Diari del `77 – Viaggio attraverso i ricordi

Diari del `77 - Viaggio attraverso i ricordiDiari del `77 – Viaggio attraverso i ricordi

In questa puntata si ripercorrono i momenti salienti e le atmosfere di un anno particolarmente significativo nella storia del nostro paese, e lo si fa attraverso tre diversi linguaggi; quello della memoria della gente comune, rintracciata nei diari conservati nell’Archivio di Pieve Santo Stefano; quello delle immagini di repertorio, e quelle del racconto di un testimonial d’eccezione, l’attore Ascanio Celestini, che con straordinario talento di “narratore del quotidiano” riesce a inserire i piccoli tasselli della memoria infantile nella fitta trama della storia italiana.

 

L’Archivio diaristico di Pieve Santo Stefano
All’entrata di Pieve S. Stefano, un piccolo paese sull’Appennino tosco-emiliano, accanto alla toponomastica ufficiale è stato affiancato un nuovo cartello: ‘Città del diario’. La cittadina ospita infatti nella sede del municipio, un Archivio pubblico, ideato e fondato da Saverio Tutino, che raccoglie scritti di gente comune in cui la vita quotidiana si interseca con la storia d’Italia: sono diari, racconti epistolari, autobiografie. Una ‘banca della memoria’, come i suoi curatori lo hanno chiamato, che negli anni è diventata sempre più ricca e importante, contribuendo tra le altre cose a far rinascere in Italia l’interesse per la forma diaristica.

La lotta politica
Le testimonianze vengono da ogni parte d’Italia e restituiscono in modo esemplare il vissuto di un momento storico, dando voce a tutte le sue contraddizioni. Sono commenti talvolta molto specifici, come ad esempio quello di … , che l’11 febbraio 1977 annota le proprie impressioni su una manifestazione studentesca svoltasi a Roma, evidenziando l’inferiorità e la debolezza del PCI rispetto al ‘movimento”.

Il 17 febbario 1977, infatti, il segretario della CGIL, Luciano Lama, durante un comizio all’Università di Roma viene duramente contestato da un gruppo di estremisti, che intendono così spezzare il dialogo tra il sindacato e gli studenti e radicalizzare lo scontro. Il servizio d’ordine, in quell’occasione, non riesce a tenere la situazione sotto controllo e l’intervento della polizia fa degenerare la situazione.

Un mese dopo, l’11 marzo, tocca a Bologna; l’Università è sede di gravi disordini. Nei diari sono annotate gli stati d’animo di quei giorni; la paura di uscire di casa, un senso d’incertezza, e il timore che l’uso della violenza da parte dei gruppi estremistici faccia passare una causa giusta dalla parte del torto. Nelle pagine di Miranda Gelosi queste sensazioni confluiscono nel ritmo della vita di ogni giorno: ‘Certo hanno tanti motivi per protestare, ma non devastando. Ho fatto pulizia qui in casa e poi un riposino. Giovanni ha detto che alle due Torri si sparava. Ho detto alla Sandra che ci vorrebbe uno con metodi persuasivi e che al tempo del Fascio questo non succedeva’.
Ma anche gli arbitri e le violenze perpetrate della polizia sono oggetto di commenti. Maria Teresa Presenzino annota nel suo diario: ‘Vorrei tanto che questi ragazzi fossero più protetti dalla legge e che non gli si sparasse addosso’.

Un professore padovano, Guido Setter, dopo aver assistito ad un’assemblea studentesca, consegna alle pagine del suo diario le proprie riflessioni: ‘Uno studente ha parlato della necessità per gli studenti di dissociarsi dai collettivi autonomi. Ci sono stati scontri interni tra gli studenti. Qualcuno ha parlato di esproprio proletario ed altri termini del genere. Oggi ho visto come fanno gli autonomi a conquistare il consenso di un’assemblea’.

Il 12 marzo del ’77 il ministro degli Interni Cossiga, risponde così a chi gli domanda cosa ne pensa delle violenze in piazza: ‘Io mi chiedo come si possa pensare che tutta questa violenza serva a qualcosa o a qualcuno. Sia ben chiaro che peraltro non siamo più disposti a sopportarla.? In quei giorni il ministero degli Interni adotta misure per prevenire e reprimere la violenza, come quella di vietare fino a nuovo ordine tutte le manifestazioni pubbliche nella città di Roma. Le reazioni ad un simile atteggiamento emergono nei diari, siano esse di encomio oppure di critica alla ferma presa di posizione del governo.

Il femminismo
‘E’ un’orgia contagiosa di rumore. Un’ondata quasi erotica di rumore che mi spinge ad uscire dalla mia abituale compostezza. Ad ogni parola che pronuncio, anzi grido, fino a sentire la gola secca, sento un po’ della mia paura volare via. Non è il momento delle riflessioni; è la sensazione inebriante di sentirsi libera’.
Così annotava nel suo diario Linda Semino, mettendo in luce un altro aspetto di quegli anni, la fiducia nella possibilità di un radicale cambiamento nel rapporto tra i sessi e il vissuto del femminismo quale esperienza non solo politica ma anche privata. Come in una fotografia dell’epoca, le sue parole riportano ad un’estetica precisa e facilmente identificabile: ‘Col cappotto soltanto, la borsa a tracolla, riccioli al vento e un piglio più deciso, su, dentro in banca, al lavoro!’

Ascanio Celestini
In questo monologo su quegli anni l’attore romano inframezza i suoi ricordi d’infanzia (è nato nel 1972 e dunque nel 1977 aveva cinque anni) con il clima che si respirava nel paese. Così le scritte sui muri ad opera degli opposti estremismi diventano le prime prove per il suo apprendimento dell’alfabeto, e le quattro cifre che compongono la data 1978, formano la prima sequenza numerica che ha imparato a costruire, scrivendola ogni giorno in alto a destra, sul suo quaderno di prima elementare.
Nei suoi ricordi c’è una nonna di bassa statura, che domanda ‘chi è?’ perché non è abbastanza alta da arrivare allo spioncino, che si chiude con le mandate dietro la sua porta blindata perché in quegli anni ‘aveva paura, tanta paura’, e che si lamenta della fuga di un certo Kappler, uno ‘che sua moglie se l’era portato via chiuso in una valigia, come un pacco’. (Nell’agosto del 1977, infatti, Herbert Kappler, capo della Gestapo a Roma durante l’occupazione e diretto responsabile dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, era evaso a Roma dall’ospedale militare del Celio, dove era ricoverato)
Così commenta l’episodio una signora di Foligno nel suo diario: ‘ Povera Italia! Che tradimento al popolo italiano, al popolo che ha fatto la Resistenza contro lo stesso nemico che hanno fatto fuggire dal Celio’.

Celestini, con il solo uso delle parole che fluiscono una dopo l’altra, a tracciare una linea invisibile che dalle abitudini della nonna e dal pranzo domenicale conduce fino a Jimmy Carter, il presidente degli Stati Uniti, e riesce a rappresentare gli echi che avevano decisioni importantissime sulla vita quotidiana delle persone.
Si arriva così al 1978, alla crescita straordinaria del PCI, alla paura del sorpasso, all’avvicinamento di Moro a Berlinguer, al governo Andreotti, alla reazione degli americani all’eventualità di un governo in cui ci fossero per la prima volta i comunisti. E si arriva infine al fatidico 16 marzo, la data che segna uno spartiacque nella recente storia d’Italia, la mattina in cui il presidente della DC Aldo Moro venne rapito dalle Brigate Rosse e i cinque agenti della scorta ammazzati in via Fani, a Roma.

Il rapimento Moro
Oltre ai servizi del telegiornale tristemente noti (Bruno Vespa che annuncia l’accaduto in un’edizione straordinaria, Paolo Frajese che fa il primo servizio dal luogo della strage, camminando tra i corpi coperti da lenzuoli e l’Alfetta bianca crivellata di colpi.), sono ancora le pagine dei Diari a restituire l’impatto che quegli eventi ebbero sulle persone comuni. C’è chi ricorda le serrate dei negozi, chi i particolari di come e dove ha appreso la notizia, e chi scrive della visita ‘al cimitero, nonostante il freddo e la tramontana, a posare garofani rossi e ad accendere un lume sulla tomba di mio padre per tutti i nostri morti’.

Dal Diario di Linda Semino: ‘A casa, incollata alla Tv e alla radio. Cerco di riflettere e sento crescere dentro di me il disagio. Stanno strumentalizzando l’accaduto, stanno criminalizzando il dissenso alla loro politica, ai 30 anni di cattivo governo, e vogliono fare di Moro il martire, il nuovo Matteotti che dia loro un po’ di credibilità’.

A Bergamo Dora Sinese ha paura. Ha paura e si interroga su che cosa stia succedendo e se ci sarà una ‘guerra civile’. Mentre in un altro diario, alle annotazioni meteorologiche sul sole e le previsioni di pioggia, una signora bolognese solidarizza con la vedova di Moro e condivide la sua indignazione per i colleghi democristiani che non hanno fatto niente per salvarlo, chiedendosi: ‘Chissà cosa c’è sotto’. E infine rispondendosi: ‘Non lo sapremo mai’.

Il viaggio nella memoria volge al termine con il ricordo degli anni Settanta che finiscono; il ‘riflusso’ per Celestini è rappresentato in primo luogo da sua nonna che, lasciata la tessera del PCI, compie delle gite a Lourdes, e in secondo luogo dai consumi che cambiano; la nuova 128 “familiare”, il televisore a colori, davanti al quale, la sera dell’ultimo dell’anno, l’intera famiglia si riunisce per sentire il messaggio del nuovo Presidente, il socialista, il partigiano. Nelle parole di Sandro Pertini risuona l’eco della preoccupazione per tutta la violenza che negli ultimi tempi ha scosso l’Italia. Il Presidente, rivolgendosi ai giovani, li invita a fermare quella cieca spirale:
Non armate la vostra mano, giovani, ma armate il vostro animo. Non armate la vostra mano, perchè la violenza fa risorgere dal fondo nell’animo dell’uomo gli istinti primordiali , fa prevalere la bestia sull’uomo e anche quando è usata per legittima difesa, la violenza lascia sempre l amaro in bocca. Armate invece il vostro animo, di una fede vigorosa, scegliete voi quale, liberamente, perché questa vostra scelta presupponga il principio di libertà, perchè se così non fosse vi mettereste su una strada senza ritorno al termine della quale ci sarebbe la vostra personale e morale schiavitù.
Era il 31 dicembre del 1978.

Diari del `77 – Viaggio attraverso i ricordi was last modified: febbraio 7th, 2015 by glianni70.it

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