Giovedì 17 febbraio 1977 la cacciata di Luciano Lama dall’ Università di Roma

Giovedì 17 febbraio 1977 la caciata di Luciano Lama dall’Università di Roma

Il 1° febbraio del 1977, a margine di un’assemblea alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma, i soliti fascisti provenienti dalla supernota sezione di criminali del MSI di Via Sommacampagna, sezione di Fini e Gasparri per intenderci, attaccarono Lettere sparando e ferendo gravemente alla testa lo studente Bellachioma. Il giorno dopo, gli studenti, in corteo, fanno ciò che la polizia non ha fatto in moltissimi anni, danno alle fiamme la sezione di Via Sommacampagna. Proseguono poi verso la Stazione Termini dove, a Piazza Indipendenza,  vengono attaccati brutalmente dalla polizia in borghese che

Piazza  Indipendenza: 2 febbraio 1977

Piazza  Indipendenza: 2 febbraio 1977 (con un mitra un poliziotto in borghese vicino ad un ferito)

Piazza  Indipendenza: 2 febbraio 1977

Piazza  Indipendenza: 2 febbraio 1977

Piazza  Indipendenza: 2 febbraio 1977 (si controllano con una pistola le condizioni del ferito).

Uno dei poliziotti in borghese armati di Cossiga  (questa foto è di altra occasione: quando fu assassinata Giorgiana Masi)

Uno dei poliziotti in borghese armati di Cossiga.

non perdona l’attacco al ritrovo degli amici. Questi borghesi spararono contro il corteo e, mistero mai chiarito, alla fine risultarono feriti, oltre a due studenti, anche un poliziotto. Alla fine della giornata due nostri compagni risultarono arrestati: Paolo e Daddo.  Occorre dire che avevamo il piacere di avere a che fare con la polizia del bugiardo Cossiga che, solo poco tempo dopo, ancora in borghese, giustiziò Giorgiana Masi a Ponte Garibaldi. Tutti i partiti tentano l’operazione di individuare i buoni e di dividerli dai cattivi. Per il PCI, impegnato nell’impresa della pace sociale al fine del compromesso storico, movimento e fascisti sono una cosa sola (e da queste carognesche posizioni seguirà il declino del PCI oggi toccabile con mano: manca questa generazione di leader, in compenso restano gli ex impiegati come D’Alema). Amendola (ma anche Pecchioli, Ferrara padre, Trombadori, Chiaromonte, Napolitano, …) parlerà di neosquadrismo e di diciannovismo. Il movimento attaccato brutalmente da tutti inizia a differenziarsi dalle posizioni del PCI, tanto più destre quanto più staliniste. Il PCI ed il sindacato fanno un errore storico: non capiscono che il movimento nasce come espressione della ristrutturazione del capitalismo. In questo guado in cui si trovavano coloro che stavano per entrare nel mondo del lavoro, il PCI non considerò studenti e precari come forze produttive ma come forze irrazionali da togliere di mezzo. Questa politica ottusa porterà a 40.000 denunciati, 15.000 arrestati, 4.000 condannati a migliaia di anni di galera: quando si gridava “Via, via la nuova polizia!” non era una boutade. E tutto in nome di un apparato politico comunista, al momento saldamente sostenuto, ad esempio, anche da Giuliano Ferrara, che con i ferri vecchi del centralismo democratico e della pretesa egemonia a sinistra pretendeva di accordarsi con la DC contro gli interessi del movimento operaio (allora c’era!) e di coloro che tentavano l’ingresso nel mondo del lavoro. La rincorsa al centro c’era anche allora e D’Alema che di suo non ha MAI elaborato nulla, segue ancora ottusamente su quella strada.

La grande novità del movimento del 1977 è il suo collocarsi a sinistra rinunciando non già al comunismo ma al PCI che rappresenta il peggio del movimento comunista, quello sconfitto (non dal 1989) ma dalla storia. Il 1968 era solo stato il primo timido passo all’affrancamento delle lotte da una dirigenza sclerotica come quella del PCI. Poi si sono ripetuti gli errori di quel partito con la creazione di gruppi che, nel bene o nel male, lo scimmiottavano (Manifesto, Lotta Continua, Avanguardia Operaia … ed anche la barzelletta di Servire il Popolo del forzitaliota Brandilari). Ora perché sia chiaro, si afferma il diritto di essere di sinistra senza per questo dover condividere la storia del PCI. Noi non c’entriamo con voi. Siamo un movimento senza storia, così ci definimmo con chiaro significato. Si tratta quindi di una drastica rottura con il PCI e quel Sindacato, rottura che non fu digerita dai vertici di quelle organizzazioni.

Il 5 febbraio la polizia impedì con la forza che un corteo uscisse dall’università. Il giornale (allora forcaiolo) l’Unità scrive cronache provocatorie e false. Secondo tale quotidiano l’università sarebbe occupata da una decina di autonomi (sic!). Si capisce che

10 autonomi alla festa

occorre rompere l’isolamento ed allora si apre l’università ad una grande festa con persone che provengono da tutti i quartieri di Roma. Il giorno 6 si gioca, si fa musica, si balla … in Piazza della Minerva. Il 9 si riesce a fare una grande manifestazione che chiede la scarcerazione di Paolo e Daddo

Il PCI reagisce come può ed organizza per il 10 una manifestazione degli studenti medi che dovrebbe far vedere come si comporta la gente per bene: grande delusione, gli slogan degli studenti medi sono gli stessi del  movimento. Anche qui si chiede la scarcerazione di Paolo e Daddo (si scoprirà poi che venivano propagate notizie false nelle sezioni PCI ed i giovani compagni FGCI credevano bene a ciò che veniva loro raccontato, salvo poi venire a contatto con il movimento e restare con esso. La cosa risulterà chiarissima dopo il giorno 17 quando molti di loro saranno intervistati a proposito della cacciata di Lama).

L’Università, che era stata occupata subito dopo il ferimento di Bellachioma, continua chiusa ed occupata. Il giorno 13 arrivano dei provocatori del PCI che forzano i picchetti e distribuiscono volantini nei viali dell’università nei quali annunciano una grande manifestazione a Piazza della Minerva per il giorno 17 (manifestazione dei precari). Il movimento, in assemblea, decide due cose: la manifestazione sindacale prevista è provocatoria; non occorre però rompere con la base sindacale, pertanto sarà necessario trasformare il comizio in una grande assemblea.

A questo punto è bene dare la parola a Bruno Vettraino, all’epoca Segretario della Camera del Lavoro di Roma ed organizzatore materiale del comizio di Lama all’università che, nel 1997, raccontò a Luca Villoresi di Repubblica cosa accadeva nel PCI e nel Sindacato in quei frenetici giorni (l’intero articolo è riportato in fondo, insieme ad altre testimonianze).

Dice Vettraino che il 12 ci fu una riunione della direzione del PCI di Roma in Via dei Frentani per decidere una manifestazione dei precari universitari (soprattutto Policlinico). A questo punto non conosco la posizione di Asor Rosa che, all’epoca era segretario della sezione universitaria del PCI, a parte il suo eccellente saggio sul le due società. Il 14 i responsabili locali del PCI vengono convocati da Pecchioli e Chiaromonte a Via delle Botteghe Oscure. La manifestazione deve anche prevedere la cacciata degli occupanti e quindi deve avere una valenza maggiore. Chi parlerà. Si pensa successivamente ad Ingrao ed Occhetto. Ambedue rifiutano. Quindi si pensa a Lama che accetta (dirà Rossanda: mal consigliato!).

Nel frattempo i delegati del movimento prendono contatti con il PCI perché il giorno 17 si faccia una pubblica assemblea in piazza della Minerva. Che almeno un rappresentante degli studenti possa parlare. L’accordo sembra fatto. Lama parlerà dalle scale del Rettorato e, subito dopo, parlerà uno studente del movimento. Ancora Vettraino. Durante la notte tra il 16 e 17 il PCI decise la prova di forza. Inoltre comunicò a Cossiga (che ha sempre lavorato d’amore e d’accordo con Pecchioli) che l’ordine sarebbe stato mantenuto dal servizio d’ordine sindacato/PCI, al comando di Paolo Ciofi, uno dei burocrati più insulsi ed incapaci del PCI. La fine del comizio avrebbe anche rappresentato la liberazione materiale dell’Università. Tanto era dovuto al compromesso storico ed a Cossiga.

A questo punto la mia personale testimonianza. Io insegnavo al Liceo Scientifico Malpighi e facevo l’assistente presso l’Istituto di Fisica, dove ero precario in attesa di una qualche legge che mi permettesse di entrare stabilmente (la legge non è mai arrivata per me. Nel 1980 me ne andai sbattendo la porta. Due mesi dopo passò una legge che diceva: “Chi c’è, c’è“). Il lunedì (il 17 febbraio del 1977 era di lunedì) era il mio giorno libero al liceo e mi recavo di buon’ora (saranno state le 8) a discutere una tesi con una giovane laureanda iraniana in istituto. A piazzale Aldo Moro (allora, ovviamente, non si chiamava così) inizio a veder strani movimenti. Vi erano alcuni camion carichi di materiale di propaganda (bandiere, manifesti, vernici, …) fermi davanti all’ingresso principale dell’università. Vi era un movimento concitato di una ventina di uomini massicci in tuta blu che con secchi di vernice cancellavano le nostre scritte di lotta e di protesta contro

Alcune scritte che i solerti imbianchini cancellarono

Malfatti ed il governo della Dc con il sostegno del PCI (ci avvicinavamo al governo delle astensioni). Rimasi ad osservare cosa accadeva. Arrivò un camion con altri operai in tuta. Seppi dopo che erano fabbri. Avevano delle gigantesche tronchesi con le quali ruppero i lucchetti e le catene che chiudevano i cancelli. Entrarono dei camion ed in particolare il camion storico dei comizi volanti del sindacato, un Dodge rosso. Entrarono anche un migliaio di altri duri, con dei notevoli bastoni, che avevano facce non proprio da studenti. L’operazione di cancellazione delle scritte proseguì dentro il recinto universitario, con la provocazione verso compagni isolati che contestavano questa pratica. Dai vari istituti iniziarono a venir fuori gli occupanti che via via si raccoglievano davanti a Lettere.

Alle 10 in punto arrivò Lama, a piedi, circondato da gorilla alti tanto che quasi impedivano di vederlo. Gli altoparlanti che si trovavano sul Dodge, che già tuonavano inni popolari, iniziarono con l’inno dei lavoratori  con due casse da 10.000 watt l’una (il dato è quello che ci ha fornito Vettraino). Anche la contestazione verbale era del tutto inutile con quell’amplificazione. La base di operazioni PCI/Sindacato era in Piazza della Minerva, lato Giurisprudenza.

Il movimento aveva una sua parte importante nel suo settore creativo, quello degli Indiani Metropolitani. Furono loro che iniziarono la prima contestazione a questa invasione o guerra preventiva contro un movimento autonomo da tutti. Gli indiani avevano preparato un palchetto con un fantoccio sopra, dalle sembianze di Lama.

Il palco degli indiani (sullo sfondo l’Istituto di Chimica). Si faceva un falso comizio di Lama che veniva fragorosamente applaudito.

Il palco degli indiani (sullo sfondo l’Istituto di Chimica). Da altra angolazione.

Avevano poi vari palloncini ripieni d’acqua e vernice (che successivamente caddero sui liberatori). Dietro di loro migliaia di compagni del movimento, richiamati da un tam tam incessante si andavano ammassando. Gli slogan erano inizialmente ironici: “più sacrifici”, “Lama nessun l’ama”, “vogliamo lavorare di più”,  quindi si passò a “via, via la nuova polizia!”. Lama continuava ad urlare contro il movimento. L’inizio dei veri scontri fu

Un momento degli scontri

Fine degli scontri. Il dodge rosso da cui parlava Lama un poco distrutto. I liberatori sono fuggiti. Sullo sfondo l’Istituto di Fisica. Fuori immagine, sulla destra del camion, vi è Giurisprudenza.

quando un personaggio del servizio d’ordine del PCI si scagliò con un estintore in funzione contro i compagni. A quel punto ed in poco tempo furono spazzati via i nuovi poliziotti, con il rammarico di molti degli intervenuti per liberare l’università che, sul posto, si resero conto di come erano stai presi in giro dal loro partito. Molti gridavano di fermarsi, che ci si stava picchiando tra compagni … Il Dodge andò in pezzi …

Con i cocci della loro stupida spedizione, se ne andarono dall’università coloro che davvero non c’entravano nulla. Il PCI non era stato capace di mantenere la pace sociale nell’Università. Fu Cossiga il giorno dopo che dimostrò chi aveva il potere: con un vero esercito di polizia e carabinieri, che si aprivano la strada con dei blindati, liberò momentaneamente l’università.

La vera polizia all’assalto.

La vera polizia all’assalto.

La vera polizia all’assalto.

            Il 1977 era appena iniziato. Seguiranno giornate memorabili. Molti di noi furono ammazzati. Francesco Lorusso a Bologna. Quindi una manifestazione enorme a Roma il 12 marzo. La repressione furibonda. Il PCI che credeva di avviarsi al governo del Paese. Le BR si inserirono in tutto questo ed ammazzarono carognescamente. Il movimento era strangolato da una tenaglia a tre ganasce: da un lato lo Stato che reprimeva brutalmente; dall’altro il PCI che ormai parlava di noi come dell’acqua dentro cui le BR sguazzavano; dall’altra ancora le stesse BR che più volte si scagliarono violentemente contro di noi. Non poteva durare e non durò. La scena venne presa dalle BR che, appena 13 mesi dopo dagli scontri all’Università, rapirono (per poi ammazzare) Aldo Moro. Il PCI passò al governo della non sfiducia, era fuori ma permetteva la vita del governo Andreotti con Cossiga agli interni. Finché la DC non si scocciò di tutto questo. Ricacciò il PCI all’opposizione preferendogli un suo degno pari, il PSI che, nel frattempo, era diventato proprietà di Craxi (dopo la cacciata del galantuomo De Martino). Craxi spregiudicatamente cavalcò le ali più estreme del movimento, quelle che, appunto, erano vicine al terrorismo. Questo collateralismo è anche di oggi, con gli eredi del craxismo, se un Lanfranco Pace (colui che trovò rifugio a Morucci e Faranda) ci spiega il punto di vista dei padroni a lato del Ferrara.

Con l’inizio dell’era Craxi iniziò il declino del Paese, iniziò a crescere paurosamente il debito pubblico in maniera perfettamente proporzionale alla corruzione ed alle tangenti. Ed anche il PCI, dopo l’exploit elettorale che seguì alla morte di Berlinguer (1984), ha iniziato un lento ed inesorabile declino che lo ha portato, tra l’altro, ad essere altra cosa.

Giovedì 17 febbraio 1977 la cacciata di Luciano Lama dall’ Università di Roma was last modified: novembre 12th, 2014 by Radio Rock Revolution

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