BRIGATE ROSSO-NERE

brigate rossonereBRIGATE ROSSO-NERE

di Andrea Cinquegrani

Torna in liberta’ il br Senzani, regista dell’omicidio Peci e della “trattativa” Cirillo, un passione per l’editoria. Stesso hobby dell’altro bierre Morucci, che oggi scrive per una rivista di “intelligence” con la benedizione di Alemanno e del generale Mori… * * * Roma. 5 ottobre 2010. Nel cuore chic della capitale, via in Lucina 17, presso la sede della Fondazione Nuova Italia viene presentato il quarto numero di un trimestrale, Theorema. A presiedere la Fondazione c’e’ nientemeno che il primo cittadino della capitale, Gianni Alemanno, mentre nel folto consiglio di amministrazione fa capolino anche la gentile consorte, Isabella Rauti (figlia di Pino Rauti, fresco di assoluzione “tombale” nell’ennesimo processo per la strage di piazza della Loggia a Brescia). E’ articolata in aree di “studio”, Nuova Italia: Sergio Gallo alla giustizia, Francesca Romana Fragale e Giovanni Monastra per agricoltura e ambiente, Claudio Gaudino allo sviluppo economico, Costantino Lauria per Sicurezza dello Stato e del cittadino, alle Politiche internazionali Loris Facchinetti. Un nome, una storia, quella di Facchinetti. Ecco come viene dipinto nell’archivio della Fondazione (una che serve davvero ad uno scopo sociale) Cipriani: «Ex missimo passato a Ordine nuovo, massone del gruppo dell’ex generale fascista Ghinazzi, facente parte della redazione del periodico L’incontro delle genti con Elvio Sciubba, Facchinetti (con tutto il gruppo di Europa Civilta’ composto da Serpieri, Tacchi, Orlandini, Borghese) sin dal 1969 aveva stretti rapporti con Miceli. Facchinetti era inoltre in contatto con la P2 perche’ vi era transitato ed era in contatto con elementi della Magliana, Egidio Giuliani e Paolo Aleandri». Per aver qualche ulteriore ragguaglio basta scorrere le pagine web de Il Faro Magazine che alla voce “Loris Facchinetti, il piu’ grande italiano vivente”, infila un chilometrico curriculum che va da una dozzina di sigle “umanitarie” sparse in mezzo mondo, fino alla carica (nel passato) di assessore alle politiche sociali del comune di Battipaglia, e alla presidenza del comitato consultivo della Fondazione Caschi Bianchi Europa ai cui vertici siedono l’argentino Octavio Frigerio e per l’Europa il nostrano Antonio Volpe. Insomma, un ottimo biglietto da visita, quello con le onoreficenze di Facchinetti, per la Fondazione promossa dal sindaco di Roma, con fini – evidentemente – altrettanto umanitari. Un Facchinetti davvero iperattivo, visto che pochi giorni dopo la presentazione della rivista di casa, ha promosso per l’8 novembre un convegno dal titolo “Esiliato, rifugiato, migrante. Temi dell’esilio e itinerari dall’Est”, svoltosi presso la Sala del Caminetto di Nuova Italia. E passiamo alla creatura trimestrale, Theorema. Viene edita da una sigla veronese, Noema (con una sede secondaria a Roma, in via XX Settembre), direttore editoriale Nicola Peppe, responsabile Salvatore Santangelo. Il comitato scientifico e’ coordinato da Alfredo Mantici e composto da Luigi Cardona, Giuseppe De Donno, Nicola Pedde e Sabatino Stornelli. A presiderlo, Mario Mori. Due nomi, quelli di Mori e Di Donno, che riportano dritti dritti ai Servizi segreti di casa nostra, ai vertici del Ros. Due nomi e un destino in comune: assolti (ma con una motivazione che – se letta con attenzione – suona come una condanna che piu’ forte non si puo’) nel processo palermitano per la mancata perquisizione del covo di Toto’ Riina (venne lasciato incredibilmente senza controllo per due settimane, trovato addirittura ritinteggiato e ovviamente privo della cassaforte in cui con ogni probabilita’ era contenuta la lista da 3000 nomi “eccellenti” pro mafia: «se ne cadeva tutta l’Italia se lo trovavano», dichiaro’ la collaboratrice di giustizia Giusy Vitale); ma oggi sotto processo, sempre a Palermo, per la mancata cattura di Bernardo Provenzano. MORI ;e MORUCCI Proseguiamo con l’organigramma di Theorema. Il coordinamento redazionale e’ affidato a Carlo Andrea Cardona e Rocco Bellantone. Fra i collaboratori ecco alcune firme: Floriana Barone, Emanuela Del Re, Marta Fresolone, Marco Giaconi, Maria Rita Gismondo, Franz Gustincich, Francesco La Licata, Giorgio Mantici, Luca Mantovani, Valerio Morucci, Carlo Panella, Vittorfranco Pisano. Valerio Morucci? Possibile mai? Il brigatista del caso Moro? Gomito a gomito con l’ex vertice del Ros Mori? Rammentiamo, anche stavolta, qualche pezzo di storia. Morucci, fra i protagonisti del rapimento-eccidio di via Fani, e’ stato condannato a piu’ ergastoli; poi, pero’, ha pensato bene di “dissociarsi”, facile percorso per una fortissima riduzione di pena, tanto che e’ uscito di galera addirittura nel 1994. Commenta lo scrittore Domenico Geluardi: «Mi ha lasciato di stucco leggere un articolo di Morucci su Theorema, una rivista che si occupa di sicurezza, geopolitica e intelligence. Il titolo e’ “Quando l’illecito diventa lecito” ed il terrorismo non c’entra in alcun modo. L’ex brigatista parla della situazione socio politica italiana, una vera analisi con tanto di attacco finale alla “inconsistenza del Pil”. Nelle poche righe che presentano l’autore si legge che “ha partecipato, tra l’altro, al sequestro di Aldo Moro, al cui epilogo si e’ inutilmente opposto”. Piccola omissione: ha partecipato alla strage di via Fani, ha sparato. Questo non e’ solo un dettaglio». Continua Geluardi: «leggo con sgomento che il comitato scientifico e’ presieduta da Mario Mori e composto da figure di primo piano delle Forze Armate e dei Servizi e anche dal collaboratore storico del generale Mori, Giuseppe De Donno. Proprio il Mori che ha combattuto il terrorismo al fianco del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il Mori che ha dichiarato che “uccidere un carabiniere e’ un reato che piu’ di altri non puo’ restare impunito”. In via Fani il 16 marzo 1978 hanno perso la vita i carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci». E, sconsolato, conclude: «Chissa’ cosa prova l’ex direttore del Sisde a presidere il comitato scientifico di una rivista di intelligence che pubblica le analisi politiche di Valerio Morucci. E cosa prova il sindaco Alemanno, che ha chiesto di non dimenticare le vittime degli anni di piombo». E che – guarda caso – ha nominato proprio il generale Mori e l’altro braccio destro nelle sue performances siciliane (soprattutto il mancato controllo del covo di Riina), Sergio Di Caprio (al secolo il capitano Ultimo, immortalato nel serial da Raul Bova) come responsabili della sicurezza per il comune di Roma, incarichi lautamente retribuiti. E ora Alemanno e’ alle prese con l’inchiesta della procura sulla mega Parentopoli in Campidoglio… Sempre a proposito di Morucci, non mancano altri tasselli del passato brigatista. Che conducono ad altri Servizi. Stavolta di marca israeliana. Ricostruiscono all’universita’ di Trento: «Anche Renato Curcio ne parlava, richieste di incontri da parte del Mossad. Sarebbero avvenuti a Roma, presso fermate di autobus. Ci sarebbe stato, fra gli altri, anche Morucci. Ma a quanto pare non avrebbero portato poi a risultati concreti o a rapporti di qualche tipo». I ;SIGNORI ;DEGLI ;ANELLI Non solo Servizi di casa nostra, Mossad oppure Kgb nella bierre story. A quanto pare la “genesi” del movimento (o comunque di una sua significativa costola) e’ avvenuta con la benedizione dei vertici Usa. Osserva lo “storico” dei servizi segreti, consulente di numerose procure e autore di diversi libri sul tema, Giuseppe De Lutiis: «Non dimentichiamo un tassello fondamentale che si chiama Hyperion, la cellula creata dalla Cia e della quale facevano parte alcuni brigatisti della prima ora come Corrado Simioni, Giovanni Mulinaris e Duccio Berio». I tre, infatti, fanno parte del nucleo originario delle Br, denominato “Collettivo politico metropolitano”, in cui militarono anche Moretti e Prospero Gallinari. La stella di Hyperion – una sorta di super cupola transnazionale in cui confluiscono interessi politici e finanziari d’ogni risma – comincia a splendere in Normandia, in una mega villa nei pressi di Rouen, «la villa dai tre anelli concentrici», sottolinea De Lutiis. «I cerchi, gli anelli – descrive un altro esperto che preferisce l’anonimato – sono una chiara simbologia che torna ancora oggi piu’ attuale che mai, in tempi di super lobbies che valicano i confini nazionali e disegnano i destini del pianeta: e la prossima cyber war scatenata dal caso Assange sta li’ a dimostrarlo. Trilateral e Bilderberg, del resto, non sono realta’ metafisiche ma, purtroppo, ben concrete e determinanti…». Quella storia, comunque, fini’ con destini separati. I tre (Berio, Mulinaris e Simioni), dal ‘75 in poi si trasferiscono in Francia, mentre Moretti e Gallinari si dedicarono ai destini bierre in Italia. Ma sara’ mai finito il condizionamento degli Anelli targati Cia su tante storie e misteri di casa nostra?

BRIGATE ROSSO-NERE was last modified: febbraio 21st, 2015 by glianni70.it

Post correlati

Bookmark the permalink.

2 Comments

  1. La natura della collaborazione di Valerio Morucci non è legata a “infiltrazioni” o altre stupidaggini del genere ma al suo status di “collaboratore di giustizia” e dissociato della lotta armata, atteggiamento processuale che gli permise di ottenere enormi sconti di pena e uscire anticipatamente dal carcere, a diferenza dei suoi ex compagni.
    Dunque, il problema, sta nel cono d’ombra, in quella zona grigia rappresentata dal pentitismo. Leglisazione premiale congeniata e voluta dai magistrati dell’ex Pci, come Giancarlo Caselli e Luciano Violante.
    Ancora una cosa, Morucci venne arrestato a casa di Giuliana Conforto, ex militante di Potere operaio. Il padre della Conforto iscritto al Pci era, lui sì, un vecchio informatore del Kgb. Fu proprio lui – stando a fonti rilevata dalla commissione stragi – ad avvertire la polizia della presenza di Morucci in casa della figlia. Circostanza che la dice lunga sull’infondatezza delle varie teorie del complotto.

  2. Pingback:Dens dŏlens 162 – Le debolezze dei brigatisti ‹ Iskrae

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I link nei commenti potrebbero essere liberi dal nofollow.