L’ emigrazione italiana in Germania nel Secondo Dopoguerra di Francesco Maria Vizzarri

L’ emigrazione italiana in Germania nel Secondo Dopoguerra

di Francesco Maria Vizzarri

L’emigrazione italiana in Germania nel Secondo Dopoguerra

Intento del presente lavoro è quello di dare un quadro sintetico ed esaustivo dell’ emigrazione italiana nella Repubblica Federale di Germania nel Secondo Dopoguerra, in un periodo compreso tra gli anni Cinquanta e la fine degli anni Novanta.
A onor del vero, le intenzioni iniziali di chi scrive erano ben diverse e vertevano sullo studio dello sviluppo storico delle collettività italiane nel Land della Renania-Palatinato.
Per motivi personali infatti, ho avuto la possibilità di soggiornare per lunghi periodi nella regione renana e dunque frequentare l’archivio federale (Bundesarchiv) e l’archivio regionale (Landeshauptarchiv) ubicati nella città di Coblenza sul Reno. Il reperimento delle statistiche ufficiali del Land, redatte dall’ufficio regionale per le statistiche (Staatistische Landesamt) di Bad Ems, l’elaborazione dei dati e lo studio della bibliografia inerente l’argomento della tesi – composta peraltro da pochissime trattazioni tematiche, per lo più a carattere compilativo – hanno permesso la stesura di quella che in seguito sarebbe divenuta l’ultima parte del presente lavoro, relativa allo sviluppo e alla consistenza delle collettività italiane nella regione della Renania-Palatinato, dalla metà degli anni Cinquanta alla fine degli anni Ottanta. Nel corso delle mie ricerche negli archivi tedeschi, infatti, ho avuto modo di analizzare il contenuto di alcuni importanti faldoni pertinenti le relazioni tra Italia e Germania e la stipula dell’Accordo bilaterale italo-tedesco del 1955, che poi, nella conseguente ricognizione bibliografica, ho scoperto essere un argomento non sufficientemente approfondito. Esistono, certo, degli studi specifici in merito, tra cui ricordo sopratutto l’ottimo lavoro di Heike Knortz (che costituisce altresì una rassegna di relazioni diplomatiche internazionali tra la Germania e gli altri paesi europei), ma l’argomento in sé, ossia la ricostruzione degli eventi che portarono all’accordo italo-tedesco del `55, le motivazioni che ne furono alla base, le conseguenze che esso determinò nel flusso di manodopera dall’Italia in Germania, sembrava ignorato nella sua unicità ed inserito invece in analisi più generaliste sull’emigrazione italiana in Europa.
La volontà di indirizzare i miei studi verso questo circostanziato argomento è accresciuta ancor di più nel corso dell’analisi dei faldoni localizzati nell’Archivio storicodiplomatico del Ministero degli Affari Esteri a Roma, in cui sono conservati i documenti ufficiali, le trasmissioni, i Telespresso, i telegrammi e le lettere inviate dall’ambasciata italiana a Bonn (allora capitale della Repubblica Federale di Germania) tra i quali anche quelli relativi alla stipula dell’Accordo italo-tedesco. Attraverso tali documenti avrei di certo ricostruito perlomeno il clima diplomatico che intercorreva tra le due nazioni alla metà degli anni Cinquanta. Dopo uno studio molto approfondito il materiale raccolto si è rivelato abbastanza cospicuo e avrebbe permesso di dare una soluzione sufficientemente esaustiva ad una questione che, nel corso delle mie ricerche, si è progressivamente identificata quale punto nucleare e imprescindibile della ricostruzione dei fatti: perché la Repubblica Federale di Germania, che nel periodo post bellum era quantomeno refrattaria a stringere accordi per il reclutamento di manodopera straniera nel suo territorio, passò ad una politica di apertura delle proprie frontiere alla forza-lavoro italiana e dunque alla stipula dell’Accordo del dicembre 1955? A tale questione cerco di dare risposta.
L’ambito di ricerca, dapprima rivolto a dati storici inerenti nella sola Renania, si è dunque ampliato, definendosi nei termini di una dettagliata ricostruzione degli incontri avvenuti tra le delegazioni italiana e tedesca in merito alla stipula dell’Accordo, negli anni che vanno dal 1953 fino al 1955.
Dopo una prima parte, nella quale sono definiti, la crescita, lo sviluppo e la consistenza delle collettività italiane e in Europa e in Germania – analizzando le tabelle e delineando le modalità di reclutamento e di collocamento della manodopera italiana –, in una seconda parte sono invece disaminati i documenti reperiti sia nell’archivio federale tedesco di Coblenza che nell’archivio del Ministero degli Affari Esteri a Roma.
Nella parte finale del lavoro ho voluto inserire anche due appendici. Nella prima sono riprodotti alcuni dei documenti da me raccolti, analizzati e tradotti, con lo scopo di fornire al lettore un riscontro immediato alle proposizioni argomentative contenute nella tesi. Nella seconda, invece, sono presenti alcune fotografie che ritraggono sia i lavoratori italiani – nei loro momenti di relax all’interno degli alloggi, sul posto di lavoro o durante gli incontri cattolici organizzati dalle diocesi –, sia i colloqui tra i ministri tedeschi e italiani, tra i quali soprattutto quelli tra il Ministro federale dell’Economia Ludwig Erhard e il Ministro italiano degli Esteri Gaetano Martino.
I ringraziamenti vanno alla mia famiglia, che mi ha sostenuto affettuosamente in questi anni di studio e di ricerca, alla mia fidanzata, ai miei amici e compagni di corso, al Dott. Alfred Meurer, tutor durante il mio tirocinio in Germania, nonché ai professori tutti del Dipartimento di Studi Medievali e Moderni, che sono stati e saranno sempre un punto di riferimento costante e un esempio encomiabile di professionalità. A tutti voi, grazie.

Per l’utilizzo di parti di questa tesi a scopo di studio o di ricerca, occorre richiedere l’autorizzazione all’autore, Dott. Francesco Maria Vizzarri, all’indirizzo e-mail francescomariavizzarri@gmail.com

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L’ emigrazione italiana in Germania nel Secondo Dopoguerra di Francesco Maria Vizzarri was last modified: settembre 17th, 2015 by glianni70.it

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