Italia Anni 1960-1970

linguac

 

Se avete i capelli lunghi, andate a lavorare in jeans o senza cravatta, se portate la minigonna o i pantaloni al posto della gonna, se non usate il reggiseno, se d’estate prendete il sole nudi, se ballate il rock&roll,se avete un lavoro creativo, se siete vegetariani, fate yoga o comicoterapia, se ci sono in giro più barbe, orecchini, magliette con scritte e disegni, ponci, strani berretti, abiti bucati e colorati, zaini e scarpe a punta larga

DOVETE RINGRAZIARE IL !

 

 

Era un

martedì mattina,

quando,

verso le 10,30,

 

scoppiò

il sessantotto.

Il giorno dopo

più niente

fu uguale.

 

 

Il miracolo economico

Negli anni Cinquanta e Sessanta l’Italia si trasformò da paese agricolo a paese industriale: l’industria fece registrare un rapido sviluppo raggiungendo posizioni d’avanguardia in alcuni settori, quali la siderurgia, la chimica, la produzione di autoveicoli. L’espansione produttiva che venne incentivata dalla crescita dell’industria fu così intensa da far parlare di miracolo economico. Il reddito pro-capite fu quasi triplicato, mentre la disoccupazione scese a un livello molto basso, intorno al 3% della popolazione. I traguardi raggiunti consentirono all’Italia di inserirsi nel gruppo delle prime dieci potenze industriali del mondo. I cambiamenti economici ebbero immediati riflessi sulle abitudini degli italiani, i cui valori tradizionali, tipici di una società contadina, furono sostituiti, soprattutto nelle nuove generazioni, da stili di vita più individualisti, aperti ai consumi e al conseguimento del benessere. Si accentuarono anche alcune debolezze storiche, prima fra tutte il divario tra Nord e Sud. La concentrazione delle grandi fabbriche nelle regioni settentrionali mise in moto un flusso migratorio dal Sud agricolo al Nord industrializzato, che impoverì le regioni meridionali delle risorse umane, senza per altro annullare l’emigrazione verso l’estero.
Del programma politico del centro-sinistra furono realizzati solo alcuni punti, quali la riforma della scuola media (unificazione e obbligo fino a 14 anni), la nazionalizzazione dell’energia elettrica, il sostegno all’economia meridionale con il finanziamento della Cassa per il Mezzogiorno e con iniziative di industrializzazione, come l’industria automobilistica della Piaggio e della Fiat che aumentarono la loro produzione notevolmente, grazie al successo della Vespa, della Cinquecento e della Seicento.
Ma il decennio degli anni 60-70 non portò solo a rivolte sociali ed economiche, ma fu periodo di disastri ambientali, come il Vajont e l’alluvione di Firenze.

 

Studenti e operai

Tra il 1967 e il 1970 nelle fabbriche del nord si mise in moto una grande mobilitazione degli operai, che richiedevano salari più elevati, al passo con la media europea, migliori condizioni di lavoro in fabbrica e di vita nelle città. Nel 1968 esplose la contestazione degli studenti, in sintonia con i movimenti pacifisti e le rivolte scoppiate nelle università degli Stati Uniti (dove i giovani avevano protestato duramente contro la guerra nel Vietnam), francesi e tedesche. Gli operai, organizzati nei sindacati, riuscirono ad ottenere sia incrementi di reddito sia il riconoscimento dei diritti in fabbrica, sanciti dall’approvazione dello Statuto dei lavoratori (1970), importante strumento per la difesa della dignità e della libertà del lavoratore dipendente. In quell’anno si votò anche per l’elezione dei primi consigli regionali, secondo il dettato costituzionale.
In una situazione di profondo mutamento della società, i governi di centro-sinistra persero vigore, indeboliti sia dalla crescente ostilità manifestata anche in forme antidemocratiche da diverse forze economiche e sociali, sia dai conflitti interni agli stessi partiti della coalizione. Intanto la crescita economica cominciò a rallentare, subendo gli effetti della crisi internazionale: nel 1971 il presidente americano Richard Nixon decretò la fine del sistema monetario mondiale (convertibilità del dollaro); nel 1973 scattò la crisi petrolifera con l’aumento dei prezzi del greggio, che generò nuovi squilibri nella bilancia commerciale di un paese, come l’Italia, in questo settore totalmente dipendente dall’estero. Svalutazione della lira, inflazione a livelli record per l’Europa, con punte sopra il 20% annuo, e caduta della produttività furono i fenomeni con cui dovettero misurarsi le forze politiche e sociali in quel difficile decennio.

 

Movimento studentesco

Movimento di contestazione politica, sociale e culturale nato verso la metà degli anni Sessanta nelle università americane (con epicentro a Berkeley, in California) per diffondersi poi in Germania, Francia, Italia.
In Italia il movimento esplose in università superaffollate, dove l’accesso all’istruzione universitaria, aperto a grandi masse di giovani, si rivelava nella maggior parte dei casi occasione di frustrazione e di scontro con strutture antiquate, con l’autoritarismo accademico, con più sottili meccanismi di esclusione.  Nel nostro paese, sopravvisse più a lungo che in qualsiasi altro paese, ma subì un’estrema politicizzazione che lo frantumò in piccoli gruppi privi di reale peso politico.

 

La protesta in Italia

In Italia, con la recente liberalizzazione dell’accesso all’università, la contestazione studentesca si rivolse dapprima contro l’autoritarismo delle istituzioni, la natura elitaria e anacronistica del sapere che vi era impartito o, viceversa, la sua sottomissione agli interessi delle grandi imprese private. Il movimento si annunciò con l’occupazione della sede delle facoltà umanistiche dell’università di Torino verso la fine del 1967. Si estese a macchia d’olio con occupazioni e manifestazioni a Milano, Pisa, Trento e infine a Roma, dove ebbero luogo duri scontri con la polizia (a Valle Giulia, 1° marzo 1968). Dapprima il movimento, ponendo l’accento sulla lotta contro l’autoritarismo e il burocratismo delle istituzioni, rifiutò il meccanismo delle deleghe a favore di una democrazia assembleare, come a Parigi. Ma presto cercò nel collegamento con la classe operaia e con la tradizione del movimento operaio internazionale le forme per razionalizzare le sue proposte e generalizzarle alla società nel suo insieme, con una forte sottolineatura dei diritti sociali e dell’egualitarismo.
Ci furono anche proteste per alcune leggi, come quella sul divorzio e quella sull’aborto.
Fallito il tentativo di influenzare i partiti di sinistra riportandoli nell’alveo rivoluzionario, il movimento studentesco si frantumò in una moltitudine di piccoli gruppi extraparlamentari, riconducibili a tre tipologie principali, quello marxista-leninista, stalinista o maoista (Partito comunista d’Italia, Unione dei comunisti, Movimento studentesco, poi Movimento lavoratori per il socialismo), quello trotzkista (Avanguardia operaia) e quello operaista-spontaneista, più attento alle esperienze di lotta nel mondo sviluppato (Lotta continua, Potere operaio). La degenerazione nel terrorismo di alcune frange di questo movimento e la repressione che ne seguì segnarono la fine del lungo Sessantotto italiano e il suo riassorbimento nelle istituzioni.

 

Centro-sinistra

L’equilibrio politico basato sui governi centristi si rivelò difficile da mantenere a causa soprattutto della debolezza dei partiti alleati. Alle elezioni di quell’anno la maggioranza di governo non varcò quella soglia, così che De Gasperi diede le dimissioni. Lo schieramento centrista entrò in una lenta crisi; con il passare del tempo anche all’interno della DC affiorarono posizioni che proponevano un’apertura verso sinistra, al fine di intraprendere una serie di riforme sociali ed economiche e garantire l’esistenza di esecutivi stabili e autorevoli.
L’alleato della DC in questo nuovo assetto politico fu il Partito socialista, che da qualche tempo aveva accentuato la sua autonomia dal PCI, e che aveva accettato l’ingresso nella NATO. Per queste scelte veniva ormai considerato una forza leale al sistema democratico. L’apertura a sinistra si realizzò a partire dai primi anni Sessanta, per iniziativa dei democristiani Amintore Fanfani e Aldo Moro: dapprima i socialisti entrarono nella maggioranza parlamentare, poi, a partire dal 1963, parteciparono direttamente al governo. Si aprì così la fase del centro-sinistra, termine con il quale si indica una coalizione di governo formata da quattro partiti, DC, PSI, PSDI, PRI, che, con fasi alterne e con qualche intervallo, sarebbe durata oltre un decennio. Essa rappresentò la risposta politica, in termini di riforme e di allargamento del consenso, alle grandi trasformazioni che l’Italia viveva in quegli anni.

 

Il terrorismo

A scuotere la convivenza civile intervenne una lunga sequenza di attentati terroristici, compiuti anonimamente, con esplosioni di ordigni in luoghi pubblici, che furono causa di centinaia di morti. Il primo atto terroristico avvenne a Milano nel 1969 (bomba alla Banca nazionale dell’agricoltura); seguirono poi gli attentati di Brescia (1974), durante una manifestazione sindacale, e della stazione di Bologna (1980), con 92 vittime, sul treno Milano-Napoli (1984), solo per ricordare gli attentati di maggiore violenza. Le effettive responsabilità di chi mise le bombe e di chi ordinò di metterle non sono state completamente chiarite dalla magistratura. Secondo quanto le indagini riuscirono ad accertare e secondo alcune sentenze definitive, si capì che gli attentati erano opera di gruppi di estrema destra, con connivenze nei servizi di sicurezza deviati e con riferimenti in associazioni segrete, uniti dall’obiettivo (fallito) di destabilizzare il paese e di innescare una svolta autoritaria.
Dalla metà degli anni Settanta il terrorismo praticato in Italia non fu solo quello di destra; si formarono gruppi clandestini di terroristi di sinistra (le Brigate Rosse e altre formazioni analoghe), che inizialmente effettuarono sequestri di persona e ben presto passarono ad attentati veri e propri, con ferimenti e omicidi di magistrati, uomini politici, poliziotti, giornalisti, professori universitari e sindacalisti. Loro scopo era di mettere in crisi lo stato democratico per provocare una rivoluzione anticapitalista.

Italia Anni 1960-1970 was last modified: novembre 10th, 2014 by glianni70.it

Post correlati

Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I link nei commenti potrebbero essere liberi dal nofollow.