12 maggio 1977 Cronaca di una strage

12 maggio 1977 Cronaca di una strage

12 maggio 1977 Cronaca di una strage


A Piazza Navona il palco per la manifestazione è pronto. Lo domina la grande scritta: “Per un nuovo 13 maggio, per una nuova vittoria popolare”. Lo presidiano una ventina di militanti radicali, con il presidente del partito, Gianfranco Spadaccia, e con la segretaria, Adelaide Aglietta. Nella piazza sono posteggiati due pullman della PS e un autocarro dei carabinieri. Le stradine laterali e i viali di accesso alla piazza sono controllati da polizia e carabinieri.
Alle 13 esatte un reparto di carabinieri, guidato da un ufficiale, si avvicina al palco e comincia a smontare gli altoparlanti e le altre apparecchiature elettriche predisposte per la manifestazione. Spadaccia e gli altri militanti si sdraiano per terra. I carabinieri li sollevano di peso e li trascinano a qualche metro di distanza.
Sulla piazza giunge anche Adele Faccio. Spadaccia annuncia che, nonostante l’intervento dei carabinieri, la manifestazione si terrà comunque. La situazione è ancora molto tranquilla, nei ristoranti e nella piazza ci sono turisti e curiosi.Ore 13.30
Il presidente del gruppo alla Camera, Marco Pannella, fa una dichiarazione ai giornalisti, a Montecitorio; “E’ in assoluto la prima volta, da una decina di anni, che i servizi d’ordine pubblico in occasione di manifestazioni a Piazza Navona (anche quelli di gruppi qualificati come violenti) vedono le forze di polizia schierate all’interno della piazza e non attorno ai punti d’accesso. Chi ha preso questa decisione (che chiediamo venga immediatamente revocata) è semplicemente o un incosciente, o un incapace, o un provocatore, o le tre cose insieme. Si sta evidentemente cercando uno scontro: non sarebbe la prima volta che nello stato prevalgano coloro che giocano la carta della sua dissoluzione nella violenza e nel caos”.
“Sono dieci giorni, quotidianamente, che preveniamo il governo in ogni sede e occasione, informale o formale: da dieci anni alle manifestazioni radicali a Piazza Navona, anche se “vietate”, come spesso accadeva, non si è mai verificato, in assoluto, un solo episodio di violenza e da molti anni non sono mai intervenuti, nemmeno negli accessi alla piazza, militari o forze di polizia. Abbiamo quindi chiesto o consigliato che oggi non si disturbassero e distraessero forze di polizia per questa evenienza: deve esserci qualcuno che spera, invece, che qualche “P38” data da non si sa chi (o lo si sa troppo bene, come a Piazza Indipendenza o altrove) spari: forse gli stessi che non hanno fatto nulla, anzi tutt’altro, perchè le “P38″ non circolassero vogliono moltiplicare i bersagli possibili”.

Ore 13.40
Il presidente del gruppo socialista alla Camera, on. Balsamo, dichiara:” Protesto contro la decisione del governo di mantenere il divieto. Questa decisione è tanto più grave quando si pensa che gli organizzatori hanno mutato il carattere politico della manifestazione, trasformata in un pacifico “sit-in” popolare. Questo divieto suona quindi come un divieto al diritto democratico di riunione che, se oggi colpisce la celebrazione del 12 maggio, potrebbe colpire iniziative di ben altro significato e portata, in modo assolutamente discriminatorio”.

Ore 13.45
E’ resa di pubblico dominio la notizia che la Federazione unitaria CIGL-CISL-UIL, con un fonogramma inviato in mattinata al ministro dell’Interno Cossiga, a firma dei segretari Lama, Macario e Benvenuto (investiti del problema da un intervento del partito radicale), ha chiesto che venga concessa l’autorizzazione alla manifestazione “per garantire il principio delle libertà politiche che deve valere per tutte le forze democratiche”.

Ore 13.50
Il partito radicale ribadisce in un comunicato le caratteristiche pacifiche e le motivazioni politiche della manifestazione.

Ore 13.55
Un tentativo di diversi esponenti politici di discutere d’urgenza con il ministro Cossiga la possibilità di evitare incidenti, lasciando che la manifestazione si tenga pacificamente, fallisce. Il gruppo parlamentare di Democrazia proletaria venuto a conoscenza del nuovo rifiuto del ministro dell’Interno di incontrarsi con una delegazione di parlamentari del partito socialista, di democrazia proletaria e del partito radicale in merito al divieto della manifestazione di Piazza Navona, giudica come inaccettabile, prevaricatore e provocatorio il comportamento del ministro, teso a confermare una grave decisione che lede le libertà democratiche.
“Le motivazioni addotte per confermare il grave divieto appaiono fondamentalmente pretestuose, e perciò inaccettabili, anche alla luce delle dichiarazioni fatte in questi giorni dalle organizzazioni promotrici sul carattere pacifico e democratico delle manifestazioni. Il gruppo parlamentare di Democrazia proletaria protesta senza riserve contro questa pericolosa decisione assunta dal governo e ne denuncia gli oscuri intendimenti”.


Ore 14.00
Polizia e carabinieri intensificano il blocco alle strade di accesso a Piazza Navona. Turisti e passanti vengono lasciati defluire dalla piazza, mentre l’accesso è reso praticamente impossibile: riescono a passare soltanto alcuni giornalisti. Nelle strade intorno, in via Zanardelli, largo Cinque Lune, Piazza S. Pantaleo e nello slargo davanti a S. Andrea della Valle si attestano mezzi blindati, autocarri.

Ore 14.15
Il ministro dell’Interno, attribuendola ad “ambienti del ministero dell’Interno”, distribuisce una dichiarazione alle agenzie di stampa per affermare che “Piazza Navona non gode alcuna forma di extraterritorialità che impedisca la presenza di forze dell’ordine”.
“La presenza in tale piazza delle forze di polizia è volta esclusivamente a far rispettare la legge e ad impedire qualsiasi forma di provocazione; in particolare, essa è diretta ad assicurare l’osservanza del provvedimento della pubblica autorità che vieta lo svolgimento di tutte le manifestazioni, le riunioni e i cortei a carattere pubblico che, come l’esperienza dimostra, possono costituire occasioni per infiltrazioni e per atti di provocazione violenta, quando non criminosa. Ed è appunto per evitare ciò che si è ritenuto necessario mantenere fermo il decreto prefettizio. E’ giunto il momento che le piazze e le strade di Roma tornino ad essere agibili per tutti i cittadini e non siano esclusiva riserva di alcuni di essi: ciò vale anche per Piazza Navona”.

 

 

Ore 14.45

Polizia e carabinieri bloccano ormai l’accesso a Piazza Navona, dove sono rimasti ormai soltanto una trentina di radicali e qualche giornalista. Una cintura impenetrabile di agenti isola la piazza. Cominciano a crearsi, con l’afflusso dei primi dimostranti, i primi gruppi di persone, a Palazzo Madama, in Piazza S. Pantaleo (sull’altro lato di Corso Vittorio nel punto in cui sbuca via dei Baullari), a S. Andrea della Valle.


Ore 15.00

 

I primi tafferugli, piccoli incidenti. Agenti e carabinieri mostrano chiaramente di avere avuto ordine di usare le maniere pesanti nei contatti diretti. Davanti a Palazzo Madama un primo pestaggio ha come vittima un gruppo di giovani radicali che portavano un tavolo per la raccolta delle firme per i referendum e il deputato di Democrazia proletaria Mimmo Pinto. Per tutta risposta, una decina di radicali decide di sedersi per terra, a braccia alzate, davanti al Senato, per rispondere in forma non violenta all’atteggiamento della polizia. Di nuovo battibecchi poi la prima carica, condotta da una trentina di carabinieri armati di fucile. I carabinieri piombano addosso ai dimostranti seduti, adoperano il calcio dei fucili come sfollagente. Tre giovani sono duramente picchiati, ammanettati, caricati su un cellulare e condotti via. Vengono spintonati e picchiati anche giornalisti e fotografi: a questi ultimi si impone di consegnare i rullini impressionati.

Ore 15.30
Pannella giunge davanti a Palazzo Madama, chiede di parlare con il responsabile del servizio d’ordine. La richiesta è respinta. Da un telefono nell’atrio del Senato Pannella chiama allora l’on. Ingrao, presidente della Camera, per informarlo di quanto sta accadendo. “La polizia tiene un comportamento che fatalmente turba l’ordine pubblico. Si sta creando una situazione dalle conseguenze imprevedibili. E’ una provocazione deliberata”.
Pannella annuncia a Ingrao il suo proposito di recarsi di lì a poco a Montecitorio per chiedere, non appena cominciata la seduta, che il ministro dell’Interno vada subito in aula a dare spiegazioni sull’impiego delle forze di polizia intorno a Piazza Navona.

Ore 15.45
In piazza S. Pantaleo un funzionario di P.S. attraversa Corso Vittorio avvicinandosi al gruppo dei dimostranti raccoltosi allo sbocco di via dei Baullari. C’è uno scambio di improperi, e subito viene ordinato il lancio di lacrimogeni. C’è un fuggi fuggi generale, la polizia spara lacrimogeni anche da S. Andrea della Valle. I dimostranti vengono inseguiti sia verso Campo de’ Fiori sia verso largo Argentina e via Arenula. Le strade sono affollate, il traffico su Corso Vittorio resta bloccato. Ci sono scene di panico.
Come a un segnale concordato, anche in altri punti presidiati dalla polizia parte all’attacco. Un piccolo gruppo di persone è disperso con l’uso di lacrimogeni a Piazza delle Cinque Lune, un reparto di polizia arriva a caricare un gruppo di giovani che si era raccolto in via del Plebiscito. Il cronista de “Il Messaggero” scrive: “Contro giovani che sostano sotto un arco avanza un altro reparto di P.S. . Partono slogan e il solito grido di “scemi scemi”. La polizia risponde con sette-otto candelotti sparati ad altezza uomo. I manifestanti si ritirano, poi torneranno indietro e la scena si ripeterà. Fino a questo momento nella zona dei disordini non si sono visti “sanpietrini” né molotov”.


Ore 16.00
Un reparto militare si attesta in piazza della Cancelleria, fronteggiato a distanza, verso Campo de’ Fiori, da un gruppo di circa 150 dimostranti. Qui vengono notati per la prima volta uomini in borghese armati di pistola o pistola mitragliatrice, apparentemente in buoni rapporti con i poliziotti.
Vengono sparati lacrimogeni a decine. I dimostranti si dividono in vari gruppi e si disperdono per i vicoli circostanti Campo de’ Fiori, per sfuggire alle cariche della polizia. Un gruppo ricompare in via dei Baullari, verso Corso Vittorio. La polizia carica di nuovo, violentemente: una quindicina di persone tra cui molte ragazze e una donna anziana, vengono travolte, cadono. Gli agenti circondano i caduti e colpiscono indiscriminatamente tutti con calci e manganellate. Viene colpita anche la donna anziana. Alcuni candelotti vengono sparati ad altezza d’uomo, altri contro le finestre e la gente che vi si affaccia: in via dei Baullari e in vicolo dell’Aquila.


Ore 16.15
Una colonna si mette in movimento a Corso Vittorio, a sirene spiegate, preceduta da due pulmini blindati. All’angolo di via dei Baullari c’è un giovane che sta camminando: dall’ultima camionetta parte un candelotto che lo colpisce in pieno, alle spalle e lo fa finire tramortito a terra. Cinque agenti scendono, infuriano a calci sul giovane, poi risalgono sulla camionetta. La colonna prosegue fino a piazza Venezia, seguita da due Alfa beige con il capo dell’Ufficio politico, Improta e un vice questore.
A Campo de’ Fiori gli scontri si susseguono. In piazza della Cancelleria i dimostranti riescono a mettere di traverso alcune auto. La polizia lancia una serie di cariche: in questa occasione si sentono i primi colpi di pistola. Alcune pallottole si conficcano sopra l’insegna di un negozio.
Un agente sferra una manganellata alla nuca al fotografo Rino Barillari, del “Il Tempo”. Barillari cade, viene portato all’Ospedale: guarirà in dieci giorni. Un altro fotografo, Sandro Marinelli de “Il Messaggero” viene colpito da un sasso alla nuca: sei giorni di prognosi.


Ore 16.20
I vigili del fuoco intervengono in Corso Vittorio, all’angolo del cinema Augusto, per bloccare l’incendio di alcune auto.
In via S. Agostino un reparto dei carabinieri risponde al grido di “scemi scemi” con un lancio di candelotti ad altezza d’uomo. Un giovane viene colpito e rimane a terra.


Ore 16.30
Anche Largo Argentina e le strade adiacenti sono coinvolte nell’aggressione. C’è un tentativo di formare barricate con auto in sosta. L’aria è irrespirabile per il fumo dei candelotti. Gli autobus carichi di passeggeri si trovano intrappolati nei fumi tossici. Dieci persone a bordo di un autobus della linea 87 vengono colte da malore: vengono trasportate all’Ospedale, gli si diagnostica un’intossicazione. La polizia carica i dimostranti in via Arenula, in via del Plebiscito, in piazza del Gesù.


Ore 17.00
Circa 1500 dimostranti si riuniscono in piazza S. Maria Liberatrice, nel quartiere di Testaccio. Scandiscono slogan contro Cossiga e si avviano verso piazza Mastai, a Trastevere. In Viale Trastevere, all’imbocco di Ponte Garibaldi, cominciano ad affluire anche molti dei dimostranti caricati dalla polizia intorno a Piazza Navona e a Campo de’ Fiori. Della benzina viene versata per terra e poi incendiata, per rendere difficile la manovra delle auto della polizia.
Prima da Ponte Sisto poi da via Arenula, polizia e carabinieri lanciano le prime cariche nella zona, ormai completamente sconvolta. Il traffico è impazzito. Tutto il centro storico è paralizzato, i lungo Tevere bloccati in più punti. Gli autobus non completano le loro corse, i passeggeri vengono fatti scendere a fermate improvvisate, la confusione aumenta ancora.

 

Ore 17/17.30
Tutte le entrate di piazza Navona continuano ad essere bloccate da polizia e carabinieri. Così molti giovani, provenienti da Trastevere e da via Arenula, e già dispersi e brevemente inseguiti, si rifugiano in piazza Campo de’ Fiori, dopo avere invano tentato di attraversare Corso Vittorio, completamente invaso dal fumo dei candelotti lacrimogeni. All’inizio sono una cinquantina. Molti appartengono a Lotta Continua. Pochi gli autonomi, pochissimi i radicali, che si sentono un po’ spersi nel clima duro e teso della piazza. Nessuno di loro è armato e non si vedono bottiglie molotov in giro.
Schierati con le spalle a piazza Farnese cominciano a gridare slogan e insulti verso gli agenti di polizia nascosti dietro alcune auto sistemate lungo Corso Vittorio e piazza della Cancelleria. Partono i primi candelotti che arrivano fino alle bancarelle dei fiori e vanno a sbattere contro la fontana di Campo de’ Fiori. Il gruppo dei giovani si ingrossa con il passare del tempo, mentre il lancio dei candelotti si fa sempre più fitto. L’aria della piazza è irrespirabile: molti cercano di mitigare il bruciore agli occhi con patate e limoni.

Ore 17.45
D’improvviso si sentono colpi secchi, ripetuti. Chi è affacciato verso piazza della Cancelleria si tira bruscamente indietro: “Ci sono agenti in borghese, sparano ad altezza d’uomo”. In quattro o cinque portano via un ragazzo ferito a una mano. Scene di panico, quasi tutti cercano di scappare verso piazza Farnese o in direzione di via Arenula: alcune strade d’uscita della piazza sono libere e affollate di curiosi e abitanti del quartiere. Poi l’ondata dei giovani rifluisce verso piazza della Cancelleria. Ancora insulti contro i poliziotti, ma nessuno tira fuori un’arma. Qualcuno disselcia un tratto della piazza con una spranga di ferro, i sanpietrini vengono spaccati in due-tre parti e lanciati contro la polizia. Continua la pioggia dei candelotti: adesso prendono di infilata tutta la piazza con tiri parabolici. I proiettili vanno a sbattere anche contro le finestre delle case. Un giovane riceve un candelotto in pieno viso, sull’occhio sinistro. Un altro è ferito a una gamba.


Ore 18.15
La polizia sembra che stia per caricare: ha occupato anche la parte finale di via dei Baullari e si sta muovendo dietro le autoblindo. Invece avanza fino a un certo punto e poi si ritira: è una scena che si ripete più volte. Evidentemente si vuole tenere lontani i giovani da corso Vittorio e da piazza Navona e non c’è l’intenzione, per ora, di prendere d’assalto Campo de’ Fiori. Ma il fuoco di sbarramento dei candelotti è il più massiccio di tutti quelli visti a Roma negli ultimi anni. E poi si continua a sparare con le pistole. I giovani rispondono con sassate e rilanciano contro la polizia, prima che questi esplodano e affumichino la piazza, i candelotti. Qualcuno riesce a forzare un auto, a spingerla per quindici metri lungo via dei Baullari, presa di infilata da decine di candelotti, e a girarla di traverso, bloccando la strada.
Ora nella piazza compaiono le prime molotov (due o tre al massimo). Ma sono in molti che urlano:”fermi, siete pazzi”. La situazione si fa sempre più tesa.

Ore 18.50
A questo punto Renzo Rossellini, dopo aver parlottato con due o tre giovani, si affaccia su via dei Baullari e sventolando un fazzolettone si incammina verso la polizia, facendo segno di non sparare. Ritorna dopo dieci minuti. “Bisogna sgomberare e scioglierci al più presto” dice “c’è l’impegno della polizia a farci ritirare lungo via Giulia” “altrimenti?” chiede qualcuno. “Altrimenti caricano. Sono incazzati, incazzatissimi. Tira un’aria assai brutta. Sono decisi a tutto”. “E chi ci garantisce che poi non caricano?” “Emma Bonino, deputato radicale, e numerosi giornalisti faranno da garanti”. “Ti fidi della polizia?” “Non mi fido, ma non mi pare che ci sia altro da fare. Ripeto, tira un’aria molto brutta”.
Le discussioni durano sette-otto minuti. Infine si decide di improvvisare un’assemblea alla statua di Giordano Bruno. Rossellini ripete la protesta: secondo lui è meglio ritirarsi lungo via Giulia per raggiungere poi alla spicciolata Valle Giulia e lì tenere una grande assemblea con altri compagni: “ci aspettano”. Molti non sono d’accordo. “Bisogna resistere qui, a Campo de’ Fiori” urlano in due o tre. “Ma come cazzo vuoi resistere, hanno le autoblindo e sparano” rispondono gli altri.


Ore 19.00
La violenze degli scontri sembra diminuire. Un gruppo di dimostranti si riunisce a piazza S. Maria in Trastevere, scandendo slogan, poi comincia a sciogliersi. Dalla zona di Campo de’ Fiori altri gruppi raggiungono Trastevere attraverso Ponte Sisto. Carabinieri e polizia insistono a caricarli, in modo da convogliarli verso piazza Belli e piazza Sonnino, all’imbocco di Ponte Garibaldi, su viale Trastevere. Qui vengono fermati degli autobus e alcune auto vengono poste di traverso sul ponte. Si assiste a un curioso andirivieni sul ponte: i dimostranti mettono di traverso qualche macchina, i carabinieri caricano tra rumori di candelotti che esplodono e spari, sgomberano il ponte e poi tornano a ritirarsi sul lato di via Arenula.
Verso le 19 gli scontri riprendono di intensità, anche perchè altri dimostranti affluiscono da Campo de’ Fiori. Forse in questa fase l’allievo sotto ufficiale carabiniere Francesco Ruggiero, di 25 anni, viene ferito a un polso. Il fotografo di “Panorama”, Rudy Frei, viene malmenato dalla polizia, che lo costringe a consegnare il rullino impressionato.

 

 

Ore 19.45
Due grosse motociclette dei vigili urbani arrivano su lungotevere degli Anguillara, all’angolo con piazza Belli. Le montano tre vigili in divisa e un uomo in borghese. Un vigile scende, impugna la pistola e spara ad altezza d’uomo in direzione dei dimostranti in piazza Belli.

Ore 19.55
Parte, improvvisa e preceduta da un fitto lancio di lacrimogeni, una carica da parte dei carabinieri e poliziotti attestati su via Arenula. Giorgiana Masi ed Elena Ascione vengono colpite quasi contemporaneamente: la Masi (le era accanto il suo ragazzo, Gianfranco Papini) mentre fuggiva in viale Trastevere, al centro dell’incrocio di ponte Garibaldi, la Ascione in piazza Belli. Le testimonianze sono concordi: i colpi sono stati sparati da ponte Garibaldi, dove in quel momento, al centro, si trovavano carabinieri e poliziotti appoggiati da due o tre autoblindo. Le vittime vengono accompagnate all’ospedale: Giorgiana arriva già morta.

 

12 maggio 1977 Cronaca di una strage was last modified: novembre 18th, 2014 by glianni70.it

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