1977: Eroina e Rivoluzione – Intervista a Richard Ambrosini (Lotta Continua)

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Raccontaci come hai iniziato a fare politica

 

Una mattina alcuni compagni più grandi si presentarono davanti alla mia scuola (Liceo Tasso N.d.A.) con le casse di libri de «La Strage di Stato», dai primi giorni dell’ottobre del 1970 sono così diventato un militante di .

 

Hai avuto degli incarichi specifici all’interno dell’organizzazione?

 

Sono sempre stato un semplice militante, non ho mai assunto incarichi di rilievo. C’è da dire che quest’esperienza, terminata solo nel 1976, la condivisi insieme ad un gruppo di sette, otto persone: tutti miei amici.

 

Che tipo di organizzazione era quella in cui tu hai militato?

 

Il tessuto socio-economico di Roma, come sapete, era ed è molto diverso da quello di tante città del nord Italia. A Roma gli operai erano molto pochi e così Lotta Continua, come diverse altre organizzazioni dell’epoca, era composta prevalentemente da studenti e semplici lavoratori. C’erano quindi in primis i compagni dei quartieri e poi gli studenti e le studentesse delle scuole medie superiori.

Per noi di Lotta Continua il rapporto emblematico era con il quartiere di San Basilio. Eravamo molto legati ai proletari e ai sottoproletari di questo quartiere per via delle occupazioni delle case delle quali spesso fummo i promotori. Ecco in quei momenti ci sentivamo parte di quella comunità da noi tanto idealizzata.

 

Quando hai sentito parlare per la prima volta di all’interno di LC?

 

Nel 70/71, quando ho iniziato a fare il lavoro di quartiere, ricordo che a Lotta Continua era proibito andare a Campo dei Fiori. Era un tentativo da parte dei compagni più anziani di impedire a noi studenti medi di andare in uno dei luoghi di spaccio dell’epoca. Il paradosso è che ci andavano tutti e tutti incontrandosi si dicevano «io sono qui a controllare che nessuno venga»! Campo dei Fiori era, insieme ad altri, un luogo di socializzazione per la sinistra giovanile e lì potevi tranquillamente incontrarci anche quelli che si facevano le canne dopo essere tornati dal Marocco l’estate.

 

Che rapporto aveva la sinistra dell’epoca con le droghe?

 

Le droghe leggere nel movimento c’erano sempre state, l’ invece era una nuova e come tale fu vissuta come una bestia sconosciuta. C’è da aggiungere un elemento di contesto. L’area era un’area molto ampia, in cui c’erano i nostri licei, i nostri locali, i nostri luoghi: era quindi un’esperienza totalizzante. Ad un certo punto comparve l’Eroina e noi dall’interno di quell’esperienza totalizzante solo dopo un po’ aprimmo gli occhi su una realtà che ci aveva invece circondato da tempo.

 

Qual è il momento in cui ricordi la comparsa dell’Eroina?

 

Cerco di fare ordine nei ricordi: c’è un prima ed un dopo. Il problema dell’Eroina per me è legato a quando i compagni, dopo circa un due o tre anni di . hanno iniziato a morire, direi quindi all’incirca dal 1976.

Era molto triste tutto ciò perché coincideva sempre con l’estate. Gli spacciatori infatti andavano in vacanze a spacciare, a Rimini, in Riviera etc.. allora gli amici tossici andavano a cercarsi le dosi da nuovi spacciatori. E qui il problema non era tanto la sostanza quanto il dosaggio.

 

Vi era la percezione della progressiva diffusione di questa sostanza?

 

Questa percezione non la ebbi: c’era gente che si faceva le canne prima e che continuava a farsele dopo, ma c’era anche gente di cui non sospettavo nulla e che poi venivamo a sapere essere morta di eroina. Nel ‘77 invece già mi ricordo che girava la ma ai nostri occhi, abituati ormai ai buchi, quelli non ci sembravano dei tossici: festaioli e ricchi come erano.

 

All’interno di LC, e in più in generale della sinistra extra-parlamentare, che tipo di elaborazione vi era sul tema?

 

Per rispondere a questa domanda credo sia necessario considerare due elementi. Innanzitutto è bene ricordare che ciascun di noi all’epoca si sentiva un militante rivoluzionario: avevamo il mito dei gappisti. Non ci sentivamo quindi espressione di una condizione prettamente giovanile. Né c’erano per noi temi troppo grandi o troppo complessi; l’Angola, il dietro l’angolo, la minaccia costante dei erano questioni più pressanti del fatto che tra i giovani di Roma si stesse diffondendo la droga; direi che questa non era quindi un problema necessariamente nostro. Noi non ci identificavamo con i giovani, noi ci identificavamo con l’organizzazione. Scoprire che molti di noi morivano per questo motivo fu quasi una scoperta.

Vengo al secondo dato: la sinistra extraparlamentare all’epoca, magari vi stupirà, era molto moralista, nella vita interna anche puritana. Il tema delle droghe pesanti, in un contesto in cui l’ideale rivoluzionario di cui sopra era così forte, veniva quindi affrontato solamente per denunciarne il pericolo e additare degli esempi di debolezza individuale.

L’Eroina in tal senso non era considerata argomento di discussione intellettuale, si badava solamente a reprimerla. Ricordo a questo proposito un concerto di Don Cherry, che come Lotta Continua organizzammo a Roma al Palaeur, in cui promuovemmo delle vere e proprie ronde antidroga per cercare gli spacciatori.

 

Nel 1976, dicevi, inizia ad esserci una più profonda percezione del problema Eroina: come si inserì questo fenomeno nella dinamica più ampia degli ultimi anni settanta?

Le organizzazioni in quella fase erano sostanzialmente arrivate al capolinea. In tempi leggermente diversi, Lotta Continua, , scomparvero: il 1977 e le derive armate ovviamente influirono. Nel caso specifico di LC questo passaggio fu forzato perché la dirigenza dell’organizzazione lo decise autonomamente senza preparare la base. Secondo molti lo scioglimento dell’organizzazione promosso da Sofri determinò l’abbandono in mezzo alla strada di tanti giovani proprio nel momento in cui arrivava l’ondata della . In questo vuoto non ci fu più quel controllarsi a vicenda di cui dicevo prima.

 

C’è a tuo giudizio una relazione tra la diffusione dell’Eroina e la dinamica più complessa, avviatasi nell’ultimo scorcio degli anni settanta, con cui si pongono le premesse per il cosiddetto riflusso politico?

 

La diffusione della droga tra molti ex militanti non credo sia stata conseguenza del riflusso: si badi mi sono ripromesso, nella discussione di quest’argomento, di ricostruire la mia percezione dell’epoca e non assumere una posizione da sociologo dilettante che ricostruisce ex post. Non sono quindi portato a pensare che la diffusione delle droghe pesanti abbia pesato sulle sconfitte dei movimenti dell’epoca. E’ bene ricordare, per di più, che il mondo della sinistra extraparlamentare degli studenti era un mondo di centinaia di persone, ci conoscevamo tutti e non ho mai sentito discorsi che possano comprovare la tesi per cui la gente si «faceva» in ragione del riflusso politico. Sicuramente però in questo passaggio dalla militanza al riflusso abbiamo iniziato a convivere con la perdita di tanti amici che avevano cominciato a farsi di Eroina. Specifico Eroina perché della non ricordo di percorsi individuali di gente che sia poi morta per tale ragione.

 

Anche tu uscisti in quella fase da LC…

 

Nel mio caso è stato una scelta smettere di militare in LC, prima dello scioglimento. Devo dire però che fu sorprendente. Uscii da LC pur continuando a gravitarvi di fatto fino al ‘77, quasi per forza di inerzia: era una forma di vita a cui non potevo rinunciare. Quella tendenza però a leggere i fenomeni intorno a me come li leggevo in precedenza la persi subito; quella visione del mondo saltò e non fu più sostituita. In questa fase si perse però anche qualcos’altro. Nel passaggio da una militanza totalizzante ad una vita in cui si continuava a partecipare, ad appassionarsi e a manifestare, venne a mancare, gradatamente, quel senso di responsabilità collettiva nei confronti di tutti quegli studenti e compagni di cui vi dicevo poc’anzi.

Me ne accorgo adesso ripensando a questo fenomeno dell’Eroina, che in realtà dal punto di vista nostro avrebbe dovuto essere centrale.

Eppur vero che nella prima metà degli anni settanta in quelli che militavano si era formata davvero l’idea di aver trovato degli strumenti di interpretazione della realtà realmente efficaci. Sono tuttora convinto che LC mi diede gli strumenti per capire quello accadeva in Italia in quel momento,. Ma è stata proprio l’idea di poter capire tutto attraverso questi soli strumenti ad impedirci di guardare bene la realtà. E’ proprio per questo motivo che da allora ho sempre rifuggito l’idea che vi potesse essere un’unica interpretazione della realtà da applicare a una pluralità di fenomeni.

 

Che idea ti sei fatto a posteriori di questo fenomeno in quel momento storico?

 

Sicuramente ripensando oggi a quel momento di passaggio, a come l’Eroina ha accompagnato la sconfitta, mi sembra di poter dire che quello che poi è successo, quello che cocaina e eroina hanno fatto della realtà della mia città è veramente, come dicono gli inglesi, l’ultimo chiodo sulla bara.

È deprimente sentir dire che oggi nei quartieri di Roma che io ho conosciuto di tutto quello che è successo negli anni settanta l’unica cosa che sia rimasta e sia attecchita è stata per l’appunto la droga. Scoprirlo suona quasi emblematico di quanto sia difficile, quasi impossibile, dirigere un cambiamento della società verso un obiettivo di giustizia.

 

Nella letteratura degli anni settanta la portata di questi fenomeni di solito, o viene posto sullo sfondo, o addirittura grossolanamente silenziata. Come mai un aspetto così drammatico di una fase storica così importante non è stato restituito alle generazioni che vi hanno succeduto?

 

Devi tenere conto di due realtà: noi non solo fummo sconfitti ma diventammo anche dei fantasmi. Nel momento in cui si apre la stagione del diventa impossibile raccontare quello che era stata l’esperienza politica di tanti di noi. Non puoi parlarne. Il dopo diventa conseguenza del prima, la conseguenza degli anni settanta. Nessuno ci è mai venuto a chiedere come erano ad esempio i primi anni settanta. Noi stessi, io e i miei compagni, abbiamo elaborato il «lutto» attraverso l’autoironia. Un’esperienza che si chiude dunque al nostro interno. Tutto ciò ha contribuito ad impedirci di raccontare quell’esperienza e restituire anche quei particolari.

L’altro dato è che l’Eroina era, per noi, l’esatto opposto della purezza rivoluzionaria alla quale noi ci volevamo ispirare. Una volta che si scopre che la gente intorno a te si ammazza per farsi un iniezione di eroina ti sbatte in faccia una complessità di quello che è la vita e l’essere umano che qualsiasi idea di purezza non poteva includere. Già sconfitta la tua idea di purezza, già sconfitta l’idea che questa tua purezza fosse sufficiente per piegare la realtà a quelli che poi erano gli ideali, ti arriva addosso un’ondata che non puoi controllare, un dolore. Gli incontri con gli eroinomani in questo senso erano terribilmente angoscianti. La convivenza con il tossico ti portava quasi ad una sorta di istinto di autodifesa; lì c’era tutto la sconfitta, la debolezza, la bruttura. E’ l’indicibile.

La maggior parte di quelli che ho conosciuto che si facevano di Eroina poi sono morti, dopo infatti è anche arrivata l’AIDS, e chi non è morto di Eroina è morto di AIDS.

Quando vengono a mancare così almeno una ventina di persona questo fenomeno diventa un fattore della vita con cui devi convivere, ma di cui ti è difficile parlare.

1977: Eroina e Rivoluzione – Intervista a Richard Ambrosini (Lotta Continua) was last modified: dicembre 13th, 2014 by glianni70.it

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