Gaber e il movimento del ’77: da rivoluzionari a polli d’allevamento

 

Diffusione dell’eroina, repressione e imbecillità diffusa accompagnano la chiusura degli anni ’70. Pasolini parlava di “mutazione antropologica” indicando la TV come mezzo “antropogenetico”: ora si toccava con mano ciò che intendeva

 

Nel 1978 Giorgio Gaber uscì con il nuovo lavoro, scritto sempre con S. Luporini, “Polli di allevamento”. Spettacolo decisamente amaro, duro e violentemente polemico, venne contestato più di una volta. Infatti il “ Signor G” in questo testo non si limitò ad ironizzare sulle miserie piccolo-borghesi di tutti noi, sui grandi mali che affliggevano (e tuttora affliggono) l’Italia, no, questa volta parte dei monologhi e delle canzoni era rivolta direttamente all’area del “movimento del ‘77”; quell’area che spesso aveva seguito i suoi spettacoli e gli riconosceva una lucidità politica non comune, quell’essere “sempre avanti”, fuori dagli schemi (capacità che Gaber seppe mantenere fino alla fine).

“Polli di allevamento” fu per molti una doccia ghiacciata. Gaber accusava pesantemente le ultime generazioni “impegnate” di comportamenti modaioli, standardizzati e massificati in un nuovo consumismo a misura di tutti; di perdita di quel rigore, di quella spinta ideale indispensabile per un autentico cambiamento; di essere incazzati per frustrazione e non per scelta; di nascondere dietro ad una pratica violenta un’angosciante vuoto esistenziale e progettuale che solo per poco tempo il “sogno rivoluzionario” aveva riempito.

Traspariva una profonda amarezza per come la carica rinnovatrice del ’68 fosse naufragata nell’isteria e nell’imbecillità più totale. Simbolo di quel naufragio può essere considerato il festival di “Re nudo”, svoltosi a Milano nel ’77 (parco Lambro), con gli stand degli alimentari presi d’assalto dal “proletariato giovanile” e le successive partite a “pallone”… con i polli arrosto!!! Sembrava impossibile che l’intendimento politico di non delegare, di voler affrontare da protagonisti le proprie problematiche – spinta che aveva portato ad una dura contestazione di Luciano Lama (allora segretario generale della CGIL) all’università La Sapienza di Roma – fosse in così breve tempo scaduto in una rabbia isterica, autoreferenziale e priva di progetto politico.

In questo vuoto di azioni e pratiche politiche “sensate” giunge ai massimi livelli l’impatto (e la follia) dei gruppi armati. Il 16 marzo 1978, in via Fani, a Roma, le BR rapirono Aldo Moro (allora presidente della democrazia cristiana, che venne poi ucciso dopo oltre 50 giorni di prigionia), uccidendo la scorta. Sono molti gli episodi di “gambizzazioni” e uccisioni in questo periodo di “delirio armato”. Sempre nel 1978 i fascisti ammazzeranno due ragazzi del centro sociale milanese Leoncavallo, impegnati nella lotta contro gli spacciatori di eroina.

Già, l’eroina, mortale protagonista degli ultimi anni ’70 e di buona parte degli anni ’80. L’eroina, di fatto, andò a riempire per molti/tanti/troppi lo spazio e il tempo prima dedicati all’impegno politico. Ed il pensiero, la creatività? Azzerati, brutalmente. Ed è difficile non scorgere, dietro alla mafia degli spacciatori, una gestione politica nella diffusione dell’eroina (val la pena di ricordare anche negli Stati Uniti l’organizzazione radicale delle “Black Panters” fu annientata dalla diffusione, all’interno del movimento, dell’eroina). Dunque, eroina da una parte, repressione poliziesca dall’altra, idiozia neo consumistica al centro… non male, vero?!

Certo, si potrebbe obiettare che questa non è tutta la società, ma solo una parte di essa. Rispondo che, abitualmente, non mi occupo degli “ontologicamente imbecilli”, dei servi, degli infimo-borghesi, delle teste vuote se non per combatterne la loro pestilenziale presenza e diffusione. E ritengo che l’amarezza di Gaber fosse proprio questa: vedere una razza che avrebbe potuto essere realmente diversa, bruciarsi il cervello. Intanto nel 1977 arriverà la televisione a colori; il primo di gennaio il mitico “Carosello” andrà in pensione; gli americani lasceranno il Vietnam: sconfitta di una guerra mai ufficialmente dichiarata; di lì a poco il “grande intrallazzatore” inizierà la sua ascesa, succhiando vergognosamente soldi che una ancor più vergognosa classe politica gli lascerà succhiare. È un sipario pesante quello che sta calando.

 

Polli D’Allevamento

 

Testo Polli D’Allevamento – 1978/1979

 

Cari cari polli di allevamento
coi vostri stivaletti gialli e le vostre canzoni
cari cari polli di allevamento
nutriti a colpi di musica e di rivoluzioni
 
Innamorati dei colori accesi
e delle grandi autostrade solitarie
dove si possono inventare le americhe
più straordinarie
 
Con le mani sui grandissimi volanti
l’odore dell’incenso e tanta atmosfera
spingendo sull’acceleratore col vento tutto addosso
finché non scoppia il cuore il cuore il cuore il cuore
 
Tra un’allegria così forte
e un bel senso di morte uno strano dlin dlan
dlin dlan dlin dlin dlan
 
Cari cari polli di allevamento
scattanti come le palline dei vostri giochini
cari cari polli di allevamento
che inventate come le palline i percorsi più strani
 
Che se qualcuno vedesse dall’alto
le sponde dove state rimbalzando
penserebbe che serve solo a questo
la superficie del mondo dlin dlan
dlin dlan dlin dlan
Siete voi che continuate a rimbalzare
da un paese all’altro da una donna all’altra
inseguendo una forza che sembra lo slancio di impazzire
finché non scoppia il cuore il cuore il cuore il cuore
 
Cari cari polli di allevamento
che odiate ormai per frustrazione e non per scelta
cari cari polli di allevamento
con quell’espressione equivoca e sempre più stravolta
 
Che immaginando di passarvi accanto
in una strada poco illuminata
non si sa se aspettarsi un sorriso o una coltellata dlin dlan
dlin dlan
 
In questa vostra vita sbatacchiata
che sembra una coda di lucertola tagliata
per riflesso involontario vi agitate continuate ad urlare
finché non scoppia il cuore il cuore il cuore il cuore
 
Tra un’allegria così forte
e un bel senso di morte uno strano dlin dlan
dlin dlan dlin dlin dlan
 
Cari cari polli di allevamento
coi vostri stivaletti gialli e le vostre canzoni
dlin dlan dlin dlan dlin dlin dlan dlin dlan

 

Dall’album Polli D’Allevamento – tracce:

 

2_Polli_pic 

 

PRIMO TEMPO

  1. Introduzione-prosa
  2. Timide Variazioni
  3. Chissà Nel Socialismo
  4. Prima Dell’Amore (prosa)
  5. L’Esperienza
  6. La Paura (prosa)
  7. La Pistola
  8. Il Vecchio (prosa)
  9. I Padri Miei
  10. I Padri Tuoi
  11. Gli Oggetti (prosa)
  12. La Festa

 

SECONDO TEMPO

  1. Situazione Donna (prosa)
  2. Eva Non E’ Ancora Nata
  3. Dopo L’Amore (prosa)
  4. L’Uomo Non E’ Fatto Per Stare Solo (canzone-prosa)
  5. L’Ingenuo (prosa)
  6. Polli D’Allevamento
  7. Il Palazzo (prosa)
  8. Salviamo ‘Sto Paese
  9. Guardatemi Bene
  10. Il Suicidio (prosa)
  11. Quando E’ Moda E’ Moda

Gaber e il movimento del ’77: da rivoluzionari a polli d’allevamento was last modified: novembre 8th, 2014 by Radio Rock Revolution

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