Decoder (1984) di Klaus Maeck

Decoder

Decoder

Fino alla metà degli anni ottanta, Berlino e Amburgo sono state il centro europeo delle controculture. In questo scenario si muovono gli straordinari personaggi di questo cult-film, uno dei pochi veramente underground del periodo.
Nel 1984 Klaus Maeck girò un film che diventerà profetico. Con una colonna sonora straordinaria per l’epoca – Soft Cell, Einsturzende Neubauten, The The – e un cast di attori eccezionale – W.S. Burroughs, G.P. Orridge degli Psychic TV, F.M. Einheit degli Einsturzende Neubauten e la vera Christiana F. (dello Zoo di Berlino) – questo film sintetizzò l’innovazione trasgressiva che il punk portò nel campo della comunicazione e intuì la rivoluzione del cyberpunk.

Germania. 1984. 87min. Prodotto da Klaus Maeck, Muscha, Volker Schaefer, Trini Trimpop. Con FM Einheit, Bill Rice, Christiane Felscherinow, Ralph Richter, Britzhold Baron de Belle, Matthias Fuchs, Genesis P.Orridge, William S. Burroughs. Regia di Klaus Maeck.
Lingua: tedesco Sottotitoli: italiano
FM (componente del gruppo Einsturzende Neubauten) scopre che all’interno della catena di fast-food “H-Burger”, viene diffusa della musica (Muzak) che condiziona fortemente i comportamenti e i gusti dei giovani avventori. Sconcertato, registra e studia le caratteristiche di questa musica ma è solo dopo gli incontri con William Burroughs e i pirati della comunicazione guidati da Genesis P.Orridge, che FM riesce a “decodificarla” e a produrre un “anti-muzak” che induca la gente a ribellarsi al potere. I servizi segreti e la stessa multinazionale degli hamburger iniziano a braccare minacciosamente il fastidioso pirata, il quale nel frattempo diffonde, aiutato dalla sua posse, la “musica della rivolta”, producendo ovunque effetti devastanti per l’ordine e la morale pubblica. E alla fine la rivoluzione…
Tra sexy-show, cut-up, rane magiche, la migliore musica tribale del periodo, inseguimenti, dream machine, cibo sintetico, videogiochi e violenti scontri di piazza, una storia che rappresenta la natura e le speranze di cambiamento del mondo delle controculture e che è profetica del cyberpunk, dell’hacking e di tutte le tecniche underground di liberazione degli anni Novanta.

Il sogno dell’underground è quello di fare la rivoluzione. Si tratti di rivoluzioni violente o pacifiche, concrete o simboliche, collettive o individuali, ogni controcultura nella sua evoluzione, prima o poi, manifesta il desiderio di una trasformazione radicale del vissuto. Ma, al momento della “scelta delle armi”, il ribelle si rende conto che una delle poche possibilità a sua disposizione è l’uso di certi mezzi di comunicazione unito alla potenza dell’immaginazione. La chitarra-fucile di Woody Guthrie; tutta la poesia beat e post beat; i film-collective anti Vietnam; il “mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia” degli Area; i riot londinesi al ritmo punk (inteso come forma di reggae incazzato per bianchi) dei Clash; le “lettere armate” e la “parola” dell’hip-hop; gli hacker sociali, i testi e le pratiche dei più interessanti gruppi di musica techno inglesi contemporanei. Tutti questi sono esempi ricorrenti di come la tensione verso la battaglia venga subliminata nello scontro dei linguaggi: musica, letteratura, cinema, informazione.
In questo filone si inserisce a pieno titolo il film Decoder, scritto da Klaus Maeck e realizzato nel 1984 da un gruppo di amici/fratelli costituitosi temporaneamente in troupe a questo scopo. Maeck aveva appena chiuso il suo negozio di dischi e chincaglierie punk, un osservatorio privilegiato su Amburgo e sulla Berlino, “murata”, dei primi anni Ottanta. E’ indubbio che in quel periodo, quelle due città fossero “the place”, il luogo dove succedevano le cose più interessanti dell’underground mondiale, la scena dove tutti i punk “dovevano” passare per espandere la propria coscienza. C’erano decine di case occupate coordinate sotto il mitico simbolo della freccia che spezza il cerchio, qui inventato ed esportato internazionalmente. C’era un movimento forte come non mai e che stava acquisendo elementi di modernità nella scelta degli obiettivi, come dimostrò la rivolta di massa contro l’introduzione della carta d’identità magnetica e che portò al fallimento del censimento che il governo tedesco aveva tentato di mettere in opera. C’erano numerosi club alternativi e una vita notturna che si dilatava ampiamente nelle ore mattutine (un’anticipazione dei contemporanei after-hour), al suono dei gruppi più radicali del periodo i quali, come gli Einsturzende Neubauten (tra i primi a infrangere la barriera del suono per entrare nella dimensione del rumore), circolavano di persona nei club e nelle occupazioni. E c’era soprattutto la “grande Germania”, che nel suo processo di modernizzazione produttiva abbandonava i capannoni industriali, in puro acciaio e dalle dimensioni strabilianti (immediatamente occupati e riciclati dal Movimento), per spostarsi nei palazzi a specchio del comando, del terziario e dell’informazione, trascinandosi dietro immediatamente la coscienza più avanzata dell’underground (risale infatti al 1984 la nascita del collettivo di hacker del Chaos Computer Club). Si tenga inoltre presente che la controcultura punk aveva da una parte messo abbondantemente le mani nel calderone del problema dell’informazione (con le fanzine, la distruzione del rock’n’roll, le etichette indipendenti, i giubbotti pieni di scritte) e dall’altra parte si collocava come critico nei confronti del sistema dominante, fossanche solamente il sistema dei segni.
Decoder riflette e concentra gli elementi di questa particolare atmosfera storica, così come registra l’attaccamento di Maeck alle figure controculturali storiche come Burroughs, che nel film interpreta la parte del “grande padre” dei ribelli o come Genesis P.Orridge, a sua volta debitore di Burroughs, che è rimasto fino ai nostri giorni un sacerdote di culti techno-tribali. Genialmente si ricompongono le esperienze degli anni Sessanta e quella punk o post-punk, per sconfiggere i simboli degli anni Ottanta. Come non rammentare la tragica diffusione anche in Italia dei fast-food/ricreativi come “Burghy” e dei loro frequentatori, che subito si caratterizzarono come nemici delle controculture (vedi gli scontri avvenuti nelle strade del centro di Milano , tra il 1984 e il 1986, tra “paninari” e punk). Decoder ci dice che dietro ogni “Burghy” c’è più di un malsano hamburger o di un fascistello, c’è un intero progetto di controllo delle menti e dei corpi, un processo ben più ampio, che ha coinvolto tutti.
Questo film cristallizza in forma epica l’ingenua utopia del punk (e di molte controculture precedenti e successive) di cambiare il mondo attraverso l’uso rovesciato dell’informazione e l’utilizzo del simbolismo e della magia come rovesciamento dell’etica cristiano/capitalista per la diffusione del caos. Caos, inteso nella sua accezione più libertaria e pagana, di energia positiva informe, temibile solo dal potere. Dal caos dell’informazione nasce il caos sociale e da qui una rivolta incontrollabile che diventa rivoluzione. Un “lieto fine” confortante, dati i tempi nervosi del cambiamento degli anni Ottanta e Novanta.

 


Decoder di Klaus Maeck by Radio Rock Revolution

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Decoder (1984) di Klaus Maeck was last modified: novembre 25th, 2014 by glianni70.it

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