ARGO 16 un mistero mai chiarito – La Storia Siamo Noi

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Per la serie “La Storia siamo noi” Rai Educational presenta “ARGO 16” di Cristina Fratello, in onda mercoledì 19 novembre alle 23.30 su Raidue. Argo 16, un nome in codice, un mistero mai chiarito, un giallo internazionale. E’ il 23 novembre 1973 quando un aereo C-47 Dakota dell’Aeronautica Militare si schianta al suolo dopo essere decollato dall’aeroporto di Venezia. Nel disastro, muoiono quattro persone dell’equipaggio, tra cui il Comandante Bòrreo, un pilota di grandissima esperienza, pluridecorato nella II Guerra Mondiale. A 35 anni da quel disastro “La Storia Siamo Noi” ricostruisce un intrigo che coinvolge i servizi segreti, il conflitto nel Medio Oriente, la e la Guerra Fredda; fra gli intervistati Luigi Borreo, figlio comandante Argo 16, il capo di , il generale Paolo Inzerilli, Ambrogio Viviani, capo controspionaggio 1970-74; Giovanni Pellegrino, presidente Commissione stragi 1994/2001, Sebastiano Sartoretto, avvocato famiglia Borreo.

cossiga argo 16Il 23 novembre del 1973, alle sette del mattino, un aereo C47 Dakota dell’aeronautica Militare, si schianta sul suolo dopo essere decollato dall’aeroporto di Venezia. Il disastro provoca quattro morti, tra cui il Comandante Borreo, un pilota di grande esperienza, pluridecorato durante la Seconda Guerra Mondiale. Il nome in codice di quell’aereo è Argo 16, così chiamato in riferimento al gigante mitologico “Argo che tutto vede”. Il velivolo, infatti, svolgeva missioni speciali per il Servizio Segreto italiano interno alle forze armate ed effettuava le misure elettroniche nell’Adriatico contro la rete radar jugoslava.

Dietro Argo 16 si nasconde ancora oggi un mistero mai chiarito, un intrigo che coinvolge i Servizi Segreti, il conflitto nel Medio Oriente, la e la Guerra Fredda.

Qualche settimana prima…
A Roma era arrivato un commando di cinque palestinesi di origine libica che gli agenti del (Servizi Segreti Italiani) iniziano a tenere sotto controllo: microfoni in stanza, sotto ufficiali ed interpreti, pedinamenti, etc…Il scopre subito che i cinque libanesi hanno affittato un appartamento ad Ostia che nasconde due missili russi Strela, e gli orari delle linee aeree israeliane dell’aeroporto di Fiumicino di Roma. Un particolare importante era la terrazza che circondava l’abitazione, esattamente perpendicolare alle linee di decollo aeree. L’ipotesi dell’attentato era chiara. I cinque vengono immediatamente arrestati.

Ma l’allora Ministro degli Esteri Aldo Moro, da l’ordine di restituire i cinque prigionieri, dopo la protesta proveniente dalla Libia. Così due uomini vengono immediatamente riportati in patria, gli altri tre, invece, vengono tenuti sotto fermo per un po’. Tocca al Capitano La Bruna del SID, riportare in patria i primi due libici: proprio in quella occasione viene utilizzato l’aereo Argo 16. La prima sosta viene effettuata a Malta, dove ci aspettava che qualcuno venisse a prendere i prigionieri scarcerati. Ma nessun velivolo arrivò mai quindi ripartono per Tripoli per essere restituiti a Gheddafi che avrebbe consegnato i prigionieri a Al-Fatah, l’organizzazione facente parte dell’OLP.

“I servizi israeliani erano molto seccati di questa restituzione” -racconta Ambrogio Viviani, Capo controspionaggio SID, 1970-’74- “anche perché ci avevano aiutato schedando i cinque che avevamo arrestato. Noi spiegammo che avevamo ricevuto ordini dal Governo.”

Argo 16, in quell’occasione era stato al centro di un’operazione coperta del SID. E’ stato, dunque, un caso se, solo, tre settimane dopo, quello stesso aereo si schianta sulla pista di Venezia Tessera?

Il 23 novembre ‘73
Il pomeriggio precedente il disastro, il 22 novembre del ’73, quel C47 Dakota era arrivato da Roma per poi ripartire la mattina seguente per la base di Aviano. Alle 7 della mattina, sull’aereo Argo 16 (che per tutta la notte era stato fermo sulla pista di Venezia), prendono posto il Comandante Anano Borreo, il Tenente Colonnello Mario Grande, i Marescialli Aldo Schiavone e Francesco Bernardini. Era lo stesso equipaggio che, meno di un mese prima, aveva ricondotto i palestinesi a Tripoli.

Alle 7.30 l’aereo Argo 16 decolla: ma arrivato alla quota di 2.500 piedi, si schianta, precipitando sullo stabilimento Montefibre di Porto Marghera, il polo industriale a poca distanza dall’aereoporto.

Secondo Luigi Borreo, suo padre, il Comandante dell’equipaggio dell’Argo 16, Anano Borreo, temeva già da tempo per la sua vita: era ben consapevole che il suo lavoro lo portava costantemente al centro di situazioni delicate e pericolose.

In un momento di grandissima tensione internazionale (poche settimane prima si era, infatti, combattuta la Guerra del Kippur, in cui l’Italia aveva fornito aiuto e sostegno logistico a Israele), anche i Servizi Segreti Italiani si rendono conto che dietro il disastro dell’Argo 16 potrebbe esserci un attentato.

Il 29 novembre del 1973, a Roma, a Palazzo Baracchini, nella sede del SID, si tiene una riunione per assegnare le nuove sedi agli addetti militari. Erano presenti Vito Miceli, capo del SID, il Generale Gianadelio Maletti e numerosi altri ufficiali. Durante quella circostanza è proprio Maletti ad affermare che con molte probabilità si era trattato di un sabotaggio effettuato dai Servizi Segreti Israeliani. Del resto la politica italiana del doppio binario (da una parte l’alleanza Atlantica con l’appoggio ad Israele, e dall’altra la simpatia per il mondo arabo e per la causa Palestinese), doveva aspettarsi ripercussioni da uno dei fronti.

Eppure la politica estera italiana si fondava su un accordo ben preciso tra il nostro Governo e l’OLP di Arafat: un accordo segreto, che sarebbe rimasto tale per molti anni avvenire.

Giovanni Pellegrino, Presidente della Commissione Stragi dal 1994 al 2001 racconta: “Quel patto viene stipulato nell’autunno del 1973 durante la Guerra del Kippur, tra il Ministero degli Esteri italiano e l’OLP. Il Patto prevedeva che l’OLP non avrebbe compiuto attentati sul suolo nazionale e noi avremmo consentito la liberazione di guerriglieri palestinesi che venivano catturati sul suolo nazionale.”

Si apre l’inchiesta
Nel 1973 quel patto era ancora coperto da Top Secret. Intanto l’aereonautica militare apre un’inchiesta sul disastro di Argo 16.

Sebastiano Sartoretto, avvocato della famiglia Borreo ci racconta: “La Commissione permanente presso il Ministero della Difesa trae le conclusioni, vengono passate alla Magistratura e nel 1974 viene archiviato il caso.”

Per l’Aereonautica Militare il caso, quindi, era chiuso: quel disastro era stato solo un incidente. Ma nei primi anni ’80 sia il Generale Miceli che il Generale Viviani, con due interviste avanzano pubblicamente dei sospetti sulla vera causa del disastro di Argo 16.

Sebastiano Sartoretto continua: “Già tra il 1984 ed il 1986 erano apparsi tre articoli su Il Giornale, in cui il Generale Miceli parlò di Argo 16 e disse: “fu fatto esplodere”. Poi su Panorama Viviani disse che si trattò di un avvenimento un po’ cruento dei Servizi di Israele al Governo italiano.”

Nell’estate del 1986 la Procura di Venezia riapre il caso Argo 16. L’ipotesi a cui lavora il Giudice Mastelloni, a cui era stato affidato il caso, è chiara: il velivolo era stato abbattuto dagli israeliani per la liberazione dei cinque palestinesi. Dopo la perizia avvenuta anni prima, nel ’74, in cui si diceva che le cause del disastro erano imprecisate, Mastelloni ne ordina una nuova che porta a conclusioni molto diverse.

A fornire la sua verità è ancora il Generale Gianadelio Maletti, all’epoca il numero due del SID, che parla di sabotaggio da parte del Mossad (l’agenzia di intelligence ed un servizio segreto dello Stato di Israele) e di una manomissione dolosa.

Ipotesi a confronto
I periti ovviamente iniziano a studiare quale fu l’esatta dinamica della tragedia.
Nella perizia del ’74, richiesta dall’Aereonautica, si sosteneva che nella caduta di Argo 16, il primo impatto fu tra l’ala dell’aereo ed un palo della luce dello stabilimento Montefibre: ipotesi azzardata perché il palo della luce non sarebbe potuto rimanere integro.
La perizia del Giudice Mastelloni, al contrario, sostiene che l’aereo impattò sul fabbricato del Centro Meccanografico di Montefibre.

Ed ancora: secondo la perizia del ’74 quello di Argo 16 fu un “volo a vista”, cioè senza l’ausilio degli strumenti di bordo. Invece nella perizia ordinata da Mastelloni viene smentita questa ipotesi, definendolo un “volo strumentale”.

L’ultimo punto riguarda l’ora esatta del disastro.
Secondo la perizia dell’Aereonautica del ’74, l’equipaggio di Argo 16 avrebbe perso il contatto con la torre di controllo dell’aereoporto di Venezia alle 7:33 del mattino, mentre la perizia del 1986 afferma che l’aereo perse il contatto con la torre di controllo solo un minuto dopo.

In questa inchiesta, non sono solo le perizie ad essere in contraddizione: al Tribunale di Venezia, infatti, i testimoni si contraddicono dall’inizio tra loro. Da Venezia Mastelloni chiede le carte su Argo 16 ai Servizi Segreti di Roma ma questi gli rispondono che non nessun fascicolo sul velivolo era mai esistito. Da qui si inizia a varare l’ipotesi del depistaggio.

La politica estera italiana degli anni ’70: il lodo Moro
“Il movente principe- afferma il Giudice Mastelloni in una nostra intervista- era tutto il pacchetto politico tessuto dal Governo italiano con gli arabi, con l’OLP.”
Si tratta del famoso “lodo Moro”, chiamato così perché nelle lettere dell’allora Ministro degli Esteri Aldo Moro si trovano una serie di riferimenti precisi sul patto tra Italia e OLP: un’intesa con il Fronte popolare, che prevedeva il trasporto di armi ed esplosivi, garantendo in cambio immunità dagli attacchi.

In un articolo del Corriere della Sera del 15 agosto scorso, Dino Martirano scrive: «Spiega Pellegrino, ex Presidente Commissione Stragi: “Moro ne accenna in una lettera all’ambasciatore Cottafavi del 22 aprile del ‘78, durante la sua prigionia: “Noi con i palestinesi ci regoliamo in altro modo…”. E commentando questa lettera, da ultimo, Miguel Gotor (autore del saggio «Lettere dalla prigionia », Einaudi, ndr) ha individuato la genesi del «lodo Moro » nell’ottobre del ’73, «l’anno della guerra del Kippur». Pellegrino, poi, propone un incastro che spiegherebbe gli «effetti collaterali » del lodo: “L’idea del giudice Mastelloni che indagò su Argo 16, anche se il processo poi non lo ha confermato, era che vi fosse stata una ritorsione del Mossad per punire l’Italia di avere fatto il patto con i palestinesi”. Il legame tra apparati italiani e palestinesi, dunque, era talmente consolidato che lo stesso Moro spende questa carta quando si tratta di salvare la sua vita: «In una delle lettere dalla prigionia Moro richiama l’esperienza di Giovannone (capo centro del Sid a Beirut, ndr) dicendo che solo i palestinesi potevano fare da intermediari con le Br.».

L’aereo, registrato con il codice MM61832, era stato usato precedentemente anche da Gladio, un’organizzazione segreta nata negli anni ‘50 di tipo “stay-behind” (“stare dietro le linee nemiche”) promossa dalla NATO per contrastare un’eventuale invasione sovietica dell’Europa occidentale), per trasferire uomini alla base di addestramento di Capo Marrargiu, in Sardegna e per trasportare le armi dei NASCO, i depositi segreti dei gladiatori.

La segretezza di Gladio durerà fino agli anni ’90, dopo che il Presidente del Consiglio Andreotti decide di scioglierla.

Nel 1988 il Giudice Mastelloni chiede al SID (divenuto SISMI) l’elenco delle trasmissioni compiute dall’aereo Argo 16. Ma viene imposto il segreto di Stato, autorizzato anche dal Presidente del Consiglio dell’epoca Ciriaco De Mita. E due anni dopo, Mastelloni è di nuovo fermato dal segreto mentre indaga sull’esercito clandestino. Viene bloccato dal direttore del centro di Capo Marrargiu dove si addestravano i gladiatori. Eppure poco prima il presidente del Consiglio aveva assicurato che il segreto non sarebbe più calato su Gladio…
E’ l’eterna altalena del segreto di Stato.

Nel marzo del 1997 il Giudice Carlo Mastelloni, incrimina 22 ufficiali dell’Aeronautica con l’accusa di soppressione, falsificazione e sottrazione di atti concernenti la sicurezza dello Stato. A suo giudizio, infatti, «coloro che negli anni si sono occupati dell’inchiesta hanno sistematicamente occultato, falsato o distrutto ogni elemento che poteva portare sulla strada giusta».
Tra loro vengono accusati di strage Zvi Zamir, ex-capo del Mossad e Asa Leven, ex-responsabile del Mossad in Italia.

La conclusione del processo
Sono stati infine rinviati a giudizio 9 tra ufficiali, funzionari e consulenti del SID e del Sismi. Il Pubblico Ministero Remo Smitti chiede la condanna ad otto anni per Maletti, Viezzer e Lehmann, l’assoluzione per tutti gli altri , data l’insufficienza di prove, e il proscioglimento per Zvi Zamir, ritenuto da Mastelloni il mandante del sabotaggio. Gli avvocati della difesa riescono a smontare tutte le accuse e il 16 dicembre 1999 i giudici concludono il processo stabilendo che l’aereo cadde per un’avaria o per un errore del pilota. Eppure ancora la verità rimane un mistero.

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Dati tecnici del file
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ARGO 16 un mistero mai chiarito – La Storia Siamo Noi was last modified: dicembre 2nd, 2014 by glianni70.it

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