Com’è arrivata l’eroina In Italia

eroina_blumir2Com’è arrivata l’eroina In Italia

Roma, 1970 – 560 tossicomani al di sotto dei 25 anni. Nessun eroinomane. L’eroina, a Roma, è sconosciuta.
Roma, 21 marzo 1970 – Il Nucleo Antidroga dei Carabinieri, diretto dal capitano Giancarlo Servolini, del SID, irrompe in un “barcone” sul Tevere: 90 arresti.
Motivo: la droga. “2.000 giovani si drogavano sul barcone” spara “Il Tempo,” quotidiano romano in cui la cronaca era diretta da Franz D’Asaro, attuale direttore dell’organo dell’MSI , “Il Secolo d’Italia.” È lo scandalo dell’anno: in sei mesi escono sui giornali nazionali, oltre diecimila articoli sulla “droga,” un quantitativo pari al totale de­gli articoli usciti nei sette anni precedenti. Roma, novembre 1975. – Gli eroinomani sono migliaia: lo ammette anche il centro Antidroga del Comune (“Panorama,” 27 novembre 1975, p. 63)Che cosa è successo tra il ’70 e il ’75, a Roma e in Italia? Il ’75 è l’anno dei primi morti di eroina: l’opinione pubblica è traumatizzata. Ma l’eroina non è arrivata misteriosamente, a caso, tutto d’un tratto. Le tre notizie che abbiamo riportato sono legate a filo doppio. Nel 1970, l’equipe di ricercatori presso il Centro per le tossicosi da farmaci stupefacenti e psicotropi ha avuto modo di accostare un vasto campione di giovani tossicomani romani: 142. Il Centro aveva note garanzie di riservatezza e vi si rivolgevano senza problemi tutti i tossicomani dei ceti medi e inferiori (gli alto-superiori hanno la possibilità di usare strutture specializzate private).Tutti questi ragazzi (meno di 25 anni) usavano “droga pesante”: non oppio e morfina, ma anfetamine, barbiturici e ipnotici non barbiturici; tutti erano “tossicomani”: avevano un livello notevole di dipendenza fisica ed erano pesantemente coinvolti nell’esperienza, spesso travolti da essa. Gli stati mentali in cui una persona viene portata da dosi “pesanti” di anfetamina e barbiturici (o ipnotici non-barbiturici, come il metaqualone) sono fortemente confusionali; molto raramente un individuo, anche molto “allenato” riesce a controllare l’esperienza o a mantenersi lucido.
Nei barbiturici e negli ipnotici, gioca il meccanismo farmacologico: la differenza con gli analgesici narcotici come la morfina è proprio la perdita di coscienza, o la riduzione di coscienza: L’anfetamina, che a basse dosi, quando non si è ancora instaurata la dipendenza, è uno stimolante cerebrale forte ma non eccezionale, ad alte dosi (e per giunta endovena), è una bomba in­controllabile. Perché, “cercando droga,” questi giovani trovavano anfetamina e barbiturici? Ci vuole un passo indietro, al periodo ’65-’67. In quell’epoca, un numero enorme di giovanissimi (decine di migliaia) si familiarizza con lo psi­cofarmaco; nelle farmacie si trova di tutto; in casa, le madri cominciano a usare tranquillanti. Quando nasce lo “yé-yé,” il piacere proibito della maggior parte dei ragazzi è la sigaretta (di tabacco) e il whisky; cinque anni prima, in Francia, migliaia di giovani già si “divertivano” con le anfetamine. E anche gli “yé-yé,” con molto ritardo, scoprono che il whisky è “più buono” con la pasticca. Noan, Valium, Ansiolin, non sono stimolanti, ma con un bicchiere di whisky fanno un certo effetto, fanno sentire diversi; per i ragazzi, lo stato normale, il comportamento normale è una “rottura.” Nessuno pensa a drogarsi, alla droga: gli psicofarmaci sono solo “pasticche,” siringhe non se ne vedono. Nasce un linguaggio, un gergo. I prodotti preferiti sono i prodotti in quel momento lanciati dall’industria farmaceutica: non perché i ragazzi sono sensibili in modo particolare ai contenuti della pubblicità, ma perché vanno in farmacia e chiedono specialità che hanno sentito nominare. Oltre al cocktail tranquillanti-alcool, vanno a fiumi il Revonal (della Bracco) e gli altri sonniferi a base di metaqualone; i barbiturici dell’industria sono famosissimi così , psicotonici, ricostituenti, ecc.; l’uso è comune anche per motivi di “produttività” (studio e lavoro) e la gente si abitua a familiarizzarsi col farmaco. Per l’anfetamina, valgono molti discorsi che si fanno sulle droghe e che non si attagliano, per esempio all’eroi­na; il mito della droga che quando si comincia non si può più smettere ha una parte di verità per l’anfetamina: grosse dosi di anfetamina provocano una tale confusione mentale e depressione, che chi “ritorna” dall’esperienza non è molto in grado di scegliere lucidamente; e, per eliminare la depressione, prende un’altra dose abbondante. Quando nel ’67 e nel ’68, comincia, soprattutto fra gli studenti e fra i primi gruppi di controcultura, a girare l’hascisc, ci si aspetterebbe una vasta diffusione fra le decine di migliaia di giovani consumatori di pasticche, se non altro per motivi banali, come provare una droga nuova. Ma non si fanno i conti con la logica di mercato: la diffusione artigianale dell’hascisc (giovani che vengono da Istanbul o dal Marocco) non conta su protezioni mafiose o di polizia; e incontra subito una dura repressione, con pesanti condanne in Tribunale, soprattutto a Roma e Milano nel ’68 (oltre duecento arresti).
La domanda di massa di droga nel mercato viene soddisfatta solo dalle farmacie: si crea una separazione di fatto fra giovani proletari e giovani della nuova sinistra che “fumano”; il rapporto è troppo rischioso, e i giovani proletari vengono “avviati” dalla logica del mercato alla farmacia. La Wellcome, rappresentante italiana della gigantesca Wellcome inglese, vede arrivare la Metedrina (Methedrine Wellcome), un’anfetamina pura, all’8 % del sub fatturato. Con la formula “anfetamina alle masse” e hascisc ai pochi, non c’è da stupirsi se nel ’70 soltanto a Roma si contano 560 tossicomani. Ma il momento determinante nello sviluppo del modello delle tossicomanie, in Italia, è il “Barcone.”In seguito alla clamorosa operazione dei carabinieri romani, si scatena un’eccezionale repressione di massa: nel ’70, gli arresti hanno un boom e superano le 100 unità (cfr. M. Rusconi e G. Blumir, La droga e il sistema, Feltrinelli, Milano 1972, pp. 209-226); perquisizioni e retate arrivano dappertutto, come nella villa di Praiano (Salerno) ……………e restano in carcere piú di un anno tranne Carol, che muore al manicomio criminale di Pozzuoli. Il giudice istruttore Verasani aveva rifiutato le cure (Carol era malata di diabete) con la seguente motivazione: “questi drogati dicono di essere malati perché vogliono la droga.” Il fatto, famosissimo, rende l’idea del clima incredibile della repressione post-“Barcone”: retate di trenta-quaranta persone a volta; titoloni sulle prime pagine dei giornali. Nasce in Italia la “psicosi” droga: per decine di milioni di italiani la droga diventa un “male oscuro,” per centinaia di migliaia di giovani, una tentazione proibita. Solo tre anni dopo, l’opinione pubblica viene a sapere, da un dossier di controinformazione di Stampa Alternativa (La droga nera) che la storia del “Barcone” era una truffa: i carabinieri avevano dichiarato ai giornali di aver reperito nel “Barcone” mezzo chilo di hascisc, siringhe, eccitanti, e decine di giovani in stato confusionale; in realtà, come risulta dagli atti dell’istruttoria, il corpo di reato era mezzo grammo di hascisc “trovato” in un cestino della spazzatura, e “nessun giovane fu incriminato per­ché agli esami medici nessuno risultò aver consumato stupefacenti.”
La colossale montatura, del “Tempo” e del SID, aveva scopi politici precisi: tenere le decine di migliaia di studenti medi, in un periodo particolarmente combattivo, sotto il mirino della repressione, coi poliziotti davanti alle scuole, e genitori, comitati e presidi mobilitati in funzione antidroga; e, sul versante droga, determinare il modello di sviluppo del mercato. I carabinieri costituiscono Nuclei Antidroga in tutta Italia; lavorano gomito a gomito col Narcotic Bureau; intrattengono rapporti continui con l’Ambasciata americana, diretta dal filogolpista, ambasciatore Graham Martin, amico del generale Miceli (a cui ha fatto versare 500 milioni, secondo il Rap­porto Pike del Senato USA); e inviano uomini in USA ai corsi specializzati nelle tecniche di infiltrazione; il capitano del Nucleo, Servolini, è stato numerose volte presentato come fascista e non ha mai smentito: per esempio, nella controinchiesta La strage di stato e su “Notizie Radicali”; secondo “Lotta Continua,” avrebbe protetto la spedizione delle guardie forestali contro la RAI-TV nella notte del golpe di Borghese (cfr. “Lotta Continua,” 4 ottobre 1975, p. 2); la caserma di Servolini sta a pochi metri dalla RAI; il famoso proclama agli italiani di Borghese cominciava ricordando un’Italia ridotta a “popolo di drogati, devastata dagli stupefacenti e dal comunismo.” Siamo nel periodo d’oro del generale Miceli e dei suoi rapporti privilegiati con i politici e con l’ambasciata americana.La grande paura della droga scatenata dal caso “Barcone,” provoca degli effetti scientificamente prevedibili: interessa alla droga, artificiosamente, centinaia di migliaia di giovani sprovveduti, attirati dalla curiosità; è il concetto, teorizzato in America di “scare”; “nella storia della droga in America – dice Victor Pawlak, Direttore della “Do It Now Foundation” – abbiamo visto che i grandi boom dell’uso di certe sostanze sono stati provocati da qualche campagna di stampa che ha fatto detonare un panico di massa nella popolazione adulta e una curiosità artificiale nella popolazione giovane.” Successe cosí per la colla degli aeroplanini: all’inizio degli anni ’70 alcuni giornali americani spararono sulle prime pagine la notizia che un certo numero di ragazzini usava la colla come droga inalante; un anno dopo, i “drogati” di colla, erano passati da poche centinaia a centinaia di migliaia in tutto il paese.
L’effetto del “Barcone” in Italia, fu il “boom” clamoroso dell’uso di anfetamina: non le pasticche dei ragazzi “yé-yé,” ma le iniezioni endovena. Nel 1970, i tossicomani negli Ospedali Psichiatrici milanesi, sono meno di dieci; nel ’71, trentuno; nel ’72, centoquaranta; sono quasi tutti casi di anfetamina e tutti casi di “bucomani,” abituati a iniettarsi i farmaci; il “boom” dell’anfetamina coincide con il “boom” del buco, con l’inizio della “cultura del buco”: esattamente il modello corrispondente alle immagini droga sparate dai giornali: il capellone con la siringa. Le migliaia di giovani sprovveduti, attirati dalla droga, trovano, a bassissimo prezzo e in libera vendita, l’anfetamina: e trovano alla luce del sole e non disturbati dalla polizia, gruppi di tossicomani pronti a insegnargli la tecnica dell’iniezione e fargli le iniezioni direttamente.
Non trovano invece la droga leggera, perché i prezzi cominciano a essere alti (anche piú di 2-3.000 il grammo), la qualità scadente e la reperibilità scarsa. Numerosi ragazzi cominciano la loro esperienza-droga dall’anfetamina in vena. È il massacro. Dopo due anni, i casi di psicosi cronica sono migliaia. I quartieri centrali come Brera e Campo dei Fiori, ritrovo di compagni del movimento, ma già tartassati dalla repressione, diventano teatro dei guai deliranti dell’anfetamina; si inserisce il mercato grigio, che specula sulle difficoltà di alcuni tossicomani cronici, guardati male dai farmacisti, e fa circolare l’anfetamina a prezzo maggiorato. “Vi siete mai chiesti dove sono finiti alcuni vostri vecchi amici – sí, di quelli magri – quelli con gli occhi fuori dalle orbite – quelli matti – alcuni sono morti. Vi ricordate il ‘Polacco’ e Peter, ovvero 40 pastiglie in due.”
“Se mi sputtano è perché vedo i miei migliori amici che stanno male” scrive “Sballo,” un ragazzo molto “dentro” alla Metedrina (Droga e sistema, cit., p. 121), proprio in quel periodo, a Brera.
Nella primavera del ’72 l’anfetamina è una piaga di massa. Oggi i ricercatori sanno che la rapidità e la violenza con cui è cresciuto il fenomeno sono una conseguenza diretta della campagna politica nata a Roma nel marzo ’70: la dottoressa Maria Grazia Cogliati, dell’equipe psichiatrica, dell’Ospedale Psichiatrico di Gorizia, diretta dal prof. Dr. Franco Basaglia, ha dedicato una lunga, lucida e sconcertante analisi a tre annate del quotidiano “Il Tempo” (1968-1970), compreso il caso “Barcone”.
Il lavoro, capillare e massiccio, dei “giornalisti d’assalto, funziona su un doppio livello:
a) Influenzare direttamente la burocrazia statale, i carabinieri e le forze di polizia sensibilizzandoli ancora di piú alla repressione dura con­tro i capelloni e i drogati e fornendo loro una copertura politica.
b) Influenzare l’opinione pubblica, a livello di massa, imponendo anche in Italia il mito della marijuana come droga assassina: criminalizzando tutti i capelloni come sospetti consumatori: l’effetto sul pubblico è profondo, perché “Il Tempo” funziona da direttore d’orchestra in tutta la campagna e le sue veline vengono riprese da tutta la catena dei giornali di Monti e anche dalla stampa nazionale: il risultato è “un atteggiamento basato sulla paura, sul disprezzo e sull’intolleranza.” Si crea il tossicomane, perché chiunque inizia con le droghe nocive viene sbattuto in un vicolo cieco, “impossibilitato a trovare un lavoro o un alloggio o una solidarietà.”
Rendendo la vita impossibile a capelloni, freackettoni nelle piazze o nelle case e respinti e visti come drogati dalla gente, costringe una parte di loro a darsi alla droga pesante (Analisi del comportamento comunicativo di un giornale romano, in Esperienze di una ricerca sulle tossi­comanie giovanili in Italia, a cura di L. Cancrini, Mondadori, Milano 1973, pp. 194-230).
L’alleanza opinione pubblica-polizia è fondamentale per rendere possibile e credibile la repressione dei giovani proletari e delle droghe leggere; in società dove la gente è piú informata sulla nocività delle varie droghe, sui modi efficaci di affrontare un eventuale problema di tossicomania, si crea automaticamente una rete di protezione, dalla famiglia agli amici, intorno a chi usa droghe illegali; in Italia, il caso tipico dopo il ’70, è quello del genitore che denuncia il figlio alla polizia e che chiede ai carabinieri di salvarlo dalla droga. È un risultato eccellente, voluto: la trasformazione della famiglia in una rete capillare di spionaggio gratuito per la polizia. Una pacchia: solo a loro spese, naturalmente, i genitori sprovveduti, che hanno chiesto “aiuto” ai carabinieri, scopriranno che ciò vuol dire mandare in galera il loro figlio per due anni e trasformarlo in un rottame.
Un’ equipe dell’Istituto Superiore di Sociologia di Milano, coordinata dal professor Guido Martinotti, ha analizzato, valendosi di tecniche di elaborazione elettronica, tutti gli articoli sulla droga apparsi su sei quotidiani significativi (“Corriere della Sera,” “Giorno,” “L’Unità,” “La Notte,” “La Stampa,” “L’Avvenire”); ecco come vengono caratterizzati, nella maggioranza dei casi, i consumatori di droghe leggere arrestati dalla polizia: devianti, squallidi,» «disumani, violenti,” “sprovveduti,” (C. Caraccia, C. Costa, G. Martinotti, La stampa quotidiana e la droga, in Droga e società italiana, Indagine del Centro Nazionale di Prevenzione e difesa sociale, Giuffré, Milano 1974).
Nella ricerca condotta per l’Amministrazione provinciale di Milano, gli psicologi Quadrio e colleghi hanno rilevato statisticamente che nel ’73, la stragrande maggioranza della popolazione aveva accettato le idee reazionarie diffuse dalla stampa: il 50,8 % , riteneva che individui particolarmente attirati dalla droga fossero gli omosessuali; tra i problemi ritenuti “attualmente preoccupanti” in Italia, il 70.1 % dei giovani credeva che le droghe hanno solo effetti negativi,” il 38,4 % riteneva che “tutte le droghe sono egualmente dannose,” il 23,9 % in­dicava l’hascisc fra le droghe giudicate piú dannose, il 33,2 % rispondeva “sí” alla domanda “le darebbe fastidio se un drogato venisse ad abitare nel suo quartiere,” il 45,1 % rispondeva “sí” alla domanda “le darebbe fastidio se un drogato venisse ad abitare nel suo caseggiato?” e addirittura un 82 % di sí per “se volesse imparentarsi con la sua famiglia?” (A. Quadrio, B. Barbero Avanzini, F. Dogana, 141. Sacchi, Il problema della droga nella società contem­poranea. Indagine sulla opinione pubblica milanese, in Droga e società italiana, cit.).
Grazie al “Tempo” e ai carabinieri del SID, chi fuma qualche sigaretta di marijuana è visto dalla gente peggio di un lebbroso. È chiaro anche che nei giovani con queste opinioni, basta un momento di esperienza personale con una qualsiasi droga non schifosa, per far crollare tutte le resistenze: il 33,5 % degli intervistati tra i 16 e i 20 anni indica l’hascisc fra le droghe piú pericolose. Sono masse “predestinate” all’eroina. I primi morti. L’anfetamina è una droga pesante Il primissimo è Gianni Favero, 20 anni, di Mestre, assassinato dalla Squadra Narcotici di Milano e dal carcere milanese di San Vittore: i funzionari della questura lo arrestano con un paio d’etti di hascisc in seguito a una spiata. È la solita storia: i poliziotti di Milano e Roma sono dei precursori del clima post-barcone degli anni ’70; il capo della Mobile milanese, il dottor Beneforti, si scatena contro i compagni che portano un po’ d’hascisc da ; Istanbul, e intanto, invece che alla lotta contro gli evasori fiscali o i truffatori alla Felice Riva, sì dedica allo spionaggio telefonico, insieme a Tom Ponzi (fatti per cui finirà in galera nel ’73, nel corso dell’istruttoria sulle intercettazioni). Il ragazzo arrestato questa volta è un consumatore di anfetamina: in carcere non lo curano e muore dopo pochi mesi per nefrite. La seconda è Carol Berger, senza nessuna malattia di droga: assassinata da un giudice istruttore di Salerno, che le nega le cure (vedi paragrafo precedente).I primi morti “diretti” sono del ’72: e sono quattro; Fiorella Nicolato, a Vicenza, in febbraio, uccisa da un barbiturico in associazione (lo Strofosedan); Pietro Lagomaggiore in marzo, a Milano: anfetamine; Elisa Toso, 16 anni, in settembre, a Trino Vercellese: anfetamine; Patrizia Paolucci, a Milano in dicembre: anfetamine. Sono solo i morti apparsi sui quotidiani nazionali: poi ci sono gli altri, quelli che muoiono come cani, in una toilette o in una soffitta, per una dose fatale di anfetamina; quelli di cui parla “Sballo,” non registrati dai medici o dalla stampa: l’anfetamina non è una droga.


Dall’anfetamina alla morfina

Il 17 maggio 1972, il ministro della Sanità del governo Andreotti, il democristiano Athos Valsecchi (incriminato nel ’74 per lo scandalo del petrolio) inserisce nell’elenco degli stupefacenti le anfetamine: ben 34 anni dopo la Svezia e dopo una polemica di venti anni delle Nazioni Unite contro lo stato italiano.Il provvedimento arriva all’improvviso, quando i consumatori di anfetamina endovena sono in tutta Italia almeno diecimila, e i tossicomani non meno di cinquemila. Il lancio pubblicitario della nuova legge è notevole (prima pagina sui giornali); in parte è un provvedimento-truffa, perché vengono messe fuorilegge soltanto un terzo delle anfetamine, che le case ritirano dal commercio. Restano in circolazione dozzine di specialità, dal Preludin Compositum (della Boehringer) al Magriz (della Pierrel) al Magrene (della Ravasini), al Tenuate (della multinazionale Richardson and Merrell). Sono prodotti a fatturato altissimo per­ché usati da centinaia di migliaia di persone, in mag­gioranza donne, come dimagranti.
Gli effetti sul mercato della proibizione delle anfetamine sono clamorosi; nell’autunno del ’72, arriva, a Roma, la morfina. Prezzi bassi, ottima qualità: è cloridrato di morfina della Mercks, un’industria tedesca che si è sbarazzata di enormi scorte (diverse tonnellate) di morfina in pasticche, con un sistema originale.
Le organizzazioni…….. …(c’è un salto nella pagina , ma a memoria le pasticche dovrebbero essere quelle delle scorte per i soldati americani in Vietnam,dove la guerra nel frattempo è finita e quelle scorte sono inutilizzabili) ……e medicinali; e acquistano le pastiglie (che la Mercks non saprebbe come usare perché ne è stato proibito il commercio). Milioni di pasticche finiscono a Peshawar, nel Pakistan, e vengono rivendute al mercato nero agli europei di passaggio: 30 lire a pasticca. Molti freak europei in viaggio verso l’India cominciano a bucarsi con questa morfina; la voce si sparge, e nell’autunno del ’72, Roma, ai concerti pop, a Campo de’ Fiori e in numerosi quartieri, è inondata di morfina.”Sono uscito di carcere nell’inverno ’72, dopo un anno e quattro mesi. Mi avevano dato la libertà provvisoria con la legge Valpreda.
Mi aveva arrestato il capitano Servolini dei carabinieri antidroga, per una pastiglia di LSD, nascosta in una biro: l’hanno trovata per una soffiata.” Comincia cosí il racconto di Roberto Canale, uno delle centinaia di ragazzi e compagni romani, arrestati nel ’70 dal Nucleo antidroga.”Quando sono uscito, Roma non era piú la stessa: Trastevere completamente rovinata, Campo de’ Fiori piena di spie, di mafiosi […]. Quando sono entrato in carcere, a Roma c’era qualche bucomane: sballati che si facevano l’anfetamina; oppio o morfina nei giri di Trastevere e Campo de’ Fiori non se ne vedevano quasi mai. Adesso, arrivo sulla piazza e vedo dei ragazzi che vendono pastiglie di morfina davanti a tutti, come se fossero sigarette di contrabbando. ‘Ma non avete paura?’
Alcuni li conoscevo, erano ragazzi delle borgate. Si misero a ridere. “A te ne diamo gratis, prendila, è molto buona.””Credevo che fossero gentili perché erano vecchi amici e io ero appena uscito di prigione: mi sbagliavo. Facevano così, quasi con tutti: gratis o per 200-300 lire.`Il memoriale di Roberto Canale, in possesso di Stampa Alternativa e pubblicato in esclusiva in stralci da “Paese Sera” (Sono un drogato, ecco la mia storia), un paginone del 24 aprile ’75, e l`Espresso” (Cosí funziona l’industria della morfina, 27 aprile 1975), è il documento fondamentale per capire la storia dell’eroina in Italia. Gli spacciatori di morfina non erano grossi boss mafiosi o professionisti: ma ragazzotti di periferia entrati in un’impresa più grande di loro. Nella parte inedita del memoriale, Roberto spiega di aver conosciuto in carcere parecchi ragazzi tossicomani e amici di tossicomani: tutti, quando venivano fermati ……………… e facevano questo discorso: “……. vi lasciamo stare; altrimenti, due anni al gabbio (prigione) non ve li toglie nessuno.” Il ricatto scattava anche quando i ragazzi venivano fermati senza droga. “A quella ci pensiamo noi” diceva Servolini, ‘i giudici tra la nostra parola e la vostra credono a noi.’ […].
Alcuni tossicomani finivano nei guai per aver fatto delle ricette false: se i carabinieri fermavano un tossicomane, Servolini gli faceva lo stesso discorso; però con una promessa in piú: “Se lavori per noi ti diamo morfina gratis.”. Dopo che ho cominciato a bucarmi, ho visto anch’io qualche volta questa morfina: era diversa da quella del Pakistan (logico: Servolini non poteva arrivare al punto di consegnare ai ragazzi droga uguale a quella che veniva venduta sul mercato dagli spacciatori, il gioco sarebbe stato troppo scoperto), e si diceva che veniva dai Laboratori farmaceutici che la forniscono in dotazione esclusiva all’esercito. La chiamavano Palfium.
Del Palfium abbiamo già parlato.
Fu lanciato dall’industria belga alla fine degli anni ’50 come l’analgesico del secolo che non dà assuefazione, in realtà era una specie di morfina sintetica con le stesse proprietà tossiche; i laboratori sono quelli dell’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze (autorizzato a produrre sostanze stupefacenti dal ministero della Sanità: aut. 1/860) che lavora esclusivamente per le Forze Armate: i Carabinieri ricevono i medicinali direttamente da loro.< Nel ’73, tra la morfina del Bangla Desh e quella dell’esercito, Roma è inondata di droga pesante. Le pasticche vengono soprannominate “Peshawar,” i clienti cominciano ad arrivare anche da altre città, Milano, Bologna, Firenze.La morfina fa strage fra i tossicomani da anfetamina, già abituati alle iniezioni, e contenti di passare a una tossicomania apparentemente più tranquilla dei continui deliri dell`anfe”: le prime centinaia, migliaia, di reclute, sono ex anfetaminici. Gli spacciatori sono una trentina, ma lavorano parecchio, in una decina di “piazze,” dal centro, Campo de’ Fiori, a zone come piazza Quadrata (il Piper), piazza Bologna, la Balduina, Monteverde, a zone di periferia come Boccea o Montesacro. I piú importanti sono una decina e non hanno difficoltà ad andare e tornare dal Pakistan ……………..informatori dei Carabinieri del Nucleo Antidroga, vendevano sotto gli occhi dei carabinieri in borghese,” accusa il memoriale Canale. Il Nucleo non ha mai smentito: e non ha reagito nemmeno alla clamorosa denuncia contro il suo titolare (capitano Mazzotta) per “corruzione e spaccio di eroina” presentata il 2 luglio 1975 da Stampa Alternativa alla Procura della Repubblica di Roma, in base al memoriale ed a un voluminoso dossier.D’altra parte, già nel ’73, il “Corriere della Sera” aveva pubblicato in prima pagina una clamorosa (quanto involontaria) rivelazione dell’ambasciata americana, racchiusa in un libretto ad uso e consumo esclusivo dei turisti americani, per metterli in guardia contro le leggi italiane, in cui si affermava testualmente: “I giovani americani non sanno che in Italia gli spacciatori di droga sono anche spie del Nucleo Antidroga e vengono ricompensati in cambio di informazioni dettagliate sugli acquirenti/consumatori (Alfonso Madeo, La droga trabocchetto per i turisti a Roma, “Corriere della Sera,” 23 maggio 1973). Una chiara accusa di protezione e connivenza, anche questa mai smentita, anzi, in seguito alla quale il gran capo dell’Antidroga, il capitano Servolini, venne subito dopo destituito dalle sue funzioni e trasferito. Gli spacciatori agiscono indisturbati; mentre continuano al solito ritmo gli arresti per hascisc, non un solo arresto viene effettuato per detenzione o spacciò di morfina tra il ,’72 e l’estate del ’73.”
Dal febbraio 1973, il Centro Antidroga del Comune di Roma comincia a ricevere i primi casi di intossicazione da morfina: nel settembre 1974, è possibile fare i conti. Sono passati dal centro, -160 giovani: tutti consumatori abituali di oppiacei; nel 1970, su 142 tossicomani trattati dal Centro per le “tossicosi da stupefacenti e psicotropi gestito dall’equipe di Cancrini (e ora chiuso), nessuno era morfinomane o eroinomane, tutti erano farmacodipendenti da psicofarmaci (cfr. L. Cancrini, M. Malagoli Togliatti, G. Meucci; Droga: chi, come, perché, Sansoni, Firenze 1972, pp. 53-54). La situazione si è completamente ribaltata: l’escalation dall’anfetamina alla morfina è documentata in modo evidente. Il neuropsichiatria dottor Riccardo Zerbetto, dell’equipe del Centro Antidroga, segnala un 36 % di ex consumatori di anfetamine, piú di un terzo del totale (in L’impiego del metadone nel trattamento della morfinodipendenza, in “Rassegna di studi psichiatrici,” vol. LXIII, fasc. 6, novembre-dicembre 1974, p. 875).

Dalla morfina all’eroina.
L’inverno dell’eroina: ’74 – ‘75. Quando le scorte pakistane di morfina della Mercks finiscono, il giro cambia: è il momento dell’eroina, che ad Amsterdam (’74) si trova anche a 10.000 lire al grammo. Tutti i morfinomani passano senza difficoltà all’eroi­na: l’inverno 74/75 segna la diffusione di massa. Ormai a Livorno, quelli del giro bucano quasi tutti. L’eroina si è fatta viva già da un pezzo, da parecchi mesi (prima era un fatto sporadico) con regolarità. Costa 10.000 lire a busta e i ragazzi incastrati la rimediano con furtarelli o vendendo altra `”ero”. Per quanto riguarda l’hascisc, il discorso è quello che si fa in moltissime città: per periodi relativamente lunghi sparisce del tutto e appare la roba pesante; e dopo un po’ l’erba ricompare ancora, ma a prezzi assurdi: per 5.000 lire ti danno un `joint’ (sigarettone a base di hascisc, N.d.R), un ‘joint’ e mezzo. Arresti, per il fumo, ce ne sono sempre. Per l’eroina, uno o due: chi ce l’aveva per venderla, è subito uscito; l’altro, un ragazzo di 18 anni preso nel giro, è ancora dentro,” scrive all’inizio della primavera una studentessa di Livorno.”A Genova (da sempre una buona piazza per l’acquisto di droghe leggere provenienti dal porto) circa tre ‘ mesi fa quei figli di puttana mafiosi hanno fatto sparire quasi completamente la “merda” (è la parola di gergo ‘ per l’hascisc, dall’inglese shit )” scrive un compagno anarchico. “All’inizio l’hanno distribuita anche gratis o comunque a un prezzo bassissimo. Adesso sono passati a 90.000 lire il grammo; per quanto riguarda la `merda,’ i prezzi prima dell’inverno erano questi: marocco: 60.000 all’etto; libano rosso: 80.000; pakistano nero: 90.000. I prezzi delle stecchette partivano da un minimo di 1.500-2.000 al grammo. Adesso i prezzi sono cambiati ed è difficilissimo trovare della roba che non sia una fregatura: marocco: 90.000; libano:………………….. strade il nero va addirittura a 270.000, 250-300.000.

L’operazione eroina si basa su tre fattori:
a) Senza nessun problema, sparita la morfina, sostituirla con l’eroina; anche se i prezzi sono piú alti, i morfinomani non hanno scelta; é l’eroina è anche farmacologicamente un sostituto adatto.
b) La manovra di mercato: i mafiosi dell’eroina con­trollano una quota del mercato della droga leggera; non hanno nessuna difficoltà a fingere una carestia della merce o ad alzare artificiosamente il prezzo; contemporaneamente, immettendo sul mercato eroina a basso prezzo o semi-gratuita, si compie un’operazione promozionale verso, i “neofiti”, della droga, le migliaia di ragazzi, che, stimolati dai meccanismi che abbiamo descritto in pre­cedenza, si avvicinano al mercato nero per “provare” la droga,nella misura in cui in cui, come documentano le indagini di Quadrio e della sua equipe di psicologi, questi ragazzi ignorano i pericoli dell’eroina, o hanno un’immagine confusa della droga in generale, non esistono resistenze specifiche all’uso di eroina. Inoltre, la migliore pubblicità è quella del prezzo. basso: ciò è particolarmente vero per i giovani operai, proletari e sottoproletari. Nell’inverno ’74-75 nelle grandi città operaie come Torino e Milano quello del prezzo è il fattore chiave con cui vengono agganciati i giovani operai.
c) Chi controlla il racket dell’eroina ha la necessità per potere alterare i prezzi del mercato delle droghe leggere, o per poter limitare drasticamente la disponibilità di hascisc, di influire sulle quote di mercato dell’hascisc controllate da altri, non legati al racket. L’unico modo di influire su queste quote sono gli arresti e i sequestri, che non possono, per evidenti motivi, essere operati direttamente dai trafficanti.
Tuttavia ‘il trimestre novembre/ gennaio segna un “boom” clamoroso negli arresti per droghe leggere: oltre 2.000 in tutta Italia, pari a una media annua di 8.000. I “fumatori” vengono arrestati a dozzine alla volta, compreso piccole città come Monza, dove il 16 dicembre (cfr. “Il Giorno”) vengono arrestati dodici ragazzi di Lissone, Macherio, Sovico: di cui 8 operai e 1 meccanico; l’epidemia coinvolge molte regioni e città dove per anni gli arresti sono stati rarissimi o inesistenti: l’Umbria ..(Spoleto, Foligno, Terni, Perugia), la Calabria Trieste ……………); i centri minori della Lombardia (Bergamo, Treviglio), la Puglia (Bari, Mola), la Sicilia (Catania, Palermo); nelle grandi città (Torino, Firenze, Bologna, Roma, Mi­lano, Genova) c’è un’intensificazione delle retate soprattutto a Milano si cerca di colpire le quote piú vistose dell’importazione: il 26 gennaio i carabinieri sequestrano 41 kg di olio di hashish, il cui valore è dieci volte superiore all’hashish semplice (stimato in mezzo miliardo). Le operazioni nel Nord Italia sono promosse dal Nucleo Antidroga dei carabinieri di Milano, diretto dal capitano Guarnotta, braccio destro di Servolini nel caso del “Barcone” sul Tevere (e autore in proprio della fa­mosa provocazione contro Re Nudo: 67 arresti in un circolo privato); al centro fra Roma-Umbria-Firenze-Napoli, dal Nucleo Antidroga dei Carabinieri di Roma.
I Nuclei Antidroga ritornano a farla da protagonisti nell’operazione eroina:soltanto col loro aiuto i trafficanti di eroina possono controllare le quote di mercato (droghe leggere) non in mano loro: l’operazione “ inverno dell’eroina” , con ritiro delle droghe leggere e massicce immissioni di eroina a basso prezzo funziona e riesce perché con i 2000 e passa arresti e con gli importanti sequestri delle medie e grosse importazioni i carabinieri hanno bloccato il mercato dell’hashish dando via libera ai trafficanti di eroina.

 

Com’è arrivata l’eroina In Italia was last modified: dicembre 13th, 2014 by glianni70.it

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