Erri de Luca, i comunisti e la P2 Il rapimento Moro secondo i servizi segreti

Il rapimento Moro Erri de Luca, i comunisti e la P2

Il rapimento Moro secondo i servizi segreti

di ALBERTO CUSTODERO

 

Gli 007 italiani, dieci giorni dopo la strage di via Fani, avevano nel mirino Erri De Luca, il responsabile del servizo d’ordine di Lotta Continua. Lo consideravano un “elemento irregolare delle Brigate Rosse”. Tirano fuori anche un elenco di esponenti del Pci, “schedati” dal Sismi perché sarebbero andati alla scuola-Kgb di Mosca. Su Moro fu scritto di tutto. Nulla sulla sua liberazione, solo un unico cenno alla loggia P2

I servizi segreti citano la loggia segreta P2 di Licio Gelli  –  nonostante le sue oscure trame golpiste ed eversive fossero ben conosciute molto prima del sequestro Moro – solo sei giorni dopo l’uccisione dello statista. Non come oggetto di una loro indagine, s’intende, o come l’imbeccata di una loro “fonte”. Bensì riportando, in un appunto del 15 maggio, i malumori dei vertici del partito comunista, in particolare di Emanuele Macaluso, a proposito della conduzione delle indagini. “Secondo i responabili del Pci  –  annotavano gli 007 – dietro il rapimento Moro si nasconde una trama ordita, fra l’altro, dai massoni della P2”.

I servizi segreti, 10 giorni dopo la strage di via Fani, avevano nel mirino Erri De Luca, oggi scrittore all’epoca responsabile del servizo d’ordine di Lotta Continua. Lo consideravano “elemento irregolare delle Brigate Rosse”: in una velina, si legge che “una fonte aveva riferito di avere visto subito dopo l’eccidio, in via Mario Fani, un suo sosia”.

I servizi segreti riferivano poi che le bierre volevano costruire una sala operatoria in via Gradoli: durante la perquisizione del 18 aprile 1978, in quel covo brigatista furono sequestrati i progetti per la realizzazione della struttura di emergenza sanitaria. I servizi segreti, durante il sequestro Moro, avevano tirato fuori dai loro cassetti un vecchio elenco di 507 politici (quasi tutti esponenti del Pci) che, a detta loro, avrebbero partecipato dal 48 al 73 a corsi organizzati a Mosca dal Kgb. Oppure in Cecoslovacchia dai servizi cechi. Oppure a Cuba o in Albania.

Fra chi avrebbe frequentato la scuola-Kgb di Mosca, (stando al Sismi), anche Claudio Petruccioli, Pio La Torre e Luigi Longo, segretario del Pci dalla morte di Togliatti nel 1964 al 1972, quando sarà sostituito da Berlinguer. Ma perché durante il sequestro Moro riesumare quel vecchio brogliaccio, peraltro poco realistico?

Roma, Archivio centrale dello Stato, primo piano, sala consultazioni. Dopo due mesi di attesa per ottenere dal ministero dell’Interno la necessaria e indispensabile autorizzazione, finalmente le carte dei servizi segreti relative al sequestro Moro, rese pubbliche per volontà dell’ex capo del Dis Gianni De Gennaro, dell’ex sottosegretario di Stato Gianni Letta, e del presidente del Copasir Massimo D’Alema, sono finalmente accessibili a un ristretto pubblico di studiosi.

Finora i permessi accordati sono 5. Uno di questi, al cronista di Repubblica, un altro al giornalista inglese Philip Willam autore di un libro sulla morte di Calvi. Decine di faldoni di documenti, migliaia di pagine, sono contenuti in un Dvd consultabile solo su un solo computer dell’Archivio appositamente dotato di un programma in grado di decriptarne il codice di lettura riservato.
La consultazione appare subito complicata e laboriosa. Un esempio. Dopo aver digitato il nome in codice e una password segreta, si clicca “esplora dvd”, e si apre l’indice dal codice numerico 73-2-50-6-180. Si ri-clicca, e si presentano dunque due cartelle. In quella di destra c’è il materiale dei 55 giorni del sequestro. A questo punto si decide di studiare il fascicolo 16 che contiene al suo interno un centinaio di documenti pdf. Li si apre uno ad uno, e, dopo qualche ora di ricerca, si fissa l’attenzione sui numeri 1017, 1018, 1019 e 1020. Si pigia il tasto stampa e poi si torna indietro e si ricomincia da capo. Ore e ore, giorni e giorni di paziente e certosino lavoro.
Ma se uno avesse il retropensiero di trovare là documenti che rispondano finalmente, a 34 anni dal sequestro, ai numerosi interrogativi rimasti tuttora senza risposta, ben presto si rende conto che in quella mole di carte l’unica cosa che si scopre con certezza, è la confusione che regnava sovrana nei giorni del sequestro all’interno della nostra intelligence. Confusione voluta o meno, non è dato sapere. Ma confusione.

Se uno si aspettava di trovare la carta a dimostrazione del sospetto che le bierre fossero eterodirette dai servizi segreti deviati nostrani, o sovietici o financo filopiduisti argentini. Oppure la prova regina per dimostrare la presenza di infiltrati della Cia o del Mossad. Insommna, se uno si aspettava di trovare lo zampino, la manina o la manona di qualche Gladio, o la prova di una fronda fratricida democristiana, sarebbe ben presto rimasto deluso.

Gli 007, in pieno sequestro rispolverano un documento datato cinque anni prima coi nomi di politici della sinistra che avrebbero partecipato a corsi “con denominazioni ufficiali dei copertura” organizzati nei Paesi dell’Est dal Kgb. “Scopo” di quei corsi, “specializzazione politica” e “istruzioni di carattere militare”. Erano quasi tutti esponenti del Pci quelli “schedati” dal Sismi che risultavano essersi in effetti recati in Unione Sovietica, ma non certo per seguire lezioni dai potenti servizi segreti sovietici. Ma che c’entravano Pio La Torre o Luigi Longo o Petruccioli coi sequestratori di Moro? Va detto che in una parte dell’intelligence era in voga una corrente di pensiero (ben tratteggiata in un articolo di Pecorelli su OP del 17 ottobre del 1978) secondo la quale le bierre avevano “un’unica matrice, il Pci”.

Le bierre, in sostanza, sarebbero “nate del cuore di questo partito, nel cuore dei suoi rapporti con i Paesi del Patto di Varsavia. “116 brigatisti – svelava Pecorelli su OP – iniziarono la loro milizia nei Gap di Feltrinelli” addestrandosi in campi militari in Cecoslovacchia. Si spiega forse così il motivo per cui il Sismi decide, a rapimento in corso, di rimestare quelle carte ingiallite: per accreditare quell’equazione tanto cara ad alcuni ambienti dell’intelligence anticomunista: Br=Pci=Urss=Feltrinelli=Gap=Cecoslovacchia. Evidentemente agli 007 faceva comodo in quel momento tirare in ballo, in qualche, i sovietici.

Fra quei 507 nomi, c’erano Pio La Torre, segretario regionale del Pci in Sicilia, protagonista delle lotte contro l’aeroporto militare di Comiso. Lauro Casadio, ex partigiano, segretario del Comitato regionale della Cgil e consigliere regionale in Lombardia. Claudio Petruccioli, ex presidente del consiglio d’amministrazione Rai, e ex segretario nazionale della Fgci. Lia Cigarini, destinata a diventare una delle protagoniste intellettuali del movimento delle donne. Lanfranco Turci, presidente della regione Emilia Romagna, uno dei comunisti dell’ala estrema della corrente migliorista-riformista, poi presidente della Lega delle cooperative. Paolo Ciofi Degli Atti, deputato esponente del Pci di Roma e suo fratello Claudio, fisico. Dina Mascetti, (probabilmente Nascetti), attuale presidentessa di una organizzazione di cittadini benemeriti per la tutela del centro storico “Vivere Trastevere”. Filippo Maone, giornalista de “il manifesto”. Carla Pasquinelli, femminista e antropologa. Lovrano Bisso, presidente del Consiglio regionale Liguria e deputato. Antonio Rubbi, responsabile Esteri del Pci con Alessandro Natta. Giovanni Cervetti, migliorista milanese membro della segreteria con Berlinguer e responsabile organizzazione del Pci. Rocco Curcio, deputato della Basilicata. Olivio Mancini, senatore del Pci romano. Fosco Dinucci, uno dei fondatori del pcd’i, il Partito comunista d’Italia filocinese (e, dunque curiosamente, antisovietico).

Fra chi, sempre secondo i nostri servizi segreti, avrebbe “partecipato in Cecoslovacchia a corsi di attivismo politico o di addestramento al terrorismo”, Rodolfo Mechini, a lungo alla sezione Esteri del Pci (segretario Berlinguer) proprio ai tempi dalla presa di distanza dai russi. E Renato Pollini, tesoriere Pci dall’82 al 90, sindacao di Grosseto dal 51 al 70, senatore due volte, arrestato maggio 93 per Tangentopoli, inquisito 8 volte, ma sempre assolto.

Dopo aver rievocato gli “allievi” del Kgb e dei servizi cecoslovacchi, la nosrta intelligence passa al setaccio la vita di Erri De Luca, considerato oltranzista e rivoluzionario, analizzando i suoi dissidi all’interno di Lc con la linea moderata del leader Adriano Sofri. Poi passano dalle considerazioni sui deliri di un radiomatore austriaco che millantava di avere intercettato con le sue antenne notizie sul sequestro. Al ruolo di mediatore con la sinistra extraparlamentare svolto da padre Davide Turoldo, dell’ordine dei servi di Maria, esponente del clero cattolico di sinistra. Quindi si dilungano su una fonte che li avvisa che Moro sarebbe stato tenuto prigioniero in una cella frigorifera in un capannone alla periferia di Roma. Catalogano gli articoli di Mino Pecorelli che su Op lancia messaggi cifrati, e monitorano pure il settimanale satirico il Male, che aveva pubblicato un oroscopo di Moro forse ritenuto sospetto. Registrano minacce bierre alla Svp di Bolzano e ascoltano radio Rosa Giovanna. Quindi tengono d’occhio i commenti sul sequestro della stampa sovietica. Annotano che a un posto di blocco viene fermata una vettura intestata a Marco Donat Cattin e fotocopiano la lettera che Franca Rame scrive al noto brigatista Paroli Tonino, in carcere. Si procurano la lettera di solidarietà che Gheddafi scrive alla moglie di Moro e stilano un elenco di latitanti brigatisti. Quindi lanciano l’allarme su un possibile atto terroristico che potrebbe essere reaizzato di lì a poco da Marina Petrella. Prendono in considerazione le dritte di un medium e quelle di una veggente parapsicologa olandese, e si arrovellano per decifrare frasi misteriose intercettate come “Moro rapito, rivediamo i piani”. Oppure “il mandarino è marcio”, il che sarebbe, secondo la sezione Crypto dei servizi segreti, l’annuncio della sua imminente morte, essendo l’anagramma de “il cane morirà domani”. Riferiscono infine delle iniziative del nunzio apostolico di Beirut e spiano discretamente il via vai di persone che frequentano la famiglia dell’esponente Dc.
Insomma, di tutto e di più su tutto e il contrario di tutto. Ma nulla che porti alla liberazione del rapito.

Da sottolineare l’assordante silenzio sulla P2: nonostante fosse notissima prima del sequestro la sua matrice eversiva in chiave anticomunista, i servizi segreti (diretti, manco a farlo apposta, da piduisti) finsero di ignorarla. Limitandosi a citarla quasi di straforo in un appunto che, all’indomani della scoperta del cadavere di Moro, riferiva gli “errori” che, secondo il Pci, sarebbero stati compiuti durante le indagini. “Queste forze oscure come la P2  –  era la tesi dei comunisti ripresa e riferita dagli 007 – possono anche non avere creato il terrorismo. Ma certamente in questo momento se ne servono per i loro obiettivi, che sono anti-Pci”.

Erri de Luca, i comunisti e la P2 Il rapimento Moro secondo i servizi segreti was last modified: febbraio 25th, 2015 by glianni70.it

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