“La gioia armata” Alfredo M. Bonanno

goia armataTutti noi crediamo di avere esperienza della gioia. Almeno una volta, ognuno di noi, ha creduto di gioire nella propria vita. Solo che questa esperienza della gioia ha sempre una forma passiva. Ci accade di gioire. Non possiamo “volere” la nostra gioia, come non possiamo obbligare la gioia a ripresentarsi. Tutto ciò, questa separazione tra noi e la gioia, dipende dal nostro essere “separati” da noi stessi, tagliati in due dal processo di sfruttamento. Lavoriamo tutto l’anno per avere la “gioia” delle vacanze. Quando queste arrivano ci sentiamo in “obbligo” di “gioire” del fatto di essere in vacanza. È una tortura come un’altra. Lo stesso per la domenica. Un giorno allucinante. La rarefazione dell’illusione del tempo libero ci fa vedere la vacuità dello spettacolo mercantile in cui viviamo. Lo stesso sguardo assente fissa il bicchiere semivuoto, la televisione, la partita di calcio, la fiala di eroina, lo schermo dei cinema, le lunghe fila delle automobili, le luci pubblicitarie, le villette prefabbricate che hanno finito di uccidere il paesaggio. Cercare la “gioia” nel fondo di una delle diverse “recite” dello spettacolo capitalista è pura follia. È proprio quello che vuole il capitale. L’esperienza del tempo libero, programmato dai nostri sfruttatori, è letale. Fa desiderare il lavoro. Alla vita apparente si finisce per preferire la morte sicura. Nessuna gioia reale può venirci dal meccanismo razionale dello sfruttamento capitalista. La gioia non ha regole fisse che possano catalogarla. Anche se dobbiamo poter volere la nostra gioia. Altrimenti siamo perduti. La ricerca della gioia è, quindi, un’azione della volontà. Una ferma negazione delle condizioni fissate dal capitale, cioè dei suoi valori. La prima di queste negazioni è quella del valore del lavoro. La ricerca della gioia può avvenire solo attraverso la ricerca del gioco. In questo modo il gioco assume un significato diverso da quello che siamo soliti dargli nella dimensione del capitale. Il gioco che si contrappone, come ozio sereno, alle responsabilità della vita, è un immagine falsa e distorta della vera realtà del gioco. Nella realtà di lotta contro il capitale, allo stadio attuale dello scontro e delle relative contraddizioni, il gioco non è un “trastullo”, ma è un’arma di lotta. Per una strana ironia, la parti si capovolgono. Se la vita è una cosa seria, la morte è un’illusione, in quanto finché viviamo la morte non esiste. Ora, il regno della morte, cioè il regno del capitale, che nega la nostra esistenza di uomini, riducendoci a “cose”, è “apparentemente” serissimo, metodico, disciplinato. Ma il suo parossismo possessivo, il suo continuo rigorismo etico, la sua mania del “fare”, nascondono una grande illusione: la vuotaggine dello spettacolo mercantile, l’inutilità dell’accumulazione indefinita, l’assurdità dello sfruttamento. Quindi, la più grande serietà del mondo del lavoro e della produttività, nasconde la più grande mancanza di serietà. Al contrario, la negazione di questo mondo ottuso, la ricerca della gioia, del sogno, dell’utopia, nella sua dichiarata “mancanza di serietà”, nasconde la più grande serietà della vita: la negazione della morte. Anche da questa parte della barriera, nello scontro fisico col capitale, il gioco può assumere forme diverse. Molte cose possono essere fatte “per gioco”. Molte cose che solitamente facciamo con “serietà”, portandoci dietro la nostra maschera di morte, quella prestataci dal capitale. Il gioco è caratterizzato da un impulso vitale, sempre nuovo, sempre in movimento. Agendo come se giocassimo, inseriamo quest’impulso nelle nostre azioni. Ci liberiamo dalla morte. Il gioco ci fa sentire vivi. Ci dà l’emozione della vita. Nell’altro modello dell’agire, assumiamo tutto come un compito, come qualcosa che “dobbiamo”, come un obbligo. In quest’emozione sempre nuova, esatto rovescio dell’alienazione e della pazzia del capitale, possiamo identificare la gioia. Nella gioia risiede la possibilità della frattura col vecchio mondo e l’identificazione di scopi nuovi, di bisogni e valori differenti. Anche se la gioia, in se stessa, non può considerarsi lo scopo dell’uomo,è senz’altro la dimensione privilegiata, volontariamente identificata, che rende diverso lo scontro col capitale.

 

La vita è così noiosa che non c’è
nient’altro da fare che spendere tutto
il nostro salario sull’ultimo vestito
o sull’ultima camicia.
Fratelli e sorelle, quali sono i vostri
veri desideri? Sedersi in un Drugstore,
con lo sguardo perduto
nel nulla, annoiato, bevendo un caffè senza sapore?
Oppure, forse
FARLO SALTARE O BRUCIARLO.
The Angry Brigade

 

“La gioia armata”
Alfredo M. Bonanno
 
Alfredo Maria Bonanno (Catania, 1937) é un anarchico italiano considerato tra i maggiori teorici dell’anarchismo insurrezionale.
 
“La gioia armata” Alfredo M. Bonanno was last modified: novembre 20th, 2014 by glianni70.it

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