Interrogatorio di Lucio Castellano avanti al Giudice Istruttore “Processo 7 aprile”

Processo 7 aprileInterrogatorio di Lucio Castellano avanti al Giudice Istruttore “Processo

Roma 12 giugno 1979

L’Ufficio contesta all’imputato che dalle indagini di Polizia Giudiziaria risulta che egli concorse alla direzione politica della associazione denominata “”, partecipando con altre persone alla organizzazione di tale associazione diretta a promuovere l’insurrezione armata contro lo Stato, con conseguente sovvertimento violento delle libere istituzioni repubblicane, per la conquista violenta del potere da parte degli appartenenti alla associazione stessa. Il programma insurrezionale venne proposto nel corso di numerosi dibattiti e congressi dai massimi esponenti di , che posero in evidenza la necessità della militarizzazione del movimento, del passaggio alla clandestinità delle avanguardie armate, e della costituzione del partito armato. Risulta altresì dalle indagini di Polizia Giudiziaria che il Castellano faceva parte del direttivo nazionale della predetta associazione, nonchè del direttivo centrale romano e del direttivo “Cinecittà”. Allo stesso direttivo romano appartenevano Leoni Andrea, Morucci Valerio, Pace Lanfranco, Rosati Luigi ed altri che in seguito sarebbero entrati a far parte di organizzazioni terroristiche variamente denominate. Nel corso di una perquisizione eseguita dalla Polizia Giudiziaria presso la sede di di Via dell’Umiltà, fu sequestrato nella bacheca situata all’ingresso un opuscolo delle . Da documenti sequestrati presso l’abitazione di Pasquini Vittoria. anche essa appartenente all’esecutivo nazionale di P.O., emerge che nel corso di riunioni dell’esecutivo nazionale della suddetta associazione venne ribadita la necessità della lotta insurrezionale e del “rafforzamento militare del movimento”, affermando inoltre che i “servizi d’ordine” dovevano essere interpretati come esercitazione in preparazione della . Si sostenne altresì nel corso delle predette riunioni, che la ha una funzione pedagogica e che l’esperienzia della urbana è valutata come mobilità di attacco, a partire dai quartieri e dai bisogni . Si discusse ancora della presa del potere, della come base insurrezionale, della nei quartieri di organismi autonomi sull’esempio dell’IRA, e di basi rosse. Si parlò infine di un fronte popolare come prima tappa verso la “distruzione dello stato” e di che doveva essere legata alla “guerra di lunga durata”. Da un documento sequestrato in data 14/5/1977 risulta che collaboratore della rivista , rivolgendosi ai compagni Maesano, Pirri, Zagato, Leoni, Castellano ed altri, affermava di voler riprendere l’attività del di lavoro teorico, iniziata nel luglio del 1976 sulla base di una bozza pubblicata in “” numero del luglio 1976 con il titolo “Realismo della politica rivoluzionaria” e ricordava alle predette persone che le discussioni avute all’inizio del dicembre 1976 avevano una scaletta del seguente tenore: 1) il processo di riforma dello Stato; 2) crisi e ristrutturazione capitalistica; 3) nuova autoritaria; rappresentanza, crisi della rappresentanza; 4) risultati della azione politica; una figura unitaria massificata é “l’operaio sociale”; 5) teoria dei bisogni emergenti. Critica del valore. Il processo rivoluzionario; 6) la transizione. L’iniziativa rivoluzionaria; 7) potere e produzione al centro dell’ipotesi di politica. “Programma minimo” come linea di massa per la fase rivoluzionaria. Programma minimo – istituti di potere – guerra rivoluzionaria. 8) la fase – centralità strategica della questione della , centralità tattica della costituzione di elementi organizzativi e sociali del movimento rivoluzionario; 8-1) critica della linea della radicalizzazione rivendicativa – la questione della trasformazione dell’area estremista in area rivoluzionaria; 9) alcuni elementi generali di dibattito sulla teoria dell’organizzazione – organizzazione, programma, istituti di potere, , politica, estinzione dello Stato. La riunione nella quale furono dibattuti i predetti temi e a cui avrebbe partecipato Castellano, avvenne il 9/1/1977 a Milano. La maggior parte degli argomenti sopra rappresentati sono stati in seguito recepiti nelle risoluzioni della direzione strategica delle BR, in particolare nella risoluzione n. 2 sull’organizzazione, documento interno, nella risoluzione del febbraio 1978 e in quella del marzo 1979. Per quanto concerne la partecipazione alla redazione della rivista Metropoli ed al complemento Pre-print, risulta che alla predetta rivista collaborarono tra l’altro , , Lauso Zagato, , incriminati come organizzatori di associazioni sovversive e bande armate, variamente denominate. Alla stessa rivista avrebbero collaborato, in base alle risultanze processuali, Morucci Valerio e Faranda Adriana, appartenenti alle forze “regolari” delle BR, mentre contemporaneamente organizzavano e partecipavano ad azioni terroristiche.

A questo punto l’imputato dichiara di voler fare la seguente dichiarazione:

Dr. Gallucci, la sola grande forza della sua istruttoria sta nel fatto che chiunque preferirà darle una qualche credibilità piuttosto che ammettere che è possibile oggi in questo paese istruire un processo del tipo che Lei sta costruendo. E non è semplice per nessuno convincersi delle ragioni che spingono un alto Magistrato della Repubblica, con abbondanza di organizzazioni che firmano le loro iniziative, distribuiscono i loro fogli di propaganda ed ampiamente si fanno carico della rete esistente di azioni armate, a concentrare la sua attenzione sull’unica organizzazione di cui nessuno sa nulla, che non esiste e non è mai esistita. Due sono le grandi differenze che corrono tra le organizzazioni esistenti e questa inesistente della cui costituzione ci imputa. La prima, che non pare averla colpita eccessivamente, è che, appunto, le une esistono e le altre no. La seconda, che al contrario l’ha affascinata da subito e convinto alla caccia, è che i partecipanti alle prime in buona parte non li conosce o non sa dove trovarli, mentre quelli che farebbero capo alla seconda sono, per cosi dire, “a disposizione”, dormono nelle loro case e, quando non possono evitarlo, lavorano. Io mi sono sentito molto sciocco, come comunista, quando sono stato arrestato sotto la sede del . Ho pensato che avrei dovuto prevederlo e stare più attento. Poi ho letto il mandato di cattura ed ho capito che Lei non è prevedibile, Dr. Gallucci, perché si muove in un tempo ed in uno spazio che non sono i nostri. Io adesso sto dentro e Lei sta fuori, ma non è questo il punto: se mi fossi aspettato il suo attacco, se fossi stato capace di comprenderla, sarei riuscito a scappare. Ma sono felice di abitare in un paese dove le cose che Lei fa sono inconcepibili; sono felice di avere un’idea dell’Italia e dei rapporti di forza che vi vigono che mi impedisce di comprenderla, e di essere “preparato”. Una sola ragione Le riconosco, quella della forza, ed una sola forza, quella di avere le chiavi del posto dove sono rinchiuso: non è poco, ma nemmeno molto. Lei mi imputa, insieme a e Paolo Virno, di avere costituito una “associazione eversiva”, dal nome sconosciuto “costituita in più bande armate variamente denominate”, destinata a “centralizzare” il “movimento” per una serie di scopi terribili che Lei puntigliosamente enumera.

Gli indizi da cui desume tutta questa roba sono:

1) dichiarazione agli atti e indagini di polizia, che vertono essenzialmente su P.O. e poco aggiungono alle successive fonti di indizio;

2) il fatto che io, Virno e Pace avremmo fatto parte del “direttivo centrale di P. O., prima associazione diretta a sovvertire violentemente gli ordinamenti costituiti”;

3) il fatto che Pace era il più influente di noi e poteva addirittura frequentare convegni nazionali;

4) il fatto che abbiamo collaborato alle riviste Pre-print e Metropoli.

Per quanto riguarda P.O. stendiamo un velo pietoso: o Lei si decide senza infingimenti a processare e condannare questa esperienza per tutte le ragioni che enumera e altre che vorrà trovare, oppure la mia partecipazione, nota e rivendicata, ad esso è indizio di nulla. Veniamo al fatto ghiotto: in merito al punto 4) Lei trae indizi da 3 ordini di motivi: a) perché alla redazione di Pre-print e Metropoli avrebbero partecipato Valerio Morucci ed , e perché ad essi avrebbe portato aiuto Piperno; b) per il contenuto in generale delle riviste; c) per il contenuto in particolare dell’articolo “Prima pagano, meglio è” di , e per aver pubblicato il volantino BR su Piazza Nicosia. Riguardo al primo problema, c’è da dire che Valerio Morucci ed non hanno in alcun modo partecipato alla redazione di Pre-print e Metropoli, nè hanno ad essa collaborato; nè vi è peraltro alcunchè nella rivista che ad una loro collaborazione rimandi o che questa faccia supporre. E questo per nessun’altra ragione che il fatto che questa eventualità non fu mai prospettata. I giornali hanno riportato che la Conforto avrebbe detto che Piperno li avrebbe presentati a lei nella veste di redattori. Se Piperno li abbia presentati o meno, non è cosa che riguardi la mia responsabilità; che partecipassero alla redazione non è vero, è cosa che non può trovare alcun riscontro obiettivo. A domanda del P.M. se conosca la Conforto Giuliana: l’ho vista un paio di anni orsono in un piano-bar che si chiama Plinio in Via dell’Oca; c’erano anche altre persone e la donna mi fu presentata dal Piperno. Proseguendo poi nelle mie dichiarazioni, aggiungo: del contenuto del ho serie resistenze a parlare con Lei. So perfettamente che i reati di cui ci imputa sono di carattere organizzativo e non ideologico. Ma il fatto che Lei tragga i suoi indizi di complotto da una pubblicazione tirata in 50.000 copie, destinata cioè ad un pubblico nè militante nè “complottardo”, piuttosto che da un qualche “bollettino interno”, tirato al ciclostile, rende sospettoso anche me, che sono d’animo fiducioso. Peraltro, la disinvoltura con la quale Lei ed il Suo collega Calogero hanno accomunato le posizioni ideologiche di Negri, Scalzone e Piperno, già variegate tra di loro, a quelle delle BR, mi esime dall’insistere sulla natura non programmatica, di dibattito ed approfondimento tematico delle riviste in questione, e sul fatto che in esse trova spazio un arco largo di orientamenti politici. Resta un punto, ed è che in nessun modo il loro contenuto come il loro linguaggio, in generale come in ogni singolo articolo, rimandano a rapporti organizzativi di qualsiasi forma con alcuna delle esperienze organizzative che sul terreno della si contendono la egemonia sul movimento, nè tali rapporti suppongono e/o contemplano. Di ciò i testimoni sarebbero piu numerosi se un Suo collega, a me ignoto, non avesse tempestivamente provveduto a sequestrare Metropoli. Lei trae indizi contro di me dal fatto che abbiamo pubblicato il comunicato BR di Piazza Nicosia. Sostiene che lo avremmo fatto per rispondere alla necessità “di una rapida diffusione di notizie utili al movimento rivoluzionario”. In generale, che un mensile si ponga il problema della rapida diffusione delle notizie è cosa ridicola. Nel caso particolare, Piazza Nicosia era passata da oltre un mese. Noi ne volevamo parlare come di una tappa, di indubbia rilevanza, della strategia BR. Abbiamo riportato il volantino perchè non ci siamo sentiti di riportare la nostra opinione sottraendo al giudizio del pubblico quella dei maggiori protagonisti, come unanimemente ha fatto, con l’eccezione di Vita-Sera, la grande stampa. L’unica “rapida diffusione” è avvenuta tramite Vita-Sera: è un indizio contro i redattori di quel ? Le ragioni di chi ha costruito un “fatto” ne fanno parte, e sono importanti per la sua comprensione; sottrarle al giudizio è meschineria, giornalismo di regime. Se la stampa si fosse comportata secondo le sue norme abituali, dottor Gallucci, Lei oggi avrebbe un indizio di meno. Ci ostiniamo a ritenere che questa nostra scelta sia legittima, in questo Paese, nonostante Lei. Lei infine trae indizi contro di me dal fatto che nell’articolo “Prima pagano, meglio è” sarebbero “elencati nomi di persone da eliminare”, e dal fatto che alcuni di questi nomi sarebbero anche stati trovati a casa di Morucci, a ulteriore riprova dei rapporti associativi esistenti. Il punto è che l’articolo di Piperno si rivolge non al movimento di lotta e alle organizzazioni guerrigliere, ma alle istituzioni di questa Repubblica e sostiene che i responsabili dell’inchiesta del devono pagare, in termini politici e giudiziari, perchè responsabili di un abuso grave che non può restare impunito. Devono pagare perché, sono portatori di una cultura militarista capace di radicamento ed estensione, perchè hanno un senso dello Stato che si addice più ad un Amin Dada che ha dimostrato che deve fare i conti con una società articolata e ricca, attraversata da un profondo movimento di rinnovamento. Devono pagare perchè stanno cercando ottusamente di chiudere ogni possibile mediazione tra le istituzioni e “il nuovo” che potentemente è emerso nella società, tutti assorti nel loro belluino ed impotente grido di guerra “spezzeremo le reni alla Grecia.” Considerare la storia politica di questi anni alla stregua di un complotto non è una svista giudiziaria, è il punto di vista politico di chi vuole affrontare “manu militari” il sommovimento profondo che ha modificato gli equilibri del paese. Un sommovimento che non è fatto, poveramente, dell’emergere di aspettative e domande che non trovano risposta, ma che è modifica dei rapporti di forza e della distribuzione del potere tra strati e ruoli sociali. Di fronte ad esso il sistema dei partiti è stato cieco e sordo: le alternative oggi sono la riapertura del sistema politico o uno scontro feroce che non ammette soluzioni. L’articolo era per la prima soluzione. Per questo articolo il è stato sequestrato. Da questo articolo Lei trae indizi contro di me. Quanto a me posso solo sottoscriverlo. Per concludere, Dr. Gallucci, Lei mi accusa di far parte di una associazione segreta che ha per scopo la presa del potere e per strumento il . I suoi indizi sono fragili, forte è solo la protervia con cui li maneggia. Ma c’è un problema più a fondo. Solo un democristiano può pensare seriamente che un complotto serva per conquistare il potere, e solo una cultura militarista, come è la Sua, non la mia, può ritenere il strumento per una modificazione sociale. Per me esso è piuttosto la spia di una modificazione già avvenuta dentro lo statuto di potere di una società e la misura della resistenza che impone al sistema istituzionale a prenderne atto. Misura l’indebolimento dei ruoli di potere istituzionalmente definiti ed il crescerne di nuovi dentro un allargamento complessivo delle forme della cooperazione e comunicazione sociali cui le istituzioni non sanno tener dietro e che inchiodano nella forma della guerra. Questo processo di profondo mutamento, di cui il non è certo la manifestazione centrale, e che attraversa la nostra società in tutte le sue articolazioni, ha turbato in vari modi la Sua vita: soprattutto, ha reso il potere di cui dispone più leggero di quanto pensasse perchè si è scontrato con cose che Le sono apparse misteriose. Ha deciso che bisognava “mettere ordine”. S’è accorto che non bastava un processo ed ha costruito una grande operazione culturale sorretta dalla forza delle armi: come un colonizzatore che deve imporre la sua lingua. Perchè questo è il senso della sua operazione. Perchè non ha spiccato contro di me un mandato semplice e plausibile con su scritto che qualcuno le aveva detto che stavo da qualche parte, che avevo certi contatti, che avevo fatto delle cose? Perché ha avuto bisogno di andarsi a cercare una organizzazione nuova e segreta che “centralizzasse” tutto? Il fatto è che solo marginalmente Lei è interessato al fatto se io sia un terrorista o meno. Ciò che le preme soprattutto è ridurre il movimento di questi anni, nelle sue diverse forme di espressione, a qualcosa che Lei possa comprendere con il suo linguaggio, cioè ad un complotto. E’ per questo che ci deve essere un “cervello centrale”, un “governo ombra”. Non solo; perché Lei possa “comprenderlo” a pieno, perché sia credibile ai suoi occhi, questo “governo” deve essersi formato nelle università, ruotare attorno ad alcuni docenti, essere una “classe dirigente” nel senso che Lei intende. Di più ancora: perchè davvero questi “dirigenti” possano far parte, anche se della banda dei cattivi, della grande famiglia dei “potenti della terra”, deve essere gente doppia, che dice una cosa e ne fa un’altra, devono in qualche modo essere caratterialmente, oltre che socialmente, simili ai suoi amici. Comprendere il per Lei vuol dire costruirne un’immagine che sia il più possibile simile al mondo che conosce, fare una serie di potentati e correnti unite gerarchicamente e dirette dai “professori”. Io so che in questo allargamento che c’è stato degli spazi di potere un gran numero di persone si agita in modo disordinato, senza chiarezza d’idee e senza scopi unanimi, facendo le cose più diverse e, ogni tanto, la guerra, rimescolando ruoli e gerarchie consolidate, rischiando e pagando di persona nella nuova che si sono conquistati. Lei è convinto che il mondo sia fatto di padroni e servitori, e che quest’ultimi raramente possano fare danni di rilievo: è convinto che la questione del potere stia sempre nei termini shakespeariani della guerra tra consanguinei. Queste cose di cui mi imputa fanno parte della Sua cultura, non della mia. Nego di aver costituito l’organizzazione di cui Lei parla non per paura di Lei, Dr. Gallucci ma perchè avrei paura di quella organizzazione. L’immagine che cerca di imporre di noi mi è odiosa. Non ci sbatte in galera come sovversivi o terroristi, ma “come dirigenti” di sovversivi e terroristi, con lo stesso ammiccamento complice e severo con cui accompagnerebbe Suo figlio in collegio. Non faccio parte della Sua famiglia.

La difesa a questo punto eccepisce la nullità del mandato di cattura per estrema genericità degli addebiti sia in ordine alla funzione di costitutore ed organizzatore dell’imputato sia in ordine all’identificazione degli altri partecipi della banda stessa. Chiede pertanto la scarcerazione dell’imputato per assoluta mancanza di indizi in ordine ai reati contestatigli. Chiede inoltre che l’Ufficio voglia precisare il reato addebitato al Castellano nel mandato di cattura. L’Ufficio si riserva sulle eccezioni di nullità e sulla istanza di scarcerazione. Dà atto che come leggesi in mandato di cattura l’imputazione contestata e del delitto di banda armata, prima parte, cioè nella forma della organizzazione, della costituzione e della promozione.

ADR. Non vedo il Morucci e la Faranda da alcuni anni. Non ne ho mai sentito parlare da Piperno. Non li ho mai visti nella sede di Linea di Condotta, cioè in Piazza Cesarini Sforza n. 28. Il Cerpet è un centro studi, non ne conosco la forma sociale, che aveva sede negli stessi locali dove ora ha sede Linea di Condotta. Non so dire quale carica avesse Pace in detto centro; mi sembra che ne fosse il segretario. Io ne sono tesoriere. Ritengo che la sede sociale abbia seguito l’abitazione della dattilografa di cui non ricordo il nome.

Interrogatorio di Lucio Castellano avanti al Giudice Istruttore “Processo 7 aprile” was last modified: gennaio 8th, 2015 by glianni70.it

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