per il GOI la Loggia P2 era ormai sospesa, ma in pratica questa continuava ad esistere come gruppo gestito direttamente da Gelli, mantenendo comunque rapporti (documentati dalla commissione) con Salvini, Gamberini (che dopo il 1976, nella sua veste di ex Gran Maestro, continuò a celebrare molte iniziazioni per conto della Loggia P2) e gli altri vertici della massoneria.

La commissione Anselmi nella sua relazione parlò a proposito dei rapporti tra Gelli e la massoneria di «rapporti non chiari di reciproca dipendenza, se non di ricatto, che egli instaurò con i Gran Maestri e con i loro collaboratori diretti» e specificando che: « Ma al di là dei
riferimenti testuali e documentali, pur inequivocabili, da inquadrare peraltro nella assoluta disinvoltura con la quale il Grande Oriente gestiva le procedure, quello che va realisticamente considerato è che non appare assolutamente credibile sostenere che l’attività massiccia di proselitismo portata avanti in questi anni dal Gelli – che coinvolgeva alcune centinaia di persone, per lo più di rango e cultura di livello superiore – sia potuta avvenire frodando allo stesso tempo ed in pari misura il Grande Oriente e gli iniziandi. Né appare dignitosamente sostenibile che tutto ciò si sia verificatosenza che il primo venisse mai a conoscenza del fenomeno ed i secondi non
venissero mai a sospettare della supposta frode perpetrata a loro danno, consistente nell’affiliazione abusiva ad un ente totalmente all’oscuro di taleprocedura.

Sembra invece più ragionevole ritenere che la sospensione decretatanel 1976 rappresentò una più sofisticata forma di copertura, alla quale fu giocoforza ricorrere perché Gelli e la sua loggia costituivano un ingombro non più tollerabile per l’istituzione. Si pervenne così al duplice risultato di salvaguardare nella forma la posizione del Grande Oriente, consentendo nel contempo al Gelli di continuare ad operare in una posizione di segretezza che lo poneva al di fuori di ogni controllo proveniente non solo dall’esterno dell’organizzazione ma altresì da elementi interni. A tal proposito si ricordi che non ultimo vantaggio acquisito era quello di avere eliminato dall’organizzazione il gruppo dei cosiddetti “massoni democratici”, avversari di lunga data del Gelli e dei suoi protettori.

Bisogna infatti riconoscere che una spiegazione della Loggia P2, risolta tutta in chiave massonica, non spiega il fenomeno nella sua genesi più profonda e nel suo sorprendente sviluppo successivo. Per rendere esplicita questa affermazione non si può non riconoscere come Licio Gelli appaia, sotto ogni punto di vista, un massone del tutto atipico: egli non si presenta cioè come il naturale ed emblematico esponente di una organizzazione la cui causa ha sposato con convinta adesione, informando le sue azioni, sia pur distorte e censurabili, al fine ultimo della maggior gloria della famiglia; Licio Gelli, in altri termini, non sembra sotto nessun profilo, nella sua contrastata vita massonica, un nuovo Adriano Lemmi, quanto piuttosto un corpo estraneo alla comunione, come iniettato dall’esterno,che con essa stabilisce un rapporto di continua, sorvegliata strumentalizzazione.

Possiamo quindi affermare che tutti gli elementi a nostra disposizione inducono a ritenere come la presenza di Gelli nella comunione di
Palazzo Giustiniani appaia come quella di elemento in essa inserito secondo una precisa strategia di infiltrazione, che sembra aver sollevato nel suo momento iniziale non poche perplessità e resistenze nell’organismo ricevente, e che esse vennero superate probabilmente solo grazie all’interessamento dei vertici dell’istituzione i quali, questo è certo, da quel momento in poi appaiono in
intrinseco e non usuale rapporto di solidarietà con il nuovo adepto. Questa infiltrazione inoltre fu preordinata e realizzata secondo il fine specifico di portare Licio Gelli direttamente entro la Loggia Propaganda, instaurando un singolare rapporto di identificazione tra il personaggio e l’organismo, il quale ultimo finì per trasformarsi gradualmente in una entità morfologicamente e funzionalmente affatto diversa e nuova, secondo la ricostruzione degli eventi proposta. Quanto detto appare suffragare l’enunciazione dalla quale eravamo partiti, perché il rapporto tra Licio Gelli e la massoneria viene a rovesciarsi in una prospettiva secondo la quale il Venerabile aretino, lungi dal porsi rispetto ad esso in un rapporto di causa ed effetto, come ultimo prodotto di un processo generativo interno di autonomo impulso, assume piuttosto le vesti di elemento indotto, di programmato utilizzatore delle strutture e della immagine pubblicamente conosciuta della comunione, per condurre tramite esse ed al loro riparo quelle operazioni che costituirono l’autentico nucleo di interessi e di attività che la Loggia P2 venne a rappresentare.

Quello che per la Commissione è di primario interesse sottolineare è che la massoneria di Palazzo Giustiniani è venuta a trovarsi, nel seguito della vicenda gelliana, nella duplice veste di complice e vittima, essendone inconsapevole la base e conniventi i vertici. Non v’ha dubbio infatti che la comunione di Palazzo Giustiniani in senso specifico e la massoneria in senso lato abbiano negativamente risentito dell’attenzione, tutta di segno contrario, che su di esse si è venuta a concentrare, ma altrettanto indubbio risulta che l’operazione Gelli, sommatoriamente considerata, abbia in quegli ambienti trovato una sostanziale copertura – per non dire oggettiva complicità – senza la quale essa non avrebbe mai potuto essere, non che realizzata, nemmeno progettata. Quando parliamo di complicità – pur sostanziale che sia – non si vuole peraltro fare riferimento soltanto a quella esplicita dei vertici dell’associazione, peraltro espressione elettiva della base degli associati, ma altresì a quella più generale situazione risolventesi in una pratica di riservatezza, sancita dagli statuti, ma ancor più da una concreta tradizione di radicato costume massonico degli affiliati tutti, che ha costituito l’imprescindibile terreno di coltura per l’innesto dell’operazione. Perché certo è che Licio Gelli non ha inventato la Loggia P2, né per primo ha contrassegnato l’organismo con la caratteristica della segretezza, ed altrettanto certo è che non è stato Gelli ad escogitare la tecnica della copertura, ma l’una e l’altra ha trovato funzionanti e vitali nell’ambito massonico: che poi se ne sia impossessato e ne abbia fatto suo strumento in senso peggiorativo, questo è particolare che ci interessa per comprendere meglio Licio Gelli e non la massoneria. Il discorso sui rapporti tra Gelli e la massoneria è approdato a conclusioni che si ritengono sufficientemente stabilite e tali da consentire, a chi ne abbia interesse, di trarre le proprie conclusioni. La situazione che si delinea al termine del lungo processo sin qui ricostruito è pertanto contrassegnata da due connotati fondamentali:

* Gelli ha acquisito nella seconda metà degli anni settanta il controllo completo ed incontrastato della Loggia Propaganda Due, espropriandone il naturale titolare e cioè il Gran Maestro;
* la Loggia Propaganda Due non può nemmeno eufemisticamente definirsi riservata e coperta: si tratta ormai di una associazione segreta, tale segretezza sussistendo non solo nei confronti dell’ordinamento generale e della società civile ma altresì rispetto alla
organizzazione che ad essa aveva dato vita. »
(relazione della CommissioneAnselmi)

Nel periodo del 1976 al 1981 la P2 ebbe la massima espansione ed influenza e cominciò ad operare anche all’estero (pare che abbia tentato proselitismo in Uruguay, Brasile, Venezuela, Argentina e in Romania, paesi nei quali avrebbe, secondo alcuni, tentato di influire sulle rispettive situazioni politiche)[3].

Secondo la commissione d’inchiesta, la Loggia P2 e Gelli stesso goderono di «una sorta di cordone sanitario informativo posto dai Servizi a tutela ed a salvaguardia del Gelli e di quanto lo riguarda» a partire dal 1950 (anno in cui venne segnalato ai servizi il rapporto “Cominform”, a cui però non seguirono indagini), che permise al gruppo di agire indisturbato, arrivando alla conclusione che Gelli stesso facesse parte dei servizi segreti:
« Tra le varie spiegazioni possibili di tale costante atteggiamento scartata quella della Inefficienza dei Servizi perché palesemente non proponibile – non rimane altra conclusione che quella di riconoscere che il Gelli è egli stesso persona di appartenenza ai Servizi, poiché solo ricorrendo a tale ipotesi trova logica spiegazione la copertura di questi assicurata al Gelli in modo sia passivo, non assumendo informazioni sull’individuo, sia attivo, non fornendone all’autorità politica che ne fa richiesta. I riscontri forniti e la linea di argomentazione
che su di essi abbiamo incentrato, testimoniano in modo chiaro l’esistenza di una barriera protettiva posta dei Servizi a tutela di Gelli e della loggia P2 che scatta puntuale di fronte a qualsiasi autorità politica e giudiziaria, che chieda, nell’esercizio delle sue funzioni, ragguagli e delucidazioni su questi argomenti. Abbiamo individuato la ragione profonda di questo comportamento nell’appartenenza di Licio Gelli all’ambiente dei Servizi segreti, ed abbiamo datato questa milizia al 1950, anno di compilazione dell’informativa COMINFORM. Le conseguenze di tale affermazione sono che la ragione vera dei cordone sanitario informativo va cercata non nel presunto controllo che Gelli eserciterebbe nei Servizi segreti, ma nell’opposta ragione del controllo che essi hanno del personaggio. Le conclusioni che abbiamo esposto sono di tenore tale che l’estensore di queste note avverte per primo l’esigenza di procedere con la massima cautela possibile in questa materia, per la quale peraltro, si deve riconoscere, è del tutto illusorio sperare di raggiungere dimostrazioni che poggino su prove inconfutabili. Si è così argomentato sulla base dei documenti proponendo una linea interpretativa che si riconduca a logica e coerenza, pronti a verificare tale assunto con altre possibili ricostruzioni posto che, secondo l’assunto metodologico seguito, consentano di fornire altra spiegazione coerente ed unitaria dei fenomeni. »
(relazione della Commissione Anselmi)

Secondo la commissione, Licio Gelli mantenne fino al primo dopoguerra un atteggiamento ambiguo, permettendogli di legarsi a chiunque avesse avuto le redini del potere in Italia dopo la guerra (fossero i nazifascisti, fossero gli Alleati e i loro gruppi politici di riferimento o fossero i comunisti filo sovietici) e il rapporto “Cominform”, che lo denunciava come spia dormiente dei servizi segreti dell’Est (probabilmente posizione frutto di accordi durante questo periodo ambiguo), su cui i servizi non indagarono, sarebbe divenuto una garanzia sulla sua fedeltà che i servizi avrebbero potuto eventualmente usare, denunciandolo come spia filo sovietica e distruggendo quindi la sua figura fortemente anti-comunista che era venuta a crearsi nel tempo.

Circa le motivazioni per le quali personaggi tanto affermati avrebbero aderito alla P2, secondo taluni l’abilità di Licio Gelli sarebbe
consistita nel sollecitare il diffuso desiderio di mantenere ed accrescere il proprio potere personale; a costoro, l’iscrizione alla loggia sarebbe apparsa di estrema opportunità per raggiungere posizioni di potere di primaria importanza, anche eventualmente partecipando ad azioni coordinate al fine di assicurarsi il controllo sia pure indiretto del governo e di numerose alte istituzioni pubbliche e private italiane.

Secondo altre interpretazioni, la loggia altro non sarebbe stata che un punto di raccordo fra diverse spinte che già prima andavano organizzandosi per influire sugli andamenti politici dello Stato.

Non va dimenticato che proprio in quegli anni montava la strategia della tensione e che da molte parti della società si auspicava una svolta politica di impronta decisa, capace di sopperire alla perniciosa inefficienza sociale, economica e pratica dell’impianto statale.

A posteriori, la Commissione parlamentare d’inchiesta ricostruì che verso la fine degli anni settanta il rapporto fra Gelli ed i suoi amici-alleati statunitensi e dei servizi segreti si sarebbe incrinato, e sarebbero cominciate a circolare sollecitazioni a farsi da parte, inoltrate
anche nella suggestiva forma di fornire al giornalista Mino Pecorelli (poi assassinato) il famoso rapporto “Cominform” perché lo pubblicasse ed avanzasse così il sospetto che Gelli agisse per qualche servizio segreto di paesi comunisti.

Gelli reagì rilasciando un’imprevista intervista, nella quale qualcuno ha supposto che abbia inviato messaggi in codice; ma sembra accertato che, poco dopo, un uomo di fiducia di Michele Sindona abbia fornito ai giudici di Milano elementi sufficienti per interessarsi del capo della loggia.

Il 31ottobre 1981, sette mesi dopo il rinvenimento delle liste e dello scandalo conseguente, la corte centrale del Grande Oriente d’Italia presieduta dal nuovo Gran Maestro Armando Corona, espulse Gelli dal consesso massonico. Per il Grande Oriente d’Italia la “Loggia di Propaganda 2” aveva sospeso ufficialmente la propria attività all’interno del GOI stesso già nel 1976 e pertanto non poteva essere sciolta, essendo già sospesa. Ciò significava che la P2 di Gelli dal 1976 non agiva più all’interno del consenso massonico, ma autonomamente.
La scoperta della lista e del programma

Il 17 marzo 1981 i giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell’ambito di una inchiesta sul presunto rapimento dell’avvocato e uomo d’affari siciliano Michele Sindona, fecero perquisire la villa di Gelli ad Arezzo, “Villa Wanda”, e la fabbrica di sua
proprietà (la “Giole” a Castiglion Fibocchi presso Arezzo – divisione giovane di “Lebole”); l’operazione, eseguita dalla sezione del colonnello Bianchi della Guardia di Finanza, scoprì fra gli archivi della “Giole” una lista di quasi mille iscritti alla loggia P2, fra i quali il comandante generale dello stesso corpo, Orazio Giannini (tessera n. 832). Lo stesso Michele Sindona comparve nella lista degli iscritti alla P2, confermando le intuizioni dei giudici istruttori.

Il colonnello Bianchi resistette a vari tentativi di intimidazione, in quanto erano ancora al potere gran parte delle persone che ivi erano citate, e pubblicò la lista.

Licio Gelli, per il quale la magistratura spiccò un ordine di cattura il 22 maggio 1981 per violazione dell’art. 257 del codice penale (spionaggio politico o militare – si riteneva che Gelli possedesse copie di alcuni dossier riservati del SIFAR e di altri servizi segreti), si rifugiò temporaneamente in Uruguay.

La commissione parlamentare Anselmi, creata il 9 dicembre 1981, ritenne che la P2 fosse strutturata come due piramidi sovrapposte, con i 972 nomi della lista appartenenti alla piramide in basso, Gelli come punto di congiunzione tra le due piramidi e una piramide superiore composta da nomi che figuravano su un’altra lista composta da personaggi che trasmettevano gli ordini alla piramide inferiore. A detta di alcuni giornalisti, tale lista sarebbe stata portata da Gelli a Montevideo.

Secondo il procuratore di Roma del periodo, gli iscritti delle due liste dovevano essere complessivamente 2000 e in un’intervista rilasciata da Gelli al settimanale L’espresso del 10 luglio 1976 questi affermò che gli iscritti alla Loggia P2 erano allora 2400 (secondo la commissione parlamentare che ebbe modo di leggere alcune corrispondenze tra Gelli e i capigruppo della loggia, intorno al 1979 vi fu una revisione generale degli elenchi degli iscritti, per cui le persone iscritte dopo quella data potevano effettivamente essere in numero minore). Comunque sia, una buona metà dei nomi mancherebbe ancora all’appello ed anche diversi appartenenti alla massoneria ascoltati dalla suddetta commissione affermarono che la lista era veritiera ma incompleta.

Fu immediatamente intuito che i documenti sequestrati testimoniavano dell’esistenza di un’organizzazione che mirava a prendere il
possesso delle leve del potere in Italia: il “piano di rinascita democratica”, un elaborato a mezza via fra un manifesto ed uno studio di fattibilità sequestrato qualche mese dopo alla figlia di Gelli, conteneva una sorta di ruolino di marcia per la penetrazione di esponenti della loggia nei settori chiave dello Stato, indicazioni per l’avvio di opere di selezionato proselitismo e, opportunamente, anche un preventivo dei costi per l’acquisizione delle funzioni vitali del potere: «La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo».

A chiare lettere si indicavano come fini primari (il termine “obiettivi” è usato in quel testo in senso militare, per “bersagli” di
blandizie) il riordino dello stato in senso istituzionalistico, il ripristino di un’impostazione selettiva (forse classista) dei percorsi sociali, insomma – secondo molti – una svolta autoritaria.

Ma i dettagli del programma non erano di minor interesse. Se da un lato si propugnava la «abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sfollare le università e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attuasse i precetti della Costituzione)», giustificata dalla carenza di tecnici in tempi di disoccupazione intellettuale, dall’altro lato occorreva «ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive», sempre che la magistratura volesse decidersi a condannarli.

Portare il Consiglio Superiore della Magistratura sotto il controllo dell’esecutivo, separare le carriere dei magistrati, rompere l’unità sindacale e abolire il monopolio della Rai erano altri punti del progetto.

Le persone “da reclutare” nei partiti, dal canto loro, dovevano ottenere addirittura il “predominio” (testuale) sulle proprie organizzazioni (nel piano vengono indicati «per il PSI, ad esempio, Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amidei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli»), mentre i giornalisti “reclutati” avrebbero dovuto “simpatizzare” per gli uomini segnalati dalla “loggia”. Non si sa se questa
parte del piano fosse già stata attuata o meno; una parte dei politici indicati ebbero poi ruoli di primo piano nei loro partiti e nel governo. Si deve però rammentare che questi nomi erano considerati solo “da reclutare”, quindi non si sa se furono mai contattati a tale scopo da Gelli.

Il programma non era in realtà che una sorta di memorandum che preannunciava una serie di pressioni e di azioni che avrebbero mirato a conquistare il potere per conferirlo a fidati amici della loggia. Alcuni analisti odierni non mancano di rimarcare che molti degli argomenti trattati in quel programma sarebbero stati poi attuati da governi successivi, o perlomeno indicati come riforme prioritarie ed essenziali da parte di alcuni esponenti politici allora appartenenti ai partiti con cui la P2 aveva cercato contatti (o partiti eredi politici di questi).

Nonostante l’Italia fosse da secoli avvezza alla disinvoltura ed alla spregiudicatezza in politica, tanto da vantarne anche celeberrima letteratura specifica, la sensazione generale fu correttamente definita da molti interpreti del tempo come di “attonito sgomento”.

Lo scandalo che seguì la scoperta della lista e dei suoi legami con i casi Sindona e Calvi ebbe al tempo un’ampissima copertura mediatica, paragonabile solo a quello che avrà 10 anni dopo Tangentopoli.

Le mani sui mass media

 

« Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media » (Licio Gelli)

La scoperta del Piano di rinascita democratica ha permesso di comprendere le ragioni dei notevoli cambiamenti all’interno dei
mass media italiani alla fine degli anni ’70.

La scalata ai media italiani iniziò dall’obiettivo più ambito: il Corriere della Sera, il quotidiano nazionale più diffuso e allo stesso tempo più autorevole. Per questa operazione Licio Gelli fu coadiuvato dal suo braccio destro Umberto Ortolani, dal banchiere Roberto Calvi, dall’imprenditore Eugenio Cefis e dalle casse dello IOR, l’Istituto per le Opere di Religione. Infine era necessario un editore interessato all’acquisto della testata giornalistica più importante d’Italia, e furono individuati i Rizzoli. I due fratelli furono convinti dalle buone
maniere e dalle argomentazioni di Ortolani e Gelli ad entrare nella P2, anche se vi si iscrisse solo Angelo, nipote dell’omonimo capostipite.

I Rizzoli, sostenuti finanziariamente da Eugenio Cefis, nel 1974 si decisero quindi per l’acquisto, ma si resero conto ben presto che l’operazione si sarebbe rivelata molto più onerosa di quello che ci si aspettava. Angelo Rizzoli quindi si mise alla ricerca di altri fondi presso le banche italiane, inconsapevole del fatto che molte erano presiedute o dirette da affiliati della P2, e che quindi la
decisione di concedergli nuovi liquidi era condizionata dal parere di Gelli. Non vedendo altre vie di uscita, nel luglio del 1977 si appellò al Maestro Venerabile: questi gli concesse nuovi fondi, provenienti dallo IOR, così da rendere i Rizzoli sempre più indebitati nei confronti della loggia ed economicamente deboli. In questo modo non fu difficile far passare il controllo della casa editrice al sistema Gelli-Calvi-IOR.

Gelli quindi ottenne il suo primo obiettivo: inserì nei posti chiave dalla Rizzoli i suoi uomini, uno su tutti Franco Di Bella al posto di Pietro Ottone, direttore del “Corriere della Sera”. Il controllo del quotidiano dava alla P2 un potere enorme:

* poteva condizionare ai propri voleri la condotta dei politici, ai quali l’adesione all’ area piduista era ripagata con articoli e interviste compiacenti che garantivano visibilità presso l’opinione pubblica;
* poteva inserire nell’organico del quotidiano personaggi affiliati alla loggia, come Maurizio Costanzo, Silvio Berlusconi, Fabrizio Trecca, con l’ovvio intento di pubblicare articoli graditi alle alte sfere della P2;
* poteva infine censurare giornalisti, come capitò a Enzo Biagi, che sarebbe dovuto partire come corrispondente per l’Argentina, governata da una giunta militare golpista.

Nel 1977 la P2 spinse i Rizzoli verso l’acquisizione di molti altri quotidiani: Il Piccolo di Trieste, Il Giornale di Sicilia di Palermo, l’Alto Adige di Bolzano e la Gazzetta dello Sport. Nel 1978 venne pubblicato ex-novo L’Eco di Padova e la casa editrice entrò nella proprietà de Il Lavoro di Genova e finanziò L’ Adige di Trento. Nel 1979 la Rizzoli aumentò la propria quota azionaria del periodico TV Sorrisi e Canzoni portandola al 52% e ottenendone il controllo. Infine, nonostante l’opposizione dei Rizzoli, venne fondato L’Occhio, con
direttore Maurizio Costanzo.

Secondo il piduista Antonio Buono, magistrato già presidente del tribunale di Forlì, e collaboratore de il Giornale, nel corso di
un incontro a Cesena Gelli lo avrebbe informato del progetto di creare un “trust” di testate, nell’ambito della Rizzoli, in funzione antimarxista e anticomunista, e si sarebbe dovuta creare anche, nell’ambito di questo progetto, una agenzia di informazione – alternativa all’Ansa – che avrebbe trasmesso le veline ai vari direttori di questi giornali associati. Nell’ occasione, il Venerabile incaricò Buono di reclutare il direttore de il Giornale: «Avevo un grande ascendente su Montanelli, e quindi avrei dovuto persuadere Montanelli, per il Giornale, a entrare».

Sebbene secondo persone vicine a Indro Montanelli in realtà Buono non avesse alcun ascendente su di
lui, scrissero per il Giornale almeno due personaggi in contatto con gli ambienti massonici: lo stesso Buono e Michael Ledeen, corrispondente per il quotidiano, legato a CIA, SISMI e alla stessa P2. Inoltre nel 1978, viste le critiche condizioni finanziarie del quotidiano, Silvio Berlusconi entrò con una quota azionaria del 30%.

In quello stesso periodo, nacque Telemilanocavo, fondata da Giacomo Properzj e successivamente rilevato dall’allora piduista Silvio Berlusconi, che la fece poi diventare Telemilano, Telemilano 58 ed infine Canale 5, presumibilmente secondo la strategia seguita da Licio Gelli.

Una volta scoppiato lo scandalo, le ripercussioni sul gruppo Rizzoli furono enormi: il Corriere della Sera ne uscì pesantemente screditato e perse dal 1981 al 1983 100.000 copie, nonché le firme di Enzo Biagi, Alberto Ronchey e Gaetano Scardocchia. Franco Di Bella lasciò la direzione il 13 giugno e venne sostituito da Alberto Cavallari. L’Occhio e il Corriere d’informazione vennero chiusi, Il Piccolo, l’Alto Adige e Il Lavoro ceduti. Nessuna ripercussione si ebbe invece per Canale 5 ed il suo proprietario Silvio Berlusconi, che nello stesso anno dello scandalo acquisì Italia 1 e solo l’anno successivo Rete 4.
La lista

 

La lista degli appartenenti alla P2 fu tenuta riservata per qualche tempo dopo la scoperta, ed i tentennamenti di Arnaldo Forlani nel renderla pubblica gli costarono la carica di presidente del consiglio e il temporaneo allontanamento dal proscenio politico-istituzionale.

Una volta resa pubblica il 21 maggio 1981, divenne presto memorabile. Tra i 932 iscritti, spiccavano i nomi di 44 parlamentari, 3 ministri del governo allora in carica, un segretario di partito, 12 generali dei Carabinieri (la stampa fece più volte il nome di Carlo Alberto Dalla Chiesa, sebbene risultasse solo un modulo di iscrizione firmato di suo pugno e nessuna prova di un’adesione attiva), 5 generali della
Guardia di Finanza, 22 generali dell’esercito italiano, 4 dell’aeronautica militare, 8 ammiragli, vari magistrati e funzionari pubblici, ma anche di giornalisti ed imprenditori come Silvio Berlusconi (a quel tempo non ancora in
politica, affiliato alla loggia con tessera n° 1816), Vittorio Emanuele di Savoia, Maurizio Costanzo, Alighiero Noschese e Claudio Villa; in compagnia di Michele Sindona e Roberto Calvi, Umberto Ortolani e Leonardo Di Donna (presidente dell’ENI), Duilio Poggiolini e il personaggio televisivo professor Fabrizio Trecca, insieme a tutti i capi dei servizi segreti italiani e ai loro principali collaboratori (fra i quali Vito Miceli a capo del SIOS e successivamente direttore del SID, Giuseppe Santovito del SISMI, Walter Pelosi del CESIS e Giulio Grassini del SISDE).

Circa quest’ultimo settore, si notò che vi erano iscritti non solo i capi, che erano di nomina politica, ma anche i funzionari più importanti, di consolidata carriera interna. Fra questi si facevano notare il generale Giovanni Allavena (responsabile dei famigerati “fascicoli” del SIFAR), il colonnello Minerva (gestore fra l’altro dell’intricato caso dell’aereo militare “Argo 16” e considerato uno degli
uomini in assoluto più importanti dell’intero Servizio militare del dopoguerra) ed il generale Gian Adelio Maletti, che con il capitano Antonio La Bruna (anch’egli iscritto) fu sospettato di collusioni con le cellule eversive di Franco Freda e per questo processato e condannato per favoreggiamento.

La naturale funzione dei servizi segreti, va osservato, sarebbe effettivamente ben compatibile con la possibile infiltrazione di elementi anche in questa organizzazione, per legittimi motivi di servizio; la concentrazione però di così tanti elementi di elevato grado, non è mai riuscita a volare indenne sopra il sospetto.

Fu avanzata l’ipotesi che la lista trovata a Villa Wanda non fosse la lista completa, e che molti altri nomi siano riusciti a non restare
coinvolti. Nella ricostruzione della Commissione d’Inchiesta, ai circa mille della lista trovata sarebbero da aggiungere i presunti appartenenti a quel vertice occulto di cui Gelli sarebbe stato l’anello di congiunzione con la loggia. Lo stesso Gelli, in un’intervista del 1976, aveva parlato di più di duemilaquattrocento iscritti.

Circa il vertice occulto, poi, è nota la clamorosa accusa formulata dalla vedova di Roberto Calvi, che indicò in Giulio Andreotti il “vero padrone” della loggia, ma di tale affermazione non sono mai stati raccolti riscontri attendibili. È bensì vero che Andreotti aveva sempre
smentito di conoscere Gelli, sino alla pubblicazione della citata foto di Buenos Aires.

La bufera politica

 

Lo scandalo conseguente al ritrovamento delle liste della P2 fu senza precedenti.

Il capo del governo in carica, Arnaldo Forlani, fu costretto alle dimissioni nel giugno 1981 perché, più o meno volontariamente, aveva ritardato la conferma del ritrovamento e la pubblicazione delle liste. Al suo posto fu insediato il repubblicano Giovanni Spadolini, che divenne così il primo presidente del consiglio non appartenente alla Democrazia Cristiana della storia repubblicana.

Dalle sinistre si era prontamente levata una violentissima campagna d’accusa, che di fatto non sgradiva un eventuale riconoscimento del coinvolgimento di esponenti dei partiti di governo e del PSI, antica “concorrente” a sinistra del partito di Enrico Berlinguer. Soprattutto i comunisti avevano da recriminare contro un organismo che clandestinamente lavorava per la loro espulsione dalla società
civile, e non risparmiarono ai partiti di governo ed ai loro esponenti accuse di golpismo e di prono asservimento ad interessi di potenze straniere.

Altri politici, tra cui Bettino Craxi del PSI e alcuni deputati della DC, attaccarono invece l’operato della magistratura, accusandola di aver dato per scontato la veridicità di tutta la lista che invece, secondo Craxi, mischiava “notori farabutti” (di cui però non faceva i nomi) a “galantuomini” e di aver causato, con le indagini e l’arresto di Roberto Calvi, una crisi della Borsa, che nelluglio 1981 dovette chiudere per una settimana per eccesso di ribasso.

Mentre, intimoriti dal clima arroventato, alcuni personaggi di altro campo come Maurizio Costanzo negavano ogni coinvolgimento (Costanzo fu poi costretto a lasciare la direzione del telegiornale Contatto del network PIN, facente capo al gruppo Rizzoli), altri come Roberto Gervaso erano rimasti a corto di adeguati aforismi oppure, come il deputato socialista Enrico Manca, che fu anche presidente della RAI, già minimizzavano la loro condivisione delle esperienze piduiste.

Si ebbe quindi una sorta di temporanea epurazione, in realtà agevolata dal ridotto desiderio degli interessati di restare sotto i riflettori, e molti piduisti si eclissarono dalle cariche più in vista, o si fecero da parte per poi ripresentarsi qualche tempo dopo.

La Commissione parlamentare

 

Negli anni successivi fu istituita, per volontà del Presidente della Camera Nilde Iotti, una commissione parlamentare d’inchiesta, guidata dal deputato democristiano Tina Anselmi, ex partigiana “bianca” e prima donna a diventare ministro della storia della Repubblica Italiana. La commissione affrontò un lungo lavoro di analisi per far luce sulla Loggia, considerata un punto di riferimento in Italia per ambienti dei servizi segreti americani intenzionati a tenere sotto controllo la vita politica italiana fino al punto, se necessario, di promuovere riforme costituzionali apposite o di organizzare un colpo di stato. Diede luogo ad una relazione di maggioranza ed una di
minoranza. La prima, molto più articolata, mette in luce molti aspetti, quindi ad esempio:

* giudicò la lista attendibile ma presumibilmente incompleta;
* giudicò la Loggia «responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale» della Strage dell’Italicus;
* giudicò la Loggia «un complotto permanente che si plasma in funzione dell’evoluzione della situazione politica ufficiale»;
* sottolineò l’«uso privato della funzione pubblica da parte di alcuni apparati dello stato» legati alla Loggia;
* sottolineò la divisione funzionale della Loggia e quindi che, benché tutti gli affiliati fossero consapevoli del fine surrettizio della Loggia, fosse necessario individuare il settore di appartenenza dei singoli affiliati per risalire alle responsabilità personali;
* sottolineò che la presenza di alcuni imprenditori si poteva spiegare con i benefici economici che il legame con alti dirigenti di imprese pubbliche e banche poteva potenzialmente portare loro, per esempio sotto forma di credito concesso in misura superiore a quanto consentito dalle caratteristiche dell’impresa da finanziare (tra tali imprenditori viene citato Silvio Berlusconi);
* sottolineò come ci fossero «poche ma inequivocabili prove documentali» che provavano l’esistenza della Loggia di Montecarlo (ora Massonic Executive Committee) e della più elitaria P1, considerandole entrambe creazioni di Licio Gelli.
Un’apposita legge, la numero 17 del 25 gennaio 1982, sciolse la P2 e rese illegale il funzionamento di associazioni segrete con analoghe finalità, del resto in attuazione del secondo comma dell’articolo 18 della Costituzione Italiana, che più genericamente proibisce le associazioni a scopi, anche indirettamente, politici mediante organizzazioni di carattere militare. Il giornalista e politico Massimo Teodori membro della succitata commissione, asserì: «la Loggia P2 non è stata un’organizzazione per delinquere esterna ai partiti ma interna alla classe dirigente. La posta in gioco per la P2 è stata il potere e il suo esercizio illegittimo e occulto con l’uso di ricatti, di rapine su larga scala, di attività eversive e di giganteschi imbrogli finanziari fino al ricorso alla eliminazione fisica»[5]. La P2 fu oggetto d’indagine anche della Commissione Stragi per un presunto coinvolgimento in alcune stragi, ma non portò a niente di rilevante. Tuttavia Licio Gelli venne condannato il 23 novembre 2005 in via definitiva per tentativi di depistaggio delle indagini sulla Strage di Bologna.
L’Italia dopo la P2
« Io non ho mai fatto parte della P2. E comunque, stando alle sentenze dei tribunali della Repubblica, essere piduista non è un titolo di demerito[6] » (SilvioBerlusconi)
« Essere stato piduista vuol dire aver partecipato a un’organizzazione, a una setta segreta che tramava contro lo Stato, e questo èstato sancito dal Parlamento. Opinione che io condivido[7] » (Massimo D’Alema)

La scoperta del caso della P2 fece conoscere in Italia l’esistenza, in altri sistemi ed in altri Paesi, del lobbismo, cioè di un’azione di pressione politica sulle cariche detenenti il potere affinché orienti le scelte di conduzione della nazione di appartenenza in direzione favorevole ai lobbisti.

In altri Paesi il lobbismo si applicava e si applica in modo pressoché palese, e nemmeno – d’ordinario – desta scandalo; per l’Italia il fenomeno, almeno in questa forma e con questa evidenza, era inusitato. In più, la circostanza che l’associazione fosse segreta, ha immediatamente evocato allarmanti spettri che le conclusioni dell’inchiesta della commissione parlamentare non hanno fugato.

Il caso P2 ha certamente sensibilizzato la società italiana sui meccanismi attraverso i quali le scelte ed il potere politico possono venir influenzati dagli interessi di gruppi di potere non eletti e quindi non pienamente legittimati a prender parte al dialogo politico.

Altrettanta attenzione è stata posta, nel tempo, al destino dei piduisti, qualcuno dei quali ha avuto pubblico successo, in politica o nello spettacolo, mentre altri si sono morbidamente confusi nell’anonimato; ad alcuni è stato revocato l’esilio.
Tra tutti però, il piduista più noto è Silvio Berlusconi.

E similmente è accaduto ai personaggi politici menzionati nel famoso programma: Bettino Craxi crebbe sino a divenire il più importante esponente del suo partito (del quale ebbe il richiesto “predominio”, anche grazie all’appoggio degli USA, che finanziarono il suo partito in chiave anti-PCI, come scriverà poco prima di morire nel suo memoriale consegnato al cognato Paolo Pillitteri, ex sindaco di Milano) e strinse con Andreotti e Forlani un famoso patto di alleanza politica. Ad altri, come Antonio Bisaglia, non andò altrettanto bene.

Nel 2007, Licio Gelli ha 88 anni ed è agli arresti domiciliari nella sua Villa Wanda di Arezzo dove sconta la pena di 12 anni per la bancarotta del Banco Ambrosiano. In un’intervista rilasciata a la Repubblica il 28 settembre 2003, durante il Governo Berlusconi
II, ha raccontato: «Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo.
Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa in 53 punti».

Dettagli sulla lista

 

È da notare il capillare radicamento della struttura P2 nel territorio italiano con 2 o 3 iscritti per 35 delle attuali 110 province italiane: Torino, Milano, La Spezia, Roma, Bari, Ravenna, Firenze, Pistoia, Cosenza, Palermo, Cagliari, Siena, Brescia, Ancona, Venezia, Catanzaro, Genova, L’Aquila, Trieste, Potenza, Novara, Arezzo, Bologna, Piacenza, Udine, Messina, Pisa, Reggio Emilia, Reggio
Calabria, Forlì, Savona, Brindisi, Trapani, Perugia.

A conferma del radicamento nel territorio la presenza in 15 delle 20 regioni italiane:
Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia,Sardegna.
Elenco per categorie lavorative degli iscritti

* Militari e forze dell’ordine:       208
* Uomini politici:                           67
* Dirigenti ministeriali:                  52
* Banche:                                     49
* Industriali:                                  47
* Medici:                                       38
* Docenti universitari:                   36
* Commercialisti:                          28
* Avvocati:                                    27
* Giornalisti:                                 27
* Dirigenti industriali:                    23
* Imprenditori:                              18
* Magistrati:                                 18
* Liberi professionisti:                  17
* Attività varie:                             12
* Società private (presidenti):      12
* Società pubbliche (dirigenti):    12
* Segretari particolari (politici)     11
* Associazioni varie:                    10
* Dirigenti RAI:                             10
* Enti assistenziali e ospedalieri: 10
* Diplomatici:                                 9
* Compagnie aeree:                      8
* Dirigenti comunali:                      8
* Società pubbliche (presidenti):   8
* Architetti:                                     7
* Funzionari regionali:                   7
* Antiquari:                                    6
* Compagnie di assicurazione:     6
* Dirigenti editoriali:                      6
* Alberghi (direttori):                     4
* Consulenti finanziari:                 4
* Editori:                                       4
* Notai:                                         4
* Scrittori:                                     3
* Provveditori agli studi:               2
* Sindacalisti:                               2
* Commercianti:                           1
Lista Appartenenti alla P2


A

* ten col. Sergio Acciai (Firenze, in sonno, fascicolo 113) (poi generale della GdF)
* dott. Pierluigi Accornero (Viarigi, 321) (attuale vice presidente di Assomineraria)
* avv. Branko Agneletto (Trieste, 291) ex membro del TIGR, co- fondatore dell’Unione Slovena
* rag. Giacomo Agnesi (Roma, 169) (pasta Agnesi/Colussi)
* dott. Enrico Aillaud (Roma, 560) (Ex ambasciatore italiano in Cecoslovacchia (1960-1962), Polonia (1963-1968), Austria (1970-1973), RDT (1973- 1975) e URSS (1976-1978); coinvolto nel dossier Mitrokhin, ex Presidente Ass. Italo-Austria, Interbanca e Ispi)
* dott. Aldo Alasia (Buenos Aires, 150)
* dott. Gioacchino Albanese (Roma, 913) (stretto collaboratore di Eugenio Cefis, fu coinvolto nello scandalo Eni-Petronim – [1], [2], [3])
* dott. Raffaele Albano (La Spezia, 286)
* cap. Amedeo Aldegondi (Torino, 425)
* ten col. Vito Alecci (Milano, 789) (convivente di Nara Lazzerini, segretaria di Licio Gelli, il 3 marzo 1985 morì in circostanze misteriose; la Lazzerini asserì trattarsi di omicidio)
* magg. Giuseppe Aleffi, noto “Pino” (Pisa, 762) (comandò nuclei SIOS di Marisardegna e Camen, ex deputato di Forza Italia, relatore di un disegno di legge per la concessione dell’uso della bandiera nazionale al Corpo speciale volontario ausiliario dell’esercito dell’Associazione dei cavalieri italiani del Sovrano militare ordine di Malta, non rieletto nel 2001, candidato
alla Camera con Italia dei Valori [4])
* dott. Alessandro Alessandrini (Roma, 728) (ex amministratore delegato Banco di Roma)
* amm. Achille Alfano (Livorno, capo gruppo 12, fasc 450)
* gen. Giovanni Allavena (Roma, 505) (Generale dei Carabinieri, collaboratore di Giovanni De Lorenzo, comandante dell’ufficio D
(informazioni) e del CCS (controspionaggio) e poi ultimo capo del Sifar)
* prof. Canzio Allegriti (Torino, 94)
* principe Giovanni Alliata Di Montereale (Roma, passato al Grande Oriente, 361) (Nato a Rio de Janeiro nel 1921, muore a
Roma il 20 giugno 1994 mentre è agli arresti domiciliari. Gran Maestro della Serenissima Gran Loggia Nazionale degli Antichi Liberi e Accettati Muratori; costituì l’Associazione Nobili del Sacro Romano Impero. Leader del partito monarchico, sostenitore del Fronte Nazionale Monarchico e del separatismo siciliano, fu indicato da Gaspare Pisciotta come uno dei mandanti della strage di Portella della Ginestra ([5]). Si diede latitante nel 1970 per sottarsi all’inchiesta sul fallito golpe del principe Junio Valerio Borghese, fu coinvolto nell’inchiesta sul gruppo di destra la Rosa dei Venti)
* dott. Italo Aloia (Cosenza, 173)
* Bruno Alpi (Ancona, in sonno, 426)
* dott. Roberto Amadi (Milano, 364)
* dott. Antonio Amato (Cagliari, 807)
* dott. Wilfrido Ambrosini (Verona, in sonno, 112)
* avv. Walter Amendola (Brasile, 615)
* dott. Aristide Andreassi (Roma in sonno, 170)
* avv. Loris Andreini (Montecatini, 417)
* dott. Mario Andreini (Verona, 177)
* on. Clement Anet Bilé (Costa d’Avorio, 765) (negli anni ’60 deputato della Costa d’Avorio, in rapporti con la FAO)
* dott. Franco Angeli (Montevarchi, 153) (editore)
* dott. Ennio Annunziata (Roma, 134)

* prof. Fausto Antonini (Roma, 1) (Docente di Storia della Filosofia all’Università di Roma)
* prof. Giuliano Antonini (Roma, 2)
* Renzo Antonucci (Pisa, 736)
* col. Pietro Aquilino (Perugia, in sonno, 358)
* dott. Giuseppe Arcadi (Reggio Calabria, 3)
* dott. Aldo Arcuri (Benevento, 4)
* dott. Romolo Arena (Roma, 848) (partecipante al “Gruppo dei Tredici”, ex presidente
acciaierie di Terni – Italimpianti, ex direttore centrale e vicepresidente IRI)

* dott. Giacomo Argento (Roma, 384) (dirigente Rete Ferroviaria Italiana)
* dott. Sergio Argilla (La Spezia, 270)
* on. Gian Aldo Arnaud (Torino, 726)
* dott. Carlo Arnone (Firenze, 393)
* dott. Francesco Aronadio (Roma, 944)
* dott. Renato Aschieri (Milano, 917)
* dott. Giuseppe Attinelli (Palermo, 942)
* on dott. Angelo Atzori (Oristano, capo gruppo 2, fasc 651)
* avv. Alfredo Aubert (Torino, in sonno, 287)
* col. Mario Aubert (Milano, in sonno, 427)
* Alberto Aureggi (Roma, 727)
* dott. José Avila (Brasile, 599)
* rag. Vittorio Azzari (Roma, 171) (ex dirigente BNL)
B
* rag. Gilberto Bacchetti (Firenze, 834)
* cap. Vasco Bacci (San Vito, 5)
* dott. Enzo Badioli (Roma, 581)
* dott. Francesco Baggio (Vicenza, 732)
* dott. Urio Bagnoli (Roma, in sonno, 6)
* gen col. Enrico Baiano (Reggio Emilia, in sonno, 175)
* Pietro Baldassini (Firenze, 394)
* cap. Giorgio Balestrieri (Livorno, 907)
* dott. Giorgio Ballarini (Firenze, 701)
* on. Pasquale Bandiera (Roma, 114)
* dott. Guido Barbaro (Torino, 851)
* dott. Vito Barbera (Livorno, morto, 182)
* rag. Franco Barducci (Firenze, 702)
* gen. Tommaso Barile (Roma, in sonno, 420)
* dott. Giovanni Barillà (Palermo, 288)
* dott. Hippolito Barreiro (Buenos Aires, 689)
* geom. Giovanni Bartolozzi (Firenze, 705)
* dott. Federico Barttfeld (Buenos Aires, 479)
* on. Antonio Baslini (Milano, 483)
* dott. Giuseppe Battista (Roma, 518)

* dott. Alberto Battolla (La Spezia, 800)
* avv. Salvatore Bellassai (Palermo, 289)
* avv. Girolamo Bellavista (Palermo, morto, 7)
* dott. Danilo Bellei (Bologna, 484)
* ing. Enzo Bellei (Roma, in sonno, 178)
* dott. Ottorino Belli (Firenze, 229)
* dott. Mario Bellucci (Perugia, in sonno, 174)
* on. Costantino Belluscio (Roma, 540)
* prof. Nello Bemporad (Firenze, 115)
* dott. Giorgio Beninato (Roma, 563)
* dott. Silvio Berlusconi (Milano, 625)
* dott. Domenico Bernardini (Firenze, capo gruppo 6, fasc 699)
* dott. Francesco Bernasconi (Roma, 155)
* cap fr. Carlo Bertacchi (Roma, 629)
* dott. Giuseppe Bertasso (Torino, 870)
* dott. Luigi Bertoni (Roma, 179)
* dott. Mario Besusso (Roma, morto, 180)
* dott. Luis Alberto Betti (Buenos Aires, 481)
* dott. Lodovico Bevilacqua (Milano, 877)
* dott. Angelo Biagini (Firenze, 700)
* ing. Livio Biagini (Roma, 529)
* dott. Carlo Biamonti (L’Aquila, in sonno, 378)
* avv. Gian Paolo Bianchi (Firenze, 703)
* dott. Giorgio Bianchi (Torino, morto, 422)

* avv. Giulio Bianchi (Pistoia, 183)
* avv. Pierluigi Bianchini Mortani (Firenze, 742)
* prof. Francesco Biancofiore (Roma, 365)
* ing. Franco Bida (Roma, 911)
* p i. Giorgio Bida (Novara, morto, 423)
* dott. Giorgio Billi (Firenze, 548)
* dott. Maurizio Bina (Cagliari, 819)
* dott. Luigi Bina (Roma, 8)
* amm. Gino Birindelli (Roma, 130) (ex segretario di Democrazia Nazionale, nata da una costola del Msi)
* dott. Luigi Bisignani (Roma, 203)
* dott. Garibaldo Bisso (Livorno, 773)
* gen. Luigi Bittoni (Firenze, passato ad altra Loggia, 116)
* col. Bartolo Blasio (Roma, 824)
* cap. Alessandro Boeris Clemen(Roma, 738)
* prof. Giulio Bolacchi (Cagliari, 886)
* uff. Jose’ Bolshaw Salles (Brasile, 601)
* dott. Gianni Bonaga (Torino, 376)
* Vincenzo Bonamici (Pistoia, 880)
* dott. Ugo Bonasi (Roma, 857)
* geom. Antonio Bonetti (Cesena, 366)
* Sandro Boni (Firenze, in sonno, 704)
* dott. Nicolo’ Borghese (Roma, 546)
* avv. Fabio Borzaga (Trento, passato ad altra Loggia, 424)
* dott. Enrique Victor Boully (Buenos Aires, 691)
* dott. Osvaldo Brana (Dakar, 101)
* gen. Ettore Brancato (Roma, 504)
* dott. Pasquale Brandi (Bari, 9)
* avv. Agneletto Branko (Trieste, passato ad altra Loggia, 291)
* dott. Carlos Braulio (Brasile, 600)
* Maurizio Bruni (Livorno, 774)
* dott. Vittorio Bruni (Firenze, 706)
* dott. Ottorino Bruno (Roma, 103)
* dott. Paolo Bruno (Cosenza, 181)
* gen. Walter Bruno (Roma, 10)
* Ivan Bruschi (Arezzo, 395)
* dott. Ettore Brusco (Roma, 11)
* Renzo Bruzzone (Torino, 176)
* dott. Fosco Buccianti (Firenze, 638)
* avv. Brunetto Bucciarelli Ducci (Arezzo, 573)
* gen. Paolo Budua (Roma, 292)
* avv. Glauco Buffarini Guidi (Roma, 102)
* dott. Roberto Buffetti (Roma, 322)
* Aldo Bugnone (Torino, 785)
* dott. Antonio Buono (Forli’, 104)
* rag. Giancarlo Buscarini (Roma, 850)
C

* magg. Antonio Cacchione (Firenze, 197)
* cap. Carlo Cadorna (Roma, 780)
* Giorgio Cagnoni (Ravenna, 166)
* dott. Mario Cagnoni (Ravenna, 167)
* Paolo Cagnoni (Ravenna, 168)
* Paolo Caiani (Montecatini, 838)
* Piero Caiani (Montecatini, 676)
* dott. Salvatore Cajozzo (Svezia, 586)
* col. Antonio Calabrese (Bologna, 485)
* dott. Silvio Caldonazzo (Roma, 293)
* cap. Guido Calenda (Roma, 156)
* dott. Roberto Calvi (Milano, 519)
* dott. Antonio Calvino (Buenos Aires, 692)
* dott. Antonio Campagni (Pisa, 665)
* dott. Ennio Campironi (Milano, 888)
* dott. Umberto Campisi (Catania, 12)
* maestro. Paolo Candigliota (Roma, 379)
* dott. Antonio Cangiano (Cosenza, 367)
* col. Rocco Cannizzaro (Roma, 200)
* cap. Antonio Cantelli (Messina, 185)
* ing. Fernando Cantini (Firenze, 836)
* dott. Alberto Capanna (Roma, 553) (ex presidente della Finsider)
* prof. Ilvo Capecchi (Pistoia, sospeso, 205)
* dott. Achille Capelli (Firenze, 640)
* dott. Carlo Capolozza (Roma, 294)
* rag. Franco Caponi (Civitanova, 882)
* rag. Attilio Capra (Milano, 188)
* on. Giulio Caradonna (Roma, 909) (ex deputato MSI, non ha aderito ad AN per contrasti con Gianfranco Fini)
* prof. Luigi Caratozzolo (Messina, 875)
* p i. Antonino Carbonaro (Cagliari, 13)
* dott. Eugenio Carbone (Roma, 493)
* magg. Alberto Carchio (Livorno, 199)>
* dott. Italo Cardarelli (Roma, 385)
* dott. Giampaolo Cardellini (Roma, 157)
* col. Rocco Carducci (Roma, 186)
* prof. Cesare Carella (Viterbo, 396)
* on. Egidio Carenini (Milano, 551)
* ten col. Guido Carenza (Roma, 108)
* on. Vincenzo Carollo (Palermo, 295)
* dott. Piero (Pier) Carpi (Reggio Emilia, 14)
* dott. Vittorio Carrieri (La Spezia, 878)
* dott. Giorgio Carta (Roma, 794) (ingegnere)
* Silvio Casagni (Arezzo, 397)
* dott. Roberto Casarubea (Palermo, in sonno, 296)

* dott. Pietro Casellato (Treviso, 15)
* gen. Giuseppe Casero (Roma, 488) (generale dell’Aeronautica militare italiana, implicato nel Golpe Borghese)
* Remo Casini (Firenze, 428)
* prof. Alessandro Casotto (Perugia, 190)
* dott. Salvatore Cassata (Marsala, 903)
* dott. Carlo Castagnoli (Torino, 876)
* ing. Antonio Castelgrande (Roma, 956)
* avv. Francesco Catalano (Bari, 16)
* dott. Giuseppe Catalano (Roma, 17)
* ing. Laico Bruno Cattaneo (Buenos Aires, 790)
* dott. Filippo Causarano (Roma, 195)
* col. Secondo Cavalli (Firenze, in sonno, 429)
* prof. Luigi Cavallini (Pisa, 861)
* prof. Giorgio Cavallo (Torino, 696)

* dott. Enrico Ceccarelli (Roma, 189)
* Mario Ceccherini (Grosseto, 191)
* ten col. Luigi Cecchetti (Roma, 919)
* dott. Mario Cecchi (Firenze, 649)
* rag. Bruno Cecchi (Firenze, 721)
* dott. Bruno Cecchini (Firenze, 397)
* amm. Marcello Celio (Roma, 815)
* dott. Massimiliano Cencelli (Roma, 897)
* prof. Isidoro Centrella (Roma, 905)
* col. Amedeo Centrone (Roma, 187)
* dott. Alberto Cereda (Roma, 645)
* on. Gianni Cerioni (Ancona, 843)
* dott. Giovanni Cerquetti (Roma, 18)
* cap. Umberto Cesari (Roma, 630)
* geom. Eugenio Cesarini (Roma, 741)
* cap. Salvatore Cesario (Udine, 670)
* dott. Gabriele Cetorelli (Roma, 723)
* on. Aldo Cetrullo (Pescara, passato al Grande Oriente, 154)
* dott. Francesco Cetta (Roma, in sonno, 192)
* rag. Alessandro Checchini (Firenze, 835)
* rag. Claudio Chiais (Roma, 265)
* dott. Antonio Chiarelli (Firenze, passato ad altra Loggia, 399)
* dott. Brunetto Chiarelli (Firenze, 797)
* dott. Giulio Chiarugi (Firenze, 400)
* gen. Giuseppe Cianciulli (Bari, 164)
* on. Fabrizio Cicchitto (Roma, 945) (Capogruppo alla Camera del Popolo delle Libertà)
* amm. Giovanni Ciccolo (Lerici, 129)
* dott. Italo Cichero (Genova, morto, 204)
* dott. Bernardino Cifani (Roma, 193)
* dott. Luigi Cimino (Cagliari, 822)
* geom. Mario Cingolani (Ancona, 668)
* Manlio Ciocca (L’ Aquila, 380)
* dott. Mario Ciolini (Firenze, morto, 221)
* Mario Ciolli(Firenze, morto, 430)
* dott. Vasco Cioni (Firenze, 431)
* dott. Elio Cioppa (Roma, 658)
* col. Enzo Cirillo (Firenze, 352)
* rag. Carlo Ciuffi (Firenze, 419)
* dott. Roberto Ciuni (Roma, 814)
* Renato Civinini (Firenze, 743)
* col. Enzo Climinti (Roma, in sonno, 201)
* col. Ennio Cocci (Pisa, 576)
* dott. Joaquin Coelho (Brasile, 605)
* dott. Antonio Colasanti (Roma, 360)
* dott. Enrico Colavito (Venezia, 345)
* rag. Giuseppe Colosimo (Livorno, 681)
* dott. Giuseppe Compagno (Palermo, 298)
* magg. Marino Conca (Roma, 351)
* magg. Giuseppe Consalvo (L’Aquila, 381)
* dott. Alfonso Coppola (Roma, 19)
* dott. Loris Corbi (Roma, 562)
* dott. Fausto Cordiano (Brescia, 910)
* col. Antonio Cornacchia (Roma, 871)
* Heitor Correa De Mello (Brasile, 593)
* dott. Stefano Corruccini (Pisa, 664)
* dott. Vincenzo Corsaro (Roma, 416)
* p i. Carmelo Cortese (Catanzaro, 20)
* cap. vasc Carlos Alberto Corti (Buenos Aires, 641)
* dott. Francesco Cosentino (Roma, 497)
* prof. Alfiero Costantini (Fiesole, 512)

* ten col. Alessandro Costanzo (Roma, 152)
* dott. Maurizio Costanzo (Roma, 626)
* dott. Francesco Cravero (Milano, 731)
* Giovanni Cravero (Fossano, 140)

* dott. Giampaolo Cresci (Roma, 525) (ex vicedirettore generale Rai e direttore de Il Tempo. Morto nel 2003)
* dott. Giovanni Cresti (Siena, 521) (ex direttore generale del Monte dei Paschi di Siena)
* dott. Fabio Crivelli (Cagliari, 299)

* dott. Giuseppe Renato Croce (Roma, 787) (attuale gip Procura di Roma)
* dott. Francesco Crupi (Roma, 300)
* dott. Giorgio Csepanyi (Palermo, 301)
* ing. Giampiero Cungi (Brasile, 184)
* dott. Lino Curiale (Ancona, 583)
* dott. Antonino Cusimano (Palermo, 302)
D

*
cap. vasc. Sergio D’Agostino (Roma, 131)

* dott. Antonio D’Ali Staiti (Trapani, 303) (proprietario di Banca Sicula e zio di Antonio D’Alì jr, senatore di Forza Italia)
* gen. Romolo Dalla Chiesa (Roma, 500)
* cap. Giuseppe D’Allura (Palermo, 892)
* dott. Federico Umberto D’Amato (Roma, 554) (Direttore Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno; morto nel 1996)
* dott. Antonio D’Ancona (Palermo, 941)
* on. Emo Danesi (Livorno, 752)
* dott. Mario D’Angelo (Viterbo, 763)
* col. Salvatore Dargenio (Roma, 209)
* ing. Giovanni D’Arminio Monforte (Milano, 936)
* dott. Lorenzo Davoli (Roma, 659)
* avv. Sergio De Almeida Marques (Brasile, 616)
* dott. Stefano De Andreis (Roma, 939)
* dott. Gabriele De Angelis (Roma, 277)
* dott. Gustavo De Bac (Roma, 657)
* dott. Hans De Belder (Vienna, 208)
* magg. Umberto De Bellis (Venezia, 304)
* dott. Svandiro De Blasis (Roma, 663)
* rag. Antonio De Capoa (Roma, 21)
* on. Massimo De Carolis (Milano, 624) (Forza Italia, ex presidente del consiglio comunale di Milano, incarico lasciato per contrasti con l’allora sindaco Gabriele Albertini)
* dott. Matteo De Cillis (Roma, 22)
* sen dott. Danilo De’ Cocci (Roma, 404)
* dott. Pietro De Feo (Firenze, 432)
* prof. Domenico De Giorgio (Reggio Calabria, 216)
* Domenico De Giudici (Arezzo, 652)
* geom. Giancarlo Degl’Innocenti (Firenze, 708)
* dott. Renzo De Grandis (Bologna, morto, 433)
* ten col. Sergio Deidda (Roma, 215)
* on. Filippo De Jorio (Roma, 511) (ex DC, in anni più recenti ha aderito all’Italia dei Valori, partito che ha lasciato in polemica con Antonio Di Pietro)
* dott. Guglielmo De La Plaza (Uruguay, 589)
* dott. Cesar De La Vega (Argentina, 590)
* Alessandro Del Bene (Firenze, 745)
* geom. Vittorio Del Bianco (Firenze, 709)
* col. Mario Del Bianco (Roma, 133)
* rag. Giampiero Del Gamba (Livorno, 863)
* ten col. Manlio Del Gaudio (Roma, 117)
* Pierluigi Del Guerra (Firenze, 710)
* dott. Giuseppe Dell’Acqua (Roma, 305)
* dott. Massimo Dell’Aquila (Bari, 306)
* ten col. Bruno Della Fazia (Livorno, capo gruppo 7, fasc 23)
* dott. Giuseppe Dell’Ongaro (Roma, 739)
* dott. Pietro De Longis (Genova, 768)
* dott. Jorio Del Moro (Firenze, 707)
* on. Ferruccio De Lorenzo (Napoli, 25)
* dott. Giuseppe Del Pasqua (Arezzo, passato al Grande Oriente, 353)
* dott. Pietro Del Piano (La Spezia, 212)
* dott. Michele Del Re (Roma, 661)
* prof. Edoardo Del Vecchio (Roma, 143)
* magg. Vittorio De Marco (Roma, 890)
* avv. Fulviano De Mari (Roma, 24)
* Romolo De Martino (Firenze, 744)
* dott. Paolo De Michelis (Roma, morto, 213)
* dott. Vincenzo De Nardo (Roma, 307)
* ing. Salvatore Dente (Roma, 214)
* Sergio Denti (Firenze, 643)
* dott. Bonifacio De Oliveira (Brasile, 606)
* dott. Carlo De Risio (Roma, 733)
* col. Antonio De Salvo (Firenze, 194)
* gen. Luigi De Santis (Roma, capo gruppo 8, fasc 359)
* dott. William De Sena (Brasile, 603)
* dott. Ercole De Siati (Teramo, 308)
* avv. Jorge De Souza (Brasile, 612)
* Denis De Stafanis Baiardo (Tirrenia, 218)
* dott. Levy De Suoza (Brasile, 597)
* dott. Osvaldo De Tullio (Roma, 309)
* Vincenzo De Vito (Roma, 310)
* dott. Franco Di Bella (Milano, 655) (ex direttore del Corriere della Sera)
* avv. Alberto Di Caro (Bra, 98)
* ten. col. Sergio Di Donato (Roma, 158)
* dott. Leonardo Di Donna (Roma, 827)
* ten. vasc. Bruno Di Fabio (Roma, 210)
* dott. Rodolfo Di Filippo (Roma, 311)
* prof. Giuseppe Di Giovanni (Palermo, 935)
* rag. Sergio Di Lallo (Firenze, 211)

* gen. Sebastiano Di Mauro (Milano, 207)
* dott. Mario Diana (Roma, 555)
* dott. Luigi Dina (Milano, passato al Grande Oriente, 118)
* dott. Vincenzo D’Isanto (Firenze, 777)
* prof. Giuseppe Donato (Roma, 902)
* Massimo Donelli (Napoli, 921) (attuale direttore di Canale 5)
* avv. Pedro Dos Santos (Brasile, 611)
* dott. Duilio Dottorelli (Roma, 434)
* cap. Gian Carlo D’Ovidio (Roma, 569)
* avv. Giovanni Druetti Di Ussel (Roma, 940)
* dott. Mario Duce (Cagliari, 799)
* mar. Maurizio Durigon (Arezzo, 418);
E

* on. Mario Einaudi (Roma, 552)

* dott. Antonio Esposito (Roma, 251)
F
* rag. Claudio Fabbri (Milano, 132)
* dott. Giovanni Fabbri (Roma, 816)
* dott. Carlo Fabricci (Trieste, 26)
* dott. Luigi Fadalti (Treviso, 938)
* col. Nicola Falde (Roma, in sonno, 119)
* dott. Carlo Falla Garetta (Cremona in sonno, rest tessera, 96)
* dott. Giovanni Fanelli (Roma, capo gruppo 5, fasc 219)
* cap. Giovanni Fantini (Livorno, 406)

* dott. Francesco Farina (Arezzo, 510)
* Mario Elpidio Fattori (Milano, 755)
* dott. Tito Favi (La Spezia, 435)
* gen. Enrico Favuzzi (Roma, 633)
* dott. Mario Alberto Fazio (Roma, 27)
* ten col. Luciano Federici (Arezzo, 568)
* prof. Franco Ferracuti (Roma, 849) (membro del comitato di esperti nel Caso Moro)
* dott. Ruggero Ferrara (Roma, passato ad altra Loggia, 28)
* Alberto Ferrarese (Firenze, 746)
* dott. Alberto Ferrari (Roma, 520) (ex direttore generale BNL)
* dott. Aldo Ferrari (Roma, 891)
* avv. Giuseppe Ferrari (Roma, 538)
* dott. Mario Ferrari (Firenze, 401)
* rag. Ivo Ferretti (Livorno, 29)
* dott. Antonio Ferri (Roma, 729)
* ten col. Domenico Fiamengo (Cosenza, 837)
* dott. Cirino Fichera (Catania, 312)
* dott. Wilson Filomeno (Brasile, 613)
* dott. Gerardo Finauri (Argentina, 595)
* dott. Beniamino Finocchiaro (Molfetta, 522)
* dott. Ennio Finocchiaro (L’Aquila, 436)
* dott. Walter Fernandes Fins (608)
* dott. Ovidio Fioretti (Cagliari, 873)
* dott. Publio Fiori (Roma, 646) (Ministro dei Trasporti nel Governo Berlusconi I. Co-fondatore di Alleanza nazionale)
* dott. Ruggero Firrao (Roma, 498)
* dott. Alessandro Flora (Bari, 30)
* dott. Fabrizio Flumini (Roma, 784)
* gen. Carlo Foce (La Spezia, 120)
* dott. Marco Folonari (Brescia, 927)
* amm. Vittorio Forgione (Roma, 31)
* on dott. Franco Foschi (Roma, 680)
* prof. Arnaldo Foschini (Roma, 32)
* sen. Franco Fossa (Roma, 354)
* Michele Fossa (Genova, 954)
* dott. Artemio Franchi (Firenze, 402)
* Giorgio Franchini (Firenze, 776)
* cap. Luciano Francini (Pisa, 574)
* dott. Gianfranco Franco (Roma, 579)
* dott. Luigi Franconi (Roma, 437)
* dott. Francesco Franzoni (Torino, 438)
* on. Aventino Frau (Roma, 533)
* dott. Luis Fugasot (Uruguay, 596)
* dott. Sebastiano Fulci (Messina, passato ad altra Loggia, 313)
* dott. Silvestro Furgas (Cagliari, 798)
* cap. Silvio Fusari (Livorno, 788)
* dott. Ugo Fuxa (Palermo, 314)
G
* dott. Gian Piero Gabotto (Roma, 928)
* gen. Eduardo Gallardo Rincon (Messico, 610)
* dott. Salvatore Galante (Palermo, 315)
* dott. Giuseppe Gallo (Genova, 33)
* col. Salvatore Gallo (Roma, 933)
* gen. Vitaliano Gambarotta (Livorno, 225)
* dott. Adolfo Gamberini (Ravenna, 224)
* dott. Edoardo Gasser (Trieste, passato ad altra Loggia, 316)
* comm. Licio Gelli (Arezzo, 440)
* dott. Mario Genghini (Roma, 523) (costruttore edile)
* dott. Carmelo Genoese Zerbi (Stati Uniti, 159)
* ten col. Francesco Genovese (Pisa, 860)
* col. Pasqualino Gentile (Roma, 357)
* amm. Antonino Geraci (Roma, 809)
* dott. Roberto Gervaso (Roma, 622)
* dott. Antonio Jose’ Ghirelli Garcia (Argentina, 620)
* geom. Giancarlo Ghironi (La Spezia, 879)
* dott. Giuseppe Giacchi (Roma, 217)
* dott. Ado Giacci (Ravenna, 35)
* prof. Giacomo Giacomelli (Massa, 441)
* Romano Giagnoni (Firenze, 748)
* dott. Domenico Gialli (Roma, 222)
* ing. Mario Giannetti (Firenze, 712)
* ing. Osvaldo Giannetti (Massa, 36)
* gen. Orazio Giannini (Roma, 832)
* dott. Orazio Giannone (Firenze, 650)
* gr uff. Piero Giannotti (Viareggio, 403)
* prof. Gennaro Giannuzzi (Livorno, 735)
* dott. Renato Giaquinto (Firenze, 711)
* col. Renato Giarizzo (Roma, 223)
* on. Ilio Giasolli (Roma, 556)
* rag. Renzo Giberti (Genova, 895)
* prof. Luigi Gioffre’ (Roma, 883)
* dott. Tommaso Giorgeschi (Firenze, 747)
* avv. Raffaello Giorgetti (Arezzo, 541)
* dott. Angelo Giovanelli (Roma, morto, 317)
* dott. Giovanni Giraudi (442)
* dott. Vincenzo Gissi (Bergamo, 227)
* gen. Raffaele Giudice (Roma, 535)
* cap. Giovanni Giuffrida (Reggio Emilia, 561)
* dott. Ezio Giunchiglia (Tirrenia, capo gruppo 11, fasc 639)
* ten col. Umberto Giunta (Reggio Calabria, 904)
* dott. Michele Giovanni Giuratrabocchetta (Potenza, 951)
* Vittorio Gnocchini (Arezzo, 698)
* dott. Gherardo Gnoli (Roma, 318)
* ten col. Vittorio Godano (Bologna, 226)
* dott. Giordano Goggioli (Firenze, 444)
* dott. Cesare Golfari (Galbiate, 817)
* prof. Egone Golimari (Trieste, passato ad altra Loggia, 443)
* col. Umberto Granati (Siena, 248)
* dott. Osvaldo Grandi (Massa, 37)
* dott. Pietro Paolo Grassi (Potenza, 319)
* gen. Giulio Grassini (Roma, 515) (Generale SISMI dal 1977 al 1981)
* dott. Gianfranco Graziadei (Roma, 679)
* gen. Giulio Cesare Graziani (Roma, 503)
* dott. Giuseppe Graziano (Palermo, 320)
* Mario Grazzini (Firenze, 445)
* Mario Luigi Gregoratti (Firenze, 858)
* dott. Francesco Gregorio (Roma, 803)
* dott. Angelo Grieco (Novara, 446)
* dott. Matteo Grillo (Livorno, 439)
* cap. Ernesto Grossi (Firenze, 636)
* ten col. Santo Gucciardo (Siena, 867)
* dott. Ferdinando Guccione Monroy (Pavia, 136)
* dott. Giovanni Guidi (Roma, 830) (ex presidente Banco di Roma)
* dott. Paolo Gungui (Cagliari, 859)
* gen. Giuseppe Guzzardi (Roma, capo gruppo 1, fasc 694)
H

* dott. Ever Haggiag (Roma, 137)
* dott. Julio Haratz (Brasile, 604)
I

* col. Rubens Iannuzzi (Roma, 138)
* dott. Giuseppe Impallomeni (Palermo, 920)
* Francesco Imperato (Genova, 865)
* dott. Waldemar Incrocci (Torino, morto, 97)
* dott. Oreste Innocenti (Milano, in sonno, 355)
* dott. Antonio Ioli (Torino, 852)
* dott. Francesco Ioli (Torino, capo gruppo 16, fasc 572)
* dott. Carmelo Isaia (Cagliari, 38)
* dott. Luigi Ivaldi (Roma, 230)
* dott. Jose’ Isaac Katz (Buenos Aires, 688)
K

* dott. Guido Kessler (Verona, in sonno, 39)
* gen. Giuseppe Kunderfranco (Palermo, 372)
* dott. Adolfo Kunz (Firenze, 766)
L

* on dott. Silvano Labriola (Roma, 782)
* cap. Antonio La Bruna (Roma, 502) – (ex ufficiale del SID, condannato per i depistaggi sulla Strage di piazza Fontana)
* dott. Luciano Laffranco (Perugia, in sonno, 232)
* dott. Ippolito La Medica (Roma, 121)
* ten col. Michele La Medica (Firenze, 447)
* comm. Remo Landini (Verona, 109)
* dott. Claudio Lanti (Roma, 914)
* dott. Giovanni La Rocca (Perugia, 672)

* dott. Raul Alberto Lastiri (Argentina, 621)
* Gennaro (Gino) Latilla (Firenze, 41)
* dott. Armando Lauri (Firenze, 588)
* dott. Silvio Lauriti (Roma, 952)
* col. Fulberto Lauro (Roma, 542)
* dott. Pablo Lavagetto (Buenos Aires, 480)
* cav. lav Mario Lebole (Arezzo, 139)
* dott. Antonio Leccisotti (Roma, 662)
* dott. Giovanni Ledda (Nuoro, 42)
* col. Federico Lenci (Buenos Aires, 558)
* avv. Vito Lenoci (Bari, morto, 231)
* Luigi Lenzi (Pistoia, sospeso, 236)
* avv. Leonardo Leonardi (Roma, in sonno, 373)
* dott. Emilio Leonelli (Roma, 448)
* dott. Vincenzo Leporati (Torino, morto, 324)
* dott. Enzo Lerario (Firenze, 405)
* dott. Walter Levitus (Trieste, in sonno, 325)
* cap. Matteo Lex (Firenze, 724)
* dott. Antonino Li Causi (Roma, 526)
* cap. Serafino Liberati (Roma, 389)
* dott. Vittorio Liberatore (Ancona, 804)
* on. Gaetano Liccardo (Napoli, 557)
* dott. Bruno Lipari (Roma, 693)
* dott. Vincenzo Lipari (Roma, 326)
* gen. Vittorio Lipari (Bologna, capo gruppo 13, fasc. 449)
* prof. Gianfranco Lizza (Roma, 233)
* ing. Glauco Lolli Ghetti (Genova, 539)
* magg. Giovanni Longo (Roma, 234)
* prof. Pasquale Longo (Alberobello, 165)
* on. Pietro Longo (Roma 926)
* dott. Gaetano (Nino) Longobardi (Roma, 368)
* dott. Luigi Loni Coppede’ (Firenze, 278)
* avv. Gaetano Lo Passo (Messina, 43)
* dott. Antonio Lopes (Brasile, 598)
* dott. José López Rega (Argentina, 591), capo dell’Alianza Anticomunista Argentina
* gen. Donato Lo Prete (Roma, 482)
* col. Giancarlo Lorenzetti (Roma, 44)
* Giancarlo Lorenzini (Roma, 855)
* prof. Massimo Losappio (Siena, 697)
* dott. Domenico Lo Schiavo (Australia, 247)
* cap. Mario Lotta (Udine, in sonno, 377)

* col. Giuseppe Lo Vecchio (Roma, 514) (implicato nel Golpe Borghese)
* avv. Rocco Lo Verde (Palermo, 328)
* dott. Alvaro Luciani (Roma, 329)
* ing. Luciano Luciani (Trieste, 451)
M
* dott. Otello Macchioni Di Sela (Roma, 45)
* dott. Giuseppe Macina (Arezzo, 868)
* dott. Luigi Madia (Milano, in sonno, 46)
* sottoten. vasc. Fulvio Mafera (Pisa, 725)
* gen. Gian Adelio Maletti (Roma, 499) (ex-capo del reparto D (controspionaggio) del SID, condannato per depistaggi per la Strage di piazza Fontana, ora cittadino sudafricano)
* dott.Francesco Malfatti di Montetretto (Roma, 812)
* prof. Giancarlo Maltoni (Firenze, 415)
* on dott. Enrico Manca (Roma, 864)
* col. Pierluigi Mancuso (Piacenza, 206)
* dott. Andre’ Mandi (Roma, 363)
* ten col. Roberto Manniello (Firenze, in sonno,249)
* dott. Giuseppe Mannino (Palermo, 452)
* dott. Dario Manzini (Firenze, 407)
* cap fr . Vito Marano (Livorno, 369)
* geom. Guglielmo Marcaccio (Roma, 160)
* col. Carlo Marchi (Reggio Emilia, 241)
* arch. Antonio Marchitelli (Roma, 862)
* Maresco Marini (Firenze, 408)
* dott. Pasquale Marino (Roma, 566)
* on. Luigi Mariotti (Firenze, in sonno, 489)
* dott. Renato Marnetto (Roma, 677)
* dott. Giovanni Marras (Cagliari,737) (ex deputato Forza Italia)
* dott. Osvaldo Marras (Firenze, 453)
* cap fr. Mariano Marrone (Ancona, 840)
* Franco Marsili (Firenze, in sonno, 753)
* Mario Marsili (Arezzo, in sonno, 506)
* dott. Carlo Martino (Torino, 252) (ex Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Torino)
* on. Anselmo Martoni (Molinella, in sonno, 123)
* cap. Antonio Marturano (948)
* dott. Massimo Mascolo (Roma, 781)
* dott. Marco Masini (Roma, 237)
* on. Renato Massari (Milano, 889)
* amm. Aldo Massarini (Roma, 695)
* dott. Sergio Massenti (Pisa, 253)
* amm. Emilio Eduardo Massera (Buenos Aires, 478) (membro della giunta militare che rovesciò il governo di Isabelita Peròn con il golpe sanguinario del 1976)
* dott. Carlo Massimo (Firenze, 409)
* prof. Paolo Matassa Marchisotto (Palermo, 943)
* dott. Carlo Mauro (Roma, 565)
* dott. Giacomo Mayer (Roma, 47)
* dott. Giorgio Mazzanti (Roma, 826)
* col. Rocco Mazzei (Milano, morto, 386)
* sen Luigi Mazzei (Roma, 48)
* col. Giuseppe Mazzotta (Livorno, 818)
* dott. Giuseppe Mazzotti (Roma, 454)
* dott. Roberto Memmo (Roma, 564)
* ten col. Gaetano Mendolia (Roma, 550)
* dott. Gianni Mercatali (Firenze, 778)
* gen. Francesco Mereu (Roma, morto, 490)
* dott. Giorgio Merli (Roma, in sonno, 49)
* cap. Pietro Mertoli (Livorno, 734)
* prof. Renzo Merusi (Roma, 240)
* dott. Marco Messeni Petruzzelli (Roma, in sonno, 50)
* dott. Antonio Messina (Cosenza, 250)

* prof. Michele Messina (Firenze, 414)
* rag. Elio Messuri (La Spezia, 51)
* dott. Roberto Romero Meza (Genova, 686)
* dott. Leo Micacchi (Roma, 330)
* gen. Vito Miceli (Roma, 491) (ex capo del Servizio Informazioni Difesa, implicato nel Golpe Borghese e nell’organizzazione Rosa dei Venti)
* gen. Giuliano Micheli (Padova, 653)
* dott. Franco Michelini Tocci (Roma, in sonno, 331)
* rag. Enrico Michelotti (Messina, 52)
* col. Giuseppe Midili (Roma, 244)
* arch. Aladino Minciaroni (Roma, 931)
* col. Giovanni Minerva (Roma, 517)
* avv. Sergio Minervini (Livorno, 513)
* gen. Osvaldo Minghelli (Roma, 142)
* avv. Pietro Minnini (Bari, passato al Grande Oriente, 456)
* gen. Igino Missori (Roma, 559)
* geom. Roberto Misuri (Pisa, 962)
* dott. Arrigo Molinari (Genova, 767)
* on prof. Ottorino Monaco (Roma, 53)
* cap. Giuseppe Mongo (Firenze, 684)

* on. Amleto Monsellato (Lecce, 54)
* col. Giuseppe Montanaro (Brescia, 906)
* ten col. Anselmo Montefreddo (Pavia, 246)
* Riziero Monti (Ravenna, 55)
* dott. Flavio Montisci (Cagliari, 823)
* gen. brig aerea Otello Montorsi (Roma, 144)
* ten col. Franco Morelli (Reggio Calabria, 918)
* dott. Mario Moretti (Roma, 932)
* cap. Carlo Mori (Roma, 841)
* dott. Gaetano Morreale (Firenze, 56)
* dott. Flaviano Morri (Forlì, 674)
* dott. Panfilo Morroni (Venezia, 239)
* dott. Paolo Mosca (Roma, 813)
* dott. Francesco Mosciaro (Palermo, passato ad altra Loggia, 245)
* comm. Bruno Mosconi (Firenze, capo gruppo 9, fasc 392)
* dott. Giovanni Motzo (Cagliari, capo gruppo 3, fasc 57)
* cap fr. Angelo Murru (Savona, 58)
* magg. Franco Murtas (Nuoro, 930)
* dott. Arrigo Musiani (Siena, 59)
* gen. Fausto Musto (Bolzano, 457)
* col. Pietro Musumeci (Roma, 487) (ex generale del SISMI, condannato per calunnia aggravata nell’inchiesta della Strage di Bologna)
N
* dott. Franco Nacci (Roma, 759)
* dott. Paolo Nannarone (Cortona, 536)
* on. Vito Napoli (Roma, 887)
* dott. Luigi Nebiolo (Roma, 810)

* arch. Mario Negri (Firenze, 713)
* prof. Rosario Nicoletti (Roma, 950)
* ten col. Renato Nicoli (Firenze, 455)
* dott. Edilio Nicolini (Genova, 916)
* col. Domenico Niro (Torino, capo gruppo 10, fasc 458)
* dott. Giovanni Nistico’ (Roma, 675)
* mar magg. Enrico Nocilli (Livorno, 923)
* Alighiero Noschese (Roma, morto, 343)
* Alberto Nosiglia (Livorno, 869)
* col. Franco Novo (Arezzo, 459)
* prof. Angelo Nunziante (Messina, 460)
* Antonio Nunziati (Firenze, 885)
O
* ten col. Salvatore Oddo (Roma, 937)
* prof. Gianluigi Oggioni (Firenze, 637) (chirurgo ortopedico)
* dott. Luigi Oliva (Rapallo, 770)

* Carlo Onnis (Oristano, 898)
* dott. Giovanni Organo (Padova, in sonno, 332) (giornalista, poeta e scrittore)
* dott. Giampiero Orsello (Roma, 60) (ex vicepresidente della RAI)
* avv. Umberto Ortolani (Roma, 494) (imprenditore, condannato per vari intrighi finanziari)
P

* dott. Antonio Pacella (Livorno, 671)
* dott. Gian Carlo Pagano (Torino, morto, 202)
* dott. Antonio Paladini (Roma, in sonno, 61)
* dott. Giovanni Palaia (Roma, 792)
* dott. Claudio Palazzo (Cagliari 821)
* avv. Giampaolo Pallotta (Firenze, 258)
* dott. Bruno Palmiotti (Roma, 220)
* gen. Giovambattista Palumbo (Firenze 135)
* ing. Pasquale Palumbo (Roma, in sonno, 62)
* comm. Costantino Panarese (Torino, 461)

* dott. Roberto Pandolfini (Firenze, 900)
* ten col. Giancarlo Panella (Milano, 371)
* dott. Andrea Panno (Genova, 802)
* dott. Sergio Panzacchi (Roma, 290)
* col. Marco Paola (Bologna, passato ad altra Loggia, 462)
* avv. Mario Paola (Firenze, 257)
* dott. Enrico Paoletti (Firenze, 254)
* prof. Ivan Papadia (Bari, 922)
* rag. Nicolino Pappalepore (Paganica, in sonno, 382)
* Angelo Paracucchi (La Spezia, 769)
* dott. Maurizio Parasassi (Roma, 582)
* cap dott. Giuseppe Paratore (Arezzo, 845)
* dott. Angelo Parisi (Pesaro, 806)
* Pieruggero Partini (Roma, 255)
* dott. Tito Pasqualigo (Torino, 874)
* dott. Andrea Pasqualin (Firenze, 683)
* dott. Bruno Passarelli (Roma, sospeso, 141)
* dott. Vito Passero (Torino, 63)
* dott. Ferdinando Pastina (La Spezia, 801)
* ten col. Franco Pastore (Nuoro, 370)
* cap. Giovanni Pastore (Tirrenia, 894)
* dott. Salvatore Pastore (Roma, 960)
* Marcello Pastorelli (Livorno, 833)
* dott. Giovanni Pattumelli (Roma, 64)
* Alvaro Pazzagli (Firenze, passato al Grande Oriente, 259)
* dott. Franco Peco (Milano, 110)
* avv. Carmine (Mino) Pecorelli (Roma, morto, 235)
* on. Mario Pedini (Brescia, 570)
* dott. Vitaliano Peduzzi (Milano, 111)
* dott. Davide Pellegrini (Roma, 387)
* dott. Olivo Pelli (Roma, 107)
* prof. Renato Pellizzer (Siena, 682)
* dott. Walter Pelosi (Roma, 754)
* dott. Francesco Pennacchietti (Roma, 65)
* dott. Corrado Pensa (Roma, in sonno, 333)
* dott. Maurizio Pepe (Torino, 263)
* Claudio Perez Barruna (Costa Rica, 594)
* dott. Aldo Peritore (Roma, passato al Grande Oriente, 261)
* dott. Alberto Perna (Torino, 796)
* dott. Cesare Peruzzi (Firenze, 716)
* dott. Carlo Pesaresi (Forlì, 172)
* rag. Lamberto Petri (Ancona, 567)
* cap. Gianfranco Petricca (Livorno, 627)
* Antonio Petrucci (Firenze, 715)
* on. Sergio Pezzati (Firenze, 528)
* Claudio Pica (in arte: Claudio Villa) (Roma, in sonno, 262)
* on dott. Rolando Picchioni (Torino, 808) (Partito Democratico)
* gen. Franco Picchiotti (Roma, capo gruppo 4, fasc 495)

* ten col. Antonio Piccirillo (Como, 264)
* mar cav. Romano Piccolomini (Firenze, 256)
* prof. Claudio Pierangeli (Siena, 463)
* dott. Giuseppe Pieri (Roma, 530)
* Roberto Pieri (Firenze, 756)
* Giovanni Pieroni (Firenze, 714)
* on. Giulio Pietrosanti (Roma, 66)
* dott. Michele Pignatelli (Roma, 334)
* dott. Waldimiro Pinto (Brasile, 602)
* magg. Francesco Pirolo (Roma, 260)
* gen. sq. aerea Luigi Pirozzi (Roma, 854)
* cap. Gino Pisani (Genova, 40)
* dott. Giorgio Pisano (Cagliari, 642)
* dott. Sergio Piscitello (Roma, 507)
* dott. Alberto Pistolesi (Firenze, 749)
* dott. Giuseppe Pizzetti (Firenze, morto, 410)
* dott. Giulio Pizzoccheri (Milano, passato ad altra Loggia, 242)
* dott. Michele Pizzullo (Roma, 145)
* dott. Giovan Vincenzo Placco (Roma, 947)
* prof. Carlo Poglayen (Macerata, 267)
* dott fr. Giuseppe Pluchino (Ragusa, 957)

* cap. Giuliano Poggi (Caracas, 464)
* cap fr. Osvaldo Poggi (Padova, passato ad altra Loggia, 161)
* dott. Marcello Poggini (Roma, 388)
* dott. Duilio Poggiolini (Roma, 961)
* col. Italo Poggiolini (Livorno, 575)
* avv. Wolfango Polverelli (Roma, 162)
* dott. Domenico Pone (Roma, 421)
* prof. Leonello Ponti (Roma, 660)
* dott. Saverio Porcari Li Destri (Cuba, 831)
* cap. Fausto Porcheddu (67)
* cap. Roberto Porcheddu (68)
* dott. Pasquale Porpora (Milano, capo gruppo 14, fasc 70)
* dott. Michele Principe (Roma, 829)
* dott. Massimo Pugliese (Roma, 266)
* prof. Clemente Pulle’ (Messina, 955)
* prof. PietroPulsoni (Roma, 69)
* cap. Giuseppe Putignano (Firenze, 764)
Q

* ten col. Giuseppino Quartararo (Livorno, 577)
* amm. Giovanni (Juan) Questa (Argentina, 617)
R

* dott. Domenico Rabino (Modena, 825)
* dott. Giorgio Ramella (Genova, 771)
* prof. Vincenzo Randi (Ravenna, morto, 71)
* dott. Giacomo Randon(Roma, 146)
* Bruno Ranieri (Roma, morto, 465)
* dott. Domenico Raspini (Ravenna, 72)

* gen. Osvaldo Rastelli (Bologna, 105)
* maestro. Giulio Razzi (Roma, morto, 466)
* dott. Angelo Rega (Roma, 73)
* cap. Aldo Renai (Firenze, 268)
* avv. Lucio Riccardi (Bari, 74)
* avv. Emilio Riccardi (Torino, morto, 95)
* dott. Giuseppe Ricci (Viterbo, 467)
* gen. Giovanni Riffero (Torino, 486)
* dott. Renato Righi (Firenze, 122)
* dott. Giovanni Rizzi (Verona, 760)
* dott. Angelo Rizzoli (Milano, 532) (fondatore della Rizzoli Editore)
* col. Vincenzo Rizzuti (Roma, 811)
* dott. Enrico Rocca (Cagliari, 884)
* col. Fausto Rodino’ (Ostia, 269)
* Carlo Rolla (Genova, 881)
* dott. Francesco Romanelli (Roma, 75)
* dott. Ovidio Romanelli (Roma, 335)
* ten col. Antonio Romano (Roma, 549)
* dott. William Rosati (Genova, capo gruppo 15, fasc 673)
* cap. Andrea Roselli (Potenza, 585)
* gen. Roberto Roselli (Roma, 99)
* prof. Edmondo Rossi (Roma, 805)
* dott. Giorgio Rossi (Milano, 323)
* Mario Rossi (Frosinone, 730)
* dott. Bruno Rozera (Roma, passato al Grande Oriente, 76)
* ing. Mario Rubino (Palermo, 336)
* dott. Carlo Ruffo della Scaletta (Firenze, 717) (nobile)
* dott. Felice Ruggiero (Roma, 847)
* dott. Domenico Russo (La Spezia, 846)
* dott. Francesco Russo (Agrigento, 196)
* cap. Guido Ruta (Stati Uniti, 628)
S

* dott. Claudio Sabatini (Roma, 783)
* ten col. Gianfranco Sabatini (Aosta, 953)
* dott. Elio Sacchetto (Roma, 634)
* arch. Ambrogio Sala (Torino, 228)
* magg. Mario Salacone (Roma, 163)
* ing. Simonpietro Salini (Roma, in sonno, 531)
* dott. Francesco Salomone (Roma, 678)
* arch. Francesco Sanguinetti (Roma, morto, 337)
* Ermido Santi (Genova, 772)
* geom. Ferruccio Santini (Roma, 775)
* dott. Mario Santoro (Bologna, 77)
* gen. Giuseppe Santovito (Roma, 527)
* dott. Roberto Sarracino (L’Aquila, 383)
* geom. Stefano Sassorossi (Firenze, 719)
* cav. Carlo Satira (Reggio Calabria, 78)
* dott. Vittorio Emanuele di Savoia (Ginevra, 516)
* dott. Vittorio Sbarbaro (Roma, 934)
* dott. Francesco Scalabrino (Messina, morto, 469)
* dott. Leonardo Scali (Roma, 958)
* ten col. Pasquale Scarano (Oristano, 839)
* ten col. Michele Schettino (Torino, 761)
* dott. Darcy Schettino Rocha (Brasile, 607)
* Aldo Schiassi (Bologna, 924)
* avv. Giulio Schiller (Padova, 654)
* ten col. Mario Scialdone (Firenze, 147)
* dott. Santo Sciarrone (Milano, 635)
* gen. Salvatore Scibetta (Roma, 124)
* col. Domenico Scoppio (Roma, 274)
* ing. Alberto Scribani (Parigi, 198)
* on. Loris Scricciolo (Chiusi, 125) (ex vicepresidente del Monte dei Paschi di Siena)
* dott. Piero Scricciolo (Arezzo, passato al Grande Oriente, 149)
* prof. Albino Secchi (Firenze, 411)
* dott. Gustavo Selva (Roma, 623) (ai tempi dello scandalo europarlamentare per la Democrazia Cristiana, ex direttore del GR2, poi deputato di Alleanza Nazionale e senatore di Forza Italia)
* dott. Mario Semprini (Roma, 544)
* dott. Pasquale Setari (Padova, 106)
* ing. Lucien Sicouri (Genova, 580)
* dott. Elio Siggia (Roma, 656)
* ten vasc Giuseppe Silanos (Roma, 271)
* dott. Enrico Silvio (Genova, 338)
* prof. Augusto Sinagra (Roma, 946)
* avv. Michele Sindona (501)
* magg. Giovanni Sini (Livorno, 578)
* dott. Raffaele Sinisi (Arezzo, 297)
* gen. Giuseppe Siracusano (Roma, 496)
* dott. Fiorello Sodi (Firenze, 34)
* dott. Edgardo Sogno Del Vallino (Torino, 786)
* Ugo Soldani (Firenze, 718)
* dott. Angelo Raffaele Soldano (Roma, 272)
* dott. Gerolamo Sommo (Aosta, 912)
* dott. Girolamo Sorrenti (Roma, 339)
* dott. Franco Sorrentino (Cagliari, 79)
* ten col. Lino Sovdat (Firenze, 471)
* gen. Pietro Spaccamonti (Roma, 472)
* dott. Ettore Spagliardi (Aosta, 915)
* dott. Carmelo Spagnuolo (Roma, in sonno, 545)

* dott. Piero Spalluto (Milano, 872)
* dott. Paolo Sparagana (Losanna, 537)
* dott. Aldo Spinelli (Milano, in sonno, 80)
* on. Gaetano Stammati (Roma, 543)
* dott. Antonio Stanzione (Forlì, 793)
* ten col. Savino Stella (Firenze, 722)
* dott. Domenico Stellini (Treviso, in sonno, 81)
* magg. Marcello Stellini(Roma, 273)
* dott. Giorgio Sternini (Venezia, 82)
* dott. Giorgio FlorioStilli (Firenze, 648)
* dott. Randolph K Stone (Los Angeles, 899)
* dott. BrunoStrappa (Ancona, 584)
* cap dott. Giuseppe Strati (Reggio Calabria, 959)
* dott. Francesco Sturzo (Palermo, 340)
* gen. Carlos Suarez Mason (Argentina,609)
* dott. Giuseppe Szall (Milano, 524)
T

* Leandro Tacconi (Roma, 632)
* cap. Ezio Talone (Napoli, 276)
* ing. Gennaro Tampone (Firenze, 750)
* dott. Vittorio Tanassi (Roma 473)
* magg. Giacomo Tarsi (Roma, 151)
* avv. Paolo Tartaglia (Roma, 842)
* dott. Bruno Tassan Din (Milano, 534)
* Giovanni Tassitano (Pisa, 925)
* dott. Elijak Taylor (Liberia, 619)
* dott. Alberto Teardo (Albissola, 341)
* dott. Mario Tedeschi (Roma, 853)
* on. Emanuele Terrana (Roma, morto, 356)
* cap. Corrado Terranova (Taranto, 83)
* prof. Carlo Terzolo (Torino, morto, 342)
* gen. Guido Tesi (Firenze, in sonno, 587)
* Augusto Tibaldi (Roma, sospeso, 100)
* dott. Mario Tilgher (Roma, passato al Grande Oriente, 84)
* dott. Alessandro Tizzani (Torino, 795)
* col. Mario Tognazzi (Firenze, morto, 412)
* dott. William Tolbert (Liberia, morto, 618)
* dott. Emanuele Tomasino (Palermo, 669)
* Osvaldo Tonini (Brasile, 614)
* amm. Giovanni Torrisi (Roma, 631) (dall’agosto 1977 al gennaio 1980 capo di stato maggiore della marina e dal febbraio 1980 al settembre 1981 capo di stato maggiore della difesa)
* cap. Menotti Tortora (Firenze, 275)
* Silvano Tosi (Arezzo, 477)
* Massimo Tosti (Roma, 929)
* dott. Gaetano Trapani (Milano, 779)

* ten col. Mario Traversa (Brindisi, 758)
* dott. Roberto Trebbi (Tirrenia, 685)
* prof. Fabrizio Trecca Trifone (Roma, capo gruppo 17, fasc 327)
* comm. Lorenzo Tricerri (Torino, in sonno, 85)
* cav. Aurelio Tripepi (Reggio Calabria, morto, 474)
* col. Giuseppe Trisolini (Roma, morto, 547)
* avv. Francesco Troccoli (Bari, 86)
* dott. Francesco Trois (Cagliari, 820)
* ten col. Domenico Tuminello (Perugia, 148)
* gen. Mauro Turini (Roma, 740)
* dott. Vincenzo Tusa (Palermo, 344)
U

* comandante. Paolo Uberti (Roma, 280)
* dott. Asdrubale Ugolini (Firenze, 413)
* geom. Mauro Ugolini (Firenze, 720)
* ten col. Giacomo Ungania (Roma, 901)
* prof. Antonio Urbano (Catania, 279)
* ten col. Ottavio Urciuolo (Firenze, 126)
V

* dott. Salvatore Vagnoni (Roma, 468)

* avv. Mario Valenti (Arezzo, morto, 644)
* dott. Roberto Valenza (Roma, 757)
* dott. Vincenzo Valenza (Roma, 243)
* gen. Enzo Vallati (Roma, 508)
* dott. Cesare Valobra (Milano, in sonno, 87)
* dott. Giancarlo Elia Valori (Roma, espulso, 283)
* prof. Walter Vannelli (Roma, 88)
* prof. Cesare Vannocci (Livorno, 89)
* dott. Giuseppe Varchi (Trapani, 908)
* gen. Dante Venturi (Palermo, morto, 346)
* dott. Aldo Vestri (Genova, 90)
* dott. Giovanni Viarengo (Torino, 91)
* cap. Massimo Vicard (Roma, 866)
* col. Mario Pompeo Vicini (Roma, 127)
* col. Antonio Viezzer (Roma, 509)
* dott. Alberto Vignes (Argentina, morto, 592)
* dott. Luigi Nello Villa (Torino, 374)
* dott. Vincenzo Villata (Roma, 391)
* dott. Maria Jose’ Villone (Buenos Aires, 690)
* avv. Enrico Vinci (Roma, 282)
* dott. Francesco Viola (Torino, 375)
* magg. Enrico Violante (Livorno, 284)
* dott. Ferdinando Visciani (Firenze, morto, 281)
* dott. Annibale Viscomi (Montecatini, 647)
* Roberto Visconti (Firenze, 751)
* dott. Angelo Visocchi (Roma, 791)
* dott. Gaetano Vita (Roma, 390)
* dott. Fabio Vitali (Torino, in sonno, 347)
* dott. Vincenzo Vitali (Siena, 348)

* avv. Mario Vitellio (Roma, 666)
* gen. Ambrogio Viviani (Novara, 828)
* avv. Carlo Voccia (Roma, 667)
* avv. Gaetano Vullo (Milano, 856)
W

* dott.Fernandes Wilson De Valle (Buenos Aires, 687)
Z
* dott. Mario Zaccagnini(Roma, 92)
* cap. Maurizio Zaffino (La Spezia, 285)
* dott. Leonida Zanaria (Milano, 896)
* dott. Mario Zanella (Roma, 476)
* dott. Lelio Zappala’ (Roma, 475)
* ing. Lucio Zappulla (Palermo, 349)
* dott. Aldo Zecca (Roma, 350)
* dott. Sergio Zerbini (Modena, 93)
* dott. Giorgio Zicari (Roma, 844)
* dott. Alfredo Zipari (Roma, 470)
* prof. Amonasro Zocchi (Roma, 571)
* Elie Zocheib (Modena, 893)
* on. Michele Zuccalà (Roma, 492)
* comm. Antonio Zucchi (Arezzo, 128)
* dott. Paolo Zucchini (Roma, 362).

La loggia massonica P2 was last modified: marzo 3rd, 2015 by glianni70.it

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